
È tutto pronto a Londra per l’attesissima finale di Champions League 2011, sul prato di Wembley scenderanno in campo domani il Manchester United e il Barcellona, per dare vita all’evento calcistico più atteso dell’anno. Due anni fa queste due formazioni si ritrovarono in finale e come sappiamo ebbe la meglio la squadra guidata da Sep Guardiola, 2-0 il risultato finale con reti di Eto’o e Messi. Inglesi e spagnoli diventano la sesta coppia a incontrarsi due volte in una finale di Champions League, gli ultimi tre rematch della storia hanno visto prevalere la squadra che aveva perso la prima sfida: l’Ajax nel 1995 vincendo contro il Milan vendicò la sconfitta del 1969; i lancieri provarono sulla loro pelle la stessa sensazione un anno dopo quando la Juventus vinse nella finale di Roma, pareggiando la sconfitta del 1973; l’ultimo doppio confronto della storia è quello tra Liverpool e Milan, con gli inglesi che si aggiudicarono il primo nel 2005 e i rossoneri che colsero la vittoria due anni più tardi.
Il Manchester United giocherà domani sera la sua quinta finale di Champions della storia, i Red Devils hanno trionfato tre volte su quattro in passato, l’unica sconfitta è proprio quella contro il Barcellona di due anni fa. Nel 1968 gli inglesi, guidati in campo da Bobby Charlton, travolsero il Benfica con un sonoro 4-1, fu una vittoria molto significativa per due motivi: arrivò dieci anni dopo la sciagura aerea di Monaco che aveva decimato la squadra e rappresentava la prima vittoria di un club inglese nella massima competizione europea. Per ritrovare lo United in finale dobbiamo aspettare oltre trent’anni, si arriva così al 1999 e alla finale ricca di emozioni contro il Bayern Monaco, con i due gol nei minuti finali di Sheringham e Solskjaer che ribaltarono il vantaggio firmato da Basler. Altrettanto importante è l’ultima finale vinta, quella contro il Chelsea, nel derby inglese la squadra di Manchester si impose ai calci di rigore, fatale fu l’errore di John Terry.
Sei sono invece le finali giocate dal Barcellona, tre vinte e tre perse. Le prime due della storia blaugrana coincisero con altrettante sconfitte, la prima nel 1961 contro il Benfica (3-2 per i portoghesi il finale), la seconda nel 1986 persa ai rigori contro la Steaua Bucarest, i catalani sbagliarono quattro tiri dal dischetto di fila. Il 1992 è l’anno del primo trionfo, a farne le spese è la Sampdoria di Vialli e Mancini, la partita, lo ricordiamo tutti, fu decisa da un bolide di Koeman su calcio piazzato. Due anni dopo il Barcellona incontra un’altra italiana, il Milan, la squadra di Fabio Capello impartisce una severa lezione di calcio agli spagnoli che perdono 4-0. Il nuovo millennio porta più fortuna ai blaugrana che centrano due vittorie, nel 2006 con Rijkaard in panchina battono 2-1 l’Arsenal, due anni fa il trionfo contro il Manchester United nell’anno in cui la squadra di Guardiola vinse tutto.
JO’BULANI, il pallone adidas utilizzato nella finale della FIFA World Cup™ 2010 tra Olanda e Spagna, è diventato uno dei cimeli più costosi del storia dei mondiali del calcio, essendo stato venduto per 48.200 sterline. Il pallone, creato appositamente per la finale, è stato venduto all’asta su eBay ad un gruppo di tifosi spagnoli che hanno presentato l’offerta più alta. Tutti i proventi saranno devoluti all’associazione 46664 di Nelson Mandela. Prima dell’assegnazione all’offerente più alto le offerte per il pallone di Spagna-Olanda hanno raggiunto quota 133 da 55 offerenti internazionali.
Il pallone adidas, nonostante le polemiche, entra così nella storia, chiudendo con successo l’asta con un’offerta di £48.200, una delle offerte più alte per il calcio su eBay. Il pallone adidas Roteiro utilizzato da David Beckham durante i quarti di finale di UEFA Euro 2004™, ad esempio, è stato venduto per €28.050.



