
Diego Armando Maradona non può festeggiare a dovere la vittoria del suo Al Wasl, un 2-1 sull’Al Ahli, la squadra dove Fabio Cannavaro ha giocato prima di diventarne dirigente. L’allenatore argentino è riuscito a cogliere un importante successo, i tre punti mancavano infatti da quasi due mesi dal momento che l’ultima vittoria in campionato risaliva allo scorso 25 novembre contro l’Emirates Club, ma la sua festa è stata rovinata da un problema di salute che lo ha costretto ad un ricovero d’urgenza presso un ospedale di Dubai.
La notizia è stata diffusa dallo stesso club attraverso Twitter, Maradona dovrà essere operato d’urgenza per l’asportazione di un calcolo renale. Indiscrezioni che giungono dal paese arabo ci dicono che l’intervento è programmato per la serata, mentre già martedì potrebbe essere dimesso e tornare al suo lavoro, se non ci saranno ovviamente complicazioni di sorta. Insomma, niente di preoccupante per il Pibe de Oro che sicuramente avrebbe voluto festeggiare il ritorno alla vittoria dell’Al Wasl in modo diverso e soprattutto non in un letto d’ospedale.

L’India è uno dei paesi del mondo economicamente più in crescita: patiti per lo più di cricket, nella più importante penisola del continente asiatico il calcio non aveva mai attecchito. Ma ora qualcosa è cambiato e ieri a Calcutta è stato presentato il campionato del West Bengala che avrà sei squadre, in ognuna delle quali ci sarà un allenatore di fama internazionale e un calciatore altrettanto famoso. Tra questi Fabio Cannavaro che ha annunciato sul suo profilo twitter: “Di nuovo in campo with the Indian Football Association, West Bengal“. Seconda avventura esotica per l’ex capitano della Nazionale che a luglio scorso aveva deciso di appendere gli scarpini al chiodo.
Insieme allo stopper napoletano ci saranno Fernando Morientes (Spagna), Jay Jay Okocha (Nigeria), Robert Pires (Francia), Robbie Fowler (Inghilterra) e Hernan Crespo (Argentina), mentre gli allenatori saranno Peter Reid (Inghilterra), John Barnes (Inghilterra), Samson Siasia (Nigeria), Marco Etcheverry (Bolivia), Colin Todd (Inghilterra), Teitur Thodarson (Islanda) e Milos Rus (Slovacchia). Il torneo comincerà il 25 febbraio e dovrebbe terminare per la metà di aprile. Questo è quanto si sa secondo la Gazzetta dello Sport, nei prossimi giorni indubbiamente avremo maggiori ragguagli e soddisfaremo la curiosità verso questo nuovo curioso campionato.

Calcioscommesse. E’ stata una giornata caratterizzata da tre importanti interrogatori a Cremona. Nomi di giocatori importanti, partite, intercettazioni con cognomi di un certo “peso”. Combine, responsabilità, illeciti o presunti tali tutti, ovviamente, ancora da dimostrare. L’ex capitano dell’Atalanta, Cristiano Doni, nel suo interrogatorio di garanzia ha dichiarato di aver “aderito” all’iniziativa illecita delle scommesse “solo per la passione che mi legava alla mia squadra e la speranza di poterla portare all’obiettivo di quella stagione“. “Io per l’Atalanta ho sempre giocato - ha spiegato Doni al Gip Guido Salvini e al procuratore della Repubblica Roberto Di Martino nell’interrogatorio di garanzia di venerdì scorso - e non ho guadagnato nulla dai fatti che ho raccontato“. Doni ha confermato la manipolazione di Atalanta-Piacenza, ma ha precisato: “Non avuto alcuna parte in guadagno o vicende simili attinenti a scommesse su questo risultato“.
