Nell’era dei reality show e delle telecamere onnipresenti nella vita quotidiana non poteva mancare il diario filmato della riabilitazione di un calciatore professionista. E’ il caso di Fabio Quagliarella, infortunatosi il 6 gennaio scorso, durante Juventus-Parma (1-4), quando si procurò la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro. Il video è accompagnato da brani come Money dei Pink Floyd, ma anche dalla più pacchiana Eye of Tiger dei Survivor (una delle canzoni del film su Rocky Balboa).
L’attaccante bianconero sta procedendo a grandi passi verso il recupero anticipato (la sua concreta speranza è di scendere in campo addirittura ad aprile) e si è esibito nelle vesti insolite di paziente, che descrive passo dopo passo la sua vicenda sanitaria e intrattiene i virtuali tifosi con spiegazioni dettagliate e sorrisi. Il video è stato diffuso sul sito della Juventus, mentre la sua versione integrale è riservata solo agli utenti della categoria “member”, i tifosi speciali che hanno acquistato la card della società.
Quagliarella corre già sul tapis-roulant: “Mi mancano gli allenamenti, i compagni di squadra, il pallone, il ritiro prepartita. Miglioro giorno dopo giorno. Sono molto concentrato sul mio ginocchio, per adesso ho solo sensazioni positive. L’infortunio era scritto nel mio destino. Questo è un ostacolo da superare con carattere. La mia fortuna è quella di poter contare su uno staff medico competente, che mi segue quasi 24 ore su 24. La Juve è una delle migliori società in Italia, in Europa e nel mondo“.
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Mentre si dibatte abbondantemente sul terzo gol di Edison Cavani, che dalle parti del Corriere dello Sport hanno rilanciato come un presunto “colpo dello scorpione”, è in realtà un altro il particolare che è sfuggito a tutti nel finale di Napoli - Juventus. Una provocazione, ancora più forte perché proviene da un calciatore e non da un tifoso, per il grande traditore e grande assente della partita di ieri: Fabio Quagliarella.
Il napoletano, ma ex giocatore del Napoli, era l’uomo più atteso sia perché giocatore più in forma fra i bianconeri sia perché odiatissimo dai sostenitori partenopei dopo il passaggio shock nel calciomercato estivo alla Juventus. Il grave infortunio al ginocchio l’ha tenuto lontano da un San Paolo che non vedeva l’ora di accoglierlo (eufemismo) e che aveva preparato un enorme maglia della Juve con il numero 71, il numero che nella smorfia napoletana sta per “traditore” (o se preferite per Ommo ‘e Merda). Il clima di nervosismo registrato attorno a questa gara è stato senza precedenti, basti citare il caso di Vincenzo Ricchiutti, giornalista, juventino e napoletano, epurato dal sito Tuttojuve dopo un editoriale provocatorio (ma certamente non “razzista, becero e idiota“), dopo le proteste di colleghi/tifosi del Napoli.
Tornando a noi, non è certamente strana la coreografia della Curva B, d’altra parte anche i tifosi bianconeri usavano il 71 per dare del traditore a Fabio Cannavaro, in quel caso ancor più paradossale “cavallo di ritorno” alla Juve dopo l’esperienza al Real. Sicuramente diverso è quel “2″ aggiunto alla maglia d’allenamento del Matador Cavani che abbiamo notato (per ora non registrato da altri media) per far diventare “27” il suo numero




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Fabio Quagliarella, nel giorno in cui ha conosciuto il drammatico esito dell’infortunio rimediato ieri nei primi minuti della gara contro il Parma, può farsi forza grazie alle parole di Filippo Inzaghi. L’attaccante milanista, che è fermo da novembre per lo stesso identico motivo, ha voluto incoraggiare il suo collega attraverso le pagine del sito del Milan, un gesto di solidarietà bello e assolutamente non scontato. Super Pippo, che è stato predecessore del napoletano tanto nella Juve quanto in nazionale, ha provato in qualche modo a consolare il collega.
