Highlights Inter - Palermo 4-4 | Video Gol
1 Febbraio 2012 - Incredibili emozioni a San Siro per i pochi spettatori che hanno scelto di affrontare il freddo e la nevicata per vedere la partita dell’Inter. Il risultato non è quello sperato dai tifosi nerazzurri, nonostante sul campo ghiacciato il Principe Milito riesca a segnare 4 reti nella stessa partita. Il Palermo gioca una buona gara, trova un Miccoli straordinario contro una difesa Lucio - Ranocchia molto meno aggressiva di quella che siamo abituati a vedere con Samuel in campo. Il vantaggio è proprio dei rosanero con Mantovani (l’unico estraneo alla sfida a distanza Miccoli - Milito) che sfrutta un buco su calcio d’angolo e appoggia in rete.
Immediato però arriva il pareggio dell’Inter che va negli spogliatoi dopo aver rischiato di completare la rimonta con Cambiasso, ma nella ripresa il primo gol di Miccoli riporta avanti il Palermo. Si scatena il ciclone Milito che con un rigore e un gol probabilmente viziato da un leggero fuorigioco sigla il 3 a 2. Normalmente si chiuderebbe qui, ma il numero 10 salentino non vuole essere da meno e riesce a battere ancora Julio Cesar e a costringere il Principe ad un altro sforzo per calare il poker. Dopo la tempesta di gol arriva un momento di calma e i tre punti sembrano acquisiti, ma ancora Miccoli ha la possibilità di incrociare in rete a 5 dalla fine il punto del definitivo (stavolta davvero) pareggio rossonero.
Le Foto di Inter - Palermo 4-4




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Il capitano del Palermo, Fabrizio Miccoli, grande protagonista della vittoria di domenica scorsa contro l’Inter, potrebbe essere sentito prossimamente dalla Procura di Palermo in merito a presunti rapporti con Salvatore Lauricella, figlio di Antonino, noto latitante palermitano arrestato ieri e ritenuto un boss mafioso in forte ascesa. Il giocatore, che non risulta comunque iscritto nel registro degli indagati, avrebbe avuto, secondo la Dia, frequenti rapporti con il titolare di due rivendite di moto e sarebbe stato anche fotografato con lui sugli spalti dello stadio Renzo Barbera.
I maligni hanno ipotizzato un possibile collegamento con un episodio del 2009, quando l’attaccante rosanero aveva subito una rapina nella sua abitazione in via Archimede, vicino al Borgo Vecchio, zona di influenza proprio del clan guidato da Lauricella. In quell’occasione due malviventi si erano introdotti in casa sua, costringendo la moglie a consegnargli soldi in contanti e un anello del valore di trentamila euro. Il presidente dei rosanero, Maurizio Zamparini, ha difeso a spada tratta il proprio giocatore, commentando in questo modo la notizia:
“Mi sembrano un mucchio di sciocchezze. Fabrizio Miccoli è un bravissimo ragazzo al di sopra di ogni sospetto come lo era ai tempi anche Rino Foschi. Palermo è una città strana, a differenza delle altre qui quando s’incontra qualcuno bisognerebbe informarsi prima sulla fedina penale”.
Il presidene del Palermo, Maurizio Zamparini, corregge il tiro, rimangiandosi almeno parzialmente le durissime dichiarazioni rilasciate nel dopopartita della finale di Coppa Italia persa ieri sera contro l’Inter, che aveva definito una “banda bassotti”:
“Mi sono pentito di aver chiamato l’Inter Banda Bassotti. Al novantesimo si dicono delle battute. Ritengo però che gli errori arbitrali abbiano sempre sfavorito il Palermo e fatto vincere all’Inter partite che non meritava.”
Il patron dei siciliani apre poi a un possibile rinnovo del contratto con l’allenatore Delio Rossi, già esonerato e poi richiamato nel corso di questa stagione, nei confronti del quale però non ha risparmiato alcune critiche, in particolare sulle sue scelte nella fase difensiva:
“La mia intenzione è di tenerlo ma bisogna vedere che squadra vuole e la parte economica, che per lui è più importante rispetto al Palermo. Ho dato l’incarico all’amministratore delegato di sentirlo e offrirgli non un triennale ma un altro anno di contratto per poi metterci attorno a un tavolo. Rossi non può dire sempre che il Palermo è giovane e inesperto. Messi non ha cinquant’anni, l’Arsenal ha quattro giocatori di 21 anni e fa grandi campionati e davanti abbiamo ragazzi come Hernandez, Pastore e Ilicic che ci chiedono tutti i grandi club d’Europa per fare i titolari. Mai, invece, che Rossi abbia detto di aver sbagliato atteggiamento: ho una formazione tecnicamente brava con un atteggiamento classico delle squadre di Delio, che pensano più ad attaccare che a difendere. Però così non si ottengono risultati: il Milan ha vinto il campionato prendendo meno gol di tutti, il Napoli è andato in Champions e noi siamo arrivati ottavi. Dovremmo trovare una via di mezzo, chiedere a Rossi un assetto diverso: magari dovrebbe essere il Palermo a giocare con le ripartenze quando incontra l’Inter.”
