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Tutti gli articoli con tag fabio capello

L'Inter incassa un altro no: la FA non libera Capello

pubblicato da Celephais


A quando pare non sarà nemmeno Fabio Capello il nuovo allenatore dell’Inter. Dopo l’addio a sorpresa di Leonardo e i rifiuti di Bielsa e di Villas Boas, che dovrebbe accasarsi al Chelsea, arriva infatti il niet della federazione calcistica britannica per l’attuale tecnico della Nazionale di Sua Maestà. I dirigenti della FA non sono infatti intenzionati a creare sconvolgimenti ad un solo anno dall’Europeo in programma in Polonia e Ucraina, che nei loro programmi dovrebbe essere quello del rilancio dopo il disastroso Mondiale dello scorso anno in Sudafrica.

Per i nerazzurri resta dunque al momento aperta solo la pista che porta all’ex vice di Roberto Mancini, il serbo Sinisa Mihajlovic, attualmente alla Fiorentina, con la quale è reduce da un campionato non proprio esaltate. La trattativa è però complicata dalle pretese di Corvino e Della Valle, che forti del contratto in scadenza al termine della prossima stagione, pretenderebbero una ricca buonuscita per liberare in anticipo l’allenatore. Le due parti si incontreranno probabilmente mercoledì, quando il d.s. viola sarà a Milano per la risoluzione delle comproprietà.

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Calciomercato Inter - Tutte le notizie e le voci di oggi - 19 Giugno 2011

pubblicato da Antonio D'Avanzo


Alexis Sanchez
Secondo Gianluca Di Marzio per Alexis Sanchez il futuro sarà in Spagna, niente Juventus ma soprattutto niente Inter:

“Per Inter e Juve ormai è troppo tardi, il futuro di Sanchez è a Barcellona: l’arrivo in Spagna del gioiellino cileno é previsto per martedì, quando firmerà il contratto e l’affare potrà essere ufficializzato. Emergono le prime cifre dell’accordo tra Barcellona e Udinese: 28 milioni di euro più addirittura 10/11 di bonus legati a obiettivi vari di squadra e del giocatore. La somma complessiva potrebbe dunque raggiungere in futuro anche i 40 milioni. Di rimpianti per il calcio italiano…”

Fabio Capello, Guus Hiddink, Luciano Spalletti
La Gazzetta dello Sport in edicola tra poche ore, approfondisce l’argomento panchina dell’Inter. Out Villas Boas, visto che l’Inter non ha intenzione di pagare clausole, restano tre le candidature forti, anche perché Moratti ha detto di volere un allenatore di esperienza: si tratta di Fabio Capello, già l’anno scorso vicino alla panchina dei nerazzurri, di Guus Hiddink e di Luciano Spalletti.

L’avvocato Dario Canovi, noto procuratore tra gli altri di Thiago Motta, a Ilsussidiario.net ha detto la sua su quella che è la situazione per il prossimo tecnico dell’Inter: “Spalletti? “La società russa non darà il via libera al tecnico toscano e inoltre non penso che i nerazzurri abbiano mai pensato a lui per la panchina. L’Inter ha due alternative e mezzo, Gasperini e Mihajlovic, ma quest’ultimo sarà difficile da strappare alla Fiorentina. C’è anche Delio Rossi che non è del tutto fuori dalla corsa”, secondo Canovi. (fonte Tuttomercato)

Gianfranco Zola
Fulvio Marruocco, agente di Gianfranco Zola, ha dichiarato a ilsussidiario.net: “Al momento non abbiamo ricevuto nessuna telefonata, ma la voce di un interessamento dell’Inter per Zola è attendibile. Possiamo dire che l’idea Zola è stata presa in considerazione dall’Inter dopo tutte le difficoltà incontrate dalla dirigenza nerazzurra. Gianfranco è lusingato e direbbe certamente di sì“.