Il numero nove rossonero dice di aver capito subito l’entità dell’infortunio, purtroppo lo stesso suo, guardando le immagini trasmesse in tv ieri pomeriggio e per questo gli fa un in bocca al lupo. Poi prova a raccontare al collega quello che accadrà nelle prossime settimane: “I primi giorni saranno difficili per lui, poi piano piano tutto andrà a posto, non appena non userà più le stampelle”. Ma Filippo Inzaghi è un campione anche nel carattere, capace di trovare motivazioni per reagire anche in una situazione difficile, invita lo juventino a fare lo stesso: “Fabio capirà durante l’infortunio che il trauma sportivo è serio, ma che poi, in fondo, le cose vere della vita sono altre. Gli sono vicino, passati i primi giorni si sentirà sempre più forte e sempre più carico. Forza Fabio!”.

Brutte, bruttissime notizie in casa Juve; la stagione di Fabio Quagliarella è finita. Questa mattina il giocatore è stato sottoposto ad una risonanza magnetica dopo l’infortunio patito ieri in campo, ed il referto è stato il peggiore possibile: rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, con una tempistica per il rientro di 4-6 mesi. I medici bianconeri erano certi si trattasse di una distorsione con interessamento dei legamenti, ma speravano che si trattasse del legamento collaterale per il quale i tempi di recupero sono più brevi.
La Juventus adesso è davvero in emergenza perché ha perso l’unico attaccante a disposizione in condizioni fisiche ottimali, oltretutto con Iaquinta che si è appena infortunato e starà fuori per un mese. In questo momento l’unica coppia possibile è quella formata dal crocerista Amauri, che ormai fa quasi tenerezza, ed il capitano Alex Del Piero che non sembra avere più la forza per caricarsi sulle spalle la Juventus come ha fatto fino ad un paio di stagioni fa. Adesso Marotta dovrà aguzzare l’ingegno e trovare un modo, visti i pochi soldi a disposizione per la campagna acquisti di gennaio, per riuscire a portare a Torino almeno due attaccanti se i bianconeri vorranno continuare a lottare per un posto in Champions.
Il primo acquisto dovrebbe essere quello di Luca Toni, ma la Juve senza Quagliarella avrà bisogno anche di un giocatore in grado di dare un po’ di imprevedibilità e velocità al reparto.





Su un disastrato terreno di gioco, quello del Bentegodi di Verona, la Juve non riesce a sfruttare a pieno il passo falso di ieri del Milan e strappa appena un pari contro il Chievo: partita intensa, ricca di episodi, coi padroni di casa che agguantano il pari nei minuti di recupero, togliendo ai bianconeri quello che la Dea Bendata gli aveva reso sette giorni fa contro la Lazio. C’è tanto da raccontare, a partire dal rigore parato da Storari al 16esimo minuto quando Marcolini si è fatto ipnotizzare dall’estremo difensore ospite (rigore assegnato da Bergonzi per fallo, con annesso giallo, di Chiellini su Moscardelli). Passata la paura, la banda di Delneri si ricompone e prima sfiora il gol con Sorensen, punta di destro stampata sul palo, poi passa con l’ennesima perla di Quagliarella che in rovesciata batte Sorrentino.
Così si va negli spogliatoi con la Juve in vantaggio, ma a inizio ripresa i piani di Delneri vengono stravolti dal rosso diretto a Giandonato: il giovane centrocampista strattona Constant lanciato a rete, fallo da ultimo uomo ed espulsione. Brutta gatta da pelare per la Vecchia Signora, esce Quagliarella per Salihamidzic, e intanto il Chievo non riesce a sfondare nonostante una pressione costante. Le occasioni per raddoppiare, grazie a contropiedi condotti dalla velocità di Krasic, non mancano: prima Iaquinta spara su Sorrentino in uscita, poi lo stesso Krasic si fa cinquanta metri palla al piede, supera Squizzi (nel frattempo entrato) e a porta vuota colpisce clamorosamente il palo esterno. Dentro Traoré, dentro Legrottaglie, fortino Juve che tira un sospiro di sollievo quando Moscardelli si mangia un gol di fronte a Storari.
Ma nel secondo dei quattro minuti di recupero lo sforzo, a dir la verità più di nervi che di idee, operato dai clivensi si concretizza col gol del pari, siglato neanche a dirlo dal capitano Pellissier: lancio alla disperata dalla mediana, torre di Moscardelli (oggi generosissimo) e palla all’attaccante valdostano che riceve tutto solo (piccola ma fatale distrazione di Sorensen) e batte Storari con un tiro piazzato. Non c’è molto altro da fare per gli ospiti che dunque si prendono il punto e vanno in vacanza con un pizzico di amaro in bocca; il Chievo interrompe la striscia negativa e si regala, dopo gli scherzi a Roma e Inter, un’altra prestazione di livello contro una big. Alla ripresa, il sei gennaio, Juve in casa contro il Parma, i veronesi invece andranno a far visita all’Udinese.
