
Diego Armando Maradona torna in pista: nessun vecchio vizietto, il Pibe de Oro siederà nuovamente su una panchina dato che ha trovato un accordo con gli Emiri di Dubai. L’Al Wasl la prossima squadra, contratto di due anni (non si conoscono le cifre ma è facile ipotizzare tanti zero) e garanzia di poter portare con sé l’intero staff col quale ha allenato l’Argentina. Una sfida affascinante per l’ex campionissimo del Napoli che in squadra troverà lo spagnolo (o meglio, basco) Francisco Yeste, bandiera storica dell’Athletic Bilbao trasferitosi proprio la scorsa estate negli Emirati Arabi Uniti.
Ricordiamo che l’Al Wasl è la stessa squadra in cui approdò qualche anno fa Fabio Firmani (oggi in Cina), mentre tra gli allenatori celebri che l’hanno guidata segnaliamo l’austriaco Hickersberger, oggi all’Al-Wahda di Abu Dhabi ma famoso agli ultimi Europei perché ct proprio dell’Austria. Per Maradona invece è la quarta esperienza da allenatore, la prima lontano dal Sudamerica: iniziò nel 1994 con 11 partite alla guida del Mandiyú de Corrientes, quindi 12 gare come trainer del Racing de Avellaneda nel 1995, fino all’esperienza alla guida delle Seleccion argentina, conclusasi 10 mesi fa.

Chinaglia e Bettega furono i capostipiti, a fine carriera se ne andarono in America e Canada a portare un po’ di sano football agli indigeni che poco o niente ne sapevano di soccer; oggi sono molti i calciatori che decidono di emigrare all’estero, ma non nei campionati più blasonati del globo, non in Europa, bensì a centinana e centinaia di chilometri da casa. Se è vero che si sta inflazionando la penisola arabica (molti sono i giocatori che alla fine scelgono i petroldollari degli sceicchi), c’è da dire che alcune lande sono ancora calcisticamente inesplorate: l’Uzbekistan, che tanta smania ha di dire la sua nel panorama calcistico, ha alla fine avuto l’onore di ospitare nel proprio campionato Scolari e Rivaldo, poi c’è la Cina, che stiamo iniziando a conoscere. Grazie a Damiano Tommasi. E ora anche a Fabio Firmani.
L’ex laziale, svincolatosi dal club biancoceleste un mese fa, ha trovato l’accordo col Shaanxi Chanba (dove troverà l’immortale Mohammed Kallon), prima serie cinese; lui, che un paio di anni fa era stato anche a Dubai tra le fila del Al-Wasr, sarà dunque il secondo italiano nel calcio cinese, dopo l’apripista (e già citato) Tommasi che ha giocato per un annetto nel Tianjin Teda. Certo, nulla a che vedere con Simone Quintieri (nella foto), giovanili del Livorno (e amico di Chiellini) che di professione fa l’attaccante e che a 28 anni è passato da una squadra di Reggio Calabria (l’Hinterregio, in Serie D) al Semarang United, Indonesia (il bellissimo pezzo di Stefano Scacchi su Repubblica racconta a perfezione la sua storia).
E poi c’è Fabio Liverani, 34 primavere, carattere caldo e piedino delizioso: doveva rescindere ieri col Palermo, come confermato da Zamparini e da Sky, alla fine però non se n’è fatto nulla. Tutto rimandato di un paio di giorno, si dice, fatto sta che a Boston lo stanno aspettando; per lui infatti dovrebbero aprirsi a breve le porte della Major League Soccer, ultimamente meno esotica rispetto ai tempi di Pelè e George Best. Ricordiamo infine due scelte sui generis di calciatori nostrani; viene in mente Fabio Vignaroli nel 2009/10 in Australia nel Newcastle Jets, ma anche e sopratutto Salvatore Schillaci che nel ‘94 se ne andò in Giappone, al Jubilo Iwata, e segnò più di cinquanta gol.
Non poteva cominciare in maniera migliore l’avventura di Edy Reja sulla panchina della Lazio: l’allenatore goriziano alla sua prima partita riesce addirittura a conquistare l’intera posta in palio su un campo non facile come quello di Parma, i biancocelesti non vincevano lontano dall’Olimpico addirittura dallo scorso 31 agosto. Gli emiliani invece sono decisamente in crisi, la squadra di Francesco Guidolin non vince da due mesi e sembra aver smarrito le buone qualità messe in mostra nella prima parte della stagione. Oggi si sono dovuti piegare di fronte ad una rediviva Lazio, 2-0 il finale con le reti di Stendardo e Zarate (Il tabellino di Parma - Lazio 0-2 - Il video di Parma - Lazio 0-2).
La mano del nuovo allenatore si vede fin dalla formazione iniziale, Reja sceglie come modulo il 3-5-2 affidando il reparto offensivo a Rocchi e Floccari, lasciando in panchina Zarate. Le chiavi del centrocampo tornano nella mani di Cristian Ledesma alla prima apparizione in questo campionato, la sua presenza nella zona nevralgica del campo si è fatta sentire. I capitolini sono ben messi in campo ma nella prima frazione di gioco è il Parma a creare pericoli maggiori. Biabiany si divora un gol già fatto e più tardi si fa fermare da Stendardo, dalle parti di Mirante i laziali si fanno vedere poco, l’unica conclusione, tutt’altro che pericolosa, è di Floccari.




