
La prima, la Spagna, è Campione d’Europa in carica, fa un possesso palla che definire perfetto è forse poco, ha giocatori che sono ad un passo dal diventare leggendari ed ha una voglia matta di scrivere per la prima volta il suo nome in calce alla Coppa del Mondo. La seconda, la Germania, ai Mondiali non ha mai perso contro gli iberici (due successi e un pari) ma deve riscattare il ko nella finale di Euro 2008, ha un mix di giovani e meno giovani (ma che comunque ancora dovranno aspettare un bel po’ per diventare 30enni) che hanno saputo proporre un calcio veloce e accattivante, ha disputato almeno i quarti di finale dal 1954, in semifinale in 12 dei 17 Mondiali disputati e già Campione per ben tre volte.
Le premesse sono da urlo per una partita non solo per palati fini, ma per tutti gli appassionati, anche minimi, di questo meraviglioso sport chiamato calcio. Questa sera a Durban andrà in scena la seconda semifinale di questi frizzanti campionati del mondo africani, una partita che decreterà la seconda finalista del torneo dopo il pass staccato ieri sera dall’Olanda. Tensione, ma neanche poi così tanta: la Spagna ha esperienza da vendere e partite del genere, sebbene non proprio queste, le hanno più o meno giocate tutti; la Germania ha l’incoscienza dei venti anni e ha vinto, con questo gruppo, tutte le competizioni intercontinentali giovanili. I giocatori sono pronto per battagliarsi in campo, Vicente Del Bosque e Joaquim Löw dalle panchine.




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Berlino, nove luglio duemilasei: l’Italia allenata da Marcello Lippi è campione del mondo 24 anni dopo il trionfo di Madrid. Il tecnico viareggino è sul tetto del mondo, la gioia dei suoi 23 gladiatori si trasferisce sulle smorfie gioiose di 56 milioni di italiani, è l’apoteosi del calcio italiano. Quattro anno fa all’Olympiastadion nella capitale tedesca fu il canto del cigno di un nugolo di giocatori sagacemente plasmati dal tecnico viareggino, fortunato all’occorrenza ma anche abile scacchista quando si trattava di aggiustare l’alchimia di squadra a partita in corsa. Sì, fu bello, siamo stati per quattro anni i più forti, fosse solo perché gli ultimi ad alzare la Coppa del Mondo.
Johannesburg, ventiquattro giugno duemiladieci: stesso allenatore, molti degli stessi giocatori, il fallimento è totale. Senza gioco e senza idee, senza orgoglio e senza fiato, l’Italia esce mestamente al primo turno dei mondiali africani arrivando ultima nel girone più facile degli otto. Ultimi! Prima di noi il Paraguay, e poi la Slovacchia, finanche la Nuova Zelanda. Il naufragio di un calcio che in Italia è dominata dalla squadra più internazionale del mondo, uno scempio immondo le cui radici sono disseminate qua e là, dall’immediato post-mondiale 2006, passando per l’Europeo austro-elvetico, e ancora la scorsa Confederations Cup e le amichevoli di qualche mese fa.




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La UEFA ha annunciato oggi di aver finito di calcolare le quote da versare ad ogni federazione nazionale che a loro volta li gireranno ai club che hanno maggiormente contribuito alla buona riuscita dell’ultimo torneo continentale. Si tratta di un’assoluta novità ed è il risultato di un accordo tra la stessa UEFA e l’ECA (European Clubs Association) sottoscritto lo scorso 21 gennaio grazie al quale si è arrivati allo scioglimento del G14 e al ritorno ad un clima armonioso tra l’organismo europeo e le varie entità nazionali.
La UEFA in pratica riconosce ai singoli club un contributo importante nell’organizzazione dell’Europeo e lo fa versando nelle loro casse la ragguardevole cifra di 43,5 milioni di euro che diventeranno 55 in occasione del prossimo torneo. Le regole che permettono di calcolare quanti soldi vanno a ciascun club sono molto complicate. In pratica si prendeva inconsiderazione un coefficiente per ciascun giorno di Europeo per ogni giocatore e veniva poi moltiplicato per i giorni contati a partire da due settimane prima dell’inizio del torneo fino ad un giorno dopo l’eliminazione. La somma da corrispondere ad ogni calciatore viene poi assegnata alla squadra o alle squadre in cui ha militato nelle ultime due stagioni.
