
Partiamo dal condottiero della nave, Stefano Colantuono, che alla fine della partita della sua Atalanta contro il Novara non ha potuto evitare due domande fin troppo facili da formulare da parte dei cronisti. Prima: i bergamaschi sarebbero primi con 10 punti in 4 partite, rosica non stare lassù (ricordiamo che i lombardi son partiti con la zavorra di 6 punti di penalizzazione per lo scandalo estivo sul calcioscommesse)?
“Chissà quando ricapiterà di trovarmi lassù, in testa alla classifica. Peccato non poter festeggiare il primato, per colpa della penalizzazione. La realtà comunque è che abbiamo 4 punti: sono molto soddisfatto per l’inizio di campionato”.
Va bene la modestia, allora passiamo alla seconda: come mai la Dea è partita in quinta? Risponde ancora il tecnico romano:
“Abbiamo svolto una normale e regolare preparazione atletica. L’unica differenza è che, fin da subito, abbiamo svolto amichevoli importanti, per partire forti in campionato. Inoltre, abbiamo avuto sempre un buon approccio nelle gare giocate, concedendoci poche distrazioni”.
Ora ce le poniamo noi un paio di domande e cercheremo di dare le risposte più appropriate. Come mai una neopromossa sorprende tutti, vince tre partite su quattro e balza virtualmente in testa? C’è da fidarsi della parole di mister Colantuono? Non propriamente. L’Atalanta ha avuto il merito di giocare questi primi 360 minuti di campionato con una concentrazione d’altri tempi, aggressiva, compatta, veloce nelle ripartenze e arcigna dietro. Il merito? Paradossalmente la penalizzazione ha avuto un ruolo fondamentale nelle motivazioni di tecnico e giocatori: partendo allineati agli altri, gli orobici avrebbero fatto così bene lo stesso? Difficile. E poi c’è il calendario: Palermo e Novara all’Azzurri d’Italia, Lecce e Genoa fuori (e contro i rossoblu, pur giocando bene, è arrivato comunque “solo” un pari), già sabato contro la Roma si capirà la fattura di questa squadra.
Ma indubbiamente 10 punti in 4 partite, calendario e motivazioni a parte, non si fanno per caso; e archiviati i complimenti a Colantuono e al gruppo in sé, è bene concentrarsi sui singoli che hanno dato (e stanno dando) quel quid in più all’Atalanta: in primis Pierpaolo Marino, un volpone del calcio che, dopo l’avventura napoletana, era rimasto per troppo termine fuori dal giro che conta; e poi i giocatori, tutti bravi e sopra la sufficienza, ma due in particolare in forma strepitosa, e cioè German Denis (voluto da Marino) e Ezequiel Schelotto. Ma occhio ai facili entusiasmi: anche il Brescia dodici mesi fa dopo 4 partite era a 9 punti (e lodato da più parti); proprio i cuginastri dell’Atalanta, poi a maggio…

L’anno scorso la rivale era la Pro Patria, quest’anno è stato il Brescia: grande cuore Cesena, in due soli anni è passato dall’inferno al paradiso completando un piccolo miracolo sportivo frutto di partecipazione, serietà e progettualità. Ieri la vittoria di misura a Piacenza, quinta consecutiva a completare una rimonta incredibile su cui pochi credevano a inizio anno; neopromossa, esordio casalingo con sconfitta contro la Reggina, poi pian pianino vittorie pesanti e un girone d’andata da classifica medio-alta. Il ritorno però non comincia nel migliore dei modi: tra la seconda giornata e l’ottava solo sette punti e appena due gol segnati. Quindi la rinascita, ultima sconfitta contro l’Empoli, infine 15 punti su 15 col successo allo scadere in casa del Lecce momento clou di questa impresa.
Che era arrivato il tempo di riprendersi quella Serie A che mancava dal 1991 si poteva però intuire, forse non in tempi così brevi: dopo anni di egemonia della famiglia Lugaresi squadra al giovane Igor Campedelli, allenatore ambizioso come Pierpaolo Bisoli (ex Cagliari, Brescia e Perugia), direttore sportivo Minotti prima e Recchi poi, acquisti mirati ma non banali. Nessuna prima donna, il cannoniere è il centrocampista Do Prado con appena 10 centri, ieri l’eroe ha risposto al nome di Parolo. E poi l’astro nascente Schelotto, Djuric e Giaccherini a sacrificarsi da attaccanti umili, il vecchio Antonioli tra i pali e anche un prossimo partecipante ai Mondiali, Petras dalla Slovacchia. Insomma una cooperativa affiatata che ieri ha potuto godere con gli 8000 cesenati arrivati sino al Garilli di Piacenza.
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