Il Palermo non si ferma più: rifila tre sberle alla miglior difesa del campionato e conferma un momento più che positivo, sette partite senza sconfitte e quarta vittoria consecutiva al Barbera. Oggi la vittima sacrificale si è chiamata Fiorentina, mai con un passivo così pesante contro i rosanero, squadra che in campionato dimostra andamento altalenante e che in Sicilia, oggi, non ha mai davvero impensierito gli avversari. Almeno non nel primo tempo, quando i padroni di casa hanno costruito la vittoria grazie alla doppietta di Abel Hernandez, classe ‘90 dall’Uruguay, che già quest’anno aveva segnato a San Siro contro l’Inter. Sostituito da Igor Budan nella ripresa, è stato proprio il croato ad arrotondare il punteggio che fa gongolare Delio Rossi, ora quinto in solitaria con i suoi ragazzi (Tabellino di Palermo-Fiorentina 3-0 - Foto di Palermo-Fiorentina 3-0 - Video di Palermo-Fiorentina 3-0).
Senza Cavani e Simplicio, il Palermo si affida ad Hernandez, supportato dal genio di Miccoli e Pastore; i viola hanno gli uomini di maggior importanza in campo, da Mutu a Gilardino, ma nonostante la buona volontà, soprattutto nella prima frazione non ne azzeccano una. Merito, c’è da dirlo, degli avversari, pimpanti e in buona condizione fisica, supportati dalla freschezza atletica dei tre attaccanti e da un Liverani, ex di turno, solito geometra di centrocampo. Dopo un avvio di studio in cui però i rosanero guadagnano inesorabilmente metri, arriva il gol che spezza l’equilibrio: tiro da cineteca di Miccoli dal limite, traversa e tuffo di testa di Hernandez sulla ribattuta. Gol. E ne arriva un altro a ridosso del riposo: stavolta è Pastore ad accendere la lampadina, lancio filtrante e ancora rete del giovane uruguaiano con Frey in uscita.





Un punto a testa, tutto sommato giusto così: finisce a reti bianche il posticipo della prima giornata di ritorno, una gara non bellissima ma comunque godibile tra il Napoli della super striscia positiva (con stasera sono 13 le partite senza sconfitte per i partenopei in campionato) e il Palermo rinvigorito dalla cura Delio Rossi. Due squadre vive, che stanno bene fisicamente, con elementi di gran pregio e che di certo se la giocheranno fino alla fine per un posto in Europa; i migliori in campo i due portieri, con De Sanctis finalmente decisivo come i tempi belli di Udine, e Sirigu che conferma splendide qualità intuite da Zenga e non messe in discussione dal nuovo allenatore (Tabellino di Napoli-Palermo 0-0 - Foto di Napoli-Palermo 0-0).
Lavezzi e Liverani, due assenze di peso per le due formazioni: l’argentino è l’uomo delle ripartenze, peperino che si intrufola nello spazio e scardina le difesa con la velocità, il regista romano è invece il metronomo dei rosanero, fosforo e piedi buoni in mezzo al campo al servizio dei corridori siciliani. Nocerino e Migliaccio, a onor del vero, hanno offerto una buona prova anche sul piano tecnico per il centrocampo degli ospiti, così come può dirsi positiva la prestazione di Denis che nel primo tempo ha spesso messo in difficoltà la retroguardia avversaria. Buono il ritmo sin dall’inizio, il Napoli è più pericoloso con Hamsik, Gargano e Denis, ma Sirigu è spettacolare soprattutto sulla punizione dell’uruguaiano. Ma l’episodio clou della prima frazione è il rigore.




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Video: Sintesi, Youtube di Milan - Palermo 0-2 del 13 Dicembre 2009 Serie A

Cronaca di Milan - Palermo 0-2. Fotogallery di Milan - Palermo 0-2.




