
Pareva la partita non dovesse giocarsi, alla fine l’arbitro Rizzoli l’ha fatta cominciare con appena 10 minuti di ritardo; in realtà il terreno di gioco del Bentegodi, Verona, non era così male, o meglio, non peggio di molti altri campi su cui quest’anno si sono giocate partite più o meno importanti. Chievo - Roma comunque si è svolta regolarmente e col senno di poi viene quasi da dire meno male: match vibrante e spettacolare, senza troppi fronzoli è bene definirla bella. Un tempo per parte, verrebbe da dire, con i giallorossi che non sanno se considerare il 2-2 finale una delusione o comunque un punto guadagnato; già, perché nella prima frazione la partita l’hanno fatta gli ospiti, difesa alta e attacco mobile con mille big in panca e reparto offensivo affidato a Simplicio, Vucinic e il redivivo Adriano. Doppio vantaggio Roma dopo 45 minuti: doppietta di Fabio Simplicio, il primo gol con caparbia, il secondo con un pizzico di fortuna.
Brutta botta per i “mussi volanti” che tuttavia non perdono la testa e nella ripresa cercano con calma di raddrizzare le sorti del match, invano. Sì, la difesa romanista, pure orfana di Juan e Riise, è dura a morire e allora ci vuole l’episodio per riaprire le sorti dell’incontro: il tiro di Moscardelli dalla lunga non è irresistibile, papera di Julio Sergio e uno a due. I clivensi allora si ringalluzziscono, operano una pressione costante e a tratti avvolgente, con Pellissier che galleggia perennemente sulla linea del fuorigioco e Constant che mette apprensione agli avversari ad ogni piè sospinto. Il 2-2 non è nell’aria, ma è immaginabile ed effettivamente arriva: lo realizza Granoche, subentrato nella ripresa, che a tu per tu con Julio Sergio non sbaglia.
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Il Francesco Totti che si è presentato ai microfoni quest’oggi è da copertina: da Riscone di Brunico il capitano della Roma risponde foriero di dettagli alle tante domande che gli rivolgono i giornalisti, dichiarazioni non banali che abbracciano quasi tutto lo scibile calcistico. Si parte da dove si era chiusa la scorsa stagione, finale di Coppa Italia con calcione a Mario Balotelli, gesto forte con annesse critiche al romano: “C’è stato un momento in cui ho pensato di smettere per quello che era successo però alla fine parlando con delle persone importanti mi hanno fatto cambiare idea perché quando c’è la passione è difficile andare su altre strade. Balotelli? Dopo quell’episodio non ci ho più parlato. Se gli stringerò la mano quando lo incontrerò? La mano gliel’ho già stretta dopo quella partita, prima della premiazione. Ma nessuno se n’è accorto. Quello che hanno detto lui e il suo procuratore non è vero. È lui che m’ha insultato parecchie volte. Mi sono innervosito quando ha messo in mezzo i romani. Quando metti in mezzo il popolo, quando insulti una città e gente che ama veramente questa maglia, a me dà fastidio. È una cosa che non tollero“.
E poi la delusione del campionato, un tricolore buttato al vento dopo una splendida rimonta e un secondo tempo sciagurato contro la Sampdoria: “Che cosa ci è mancato? Il rush finale, è mancato il secondo tempo con la Sampdoria. Lì abbiamo perso lo scudetto, perché se avessimo vinto dopo sarebbe stato tutto in discesa. Comunque altre squadre sono più forti e hanno anche dei piccoli privilegi. L’Inter è tutelata. Da tutti. Come ai tempi della Juve, penso sia uguale, non è cambiato tanto. I torti ci saranno sempre. Poi cerchi sempre di pensare che gli errori siano in buonafede. È difficile, però ci pensi. Ma quest’anno il campionato l’abbiamo perso noi. Anche perché poi, ripensando a quella partita con la Samp, potevamo chiuderla nel primo tempo. Poi ci sono stati due episodi che hanno cambiato la gara. Penso comunque che sia stato giusto così perché se una squadra vince tre competizioni su tre merita un plauso“.