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Il Catania non perdeva al Massimino da quasi un anno, 20 partite tra campionato e coppe con 13 successi e 7 pareggi, ci vuole una Juve cinica e determinata per far crollare l’imbattibilità interna della squadra di Giampaolo: hanno ragione Luigi Delneri e i suoi ragazzi al termine di un match a tratti spettacolare, novanta minuti più o meno intensi con i bianconeri poco “cattivi” nel non chiudere definitivamente i conti. Finisce 1-3 grazie a una doppietta di Fabio Quagliarella che, a onor del vero, quando ancora non aveva asciugato le polveri era andato già a segno, palla sulla traversa poi oltre la linea quindi fuori, Damato non ha convalidato il gol. Ci trovavamo sull’1-1 dopo una prima mezz’ora di un buon Catania tuttavia poco pericoloso, poi un lampo Juve aveva riscaldato il match: cross di Iaquinta e tiro di controbalzo di Pepe, Andujar battuto e 0-1.
Dopo un centinaio di secondi, un po’ come accaduto a Brescia, gli ospiti subiscono il fulmineo pari: opera di Morimoto che approfitta di uno sciagurato rinvio al centro dell’area di Grosso e batte Storari. La Juve però non si scompone e nonostante la serata non brillantissima di Aquilani si riorganizza e torna a pungere, anche grazie a un Iaquinta in formato assist-man; prima del nuovo vantaggio dei bianconeri, però, il controverso episodio capitato a Quagliarella su assist di Krasic. Poi, come detto, Iaquinta si beve Silvestre e dà a Quagliarella ciò che il guardalinee gli aveva negato, palla all’attaccante napoletano e 1-2 prima del riposo. Bella mazzata per i padroni di casa che di fatto nella ripresa non riescono a mostrarsi pericolosi come in avvio di gara, complice anche l’1-3 maturato per l’errore individuale di Biagianti che si fa soffiare la palla da un Quagliarella implacabile, tiro da fuori e doppietta personale.
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La Juve continua a non perdere, ma di contro la Roma conferma i progressi mostrati negli ultimi tempi: all’Olimpico di Torino finisce 1-1 tra la quinta e la sesta forza del campionato, una partita spigolosa e non eccelsa in cui il pareggio probabilmente è risultato il punteggio più giusto. Dopo tre vittorie consecutive la truppa di Ranieri non va oltre il pari in terra piemontese, poche recriminazioni per i capitolini che hanno sì giocato un match a viso aperto ma che per via degli episodi potevano pure tornare nel Lazio con le pive nel sacco; più o meno lo stesso discorso può farsi per i padroni di casa, volenterosi ma mai realmente pericolosi. Succede tutto nel primo tempo: bianconeri avanti con Iaquinta, pareggia su rigore capitan Totti.
Avvio contratto, buone trame da ambo le parti ma fondamentalmente buon palleggio e tanta voglia di non farsi male; le occasioni non mancano, anche se alla spicciolata: per i padroni di casa è Iaquinta a sfiorare la marcatura con un Julio Sergio puntuale, ma anche Quagliarella con una deviazione di testa mancata e Melo, il cui tiro al volo risulta alto sopra la traversa; pericolosa anche la Roma, l’occasione migliore per Menez il cui tiro a giro e ben deviato da Storari. Poi i gol: il vantaggio juventino è firmato Iaquinta, bravissimo a girare al volo su cross di Aquilani. Poi un rigore dubbio di Mexes per intervento di Chiellini, Rizzoli compensa allo scadere per un fallo di mani di Pepe su punizione a tempo abbondantemente scaduto. Batte Totti ed è pareggio.
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La Juve non va oltre l’1-1 al Rigamonti, contro un Brescia aggressivo e ben organizzato che senza timori reverenziali ha cercato di impensierire i bianconeri, riuscendoci a più riprese. Partita non eccelsa ma comunque ben giocata, in cui l’agonismo ha sicuramente giocato il ruolo del protagonista, un match decisosi in appena 120 secondi: siamo poco dopo la metà della ripresa quando Quagliarella porta in vantaggio gli ospiti, passano due minuti e Diamanti pesca dal cilindro una magia delle sue, il gol del pari che fa esplodere l’impianto bresciano.