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Chi ha avuto la fortuna di vedere il documentario “Kill the referee” non potrà che essere felice per la designazione di Howard Webb quale arbitro dell’imminente finale di Champions League tra l’Inter e il Bayern Monaco: il fischietto inglese fu grande protagonista della pellicola (andò in onda su Mediaset Premium qualche mese fa), in cui veniva raccontato l’Europeo del 2008 dalla prospettiva degli arbitri. Ebbene, in quella manifestazione l’allora 37enne di Roterham fu nell’occhio del ciclone per la partita Austria-Polonia, in cui assegnò un rigore al 90° ai padroni di casa facendo andare su tutte le furie i polacchi.
Fu minacciato di morte e tornò in patria praticamente scortato, il tutto immeritatamente dato che il gol dei polacchi fu segnato in fuorigioco e il rigore poi per gli austriaci in fondo c’era tutto. Insomma, è un bravo arbitro e un bravo ragazzo il prossimo fischietto della finalissima, il più giovane della storia (39 anni da compiere) a dirigere l’atto finale della coppa dalle grandi orecchie. Ex poliziotto, ormai “in pensione” per lasciar spazio esclusivamente alla professione di arbitro di calcio, è considerato l’erede naturale di Graham Poll e viene da una stagione praticamente perfetta (unico neo un dubbio rigore assegnato al Manchester United contro il Liverpool).
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La Lazio conquista la sua quinta Coppa Italia ai danni della Sampdoria (che resta così ferma a quota quattro) dopo una partita lunga e tesa, terminata solo ai calci di rigore. Primo tempo bello e scoppiettante con i biancocelesti in vantaggio dopo pochissimi minuti con la solita perla di Zarate; quindi Castellazzi evita il tracollo ma poi i blucerchiati vengono fuori e prima del riposo trovano il pari con un guizzo di Pazzini. Tanta intensità nel secondo tempo ma il risultato non cambia, stesso copione nei trenta minuti supplementari: si va così ai rigori, sbagliano Cassano e Rocchi, ad oltranza l’errore decisivo è di Campagnaro, mentre Dabo non sbaglia.
Olimpico stracolmo, quasi 20000 doriani piazzati principalmente in Curva Sud, il resto è un continuo sventolio di bandiere celesti: Delio Rossi osa Pandev anziché Rocchi, fiducia a Rozenhal al centro della difesa, Dabo e Ledesma in mediana; Mazzarri sfodera l’usuale 3-5-2 con Sammarco a centrocampo e il trio di difesa formato da Lucchini, Campagnaro e Accardi. Pronti, partenza e… gol della Lazio: invenzione del genietto Zarate che si inventa un tiro a giro imparabile per Castellazzi. Insistono i capitolini che sfiorano il raddoppio con Pandev (paratone di Castellazzi sulla botta da due passi del macedone), ma poi subiscono il pari dei liguri (Fotogallery).
“In nessun caso verrà cambiata la sede della finale. Che volete che vi dica? Non sono mai contenti. Hanno criticato la finale a Mosca, quella ad Istanbul ed adesso fanno lo stesso con quella di Roma. Non si può mica giocare ogni anno la finale di Champions League a Wembley. Nessun club ha mai mosso la minima osservazione riguardo alla finale. Ci siamo recati più volte a Roma e siamo più che soddisfatti dai preparativi. Siamo certi che tutto si svolgerà a meraviglia”.
E’ il sarcastico commento del direttore della comunicazione Uefa William Galliard sulle insistenti pressioni della stampa inglese che sta attuando una sorta di campagna mediatica, contro la decisione di far disputare la finale di Champions League a Roma. Una dichiarazione che non lascia spazio a cambiamenti di sede dell’ultima ora. In queste ore è stata la volta dell’autorevole Times: il quotidiano inglese, in un fin troppo denigratorio articolo, si chiede “quante persone devono essere accoltellate a Roma prima che l’Uefa acconsenta a spostare la finale della Champions League?”. L’articolista continua scrivendo che “I famigerati tifosi della Roma sono rimasti all’epoca buia degli anni Settanta e Ottanta, ma questo non ha dissuaso l’Uefa dal portare avanti il contestato progetto. E’ l’ora di muoversi”.
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E’ stato presentato ieri il logo della prossima finale di Champions League che si disputerà il prossimo 27 maggio all’Olimpico di Roma. La cerimonia ha avuto inizio alle 11,30 nella sala Giulio Cesare in Campidoglio, erano presenti il sindaco Gianni Alemanno, il direttore delle competizioni internazionali per club dell’Uefa Giorgio Marchetti, il presidente della FIGC Giancarlo Abete e il vicepresidente nonché capo del comitato organizzatore della finale Demetrio Albertini (Fotogallery).