Il pm Roberto Di Martino ha interrogato per quasi 6 ore Carlo Gervasoni: secondo le prime indiscrezioni, l’ex difensore del Piacenza avrebbe coinvolto nell’inchiesta-scommesse altre dieci partite, tre delle quali di serie A (in due di queste la combine sarebbe riuscita). Le partite “sospette” sono Palermo-Bari 2-1; Lazio-Genoa 4-2; Lecce-Lazio 2-4. Gli inquirenti dovranno approfondire le indagini su queste tre partite per trovare eventuali riscontri: Lecce e Bari erano già state citate in passato, ma su Palermo, Lazio e Genoa non erano emersi elementi che potessero far ipotizzare un coinvolgimento diretto di giocatori delle tre società.
Su Lecce-Lazio è stato interrogato Alessandro Zamperini, il giocatore che cercò di corrompere il calciatore del Gubbio Simone Farina (quest’ultimo denunciò il fatto alla giustizia sportiva). Davanti al gip aveva raccontato di essere stato ospite dell’hotel Hilton Garden, dove alloggiavano i giocatori giallorossi perchè invitato da un amico a vedere all’incontro. Oggi, invece, ha ammesso: “Ero lì per cercare un tentativo di contatto con qualcuno del Lecce“.
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A quasi 38 anni, di cui la metà nel mondo del calcio, Fabio Cannavaro appende le scarpette al chiodo e dice basta: non ce la fa ad andare avanti per via di un ginocchio sbarazzino, una bega che gli ha fatto maturare questa decisione a cinque anni esatti dal trionfo di Berlino quando, al termine di un Mondiale strepitoso, alzò la Coppa del Mondo verso il cielo tedesco. E’ un Cannavaro comunque affranto quello che ha deciso di smettere:
“Sono molto triste. Il calcio è tutto per me e non è semplice, purtroppo questo momento arriva per tutti e bisogna affrontarlo. Il mio ginocchio non mi permette di continuare. La cartilagine ha ceduto, mi sono rivolto al professor Castellacci. Ho provato a curarmi per tutto il periodo di vacanza. Ma quando a Miami mi sono reso conto che avevo dolore per una semplice corsetta, ho capito che non potevo più andare avanti”.
Non se ne va da Dubai, l’ormai ex stopper napoletano rimarrà all’Al Ahli in veste di dirigente:
“A quel punto per correttezza ho informato subito il nostro presidente Al Naboodah, col quale c’è uno splendido rapporto. E così abbiamo ripreso discorsi già fatti. E resterò all’Al Ahli per altri tre anni come dirigente. Farò un po’ l’uomo immagine. E mi stimola molto lavorare in questo calcio in espansione. Certo avevo in mente di giocare un anno ancora. Ma non sarebbe stato corretto, sapendo che quel ginocchio non può reggere a certi livelli. A quasi 38 anni di soddisfazioni me ne sono tolte a livello italiano e soprattutto internazionale. Va bene anche così”.
E proprio il presidente del club Abdullah al-Naboodah si è mostrato soddisfatto circa la prosecuzione del rapporto con Cannavaro, sapendo di poter contare “sui 19 anni di esperienza calcistica di Fabio. Ha vinto un Mondiale e ha giocato ai massimi livelli in Europa, potrà darci ancora una mano“. E non potrà che essere così, dal momento che stiamo parlando di un Pallone d’Oro, un giocatore che è sceso in campo con le squadre di club in partite ufficiali quasi 700 volte, vestendo casacche prestigiose e risultando, non di meno, il recordman di presenze in Nazionale (136 di cui moltissime da capitano, 79 per la precisione, altro primato). E poi 12 trofei tra club e Nazionale, più una sfilza di premi individuali. Un mostro sacro del nostro calcio.
Le Migliori Foto di Fabio Cannavaro




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L’indagine sportiva in oggetto verte sui sospetti di combine e scommesse illecite da parte dei clan camorristici su alcune partite, in gran parte di Serie B e C, della fine del campionato 2009-2010. Ma il fascicolo aperto coinvolge anche tre partite del Napoli della stagione 2009/2010: si tratta di Napoli-Parma 2-3, Napoli-Cagliari 0-0 e Chievo-Napoli 1-2. La notizia dell’apertura di un fascicolo da parte della Giustizia sportiva era già filtrata, nei giorni scorsi, sul Mattino di Napoli.
