Aggiornamento: Ingenui noi a non capirlo subito, l’invasore ad un passo dalla Coppa del Mondo era il famigerato Jimmy Jump, noto per moltissime altre imprese del genere.
Curioso episodio nel pre-partita della Finalissima della Coppa del Mondo fra Spagna e Olanda, conclusasi con il parziale di 0-0 alla fine del primo tempo. Dopo la consegna del trofeo che ha visto come protagonista Fabio Cannavaro, capitano dell’Italia che sollevò la Coppa 4 anni fa, un solitario invasore di campo ha tentato di afferrarla prima di essere bloccato dal funzionario Fifa più vicino e successivamente dal servizio d’ordine.
L’invasore, la cui identità è ancora sconosciuta al momento, non è stato docile come Mario Ferri (l’invasore pro Cassano, già visto nella semifinale fra Spagna e Germania) nel farsi portare fuori dal campo. Diversi omaccioni l’hanno dovuto trascinare via mentre lo stesso continuava a dimenarsi senza trovare pace. Con i tanti timori per la sicurezza in questo Mondiale non è certamente confortante vedere con quanta facilità degli sconosciuti possano scendere sul campo, fortunatamente le loro intenzioni non erano per nulla bellicose.








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Gli italiani si apprestano a vivere le ultime 24 ore da campioni del mondo, da domani dovremo abbandonare questo titolo che ci ha accompagnato per quattro anni, al nostro posto ci saranno gli spagnoli o gli olandesi. E domani Fabio Cannavaro sarà a Johannesburg per riconsegnare quella coppa che abbiamo conquistato a Berlino, tutti avremmo preferito vederlo insieme agli altri azzurri sul prato del Soccer City ma purtroppo il mondiale dell’Italia è stato a dir poco disastroso.
La Fifa ha invitato ufficialmente l’ormai ex capitano azzurro, forse per riparare anche all’offesa subita in apertura del torneo quando la coppa fu affidata alle mani di Patrick Vieira, francese che la finale in Germania l’aveva persa. Si sa che Joseph Blatter non nutra grande simpatia per il nostro paese ma, anche se in ritardo, ha rimediato allo sgarbo di un mese fa. Cannavaro ha applaudito all’iniziativa non nascondendo il rammarico per la fine di questo quadriennio:
“Sicuramente questa è una bella iniziativa. Mi hanno dato questa scatola che io considero magica perché racchiude il desiderio di tutti i giocatori. Sarà molto emozionante riconsegnare la Coppa, ci sarà tanta nostalgia, questa è una coppa che ci ha dato tanto e che ci ha fatto vivere emozioni straordinarie, restituirla sarà dura”.
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A parte Marcos Assunçao, ex centrocampista della Roma dalla punizione velenosa, nell’Al-Ahli giocatori di rilievo non se ne sono mai visti; così l’arrivo di un Pallone d’Oro relativamente recente come Fabio Cannavaro ha portato grande entusiasmo a Dubai dove ieri mattina lo stopper napoletano si è presentato alla stampa. Il luogo ove l’ex juventino ha cominciato la sua nuova e stravagante avventura si chiama Mina el Salam, imponente albergo superlussuoso, e per la sua prima uscita mancava il presidente dei biancorossi ossia lo sceicco Hamdan bin Mohammed bin Rashid Al Maktoum; un suo delegato, Ahmad Khalifa Hammad, ha informato i presenti che secondo lo sceicco “questo evento è fra i tre più importanti del Paese perché siamo in una data storica e inizia una nuova era nel calcio“.
Negli Emirati Arabi Uniti, e più in particolare in seno al’Al-Ahli, la voglia di calcio è grande e non sono esclusi altri colpi per puntellare la squadra; c’è chi vocifera addirittura di Rino Gattuso, di certo c’è l’indimenticato ex Gunners David O’Leary è proprio da ieri il nuovo allenatore del club, anche questo un affare niente male visto che l’irlandese è stato per anni il vice di Arsene Wenger all’Arsenal. Insomma, da ieri è iniziata l’affascinante avventura nella penisola arabica per Cannavaro e famiglia, e lui era emozionato ed elegantissimo: “Non è una scelta di natura economica ma familiare. Qui non c’è la pressione del campionato italiano e, inoltre, posso mettere la mia esperienza al servizio dei giovani“.
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Fabio Cannavaro, ormai ex capitano della Nazionale italiana, si affida ad un’intervista sulla Gazzetta dello Sport per raccontare la sua verità sulla cocente delusione dell’ultimo Mondiale. Il suo punto di vista è vagamente anacronistico, con un romantico riferimento a Luca Toni e Fabio Grosso, esclusi da Lippi, e secondo Cannavaro due giocatori che avrebbero potuto dare qualcosa in più alla Nazionale.
Cannavaro: rivista oggi la sua affermazione alla vigilia del Mondiale («Nessuno difende come noi») sembra quasi una barzelletta.
“Ma non fa ridere. Perché prendere gol in certimodi, fallo laterale compreso, significa che è crollato un nostro cardine storico. Bisogna tornare a insegnare la marcatura a uomo nelle scuole calcio. A parte che se ripenso a come abbiamo perso lucidità in campo…”.Come mai Lippi era partito dall’idea di Chiellini a sinistra e Iaquinta avanti a destra e poi invece non ne ha fatto nulla?
“Voleva cambiare qualcosa, perché sapeva che la squadra era meno forte ed era convinto che una scossa del genere potesse stimolarla. Ma poi sono emersi problemi. Prima ancora aveva pensato, puntando al recupero di Nesta, alla difesa a tre. Ma è saltato tutto».Tornando indietro cosa cambierebbe?
“Non cerco alibi. Giocarmela di nuovo con Buffon e Pirlo. E anche con Grosso e Toni nonostante le difficoltà incontrate nella stagione”
Cannavaro parla anche dei problemi di un’altra sua ex squadra, quella Juventus che ha lasciato per andare a svernare dagli sceicchi a Dubai. Spunta anche un riferimento velenoso a Ciro Ferrara, suo ex compagno e allenatore nella prima parte della stagione scorsa dei bianconeri.