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Lo scorso 9 luglio, attraverso le pagine de “L’Équipe“, David Trezeguet ha annunciato il suo addio alla nazionale. Si è trattato di una decisione sofferta e a lungo meditata, maturata definitivamente in seguito alla riconferma, sulla panchina francese, di Raymond Domenech. Troppe le provocazioni ricevute, dalle convocazioni nella nazionale B fino all’esclusione dalla lista di Euro 2008.
Dopo quasi cinque mesi l’attaccante torna a parlare di nazionale e lo fa scegliendo sempre il quotidiano sportivo francese che per l’occasione gli dedica la prima pagina. All’interno dell’edizione di ieri è infatti presente una sua lunga intervista nella quale dichiara esplicitamente che la nazionale gli manca e che, se ci fossero le condizioni, tornerebbe volentieri a indossare la casacca bleu.
“L’addio non era voluto, ma non ero più disposto ad essere trattato come un giocatore alla prima convocazione. Era tempo di lasciare il posto ad altri. Ma oggi mi dico che i mondiali del 2010 potrebbero essere un obiettivo, ma prima devo far bene con il mio club”. E in effetti anche da parte della nazionale c’è stata una riapertura nei suoi confronti, ad agosto era stato contattato per un amichevole in Svezia ma il giocatore declinò l’invito.
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Buone notizie per l’Inter, Zlatan Ibrahimovic è pronto a tornare in campo. Lo svedese debutterà questa sera nel torneo di Amsterdam nel match di apertura contro il Siviglia.
L’attaccante interista, che sarebbe dovuto rientrare il 15 di agosto contro il Benfica, avrà invece a disposizione pochi minuti che serviranno a testare le condizioni del ginocchio dolorante.

Domenica ci sarà la finale tanto attesa di questi Europei svizzero-austriaci, a darsi battaglia saranno la sempre verde e forte Germania contro l’eterna promessa Spagna che è in cerca di consacrazione, comunque vada chi alzerà la coppa sancirà la definitiva chiusura della competizione continentale. Il presidente Uefa, Michel Platini, tesse le lodi di Euro 2008:
“In questo Europeo sono andate avanti le squadre che hanno praticato un calcio offensivo, quello piu’ positivo, e per questo qui abbiamo dato una bellissima immagine del calcio. Ma non mi fraintendete: con questo non voglio criticare Italia, Francia e Grecia”
Il testimone passerà a Polonia-Ucraina del 2012 ma sappiamo degli innumerevoli problemi di organizzazione per l’europeo avvenire tanto da far pensare ad un repentino cambio di location con magari un ritorno all’ipotesi Italia e le roi da buone speranze ai nostri sogni:
“Abbiamo assegnato gli Europei del 2012 a Polonia e Ucraina e faremo di tutto per farli disputare in Polonia e Ucraina. Non c’è’ mai stato un piano B, la sola cosa che ci farebbe rinunciare sarebbe l’assenza di stadi nella capitali, a Kiev e Varsavia. In quel caso non ci sarebbe alcuna ragione di andare. Partiremo con una delegazione della Uefa il 2 e 3 luglio. Incontreremo i responsabili dell’organizzazione di entrambi i paesi in modo tale da avere una visione chiara sullo stato dei lavori e poter prendere una decisione definitiva il prossimo settembre a Bordeaux”
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Italia eliminata ai quarti di finale di Euro 2008, battuta ai rigori dalla Spagna dopo una gara molto intensa, ma povera di emozioni. Donadoni sceglie una formazione simile a quella scesa in campo contro la Francia, sostituendo gli squalificati Pirlo e Gattuso con Aquilani e Ambrosini. Gli spagnoli tengono in mano le redini del gioco per quasi tutto l’incontro, ma non riescono a creare grandi occasioni da rete, grazie all’ottima prestazione della difesa azzurra, stasera attentissima. (Fotogallery - Video)
Nella prima frazione Chiellini e Panucci annullano la temutissima coppia di attaccanti delle Furie Rosse, formata dal Niño Torres e da David Villa, mattatore della prima fase del torneo, ma anche Zambrotta e Grosso non commettono errori, pur spingendo poco in fase offensiva. L’unico a rendersi pericoloso per gli spagnoli è Silva, una vera spina nel fianco per i nostri, che sfiora anche il gol al 38°.