Palermo - Bari 2-1: Video Gol e Sintesi Serie A Highlights HD
7 Maggio 2011 - Il Palermo batte il Bari in rimonta al Renzo Barbera. I pugliesi continuano ad onorare il campionato nonostante siano retrocessi matematicamente da tempo e mettono in difficoltà l’11 di Delio Rossi che si trova in svantaggio dopo la rete di Bentivoglio. Il pari arriva al 39′ con Miccoli su assist di Kasami, poi nella ripresa Bovo ribalta il risultato. Miccoli avrebbe anche l’occasione di segnare su calcio di rigore, ma prova un maldestro cucchiaio centrale e si rende protagonista di una figuraccia con il portiere Padelli che blocca senza problemi. Nell’ultimo quarto d’ora si rivede in campo anche Moris Carrozzieri, il difensore squalificato 2 anni fa per l’uso di cocaina.
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Quattro partite e subito il benservito, ovvio che Serse Cosmi ci sia rimasto di sasso quando ha appreso, dopo la batosta del “suo” Palermo contro il Catania, che poteva già fare le valigie. Uomo che non le manda a dire il grintoso umbro, è stato zitto per quasi una settimana e poi ha sputato fuori quel po’ di rospo che proprio non riusciva a mandare giù: se è vero che elogia Zamparini per l’organizzazione che è riuscito a profondere nel Palermo, dall’altro gli manda frecciatine niente male. E’ esplicativo, in tal senso, il racconto dell’immediata vigilia del serby siciliano, retroscena che Cosmi non lesina di raccontare con dovizia di particolari:
“Domenica mattina alle 10 il presidente Zamparini mi chiede la formazione. Gli dico che sta fuori Pastore e gioca Miccoli. Si arrabbia, per l’esclusione del Flaco e anche più per la presenza di Fabrizio. Abbiamo una discussione molto violenta. Pastore fuori perché era stato 12 giorni con la nazionale, già non era in grande condizione. In allenamento l’ho visto giù. L’ho fatto per tutelarlo. Gliel’ho spiegato in camera mia: “Recuperi e alla prossima riparti. Meglio così”. Sembrava sereno, convinto. Rinunciare a Pastore per capriccio sarebbe un suicidio. Non l’avrei mai fatto. Dopo la lite con Zamparini, io confermo la formazione provata in allenamento. Prima della partita Miccoli viene a parlarmi: “Mister, pensi a se stesso. Mi lasci fuori. So tutto”. Aveva saputo da giocatori che avevano parlato con il presidente. Fabrizio è un amico, nessuno ci metterà contro. Mi parla con gli occhi lucidi, sconvolto. Come posso mandarlo in campo? Era già nella lista dell’addetto all’arbitro. Cambio, metto Hernandez. La squadra sa tutto. Come può entrare in campo serena?”
Nella sua interessante intervista alla Gazzetta dello Sport, Cosmi racconta tante altre cose: se la prende con uno spogliatoio, quello del Palermo, molto spaccato, della solidarietà nulla dei colleghi allenatori e, come detto, riesce anche in qualche modo a ringraziare il suo presidente, almeno per un mese: “Perché mi ha dato una grande occasione. Alla fine è stato il più coerente. E il suo Palermo, per organizzazione e staff, è il capolavoro di un uomo intelligente. Sa bene che può lamentarsi delle mie scelte, non della qualità del mio lavoro“. Va bene, ma che ne pensa Zamparini?
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Domanda a cui nessuno, ad oggi, sa rispondere. Neanche il suo presidente Maurizio Zamparini, confuso come non mai sul futuro più prossimo e su quello più ad ampio respiro. Innanzitutto la questione allenatore: l’anno prossimo verrà confermato Serse Cosmi? Zamparini non lo esclude, gli esperti di mercato lo vedono alquanto improbabile: pare sia stato già contattato Gian Piero Gasparini, non certo un buon modo per il trainer umbro questo di preparare il finale di stagione.