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Poche persone hanno accolto al grido di “Vergogna, scandalosi!” e “Nemmeno la Nuova Zelanda siete riusciti a battere!” il mesto rientro a Fiumicino della nazionale italiana. I più contestati sono stati Cannavaro e Gilardino. Quasi nulla in confronto ai pomodori lanciati nel 1970 all’indirizzo di una squadra che aveva “osato” perdere in finale contro il Brasile più forte della storia e di certo non annoverava tra le sue prestazioni negative un pareggio contro la Nuova Zelanda, una sconfitta contro la Slovacchia e l’ultimo posto nel girone. Tra le dichiarazioni a testa bassa dei giocatori (Lippi non ha proferito parola) c’è però l’indignazione di Pepe nei confronti del vignettista Forattini, ideatore della vignetta sul il Giornale che raffigurava undici bare al rientro in patria:










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Quando le cose vanno bene il capitano di una squadra è il simbolo del successo, ma lo stesso è quello che deve metterci la faccia quando invece ci si trova di fronte ad un fallimento. È quello che ha fatto Fabio Cannavaro questa mattina, l’azzurro si è presentato ai giornalisti per l’ultima conferenza stampa in terra sudafricana, prima della partenza per l’Italia. Sul volto del giocatore i segni di una nottata passata non proprio tranquillamente, agitata da una delusione che soltanto il tempo potrà in parte limare.
“Nessuno si sarebbe aspettato questo risultato e questa mancanza di gioco. Sapevamo tutti che rivincere il Mondiale sarebbe stato molto, ma molto difficile. La speranza, però, era quella di andare un po’ più avanti, quello sicuro. Soprattutto dopo la prima partita contro il Paraguay io ero fiducioso. Avevamo fatto un buon esordio, secondo me”, con queste parole Cannavaro ha iniziato la sua lunga chiacchierata con i giornalisti presenti. Il capitano azzurro ha analizzato questo insuccesso, ha cercato le cause che hanno portato ad una figuraccia così eclatante, ha indicato la via per la rinascita della nazionale italiana.
Il calcio è fatto di episodi, Cannavaro individua nel pareggio contro la Nuova Zelanda la causa principale dell’eliminazione e non solo per una questione di punti non conquistati:
“Non aver vinto contro di loro ci ha dato paura e troppa insicurezza. Ieri questo stato d’animo si è visto. Non eravamo sereni perché sapevamo che dovevamo vincere a tutti i costi. È stato un primo tempo bruttissimo, e nel secondo tempo abbiamo fatto poco di più. Nelle prime due partite abbiamo avuto difficoltà evidenti a far gioco ma ieri è stata di gran lunga la partita peggiore. È difficile spiegare cosa sia successo ieri, siamo passati dall’essere campioni del mondo all’essere eliminati al primo turno in un girone non insuperabile”.
Le Foto delle prime pagine dei giornali italiani