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Dopo le ultime stagioni di mercati estivi sonnacchiosi, la Roma mette la freccia in grande anticipo e già ai principi di giugno risulta la compagine più attiva in quanto a calciomercato: è quasi già storia il passaggio di Adriano dal Flamengo alla squadra della Sensi, oggi un’altra transazione è andata in porto e anche questa volta a costi contenuti. Arriva nella capitale a parametro zero il centrocampista ormai ex del Palermo Fabio Simplicio, giocatore atipico capace di grandi exploit in alcune partite quanto di match clamorosamente giocati a nascondino. Tant’è, buon acquisto tutto sommato per i giallorossi che hanno fatto firmare al brasiliano un triennale da 1,1 milioni netti a stagione.
Non si vive di solo mercato in entrata, anche in uscita il ds Pradé è per forza di cose molto impegnato. In concerto col tecnico Claudio Ranieri, potare la rosa romanista non è compito facile a cominciare dai portieri. “Doni ha fatto il suo tempo a Roma” ha dichiarato di recente l’allenatore giallorosso, con Alexander Doni che da Johannesburg non ha particolarmente apprezzato ma che forte dell’ingaggio di 2,5 milioni a stagione non ha poi tanta fretta di fare le valigie. Quasi certi invece l’addio dell’altro portiere Artur (Germania o Spagna), con Taddei che invece è bloccato sulla questione rinnovo (lui vuole un quadriennale, la società non va oltre i tre anni) ed è tentato dalle sirene juventine.

Il quarto posto in classifica, quello che garantisce l’accesso alla Champions League della prossima stagione, pare avere un saldo padrone: il Palermo di Maurizio Zamparini. Dopo la sconfitta di ieri della Juve contro il Napoli, i rosanero hanno un punto di vantaggio sulla Samp, ma soprattutto ben tre sui bianconeri (quattro se si considerano gli scontri diretti) e sui partenopei, un tesoretto niente male soprattutto dando un’occhiata al calendario: le prossime otto partite sorridono ai ragazzi di Delio Rossi con l’eccezione dell’infuocato derby al Massimino e un paio di tignose partite al Barbera (contro Milan e Sampdoria). Ieri il patron dei siciliani, Zamparini appunto, è stato intervistato da Gazzetta.it e ha parlato a tutto campo di recente passato, presente e futuro della sua squadra.
Innanzitutto nessuna dietrologia e idea di complotto circa il rocambolesco pareggio del Genoa al 97° di due sere fa: “Solo sfortuna e anche ingenuità da parte nostra, nell’episodio che ha portato al rigore con cui il Genoa è riuscito a pareggiare. Certo mi ha dato fastidio qualche ammonizione o qualche decisione arbitrale tipo allungare il recupero, ma una squadra che a 10 secondi dal termine commette un fallo da rigore deve rimproverare se stessa prima di tutto“. Certo è che i siciliani al Ferraris hanno giocato una partita davvero gagliarda, due punti persi ma consapevolezza incrementata: “Dopo la partita di ieri con il Genoa sono ancora più convinto che andremo in Champions League. Io voglio fermamente andarci e ieri il Palermo ha dimostrato di potercela fare“.
Solo il Catania risulta particolarmente indigesto al Palermo: gli etnei sono stati gli ultimi ad uscire imbattuti dal Barbera (era il 22 novembre scorso, finì 1-1) e sempre la squadra catanese è stata l’ultima a battere i “cugini” in casa propria (lo storico 0-4 di un anno fa). Quest’anno tra le mura amiche i rosanero non hanno mai perso e con l’1-0 di oggi ai danni del Livorno sono sette le vittorie consecutive in casa (su un totale di dieci alla Favorita). Eroe del giorno, manco a dirlo, il solito Fabrizio Miccoli che dopo vari tentativi suoi e dei suoi compagni (superbo l’ex Rubinho, bella rivincita per il portiere brasiliano) è riuscito a trovare il guizzo giusto per i tre punti (Tabellino di Palermo - Livorno 1-0 - Foto di Palermo - Livorno 1-0 - Video di Palermo - Livorno 1-0).