Nella prima frazione le emozioni, in ogni modo, non sono mancate; merito soprattutto delle Rondinelle che fanno del pressing e delle conclusioni fulminee, precise e da fuori il leit-motiv del match. Eder e Diamanti sono gli avanti bresciani coi piedi più caldi, è pronto Storari (anche se non sicurissimo) a respingere gli attacchi avversari; Caracciolo è impreciso. La Juve fatica a impostare gioco, sfrutta le fasce ma spesso è approssimativa, si affida dunque come gli avversari ai tiri dai 30 metri su cui Arcari, prima su Aquilani quindi su Sissoko, fa buona guardia. Da segnalare, sempre nei primi 45 minuti, anche la traversa dalla lunghissima di un ispirato Eder.
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La Juve conferma quanto di buono fatto otto giorni fa a San Siro e inanella il sesto risultato utile consecutivo in campionato: 3-1 al Cesena al termine di una partita ricca di spunti sia a livello di singoli che di squadra, con i romagnoli ben più che semplici comparse. Per la squadra di Ficcadenti un ko tutto sommato meritato ma condizionato dal pomeriggio nero dello stopper Pellegrino: coi suoi compagni in vantaggio di una rete, ha prima causato il rigore del pari, quindi ha collezionato il secondo giallo e ha lasciato gli ospiti in dieci per un’ora. Ovvio che a quel punto per la Juve è stata un’altra partita, col sorpasso sul finire di primo tempo con Quagliarella e definitivo tris nella ripresa, in gol Iaquinta.
Ma come accennato i cesenati avevano cominciato col giusto piglio: pressing, possesso palla, corsa e discreta tecnica, con tanto di gol del vantaggio di Jimenez, bravo a correggere in rete una torre perfetta di Schelotto su cross di Giaccherini. I padroni di casa si rialzano e iniziano a ruminare calcio, il pareggio arriva grazie a Del Piero che dal dischetto realizza un rigore guadagnato da Bonucci. E in 11 contro 10 arriva il 2-1: cross di Marchisio e inserimento perfetto di Quagliarella, di testa. Nella ripresa la squadra di Delneri gestisce alla meno peggio, pur non affondando il colpo; alla fine però ci pensa Iaquinta a chiudere i conti con un bel tiro al volo su cross di Salihamidzic.
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La Juve pareggia la seconda partita esterna consecutiva (e di nuovo per 0-0) al Dall’Ara contro il Bologna di Malesani, squadra fisica e tatticamente accorta che non ha mai impensierito Storari ma che, al contempo, ha limitato al massimo le bocche di fuoco juventine. Episodio chiave nel primo tempo, al 34° minuto: Krasic si invola sulla destra, entra in area affrontato da Portanova e va giù. Per De Marco di Chiavari è rigore, nonostante le furenti proteste dei felsinei. In realtà il serbo simula, va sul dischetto Iaquinta poco convinto e sbaglia quasi prevedibilmente, con Chiellini che incredibilmente esulta. Giustizia pare fatta, ma la gara cambia comunque: perché gli animi si inaspriscono, perché Krasic scompare sommerso dai fischi, perché De Marco viene inevitabilmente influenzato (nella ripresa penalty su Iaquinta non sanzionato).
Eppure nella prima frazione la Juve aveva rischiato seriamente il vantaggio, soprattutto con Quagliarella su assist proprio dell’ex CSKA Mosca, quindi con Marchisio il cui bolide da fuori indirizzato al sette viene deviato da un ottimo Viviano. Da segnalare, sempre nei primi quarantacinque minuti, la ricaduta di Amauri, di nuovo sofferente alla caviglia e sostituito proprio da Iaquinta. Nella ripresa la sostituzione di Krasic ridisegna la Juve, con Del Piero insieme a Quagliarella dietro a Iaquinta e centrocampo a tre. L’occasione principale capita a Martinez, che lavora bene un pallone sulla sinistra e spara fuori sul primo palo. Tanta corsa, anche errori, ancora molto bene Aquilani e Melo, ma anche il Bologna alla fine si merita la pagnotta con una gara accorta e tignosa. Finisce con Storari acciaccato, dopo sette minuti di recupero è 0-0: un risultato tutto sommato giusto, sul prato verde uno spettacolo sufficiente.
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