Campioni del Mondo a casa! I titoli della stampa straniera




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Leonardo Bonucci sarà presto un giocatore della Juventus. I bianconeri si sono inseriti nella trattativa per la comproprietà che vedeva Genoa e Bari protagoniste, facendo valere le loro comproprietà con la società di Preziosi. Ai rossoblù va Criscito (valutata in 6 mln di euro circa), mentre la comproprietà di Palladino viene rinnovata con il fantasista che rimane un altro anno a Genova, al Bari un conguaglio di 3-4 mln di euro e l’intero cartellino di Almiron. In totale, ai bianconeri, Bonucci “costa” 11-13 milioni a bilancio.
La Juventus non dovrà che attendere il rientro di Bonucci dal Sudafrica, partito come vice Cannavaro e mai in campo (quando forse sarebbe stato il caso di inserirlo viste le prestazioni del Capitano), e la data del primo luglio per le firme sul contratto ufficiale.
Dopo la delusione dell’Italia, che ha coinvolto tutti i giocatori azzurri, compresi i tanti bianconeri presenti, con la sola eccezione a metà di Chiellini e compreso il neo acquisto Pepe, Marotta avrà ancora tantissimo da lavorare per costruire una squadra competitiva.

Marcello Lippi, ct della nazionale azzurra, predica calma e profonde sicurezza: in cuor suo però sa che l’ennesimo flop, questa volta contro gli esordienti della Slovacchia, vorrebbe dire salutare anzitempo (troppo anzitempo) il Sudafrica e chiudere così il suo mandato bis con una figuraccia in grado (quasi) di oscurare l’eroicità delle notti tedesche. “Che non si ripeta l’errore di Bearzot nell’86” dicevano da più parti gli addetti ai lavoro, ecco, appello che pare caduto nel vuoto. Ma nulla è perso, anzi, una risalita impetuosa dell’Italia potrebbe ridare quel morale tipico per andare avanti mixando fortuna e tecnica, due qualità che per fortuna agli italiani spesso non mancano. Per non cannare anche l’ostacolo Slovacchia, bisogna scegliere bene l’undici di partenza.
Contro la Nuova Zelanda l’allenatore viareggino ha riproposto la stessa formazione titolare che era scesa in campo qualche sera prima contro il Paraguay: qualcosa di meglio, ma forse solo dopo i cambi. E poi le avversarie erano troppo diverse, coi sudamericani tutt’altra pasta rispetto ai pur modesti neozelandesi. Contro gli slovacchi è ora di cambiare, e dal primo minuto (non a partita in corso), per garantire freschezza, imprevedibilità e verve, il tutto commisto alla tecnica che pur non dovrebbe mancare tra i 23 presenti nella rosa. Oddio, non è il caso di Gennaro Gattuso, ma il Ringhio milanista in campo si fa sentire come un mastino e seppur le primavere ormai sono 32 un buon supporto nella zona nevralgica del campo potrà sicuramente darlo.
Le Foto di Italia - Nuova Zelanda 1-1