L’interesse investigativo per il Napoli parte da una serie di telefonate sull’esclusione anomala (secondo le parole dello stesso Paolo Cannavaro e del suo procuratore Enrico Fedele) dell’attaccante austriaco in forza al Napoli, Erwin Hoffer, dalla panchina degli azzurri nella partita del 25 aprile 2010 contro il Cagliari. La spiegazione fornita da un amico di Fedele ben addentro alle cose del Napoli è: “C’è qualche inguacchio sotto“.
Per Napoli-Parma (partita che costò ai partenopei l’esclusione dalla zona Champions) i carabinieri annotano di avere appreso da “fonte fiduciaria già giudicata attendibile che in occasione della partita Napoli-Parma del 10 aprile, molte persone riconducibili ai clan Lo Russo e degli Scissionisti, durante l’intervallo tra primo e secondo tempo, hanno effettuato svariate scommesse con puntate piuttosto elevate sulla vittoria del Parma“. Sempre secondo la fonte, “era presente a bordo campo” il figlio di un boss del clan Lo Russo“. E i carabinieri chiosano: “Non si può trascurare il fatto che effettivamente detta partita è terminata sul risultato di 2 a 3 in favore del Parma“.
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Aggiornamento: Ingenui noi a non capirlo subito, l’invasore ad un passo dalla Coppa del Mondo era il famigerato Jimmy Jump, noto per moltissime altre imprese del genere.
Curioso episodio nel pre-partita della Finalissima della Coppa del Mondo fra Spagna e Olanda, conclusasi con il parziale di 0-0 alla fine del primo tempo. Dopo la consegna del trofeo che ha visto come protagonista Fabio Cannavaro, capitano dell’Italia che sollevò la Coppa 4 anni fa, un solitario invasore di campo ha tentato di afferrarla prima di essere bloccato dal funzionario Fifa più vicino e successivamente dal servizio d’ordine.
L’invasore, la cui identità è ancora sconosciuta al momento, non è stato docile come Mario Ferri (l’invasore pro Cassano, già visto nella semifinale fra Spagna e Germania) nel farsi portare fuori dal campo. Diversi omaccioni l’hanno dovuto trascinare via mentre lo stesso continuava a dimenarsi senza trovare pace. Con i tanti timori per la sicurezza in questo Mondiale non è certamente confortante vedere con quanta facilità degli sconosciuti possano scendere sul campo, fortunatamente le loro intenzioni non erano per nulla bellicose.








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Gli italiani si apprestano a vivere le ultime 24 ore da campioni del mondo, da domani dovremo abbandonare questo titolo che ci ha accompagnato per quattro anni, al nostro posto ci saranno gli spagnoli o gli olandesi. E domani Fabio Cannavaro sarà a Johannesburg per riconsegnare quella coppa che abbiamo conquistato a Berlino, tutti avremmo preferito vederlo insieme agli altri azzurri sul prato del Soccer City ma purtroppo il mondiale dell’Italia è stato a dir poco disastroso.
La Fifa ha invitato ufficialmente l’ormai ex capitano azzurro, forse per riparare anche all’offesa subita in apertura del torneo quando la coppa fu affidata alle mani di Patrick Vieira, francese che la finale in Germania l’aveva persa. Si sa che Joseph Blatter non nutra grande simpatia per il nostro paese ma, anche se in ritardo, ha rimediato allo sgarbo di un mese fa. Cannavaro ha applaudito all’iniziativa non nascondendo il rammarico per la fine di questo quadriennio:
“Sicuramente questa è una bella iniziativa. Mi hanno dato questa scatola che io considero magica perché racchiude il desiderio di tutti i giocatori. Sarà molto emozionante riconsegnare la Coppa, ci sarà tanta nostalgia, questa è una coppa che ci ha dato tanto e che ci ha fatto vivere emozioni straordinarie, restituirla sarà dura”.