Vincere, vincere, fortissimamente vincere: la voglia del Palermo di conquistare era tanta, frutto anche della vittoria di ieri della Juve che aveva momentaneamente scavalcato in classifica la squadra di Delio Rossi. Nessuna comparsata, però, per Serse Cosmi e i suoi ragazzi, scesi in Sicilia col coltello tra i denti per raggiungere una salvezza sempre più complicata. E’ il giorno di Rubinho che dopo sei mesi sull’isola è tornato sulla terra ferma e vuole prendersi una piccola rivincita con i suoi ex tifosi; il brasiliano è in stato di grazia e se i labronici rimangono in pista per tanto tempo è principalmente merito suo. Certo, nel primo tempo l’assetto tattico degli ospiti è di quelli tignosi, scardinare le fitte maglie degli amaranto è un rebus che neanche ragionier Liverani o geometra Pastore riescono a risolvere.
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Neanche l’ottimo Palermo ammirato in queste ultime settimane è riuscito a fermare la Roma di Claudio Ranieri. I giallorossi non si fermano più, sono 14 i risultati utili consecutivi, il successo sui siciliani è il sesto di fila, numeri assolutamente impressionanti. Il re della serata è stato Matteo Brighi, suo il gol del vantaggio nel primo tempo ottenuto anche grazie ad una sfortunata deviazione di Bovo. Il centrocampista mette la firma anche sul terzo gol frutto di una bella conclusione di destro da fuori area. In gol anche Julio Baptista che sigla il 2-0. Nel finale il Palermo accorcia le distanze grazie ad un rigore trasformato da Fabrizio Miccoli concesso per atterramento di Pastore, ma ci pensa John Arne Riise a mettere la parola fine alla partita con il quarto gol romanista (Il tabellino di Roma - Palermo 4-1).
Il risultato finale è però abbastanza bugiardo, il Palermo per lunghi tratti della gara ha dominato sulla Roma che ha avuto il merito di reggere l’urto nei momenti di difficoltà grazie soprattutto alle parate di Julio Sergio e di essere cinica nello sfruttare ogni occasione favorevole. Francesco Totti recupera e scende in campo dal primo minuto ma la sua prova non è particolarmente brillante, il capitano rimedia anche un giallo che gli costerà la squalifica. Il primo tempo è un monologo rosanero, Cavani e Miccoli martellano la difesa giallorossa, l’estremo difensore brasiliano para tutto il parabile. Il vantaggio arriva poco dopo la mezz’ora, angolo di Totti e conclusione di destro di Brighi, Sirigu è sulla traiettoria ma viene ingannato da una sciagurata deviazione di Bovo. Si torna negli spogliatoi sul risultato di 1-0.





Un punto a testa, tutto sommato giusto così: finisce a reti bianche il posticipo della prima giornata di ritorno, una gara non bellissima ma comunque godibile tra il Napoli della super striscia positiva (con stasera sono 13 le partite senza sconfitte per i partenopei in campionato) e il Palermo rinvigorito dalla cura Delio Rossi. Due squadre vive, che stanno bene fisicamente, con elementi di gran pregio e che di certo se la giocheranno fino alla fine per un posto in Europa; i migliori in campo i due portieri, con De Sanctis finalmente decisivo come i tempi belli di Udine, e Sirigu che conferma splendide qualità intuite da Zenga e non messe in discussione dal nuovo allenatore (Tabellino di Napoli-Palermo 0-0 - Foto di Napoli-Palermo 0-0).