A proposito, a otto giornate dal termine del torneo, quali gli obiettivi dei rosanero? Dopo cinque sconfitte di fila (nelle ultime 4 con zero gol fatti), una vittoria casalinga e prestigiosa, col Milan, seppur firmata da un difensore. Tutto ciò ha mescolato ancor più le carte perché ha dimostrato il valore della squadra, ma al contempo ha fatto aumentare i rimpianti per lo sciagurato mese e mezzo a perdere su e giù per la penisola. Eppure Cesare Bovo è ottimista:
“Serse Cosmi ci ha ridato la carica giusta. Psicologicamente non eravamo al top viste le grandi sconfitte. Il mister ha cercato di iniziare il recupero partendo proprio dall’aspetto mentale. La squadra è di livello, dunque bisognava lavorare innanzitutto sulla testa”.
Già, ma intanto c’è il derby al Massimino di Catania e allora a ingarbugliare ancor più la faccenda ci pensa lo stesso Zamparini che ricorre anche alla scaramanzia: “Il derby è derby e porta i giocatori a scendere in campo con uno spirito diverso. Poi abbiamo Serse Cosmi, il nostro tecnico portafortuna, che a Catania ha fatto sempre bene e l’ultima volta con il Livorno ha vinto al Massimino“. Senza dimenticare la Coppa Italia; il Palermo è impegnato nelle semifinali contro il Milan, ce lo ricorda Fabrizio Miccoli:

Tre sconfitte in tre partite, dodici gol subiti e appena 2 fatti, miscela esplosiva che stava già per far detonare il Palermo: lo 0-7 casalingo di oggi contro l’Udinese è equivalso a un bagno con la benzina per il già incandescente patron dei rosanero. A fine partita Maurizio Zamparini si è scagliato contro il suo allenatore, come per altro già aveva fatto contro la Fiorentina (4 gol presi al Barbera e sconfitta interna): “Rossi ha l’1 per cento di possibilità di restare in rosanero, provate a scommettere. Una squadra distrutta, ha rovinato il mio Palermo. Rossi ha distrutto questa squadra. Avevo detto all’allenatore di sistemare la difesa e non l’ha fatto. Rossi mi ha tolto Munoz che è il migliore della difesa. Non si può giocare così” ha tagliato corto l’imprenditore friulano, anche se c’è da dire che i problemi dei siciliani sono coincisi col forfait patito in Nazionale da Mattia Cassani.
In ogni modo, Delio Rossi non si scompone:
“Stiamo facendo una buona stagione, ne resto convinto. Ovviamente questa è una sconfitta che fa rumore ed è giusto che sia io a prendere tutte le responsabilità di questo 7-0 interno. L’Udinese ha infierito? Non sono d’accordo. E’ giusto che i nostri avversari abbiano proseguito a giocare e tentare di far gol. Alla fine hanno vinto maramaldeggiando ma, ripeto, i miei ragazzi non c’entrano nulla, la colpa è solo mia perché non ho preparato bene la gara. Fra noi e l’Udinese non ci sono sette gol di divario. Se loro sono riusciti a realizzarne così tanti è per colpa esclusivamente mia. Oggi ho sbagliato tutto, non mi sembra giusto dare la colpa ad altri. Io sono a capo di questo gruppo e quindi io sono il responsabile Ora le valutazioni le farà la società. Questo risultato non premia la qualità della mia squadra che finora in campionato ha fatto più che bene. Oggi non era giusto fischiare i giocatori che hanno dato quello che potevano dare. Personalmente sono stato bravo altre volte, oggi non lo sono stato. Dimissioni? Non è una parola che fa parte del mio repertorio. Io non mi dimetto perché sono un combattente. Di solito lascio quando le cose vanno bene e non quando vanno male”.
I giocatori parlano per bocca del loro capitano, Fabrizio Miccoli, che pure oggi non era della partita:
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Grande paura per Abel Hernandez, il giovane attaccante del Palermo ha subito una rapina ieri sera. Come ogni giorno il calciatore, terminato l’allenamento, aveva preso la sua BMW per tornare a casa. Poco lontano dal centro sportivo però è stato “toccato” da un ciclomotore con due persone a bordo. Il giocatore è sceso dalla macchina per constatare eventuali danni, è stato allora che uno dei due malviventi gli ha puntato una pistola in faccia chiedendogli tutto ciò che aveva. Il bottino è stato di alcuni soldi in contanti, un bracciale in diamanti e i suoi due orecchini ai quali era molto legato per motivi affettivi, per un totale di circa 10 mila euro.