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Roma, Montella si punzecchia con Capello

pubblicato da vieni_127


Ai tempi della Roma, quando uno era giocatore e l’altro allenatore, non se le mandavano a dire: Fabio Capello, è noto, era (ed è!) tecnico intransigente, un generale di poche parole con il quale il dialogo non è sempre stato florido, non con i suoi giocatori. E non lo era con Vincenzo Montella, il più sostituito a quei tempi, uno che segnava una caterva di reti ma che a un certo punto del match doveva mestamente rientrare in panchina. Alla fine fu scudetto, dopo 18 anni sulle sponde del Tevere (quello tinto di giallorosso) arrivò il tricolore, un ricordo indelebile sia per l’uno che per l’altro, ora colleghi.

Capello è allenatore navigato, esperto, vincente; Montella è alle prime armi e se la sta cavando tutto sommato bene. Così il vecchio maestro (sempre che per l’Aeroplanino il friulano lo fosse) ne approfitta per lodare il suo ex giocatore, ma a dirla tutta lo stuzzica: “Montella sta facendo un buon lavoro, ma la cosa che mi piace è aver sentito che richiama i suoi attaccanti a ritornare. Stesso discorso che facevo con Totti, Montella e Batistuta, adesso l’ha capito anche lui“. No, Vincenzino non se l’è tenuta e durante la conferenza stampa di presentazione della sfida con l’Udinese ha risposto al ct dell’Inghilterra:

“È stata una battuta che mi ha fatto molto sorridere. Però un allenatore credo debba organizzare la squadra per dire a un attaccante come rientrare, quando farlo e perché… Quella di Capello comunque è stata una battuta e la prendo come tale”.

Come a dire, ci diceva che dovevamo correre e ripiegare, ma non ci spiegava il motivo. Un bordata col sorriso tra i denti, ma pur sempre una punzecchiatura… per gli amanti della tattica.

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Capello attaccato dalla stampa: dualismo con Mou e vocabolario ridotto

pubblicato da vieni_127


Fra pochi minuti l’Inghilterra di Fabio Capello scenderà in campo per affrontare, in un match amichevole, il Ghana; alla vigilia della neanche tanto attesa gara, il tecnico friulano ha dovuto controbattere, durante la conferenza stampa di presentazione, ad alcune velenose domande postegli dai cronisti presenti in sala. Innanzitutto un nuovo dualismo tanto per cambiare con José Mourinho che proprio ieri al quotidiano francese L’Equipe se ne è uscite svelando un non meglio confermato retroscena: dopo il Chelsea era stato contattato dalla Football Association per sedere sulla panchina dei Tre Leoni, declinando l’offerta perché ancora voglioso di confrontarsi quotidianamente col campo.

Nonostante le smentite della FA, che ha ribadito come Capello fosse sin dal principio la prima scelta, l’ex allenatore di Milan, Roma e Juve ha dovuto dire la sua, incalzato dai giornalisti. Se ne è uscito diplomaticamente: “Non è una questione che riguarda me, ma chi mi ha scelto. E poi io personalmente non amo parlare dei rapporti con gli altri club o di quanto successo nella mia carriera per una questione di rispetto nei confronti dei colleghi” piazzando comunque la stoccatina nei confronti del lusitano. Stessa lingua e identica grinta quando si è trattato di difendersi dalla solita accusa: non conosce ancora la lingua inglese, non bene, non come aveva promesso alla vigilia della sua avventura in Terra d’Albione.

Se dovessi discutere di economia potrei avere qualche problema, ma quando si parla di calcio 100 parole sono sufficienti. E poi io leggo i quotidiani, guardo la tv e ascolto la radio inglese tutti i giorni. E cerco sempre di migliorare” ha tagliato corto Capello, punzecchiato e non poco da un editoriale dell’autorevole Times; quest’ultimo, ironicamente, aveva sottolineato la pochezza del linguaggio inglese del ct della Nazionale inglese (”fascia di capitano, telefonate, adulterio, Germania, Beckham, 45 anni di dolore, eliminazione agli ottavi, wags“) e che con 6 milioni di euro annui (60mila a parola), potrebbe anche fare un buon corso di inglese. Chissà come se la cavano Ancelotti e Mancini…