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Il Milan si ferma a dieci, stiamo parlando del numero di risultati utili consecutivi in campionato. La squadra di Leonardo inciampa in casa contro un Palermo che appare rigenerato dalla cura Delio Rossi. Accade tutto nella ripresa, dopo un primo tempo chiuso sullo 0-0, i rosanero passano in vantaggio grazie ad una grande conclusione di Fabrizio Miccoli. Il raddoppio porta invece la firma dell’australiano Mark Bresciano bravo a ribadire in rete dopo una bella giocata di Javier Pastore. I rossoneri sono irriconoscibili, evidentemente pesano nelle gambe le fatiche di Champions League, e non approfittano dello stop della Juve e del pareggio dell’Inter.
Leonardo risparmia Pato lasciandolo in panchina, il brasiliano aveva accusato qualche problemino dopo la gara con lo Zurigo. Favalli viene preferito a Kaladze, è lui il sostituto di Thiago Silva, in campo dal primo minuto c’è anche Antonini. In avanti Abate, Ronaldinho e Seedorf supportano Borriello. Delio Rossi sceglie Cavani come attaccante al fianco dell’insostituibile Miccoli, tra i pali il sempre più confermato Sirigu. La partita viene giocata a ritmi molto alti, dopo tre minuti Cavani fallisce clamorosamente l’occasione per il vantaggio. Il Milan si riprende dallo spavento e prova a rispondere all’agonismo dei siciliani, Seedorf mette un rasoterra molto interessante in area, Borriello manca l’impatto con il pallone per un soffio. Un minuto prima della mezz’ora è Bresciano a sbagliare, tre minuti dopo Borriello conclude bene ma il suo tiro finisce sul fondo per una questione di centimetri.




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Dalle stelle alle stalle in poco più di un mese: il Palermo dopo l’esordio vittorioso (ma anche molto fortunato) contro il Napoli, non ha saputo più conquistare l’intera posta in palio. Tre pari e due ko, appena sei punti per una squadra che per bocca del suo ambizioso allenatore Walter Zenga quest’estate faceva proclami da scudetto: “Voleva dare una provocazione, in questo momento siamo una squadra da retrocessione. In ogni modo rimaniamo una squadra, così come lo è il Napoli. Voglio ricordare il cammino dell’Udinese nella scorsa stagione: in dieci gare fece 3 o 4 punti, poi ne vinse 5 di fila. Trovò il bandolo della matassa. Bisogna lavorare. Dobbiamo cambiare qualcosa, ma la squadra c’è” ha detto sconsolato ma fiducioso il presidente dei rosanero Maurizio Zamparini.
Lui, vulcanico per antonomasia, per il momento non ha parole al veleno per nessuno: fiducia a Zenga (”Non è assolutamente a rischio“), nessun rimprovero per Rubinho (”Ma sono contento di avere Sirigu, se continua così resta in porta“), parole di incoraggiamento per Miccoli (”Non può fare tutto lui“), miele per Cavani (”Uno dei pochi che corre tutta la partita“) e ansia nel rivedere Liverani, infortunatosi a fine maggio scorso e in campo fra un mesetto. Ieri avrebbe voluto battere Ballardini, alla fine si è “accontentato” del pareggio nonostante la pessima partita dei suoi; ma a suo dire il futuro è roseo: ” Ho tanti giocatori giovani e forse raccoglieremo i frutti tra un paio d’anni. Mantovani alla Sampdoria ha lavorato 5 anni con giovani. Ho preso Hernandez, Kjaer, Cavani, Pastore, ne prenderò altri. Fare un buon campionato con un buon gioco. Sono contento anche se arrivo decimo con un buon gioco“.
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In principio fu Berlusconi, interista accanito che cercò di comprare il club nerazzurro: a picche ricevute virò sul Milan. Ma anche Bergomi, il nonno nerazzurro che prima di diventare una bandiera del club di via Durini era legato ai colori dell’altra sponda di Milano. Liverani un anno prima festeggiava come uno scalmanato per le vie di Roma lo scudetto giallorosso, l’anno dopo difendeva i colori della Lazio, e Molinaro esultava come un pazzo in un bar di Siena al gol di Samuel in un Inter-Juve 1-2 di 3 anni fa, per poi passare proprio ai bianconeri due anni dopo.
O ancora Achille Costacurta, il figlio di 5 anni di Billy che è interista sfegatato, o anche Emilio Fede, juventino doc fino all’invaghimento totale per Silvio e il suo Milan. Ma Balotelli no, non ce l’aspettavamo. In tenerissima età fu affascinato dal Milan, anni dopo fu anche invitato dalla società rossonera a vedere un derby Primavera, ma anche oggi che è un idolo dell’Inter pare non abbia perso il vizietto: nei giorni scorsi il Corriere dello Sport lo ha immortalato al centro di Milano entrare in uno store del Milan, in barba alle male lingue.
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Quando si dice un professionista: nel giugno del 2001 il romano Fabio Liverani era in giro per Roma, la sua città, a festeggiare lo scudetto dei giallorossi, squadra per cui tifava; tre mesi dopo Cragnotti lo comprò dal Perugia per 25 miliardi delle vecchie lire (ah, quanti soldi spendevano i biancocelesti in quel periodo) e lui accettò senza batter ciglio il trasferimento alla Lazio. Qualcuno se la prese anche a male, ma come detto Liverani si dimostrò semplicemente un professionista: oggi compie 33 anni e le sue geometrie al centro del campo scaldano il cuore dei tifosi del Palermo, sua nuova squadra.
Cresciuto tra Palermo, Napoli e Cagliari, il calcio dei professionisti lo assaporò a 20 anni a Nocera Inferiore; dopo solo 2 presenze coi rossoneri, ecco la Viterbese squadra con la quale giocò 104 partite andando a segno per 18 volte. Niente male per un centrocampista, naturale allora il grande salto con Guacci e Cosmi: i due lo vollero al Perugia e lì divenne famoso, sia per i richiami continui del suo allenatore che per le splendide prestazioni che gli valsero anche la chiamata in Nazionale (diventando il primo giocatore di colore ad indossare l’azzurro).