Tra le due squadre più brutte del campionato non poteva che uscire fuori un pareggio: la “nuova” Juve targata Alberto Zaccheroni non riesce ad avere la meglio di una disastrata Lazio, alla fine di 90 minuti non eccelsi è pari e patta e non c’è motivo per sorridere da nessuna delle due parti. Forse il bicchiere mezzo pieno è per i capitolini, capaci di rimontare lo svantaggio grazie all’unico uomo capace di tirare verso la porta di Manninger: Stefano Mauri, che già nel primo tempo aveva impegnato il portiere austriaco, l’autore del pari. In precedenza vantaggio juventino con un rigore più che dubbio realizzato da Del Piero. Qualche sussulto per i bianconeri, ancora distanti anni luce dall’essere credibili, ma comunque un pelino più “convinti” (Il tabellino e le pagelle di Juve - Lazio 1-1 - Le foto di Juve-Lazio 1-1).
Nessuna rivoluzione tattica per il nuovo allenatore della Juve, l’undici è quello che con moltissima probabilità avrebbe scelto anche Ferrara; speculare lo schema adottato da Ballardini che in attacco da fiducia a Cruz insieme a Zarate. Bastano pochi giri d’orologio per intuire che non sarà certo uno spot per il calcio, anche Saccani rimane inoperoso. Cerca di dare una scossa alla situazione Diego con un paio di tiri ma Muslera c’è; Candreva pare in palla, anche l’ex Livorno prova un paio di conclusioni da fuori ma la mira del centrocampista non è delle migliori. Molti tiri rimpallati dalla difesa biancoceleste, gli ospiti hanno un sussulto sul finire di tempo con una staffilata da fuori di Mauri che impegna Manninger.




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Oggi Luca Toni compie 32 anni: non tantissimi, neanche pochi per un campione che arrivato alla trentina ancora non aveva giocato una sola gara in Europa. Eppure in carriera questo lungo attaccante emiliano l’ha messa dentro più di 200 volte, sempre in campionati professionistici, vincendo tre classifiche marcatori (più una di Coppa Uefa) e aggiudicandosi la Scarpa d’Oro, primo italiano a riuscirci. Quest’anno infortuni e un po’ di appannamento sono risultati in 10 gol in meno in Bundesliga (24 l’anno scorso, miglior goleador del torneo, contro i 14 della stagione appena finita), sicuramente decisivi affinché il Bayern Monaco non sia riuscito a vincere lo scudetto a scapito della sorpresa Wolfsburg.
In ogni modo c’è poco da dire sul bel Luca Toni, un ragazzo che s’è sudato ogni tappa facendo a volte scelte rischiose che poi si sono rivelate quelle giuste: nato a Pavullo nel Frignano, ha fatto le trafili giovanili del Modena per poi esordire coi canarini 15 anni fa in C1. Due anni vicino casa con 7 gol in 32 partite, non abbastanza per la riconferma, così cominciò la sua peregrinazione: Empoli, in B, col primo gol fra i cadetti, quindi Fiorenzuola e Lodigiani dove, in terza serie, siglò 15 gol in una sola annata. Notato dal Treviso tornò in B coi veneti, dove nel 2000 mise a segno nuovamente 15 marcature: naturale il salto in A, lì vicino, a Vicenza.

Fabio Firmani da oggi non è più un giocatore della Lazio, la società capitolina lo ha ceduto in prestito all’Al Wasl, club arabo di Dubai. Come ha rivelato lo stesso giocatore la trattativa è stata portata avanti negli ultimi giorni, prima la società lo aveva avvisato che c’era la possibilità di un trasferimento, nel giro di poche ore quella possibilità e diventata certezza e Firmani si è trovato su un aereo alla volta del ricco emirato.
“Per me non è stato facile venire qui. Mi mancheranno tante cose. Ci tengo a fare chiarezza, ma senza fare polemiche, di cui la Lazio non ha affatto bisogno”. In pratica il giocatore è stato scaricato dalla sua vecchia società come si evince dalle sue stesse parole:
“Per l’ennesima volta la Lazio mi ha chiamato in sede per chiedermi di andare via. Certo ci può stare, non lo critico, anche se rimango convinto che le mie caratteristiche, come la fame e la grinta, potessero far comodo. Ma se il mister pensa di poterne fare a meno, è un suo diritto. La società mi ha chiamato per dirmi che c’era una possibilità di andar via, e che qui non avrei trovato posto. E se mi si dici che non servo, io non posso mettere la mia dignità sotto le scarpe. A chi dice che sono un mercenario, poi, rispondo che i soldi che vengo a prendere qui sono quelli che si guadagnano normalmente alla Lazio”.