Hernandez, chiaramente sotto shock, ha poi chiamato la polizia per sporgere denuncia. Le forze dell’ordine lo hanno ascoltato e sono ora alla ricerca dei colpevoli, ipotizzando anche un collegamento con un episodio analogo accaduto l’anno scorso: nella stessa via avevano subito infatti un’aggressione, sempre al termine degli allenamenti, Edinson Cavani e Nicolas Bertolo. In quella circostanza i due riuscirono a fuggire, scampando così un pericolo più grande, l’episodio però segno molto i due, tanto che alcuni riconducono proprio a quel tentativo di rapina la decisione di Cavani di lasciare la Sicilia.
I tifosi del Palermo hanno espresso la loro solidarietà al giocatore che potrà contare anche sull’affetto dei suoi amici e della sua famiglia per dimenticare questa brutta avventura. Ma non è la prima volta che dei giocatori rosanero sono protagonisti di avventure di questo tipo. Nell’ottobre del 2009, mentre si disputava Palermo - Udinese, dei malviventi fecero irruzione in casa di Fabrizio Miccoli e, minacciando moglie e familiari (erano presenti anche i figli piccoli), riuscirono ad estorcere tremila euro in contanti e un prezioso anello dal valore di 20 mila euro. L’episodio scosse il bomber leccese al punto di fargli meditare un addio, soltanto gli attestati di stima dei tifosi riuscirono a distoglierlo.
Un anno fa la vittima è stata invece Cesare Bovo, al difensore è stata rubata la macchina da sotto casa. Mentre andando indietro nel tempo possiamo ricordare l’auto incendiata a Cristian La Grotteria, in quel caso però si è forse trattato di una sorta di punizione per motivi personali. Sulla vicenda che ha visto coinvolto Hernandez è comunque intervenuto Maurizio Zamparini: “Quello che è successo è un fatto avvilente, il problema è vostro, non mio, non ho sentito Hernandez ma lo incontrerò non appena verrò a Palermo; stamani il giocatore parlerà con Sagramola (ndr. amministratore delegato del Palermo), so che tutti i compagni di squadra gli sono stati molto vicini; non so se il giocatore vorrà andare via, non sono nella testa di Hernandez ma spero che ciò non accada”.

Miglior goleador in Serie A coi colori rosanero, cittadino onorario di Corleone, capitano del Palermo: il nome di Fabrizio Miccoli è legato a doppi nodi a quello del Palermo dal 2007, eppure il piccolo fantasista salentino non ha mai nascosto il suo amore per il Lecce, squadra della provincia che gli ha dato i natali. Venuto al mondo a Nardò, cresciuto al San Donato, dopo una proficua parantesi nel settore giovanile milanista, la prima squadra professionista è stato il Casarano, Miccoli è sempre stato legatissimo alla sua terra e ad ogni gol siglato contro i giallorossi è sempre stata una piccola guerra interiore, felice per la marcatura e triste per averla marcata contro la squadra per la quale fa il tifo. Come successo domenica scorsa: 1-0 per la squadra di De Canio al Via del Mare, punizione allo scadere di primo tempo e gol del Romario del Salento.
Come ovvio nessun festeggiamento, anzi magone in fondo al cuore per aver impallinato i proprio conterranei. Ma a sorpresa Miccoli sbotta e decide, chissà forse convinto da qualcuno, di uscire allo scoperto: “È tutta colpa mia, sono attaccato a Lecce, alla squadra e alla gente del Salento, le mie emozioni dovevo tenerle per me, ho sbagliato. D’ora in poi non le esternerò più“. Anche perché l’amore non pare ricambiato: “Ad ogni sessione di mercato il mio nome viene accostato al Lecce ma poi non se ne fa mai niente quindi c’è qualcosa che non va, vuol dire che non è un interesse concreto. Ad esempio quando sono andato al Benfica ho chiesto al presidente del Lecce Semeraro di prendermi. I portoghesi hanno pagato il prestito 900.000 euro, non penso che Semeraro non avrebbe potuto pagare questa cifra“.