In questo campionato solo l’Inter aveva tenuto inviolata la propria porta in casa dei viola così come solo il Lecce aveva espugnato l’impianto fiorentino: in un solo colpo il Palermo non subisce reti e fa bottino pieno, battendo i ragazzi di Prandelli con un secco 0-2 su cui non si può dire nulla. I siciliani, reduci dalla batosta interna contro il Catania e senza gol da un mese, sono solidi in difesa e guizzanti in avanti, guidati dalla solita maestria di Liverani e pungenti in avanti con Cavani, Miccoli e Simplicio. La firma sulla gara la mettono proprio questi ultimi due, a inizio ripresa; i padroni di casa incapaci di reagire incassano il ko e fanno un favore al Milan, ora più saldamente al terzo posto. (Video)
Schemi più o meno speculari quelli scelti dai due allenatori: Prandelli riabbraccia Jorgensen e lo piazza dietro Mutu e Gilardino, Ballardini invece non cambia niente dando fiducia a Simplicio alle spalle di Cavani e Miccoli. A Montolivo e Liverani il compito di ispirare, Dainelli e Gamberini i difensori viola, Carrozzieri e Bovo quelli palermitani; in porta gli ottimi Frey e Amelia. La Fiesole fa la pace col suo allenatore, la Fiorentina cerca di ripagare l’appoggio partendo bene; Jorgensen dopo 5 minuti colpisce il palo, Gilardino sbaglia a pochi passi da Amelia.
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Strana partita al Barbera: vince il Catania che fino ad oggi aveva raccolto 5 pareggi e nessuna vittoria lontano dal Massimino, e lo fa segnando ben 4 gol, quasi quanti quelli segnati in trasferta dalla squadra di Zenga nelle altre uscite stagionali (6). Perde invece il Palermo che raccoglie zero punti in due sentite partite casalinghe: contro la Juve e nella partita odierna i rosanero non hanno segnato nessun gol e a fine partita sono andati in ritiro per ordine di Zamparini, che comunque non ha messo in discussione Ballardini. Si diceva strana partita: sì perché Bizzarri ha parato tanto e bene, perché il Catania ad ogni tiro ha fatto gol, perché Mascara ha trovato uno dei più bei gol del campionato (Fotogallery - Video).
Zenga ha preparato la partita con accuratezza: semplice ma non banale l’idea di mettere il bavaglio a Liverani, con un Baiocco trottolino sempre sul regista del Palermo; Carboni su Simplicio e voilà, le idee dei padroni di casa sono venute meno. Morimoto e Mascara avanti, poi, sono due clienti poco raccomandabili, soprattutto il giapponese che al 14° serve un pallone d’oro a Ledesma che batte per la prima volta Amelia. Il Palermo è nervoso, Bresciano più di tutti e va sotto la doccia già al 16° per un fallaccio su Morimoto; quest’ultimo, non domo, scatta sul filo del fuorigioco e dopo l’assist sigla il 2-0.
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