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Esce il terzo libro di Legrottaglie: il suo giudizio sugli allenatori avuti

pubblicato da vieni_127


L’amore vince tutto. Così si chiama il terzo libro di Nicola Legrottaglie, scritto in collaborazione con Matteo Orsucci (edizioni Piemme, 161 pagine al costo di 14 euro): il difensore da gennaio al Milan ripercorre la sua vita calcistica, non lesinando, grazie a metafore e similitudini, giudizi sugli allenatori avuti. Ne escono fuori ritratti succulenti, rapporti problematici, caratteri forti e altri più accondiscendenti. Il buon Nicola, per esempio, proprio non digerisce Fabio Capello:

“Uno dal modo di agire faraonico, proprio per quello che raccontavo in precedenza di Mosè (più li tratto male e più si daranno da fare: questo era, per sommi capi, il ragionamento del re egizio). Uno di quelli che aveva una propria visione del mondo e su quella tutto lo spogliatoio doveva conformarsi passivamente, adattandosi senza troppe domande, senza se e senza ma. L’ultima parola era la sua. Ed era insindacabile. Una volta mi sono permesso di chiedere perché non mi facesse giocare mai, e lui mi ha risposto: “Arriverà il tuo turno”. Così, secco”.

Anche con Carletto Mazzone non molta simpatia (”con lui ho avuto un rapporto problematico… un padre-padrone“), così come screzi con De Canio e Delneri. Ma ci sono anche quegli allenatori per i quali lo stopper pugliese spende parole d’elogio. Lippi ad esempio, “che rispetto a Capello ha un carattere un po’ più aperto. Con lui si può anche chiacchierare“, o Ranieri, anche se il rapporto finiva sul rettangolo verde (”quando cercavo un confronto l’ho sempre visto un poco sfuggente“). E poi il grande Zaccheroni:

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Juventus, incontro Agnelli - Capello

pubblicato da Panda


Questa sera Skysport ha diffuso la notizia di un incontro tra il presidente della Juventus Andrea Agnelli e l’ex allenatore della triade bianconera Fabio Capello. Secondo quanto riportato da Federico Ferri i due si sarebbe incontrati nel pomeriggio per discutere di calcio con Capello nei panni di consigliere per l’amico Andrea Agnelli. La società in via ufficiosa ha smentito questo incontro che invece secondo le notizie in possesso di Sky sarebbe realmente avvenuto.

Non sarebbe da prendere in considerazione però l’ipotesi di un clamoroso ritorno di Capello alla Juventus perché l’allenatore friulano ha tutta l’intenzione di giocarsi gli europei del 2012 con l’Inghilterra. Non è la prima volta che la dirigenza juventina chiede consigli ad un grande ex allenatore della sua storia. Due anni fa infatti Blanc interpellò Marcello Lippi che gli consigliò di investire sul suo pacchetto azzurro e alla fine naufragarono sia la Juventus che la sua Nazionale.

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Gigi Lentini si racconta in Tv: che frecciate a Capello e Materazzi!

pubblicato da vieni_127


Gianluigi Lentini, talento puro del calcio che fu, quello alla vigilia della frenesia di posticipi, televisioni e coppe lunghe un’eternità; era un’ala atipica Gigi da Carmagnola, Torino: dinoccolato, non propriamente un corridore provetto, eppure andava forte, piedi lucidi, tre polmoni e un buon feeling col gol. Quand’era al Toro, inizio anni ‘90, era il classico crack di un calcio italiano padrone incontrastato, nel mondo. Tant’è che Berlusconi lo vuole con sé al Milan per 18,5 miliardi delle vecchie lire, un record incredibile per l’epoca. Una buona annata col rossonero, poi quel maledetto 3 agosto del 1993: Lentini percorreva a bordo della sua auto la Torino-Piacenza, aveva appena giocato un’amichevole a Genova, gli si era bucata una ruota e aveva montato su il “ruotino“. A Villanova d’Asti va fuori strada, a 200 km all’ora.

Dopo l’incidente non riconoscevo più le persone e le cose, ricominciai a parlare come un bambino. Ora posso dirlo, quell’incidente ha bruciato in un attimo la mia carriera. Mi ha tolto tutto” le parole a La Tribù del Calcio, l’approfondimento calcistico curato da Paolo Ziliani in onda, come di consueto, il venerdì sera su Mediaset Premium. Lentini ce la mette tutta, nell’aprile del 1994 torna in campo, lui che era stato in coma. Ma Capello non lo vede più, neanche a Vienna nel 1995 quando il Milan si gioca la finale di Champions contro l’Ajax: “Anche lui ha contribuito a stroncarmi. Nella finale con l’Ajax, nel ‘95, stavo veramente bene, ma lui non mi fece giocare: quella notte, a Vienna, decisi di mollare per sempre il grande calcio. Avevo 25 anni“.