Maluccio invece gli altri reparti: il centrocampo per tre quarti romanista scelto da Donadoni non brilla; De Rossi e Aquilani fanno una gara di grande sacrificio, limitandosi al contenimento, senza riuscire a impensierire il reparto centrale spagnolo, guidato da un instancabile Senna. In attacco Cassano è pimpante ma fumoso e Toni è solo l’ombra del grande attaccante ammirato nel corso della stagione con il Bayern Monaco. Il primo tempo si chiude con gli spagnoli che recriminano per alcuni episodi arbitrali, in realtà non particolarmente rilevanti.
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L’attesa di Italia - Spagna si sta consumando in un clima di grande rispetto reciproco come è giusto oltre che normale che sia: stiamo parlando di due grandi squadre, un po’ più esperti gli azzurri, sicuramente più in palla le furie rosse in questo periodo. Ad alimentare il dibattito oggi ci ha pensato in conferenza stampa Fernando Torres, vero spauracchio di questa squadra per la nostra difesa nonostante sia riuscito ad andare a rete una sola volta in questi europei.
L’attaccante che in questa stagione con la maglia del Liverpool ha segnato la bellezza di 30 gol come tutti i suoi compagni dice di rispettare l’Italia anche se l’assenza di Pirlo è sicuramente un motivo di maggiore serenità: “Non sono diventati campioni del mondo per caso: hanno un sistema di gioco collaudato e molto redditizio. Lasciano giocare e colpiscono in contropiede, quello a cui dovremo stare più attenti. Ma l’assenza del loro miglior lanciatore, Pirlo, per noi è un vantaggio”.
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A Zurigo finalmente una prestazione da Campioni del Mondo per gli Azzurri, che battono la Francia 2-0 e, grazie alla vittoria dell’Olanda, con lo stesso risultato, sulla Romania, scavalcano proprio i rumeni in classifica, qualificandosi ai quarti di finale come seconda del girone. Donadoni inizia con una formazione più accorta rispetto alle altre due partite inserendo tre uomini di sostanza a centrocampo, con il solo Pirlo, in grande serata, a illuminare il gioco della squadra. La partita si mette subito bene, con una grande occasione per Toni dopo soli tre minuti, fallita però clamorosamente dall’attaccante del Bayern Monaco, e l’infortunio del suo compagno di squadra Ribery, uno degli uomini più temuti dell’undici transalpino. (Fotogallery - Video)
Gli uomini di Doandoni concedono il possesso palla agli avversari, ma riescono a contenerli senza problemi e ripartono rapidamente. All’11° altra grande occasione per l’Italia con Panucci, che si vede respinto un colpo di testa sulla linea da Makelele. Poi al 25° l’episodio chiave dell’incontro: Toni si trova a tu per tu con Coupet e viene steso alle spalle da Abidal; rigore ed espulsione, e Italia in vantaggio con la trasformazione di Pirlo. Nei minuti successivi Toni fallisce altri due gol clamorosi, la Francia appare frastornata e nel finale di frazione c’è tempo anche per un palo di Grosso su punizione.
Una splendida punzione da trenta metri di un ritrovato Michael Ballack, consente alla Germania di ottenere il massimo risultato con il minor sforzo e di qualificarsi per i quarti di finale, dove incontrerà il temibile Portogallo. A Vienna partita intensa e ricca di capovolgimenti di fronte, ma povera di contenuti tecnici, con i tedeschi che fanno valere la propria superiorità fisica e la maggiore esperienza in campo internazionale.
Più che per lo spettacolo visto in campo, la partita verrà ricordata per un episodio curioso: al 40° del primo tempo, il direttore di gara spagnolo Mejiuto Gonzalez ha espulso entrambi gli allenatori, rei di aver avuto un battibecco con il quarto uomo, cosa mai successa prima nella storia del calcio, perlomeno in contemporanea. (Fotogallery - Video)
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