Lavezzi e Liverani, due assenze di peso per le due formazioni: l’argentino è l’uomo delle ripartenze, peperino che si intrufola nello spazio e scardina le difesa con la velocità, il regista romano è invece il metronomo dei rosanero, fosforo e piedi buoni in mezzo al campo al servizio dei corridori siciliani. Nocerino e Migliaccio, a onor del vero, hanno offerto una buona prova anche sul piano tecnico per il centrocampo degli ospiti, così come può dirsi positiva la prestazione di Denis che nel primo tempo ha spesso messo in difficoltà la retroguardia avversaria. Buono il ritmo sin dall’inizio, il Napoli è più pericoloso con Hamsik, Gargano e Denis, ma Sirigu è spettacolare soprattutto sulla punizione dell’uruguaiano. Ma l’episodio clou della prima frazione è il rigore.




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Video: Sintesi, Youtube di Milan - Palermo 0-2 del 13 Dicembre 2009 Serie A

Cronaca di Milan - Palermo 0-2. Fotogallery di Milan - Palermo 0-2.




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Il Milan si ferma a dieci, stiamo parlando del numero di risultati utili consecutivi in campionato. La squadra di Leonardo inciampa in casa contro un Palermo che appare rigenerato dalla cura Delio Rossi. Accade tutto nella ripresa, dopo un primo tempo chiuso sullo 0-0, i rosanero passano in vantaggio grazie ad una grande conclusione di Fabrizio Miccoli. Il raddoppio porta invece la firma dell’australiano Mark Bresciano bravo a ribadire in rete dopo una bella giocata di Javier Pastore. I rossoneri sono irriconoscibili, evidentemente pesano nelle gambe le fatiche di Champions League, e non approfittano dello stop della Juve e del pareggio dell’Inter.
Leonardo risparmia Pato lasciandolo in panchina, il brasiliano aveva accusato qualche problemino dopo la gara con lo Zurigo. Favalli viene preferito a Kaladze, è lui il sostituto di Thiago Silva, in campo dal primo minuto c’è anche Antonini. In avanti Abate, Ronaldinho e Seedorf supportano Borriello. Delio Rossi sceglie Cavani come attaccante al fianco dell’insostituibile Miccoli, tra i pali il sempre più confermato Sirigu. La partita viene giocata a ritmi molto alti, dopo tre minuti Cavani fallisce clamorosamente l’occasione per il vantaggio. Il Milan si riprende dallo spavento e prova a rispondere all’agonismo dei siciliani, Seedorf mette un rasoterra molto interessante in area, Borriello manca l’impatto con il pallone per un soffio. Un minuto prima della mezz’ora è Bresciano a sbagliare, tre minuti dopo Borriello conclude bene ma il suo tiro finisce sul fondo per una questione di centimetri.




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Un buon numero di calciatori della serie A non ha ancora prolungato il contratto con la propria squadra di appartenenza. Alcuni di essi farebbero comodo a molte squadre, a partire dal macedone Goran Pandev. Ma è probabile che l’ormai ex attaccante della Lazio si accaserà all’Inter già da gennaio (Mourinho non ha mai nascosto il suo desiderio). Per Vieira questa potrebbe essere l’ultima stagione in nerazzurro: i piccoli screzi il tecnico portoghese costituiscono più di un segnale. (Lista completa)
Sculli, molto legato alla piazza ligure, è uno dei calciatori più interessanti della lista e appare tuttora difficile un divorzio dal Genoa. Bresciano e Simplicio dovrebbero rinnovare con il Palermo (anche se con Zamparini tutto può succedere), mentre Barreto del Bari è già adocchiato da 3 o 4 squadre. Criptica la situazione ed il futuro di Cassetti e Taddei nella Roma. Dida potrebbe restare a Milano dopo le ultime convincenti prestazioni. Particolare la situazione della Lazio che dopo aver accantonato Ledesma e Pandev si ritrova con altri 4 giocatori in scadenza, oltre al macedone (Baronio, Brocchi, Dabo e Siviglia).
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