Nove presenze e un gol, il bottino dell’ultima stagione di Lentini al Milan, quindi via a riabbracciare Emiliano Mondonico, passato nel frattempo all’Atalanta: “Il Mondo è stato come un padre, per me, l’ho amato e odiato. Ci insultavamo tutti i giorni“. A Bergamo rivive giorni felici, gioca una intera stagione da titolare, quindi decide di far pace coi vecchi tifosi del Toro che all’epoca del suo passaggio al Milan se la presero a morte con lui: “Lo ricordo come se fosse adesso, mi sentivo un traditore. Poi però è successo che ci siamo rimessi insieme, e anche il Toro mi ha scaricato. Avevo 31 anni, ero ancora giovane“. Tre anni in granata, due in B con tanto di promozione e sei gol fatti, uno in A con 24 gettoni di presenza. Neanche un gol.

Era arrivata l’ora di diventare l’idolo di Cosenza: 84 presenze in quattro anni, di cui tre di B e una addirittura in Serie D dopo il fallimento dei calabresi. Lui, uomo piemontese, non abbandona la barca nella difficoltà, divenendo l’amatissimo capitano dei silani. Ai quali regala 9 reti. Fino a che diviene un uomo di 35 anni, se ne torna in Piemonte dispensando gol e magie al Canelli, alla Saviglianese, alla Nicese: Promozione o Eccellenza, col Canelli anche un Campionato Nazionale Dilettanti, conquistato proprio da lui, sul campo, insieme all’amico Diego Fuser. Non ha abboccato alle sirene dei reality show per famosi, lui alla fine ha scelto sempre il campo. Interpretando il calcio con grande spirito di sacrificio, volontà, sportività.

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L'ennesima rinascita di Ruben Olivera: "Sono cresciuto, grazie Lecce"

pubblicato da vieni_127


Ci sono certi giocatori di cui è davvero difficile tracciare un profilo tattico e, in minor misura, tecnico; di solito si parla di terzini o di centrocampisti centrali, per i quali un giudizio definitivo appare improbo (gli esempi sono diversi, ma non è il momento di farli). Quando invece si parla di calciatori offensivi, è molto più semplice avere una opinione: o si tratta di un fuoriclasse, o di uno bravo, o ancora di un mediocre o, infine, di un giocatore oggettivamente scarso. Ebbene, sfido chiunque a esprimersi circa Ruben Olivera: che diavolo di trequartista è? Spulciando il curriculum parrebbe davvero niente male.

A 19 anni viene acquistato dalla Juve di Moggi, un biglietto da visita di tutto rispetto, poi però si mostra discontinuo, con la testa calda e tatticamente indisciplinato. Pare una meteora, ma Fabio Capello (non uno qualunque) lo vede allenarsi in estate (siamo nel 2004, primo dei due anni capelliani) e lo vuole con sé: l’uruguagio ripaga la fiducia con 4 gol, tutti decisivi ai fini della vittoria (per cui 12 punti contro Lazio, Fiorentina, Atalanta e Chievo). Poi si fa male, nel post-calciopoli è un flop alla Samp, con Ranieri in bianconero non trova spazio, ma al Penarol nel gennaio 2008 esplode di nuovo. Quindi il Genoa.

Nel precampionato fa la bellezza di 13 gol giocando da prima punta, ma sulla sirena arriva Milito, il Pollo torna in panchina e alla fine naufraga. Di nuovo al Penarol, a 27 anni pare già sul viale del tramonto. Ma ecco che in estate lo contatta il Lecce di De Canio, firma su un contratto triennale, si piazza tra centrocampo e attacco dei salentini e riceve la fiducia di mister, compagni e ambiente in generale. E inanella una serie di prestazioni di tutto rispetto, condite con gol pesanti come quelli a Inter e Milan. E’ indubbiamente una rivelazione di questo pazzo Lecce, 2011 col botto dopo un novembre nero.