Il logo, ideato dallo studio grafico londinese Radiant, pone in primo piano la mitica coppa dalle grandi orecchie poggiata su una corona d’allora, simbolo per eccellenza della vittoria in epoca romana, sullo sfondo fa bella mostra di sé il Colosseo in versione stilizzata. Sulla coppa è scritto in numeri romani 2009 e in cima alla composizione campeggia la dicitura “Hail the Champions” (Ave ai Campioni). L’obiettivo, come si legge nel comunicato stampa della Uefa, era quello di coniugare i simboli moderni della competizione con quelli antichi della storia di Roma.
Alle 18,30 di ieri poi è avvenuta la presentazione a tutta la città con delle proiezioni sul Colosseo, lo spettacolo è durato fino a mezzanotte. Molto orgoglioso il sindaco di Roma: “La finale di maggio non è solo un evento sportivo, ma è un grande evento sociale e culturale che permetterà di mostrare al mondo la faccia della nostra città“. Dello stesso tenore anche le dichiarazioni di Marchetti che ha voluto sottolineare l’importanza dell’evento che va ben oltre una semplice partita di calcio.
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Dopo dodici anni il Brasile torna Campione del Mondo di Futsal, specialità da noi volgarmente conosciuta come “calcetto” ma più correttamente Calcio a 5. Nella finalissima del Fifa Futsal World Cup, i verde-oro hanno avuto la meglio sulla Spagna detentrice del Trofeo nel 2000 e nel 2004 e giustiziera dell’Italia in una semifinale pazzesca.
Le due nazionali, che si sono divise le ultime sei edizione del Mondiale, hanno dovuto attendere i calci di rigore per conoscere il verdetto finale: 2-2 al termine dei tempi regolamentari e dell’extratime e definitivo 6-5 dopo i tiri dal dischetto. Decisive le due parate del secondo portiere brasiliano, Franklin, che ha rilevato per l’occasione il titolare Tiago.
Per l’Italia una medaglia di bronzo conquistata con rabbia, grazie al successo sulla Russia per 2-1. Bronzo amaro per un’Itafutssal che aveva accarezzato il sogno iridato e che la finale, probabilmente, l’avrebbe anche meritata.

L’Argentina è riuscita a confermare l’oro di quattro anni fa ad Atene ed è ancora sul gradino più alto del podio dopo aver battuto in finale la Nigeria grazie ad un gol del promettente esterno del Benfica Di Maria, nella precedente edizione era stato invece di Tevez il gol partita. La vittoria serve anche da rivincita per la sconfitta subita alle olimpiadi di Atlanta sempre contro gli africani che in quella occasione si imposero per 3-2.
Lo stadio di Pechino per l’occasione è una fornace, si segnalano 32 gradi con il 35% di umidità, ma all’interno dell’impianto probabilmente la temperatura è ancora più elevata. Forse è per questo che la partita fin dall’inizio non ha offerto ritmi indiavolati. La Nigeria sembra sopportare meglio il calore è attacca con più continuità ma i sudamericani riescono ad opporsi bene grazie ad un’attenta tattica del fuorigioco.
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Il Torneo dell Ferrovie Russe, giunto alla sua seconda edizione, ha premiato gli spagnoli del Siviglia. La formazione allenata da Manolo Jimenez, dopo aver battuto il Milan per 1-0 nel primo incontro, ha seccamente dominato i padroni di casa del Lokomotiv, imponendosi per 3-0 nella partita che assegnava il Trofeo (dopo il salto il video con gli Highlights).
Mentre il Milan veniva massacrato dal Chelsea, il Siviglia si iscriveva nell’Albo d’Oro, succedendo al PSV Eindovhen, vincitore della prima edizione del quadrangolare amichevole nato per celebrare i 170 anni delle ferrovie russe. Proprio dalle ferrovie nel 1936 nacque la Lokomotiv Mosca, uno dei club più conosciuti dell’ex Unione Sovietica.
Senza storia la finale, con un Siviglia troppo superiore che dopo 4 minuti si trovava già in vantaggio grazie al goal di Romaric. Al 23esimo, match chiuso dalla marcatura del solito Konè.