E aggiunge, circa le parole di De Canio e di una presunta promessa del numero 10 dei siciliani a vestire la maglia del Lecce: “Magari scherzava ma se l’ha detto in tono serio non va bene perché poi i tifosi pensano che ho sempre rifiutato il trasferimento. Mi è stato chiesto se volevo andare a Lecce in prestito per sei mesi. Ma secondo loro io posso mai andare dal mio presidente, da Zamparini, l’unico che ha creduto in me dopo il Benfica, a dire di mandarmi in prestito a Lecce? Per di più essendo il simbolo e il capitano del Palermo?“. Insomma, Miccoli è un giocatore (e bandiera, e capitano) del Palermo ed è ora di sottolinearlo a voce alta. Tanto è vero che “i veri tifosi mi hanno sempre difeso comunque non voglio più sentir parlare di Lecce, quello che provo lo terrò per me“.
E sulla sostituzione di domenica scorsa: “Non l’ho chiesto io, è vero che ero dispiaciuto e che mi ero isolato un po’ ma è stato Rossi che, vedendomi così, ha deciso di sostituirmi per il bene mio e della squadra tanto che in 10 minuti abbiamo ribaltato il risultato. Al tecnico avevo detto che in caso di rigore non avrei voluto batterlo ma le punizioni…Sono pur sempre il capitano e poi è stata la punizione più bella da quando sono rosanero“. Solito Miccoli, ma questa volta un po’ più deciso. Chissà perché.

Il Palermo batte la Juve 2-1 al termine di una partita intensissima, molto bella, giocata meglio proprio dagli ospiti: vincono i siciliani grazie a un avvio sprint, di certo palesi demeriti juventini nel corso di una prima mezz’ora da incubo; da quel momento in poi, però, i padroni di casa hanno arretrato il baricentro, memori della rimonta patita appena tre giorni fa contro l’Inter. La Juve allora ha preso in mano il pallino del gioco e ha costruito diverse palle gol sia sul finire di primo tempo che nella prima metà della ripresa. Il gol di Marchisio ha illuso gli uomini di Delneri, ma le reti in avvio di Miccoli e Migliaccio alla fine hanno fatto la differenza: ancora un ko per i piemontesi, questa volta generosi e sfortunati.
Nella Juve ci sono sin da subito i nuovi acquisti Matri e Barzagli, il Palermo è con dieci titolari su undici, con Andelkovic al posto di Munoz. Pronti, partenza e gol dei rosanero, addirittura in contropiede: se ne va Pastore, sventaglia sulla sinistra verso Miccoli, Grygera è leggerino nella chiusura, Buffon esce in maniera avventata e gol sotto le gambe del portierone bianconero. Bella mazzata per Del Piero e soci che cercano di rialzarsi ma capitolano al 20esimo per opera di Migliaccio: il mediano rosanero sfrutta a perfezione un cross dalla destra e spedisce in rete colpendo di testa tra Chiellini e Barzagli. Sembra l’ennesimo naufragio della Juve che però incredibilmente reagisce alla grande e inizia a macinare gioco.
E’ di Matri la prima grande occasione, ma l’attaccante appena arrivato da Cagliari si fa ipnotizzare da Sirigu a tu per tu; poco dopo la mezz’ora colossale fallo di mani in area di Bovo, Morganti non vede. Di lì a un paio di minuti però la Juve accorcia le distanze con la forza della disperazione: corner, respinta corta di Sirigu e gol a fil di palo di Marchisio. Il pari è nell’aria e per poco Matri non devia in rete il solito cross velenoso di Krasic. La ripresa si apre ancora coi bianconeri avanti tutta, ancora Matri tira a botta sicura e trova una fortunosa deviazione di Bovo; poi Marchisio il cui tiro è salvato sulla linea, infine Del Piero, tiro perfetto ma deviazione decisiva e fuori da poco. Il Palermo agisce di contropiede.
Così come quando nel primo tempo Pastore spedisce a lato sulla solita rapida ripartenza rosanero, anche nel finale il contropiede è l’unica arma a disposizione di un sempre più stanco Palermo che sfiora il 3-1 con Miccoli e Kasami. L’assedio juventino del finale porta a un tiro da due metri di Martinez, paratissima di Sirigu, quindi mischioni in area senza conseguenze. Finisce con la Juve sconfitta ma questa volta con onore; magra consolazione per Delneri e i suoi ragazzi, Delio Rossi invece finisce la partita senza voce e con i nervi a pezzi. Poco male, il suo Palermo riscatta la beffa del San Siro e regola per la sesta volta nelle ultime sette sfide una Vecchia Signora sempre più decrepita.
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