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Inter, parla Eto'o: il camerunese difende Benitez

pubblicato da vieni_127


Samuel Eto’o, uno che di solito parla coi piedi: preferisce il rettangolo verde ai virgolettati dei quotidiani sportivi, eppure il goleador dell’Inter questa sera sarà ospite di Piero Chiambretti. Puntata registrata, per cui già si conoscono le cose, molto interessanti, che ha detto. Vale la pena riportarle. Per esempio, sentite cosa ha da dire su Rafa Benitez, silurato dall’Inter circa un mese fa: “Non sono d’accordo con certe critiche gratuite rivolte a Benitez riguardo la sua esperienza interista. Fino ad un certo punto, in pratica fino alla gara con la Juventus, avevamo giocato bene. Poi, però, è successo qualcosa nello spogliatoio, ed è finita come è finita. Io di certo non potevo fargli la festa, anche perché lo conosco da quando avevo 17 anni e con lui ho sempre avuto un ottimo rapporto, ma sono cose che succedono… Inutile cercare un colpevole. Piuttosto, altri gli hanno fatto la festa che dite…“.

Niente male, soprattutto perché, come detto, è raro scucire qualche parola al camerunese. Che, sbottonatosi, parla anche di altri allenatori avuti. Su Capello: “È stato il mio primo allenatore europeo. Quanto mi faceva sudare… Ma lo ha fatto per farmi diventare uno dei migliori“. Su Aragones: “E’ come un padre per me, se sono arrivato fino a qua lo devo solo a lui“. Poi su Guardiola: “È un grande allenatore, abbiamo avuto dei diverbi, ma ci sentiamo ancora molto volentieri“. Senza escludere José Mourinho, prendendo spunto dalle parole di Mario Balotelli (”Mou è un maleducato“): “La premessa è che io apprezzo Mario, ma Mourinho è una persona più grande di lui e poi è un allenatore, e non si può mai sapere che cosa succede nella vita. Sarebbe stato meglio se ne avesse parlato con lui, ha sbagliato a parlarne alla stampa“. Infine il razzismo e gli episodi di Saragozza, quando abbandonò il campo all’ennesimo insulto piovutogli dagli spalti:

“È stata una brutta situazione. Non capisco come si possa pagare un biglietto per vedere una scimmia che gioca. I miei compagni mi hanno detto: dimostra che sei migliore e due minuti dopo quell’episodio ho segnato. A Saragozza non ho più giocato perché non meritavano di vedermi”.

Postilla finale. Il suo migliore amico milanese? Ma ovvio, Marco Materazzi, con cui esulta ogni suo gol: “Se sono all’Inter è solo grazie a lui“.

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Moratti infuriato con Benitez, entro 48 ore la decisione sull'esonero

pubblicato da Celephais


Sembra ormai imminente il divorzio tra l’Inter e il tecnico spagnolo Rafa Benitez. Il presidente nerazzurro Massimo Moratti, non ha infatti digerito le recenti dichiarazioni dell’allenatore, che al termine della vittoriosa finale del Mondiale per Club, aveva duramente criticato la società chiedendo rinforzi in vista del mercato di gennaio. Il patron dei milanesi si sarebbe dato infatti 48 ore di tempo per prendere una decisione definitiva, che verrà presumibilmente presa domani, quando sarà in programma un vertice tra lo stesso Moratti, il figlio Angelomario, il d.t. Branca e il d.s. Ausilio.

La formula sarebbe quella della risoluzione del contratto con una buonuscita che potrebbe oscillare tra i quattro e gli otto milioni di euro, ma tra le ipotesi prese in considerazione ci sarebbe anche quella di chiedere il licenziamento dello spagnolo per giusta causa. Il procuratore di Benitez, Quillon continua intanto ad ostentare sicurezza dichiarando: “non ho ri­cevuto la chiamata da parte di nes­suno dell’Inter e Rafa, sotto pressione per tan­to tempo, ha parlato solo perché vuole il meglio per il club. Lui è tran­quillo e ha fiducia nella società” ma una ricomposizione del rapporto appare ormai assai improbabile.

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