Le Foto di Italia - Paraguay 1-1



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Tempo di Mondiali, tempo di chiacchiere: ovvio che su 700 e passa marcantoni che a gruppi di 22 si sfidano in giro per il Sudafrica qualche decina tra questi risulterà decisamente appetibile al gentilsesso. Ecco che allora Parship.com, servizio on line per single in cerca dell’anima gemella, ha chiesto alle proprie utenti femminili di stilare una classifica delle Nazionali più belle: ebbene, i nostri valorosi calciatori azzurri si sono classificati al primo posto della classifica generale, scelti in assoluto come i più carini dalle austriache, irlandesi, italiane, messicane, francesi, belghe e inglesi, mentre le olandesi, le svizzere, le spagnole e le danesi ci hanno consegnato la medaglia d’argento preferendo i calciatori delle rispettive selezioni nazionali. E addirittura terzi secondo le tedesche che in quanto ad aspetto fisico preferiscono i loro connazionali e i brasiliani.
Insomma, fare il calciatore “tira” come confermato anche dall’ironica e brillante battuta di Peter Crouch che alla domanda: “Cosa saresti stato se non avessi fatto il calciatore” ha laconicamente risposto: “Sarei stato… vergine“. Di certo non avrebbe mai avuto di questi problemi Fabio Cannavaro che in un altro sondaggio, sempre per opera di Parship ma del ramo italiano (parship.it), è risultato essere il più bello secondo l’opinione di 653 single intervistate. Seguono a ruota in ordine decrescente De Sanctis, Maggio, Pazzini e Marchisio (ma Lippi ha inficiato il tutto escludendo Borriello). Anche se i più “maschi” ed eccitanti sono altri: primo Zambrotta, quindi Buffon, Camoranesi, poi ancora Cannavaro e infine Gattuso. Insomma, gallina vecchia fa buon brodo: come a dire Marchisio è bellino e ha gli occhi azzurri, va bene, ma per una notte di sesso è preferibile Ringhio Gattuso.
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Dei 23 convocati da Marcello Lippi per la spedizione azzurra in terra sudafricana ci saranno solo nove atleti a difendere il titolo di campioni del mondo; gli altri 14 in Germania non c’erano segno che in quattro anni qualcosina in Italia è cambiata. E non poteva essere altrimenti, non solo perché il tempo passa inesorabile e molti protagonisti dello scorso Mondiale hanno quattro anni in più sul groppone: quel 2006 il terremoto del calcio italico mutò inesorabile alcuni scenari, come sottolineato ieri da Claudio Marchisio. Lui quattro anni fa era un perfetto sconosciuto quando Cannavaro alzò la Coppa del Mondo al cielo di Berlino, ora è un titolare inamovibile della Nazionale: “Io devo ‘ringraziare’ Calciopoli, perché mi ha permesso di essere lanciato in prima squadra da Deschamps, io come altri giocatori della Primavera bianconera. Poi credo di aver saputo sfruttare le mie occasioni, e ora sono qui. Calciopoli ha permesso a tanti ragazzi di parecchie società di giocare da protagonisti. I club hanno imparato a rischiare un po’ di più, scommettendo suoi giovani“.
Difficile dare torto al giovane centrocampista della Juve, che però come lui ha ammesso è stato bravo a cogliere le occasioni: questo grazie alla serietà mista a determinazione, alla duttilità tattica, alle indubbie qualità tecniche e alla stabilità familiare, con una moglie e un figlio in giovanissima età. Ma indubbiamente l’estrema facilità ad adattarsi in molteplici ruoli sul terreno di gioco è stata arma determinante al suo exploit: “Non mi considero una mezzapunta, ma un centrocampista in più, copro gli esterni d’attacco, mi inserisco negli spazi. Quest’anno ho cambiato tanti ruoli nella Juventus. Cerco di adattarmi sempre, come fece Perrotta in passato in Nazionale. Perché a me piace giocare, e non ho paura di bruciarmi interpretando diverse posizioni. Io come Totti o Del Piero? No, perché non somiglio loro per niente, come caratteristiche. Piuttosto sono un incursore. E comunque abbiamo altri giocatori che possono suggerire l’ultimo passaggio, come Pirlo - lui sì che è un 10 per qualità tecnica - De Rossi e Di Natale. Ci sono tanti giocatori duttili, molti ruoli sono interscambiabili. Dove mi vedo nel 4-4-2 di Delneri? In mezzo, poi giocherò dove serve” ammettendo che da piccolo era una punta.
Le foto più belle di Claudio Marchisio




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