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A parte Marcos Assunçao, ex centrocampista della Roma dalla punizione velenosa, nell’Al-Ahli giocatori di rilievo non se ne sono mai visti; così l’arrivo di un Pallone d’Oro relativamente recente come Fabio Cannavaro ha portato grande entusiasmo a Dubai dove ieri mattina lo stopper napoletano si è presentato alla stampa. Il luogo ove l’ex juventino ha cominciato la sua nuova e stravagante avventura si chiama Mina el Salam, imponente albergo superlussuoso, e per la sua prima uscita mancava il presidente dei biancorossi ossia lo sceicco Hamdan bin Mohammed bin Rashid Al Maktoum; un suo delegato, Ahmad Khalifa Hammad, ha informato i presenti che secondo lo sceicco “questo evento è fra i tre più importanti del Paese perché siamo in una data storica e inizia una nuova era nel calcio“.
Negli Emirati Arabi Uniti, e più in particolare in seno al’Al-Ahli, la voglia di calcio è grande e non sono esclusi altri colpi per puntellare la squadra; c’è chi vocifera addirittura di Rino Gattuso, di certo c’è l’indimenticato ex Gunners David O’Leary è proprio da ieri il nuovo allenatore del club, anche questo un affare niente male visto che l’irlandese è stato per anni il vice di Arsene Wenger all’Arsenal. Insomma, da ieri è iniziata l’affascinante avventura nella penisola arabica per Cannavaro e famiglia, e lui era emozionato ed elegantissimo: “Non è una scelta di natura economica ma familiare. Qui non c’è la pressione del campionato italiano e, inoltre, posso mettere la mia esperienza al servizio dei giovani“.
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Fabio Cannavaro, ormai ex capitano della Nazionale italiana, si affida ad un’intervista sulla Gazzetta dello Sport per raccontare la sua verità sulla cocente delusione dell’ultimo Mondiale. Il suo punto di vista è vagamente anacronistico, con un romantico riferimento a Luca Toni e Fabio Grosso, esclusi da Lippi, e secondo Cannavaro due giocatori che avrebbero potuto dare qualcosa in più alla Nazionale.
Cannavaro: rivista oggi la sua affermazione alla vigilia del Mondiale («Nessuno difende come noi») sembra quasi una barzelletta.
“Ma non fa ridere. Perché prendere gol in certimodi, fallo laterale compreso, significa che è crollato un nostro cardine storico. Bisogna tornare a insegnare la marcatura a uomo nelle scuole calcio. A parte che se ripenso a come abbiamo perso lucidità in campo…”.Come mai Lippi era partito dall’idea di Chiellini a sinistra e Iaquinta avanti a destra e poi invece non ne ha fatto nulla?
“Voleva cambiare qualcosa, perché sapeva che la squadra era meno forte ed era convinto che una scossa del genere potesse stimolarla. Ma poi sono emersi problemi. Prima ancora aveva pensato, puntando al recupero di Nesta, alla difesa a tre. Ma è saltato tutto».Tornando indietro cosa cambierebbe?
“Non cerco alibi. Giocarmela di nuovo con Buffon e Pirlo. E anche con Grosso e Toni nonostante le difficoltà incontrate nella stagione”
Cannavaro parla anche dei problemi di un’altra sua ex squadra, quella Juventus che ha lasciato per andare a svernare dagli sceicchi a Dubai. Spunta anche un riferimento velenoso a Ciro Ferrara, suo ex compagno e allenatore nella prima parte della stagione scorsa dei bianconeri.




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Poche persone hanno accolto al grido di “Vergogna, scandalosi!” e “Nemmeno la Nuova Zelanda siete riusciti a battere!” il mesto rientro a Fiumicino della nazionale italiana. I più contestati sono stati Cannavaro e Gilardino. Quasi nulla in confronto ai pomodori lanciati nel 1970 all’indirizzo di una squadra che aveva “osato” perdere in finale contro il Brasile più forte della storia e di certo non annoverava tra le sue prestazioni negative un pareggio contro la Nuova Zelanda, una sconfitta contro la Slovacchia e l’ultimo posto nel girone. Tra le dichiarazioni a testa bassa dei giocatori (Lippi non ha proferito parola) c’è però l’indignazione di Pepe nei confronti del vignettista Forattini, ideatore della vignetta sul il Giornale che raffigurava undici bare al rientro in patria:










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