
Quando si leggono interviste come quella rilasciata da Gabriel Omar Batistuta al settimanale francese France Football un pizzico di preoccupazione diventa legittima. Classe 1969, l’ex attaccante della nazionale argentina (miglior realizzatore nella storia della Selección con 56 gol) e di Inter, ma soprattutto Fiorentina e Roma, è attualmente direttore sportivo del Colon di Santa Fe e di tanto si diletta a fare il commentatore televisivo. Diede l’addio al calcio nel 2004 dopo una breve apparizione in Qatar.
Ebbene Batigol ha rivelato alla stampa le sue ultime vicissitudini di salute in cui confida di non poter più correre: “C’è stato un momento in cui stavo malissimo. Non potevo quasi più camminare. Ora sto meglio. Non posso però più giocare a pallone perché non posso più correre, ma almeno adesso cammino abbastanza bene”. Batistuta afferma di non conoscere (o non vuole rivelarle) le cause di questa patologia, tuttavia France Football gli chiede se siano state le troppe infiltrazioni in tutti gli anni in cui ha giocato da calciatore professionista:
“Di infiltrazioni non ho fatte tantissime. Però giocavo sempre. Su una stagione da 70 partite, ne facevo 65. E davo sempre tutto. Avevo difficoltà ad accettare di stare fermo per un infortunio. Se tornassi indietro, forse starei più attento a me stesso, ma alla fine neppure troppo. Mi piace segnare, sentire il pubblico”.
Foto | © TMNews

Houssine Kharja e la Fiorentina, un amore che tarda a sbocciare: solo problemi tecnici o anche fattori esterni? A sentire la società gigliata il problema nasce dal comportamento del marocchino che di fatto fa il pendolare tra Milano e il capoluogo toscano, il tutto con la Frecciarossa. “Andare e tornare da Firenze a Milano non mi sembra qualcosa che debba nascondere, io non sono l’unico calciatore di serie A che ha questo tipo di vita, ci sono tanti altri giocatori che hanno le loro famiglie che vivono in altre città” ha dichiarato il giocatore a France Football. Si parlava nei giorni scorsi di una probabile multa per lui, in realtà la sanzione è arrivata ma solo perché ha concesso questa intervista al quotidiano francese senza autorizzazione.
“Io mi muovo sempre ad inizio settimana, ho una famiglia, non vivo solo per il calcio anche se è il lavoro che mi permette di vivere. Mia figlia va a scuola di francese a Milano, da Firenze a lì c’è solo un’ora e mezzo di treno, che è una cosa molto pratica e non faticosa. Non penso che ci sia nulla di scandaloso, non credo che questi viaggi condizionino le mie prestazioni. I giocatori di Inter e Milan che vivono nel centro città ci mettono a volte un’ora e mezzo per arrivare a casa dopo l’allenamento per il traffico. Da giovedì a domenica vivo a Firenze” ha poi proseguito Kharja che però giovedì ha fatto l’ennesima capatina milanese per ritirare un documento salvo far poi ritorno in Toscana entro le 23 e 30. Situazione sotto controllo dunque, ma la Fiorentina continua a non apprezzare.
AGGIORNAMENTO: Puntuale arriva l’esclusione di Kharja tra i convocati della Fiorentina per la trasferta di Verona contro il Chievo; nella conferenza stampa della vigilia il tecnico dei viola Sinisa MIhajlovic spiega i motivi della non convocazione del marocchino: “Kharja non sarà covocato per la partita di domani con il Chievo, ha mancato di rispetto a me e ai compagni. Se ogni settimana ci sono dei problemi non si va da nessuna parte. Ho parlato con lui e mi ha assicurato che non lo farà più, qui ci sono delle regole e io devo farle rispettare per salvaguardare il gruppo. Se lui mi avesse chiesto il permesso di andare a Milano giovedì perchè aveva un impegno gli avrei detto di sì. Il fatto è che non ha chiesto il permesso nè a me nè alla società e per questo ha sbagliato“.

Alla fine Jeremy Menez non ce l’ha fatta più a restare in silenzio e si è deciso a raccontare la sua verità ai taccuini di France Football. Il francese è stato protagonista di un’ottima stagione, almeno fino ai primi mesi del 2011, poi un’involuzione che lo ha portato a vedere il campo sempre più di rado. Il crollo delle sue prestazioni è coinciso in qualche modo con il cambio in panchina della Roma, l’attaccante non ha stabilito un buon feeling con Vincenzo Montella e riconosce che questa può essere stata una delle cause delle sue pessime prove:
“Fino a marzo sono stato veramente bene. Dopo… Io sono una persona che ha bisogno di sentire la fiducia dell’allenatore per potermi esprimere al meglio, per questo le cose sono andate come sappiamo. Sono stato deluso dalla partenza di Ranieri, dopo le cose non sono andate come avrei voluto e come credo che sarebbero dovute andare. Non mi sono sentito troppo sostenuto, ma non c’è problema. Resta ancora una settimana di campionato, non ho molta voglia di parlare di questo anche perché non servirebbe a un granché”.
L’ex aeroplanino, parlando del momento difficile del transalpino, ha spiegato di aver provato a metterlo nelle condizioni di rendere al meglio. Il giocatore non sembra essere della stessa opinione:
“Ma non si tratta di mettere un giocatore in campo e dire: ‘L’ho fatto giocare’. Se ha detto questo e lo pensa, tanto meglio per lui. Non ho voglia di entrare in una sorta di piccola guerra, non serve a niente e non mi interessa. A quanto pare sono diventato la principale attrazione e ogni settimana se ne parla. Anche questo mi ha deluso”.
Menez dimostra però maturità quando ammette che sarebbe ingiusto addossare tutte le colpe al nuovo allenatore e con lucidità riconosce anche quelli che sono stati i suoi errori, molti comunque derivanti dall’addio di Claudio Ranieri, con il quale era riuscito ad instaurare un ottimo rapporto professionale e personale:
“Ma anche io ho le mie colpe. Io sono molto influenzato dal tipo di rapporto. Con Ranieri c’era un rapporto diretto. Discutevamo tranquillamente, mi diceva quello che si aspettava da me e basta. Quest’estate mi aveva fatto capire che aveva intenzione di farmi giocare. Mi ha aiutato molto e io ho l’ho ripagato. E con Montella? No, con lui no. Si parla lo stesso, lo rispetto per l’allenatore che è. Ma è così, ci sono allenatori che hanno più affinità con un giocare e viceversa”.
Continua a leggere: Jeremy Menez ha nostalgia del passato: "Con Ranieri si stava meglio..."

In un’intervista al settimanale francese ‘France Football’ l’olandese dell’Inter ha ribadito, non senza una punta di nostalgia, la sua fedeltà ad Josè Mourinho. Wesley Sneijder, pupillo del portoghese nella stagione d’oro dei nerazzurri, ha anche espresso la sua speranza per il Pallone d’Oro: “Vorrei aggiudicarmelo specialmente perchè in passato è stato vinto da Johan Cruyff, Marco Van Basten e Ruud Gullit (tutti olandesi, ndr). Mi piacerebbe vincerlo per ridare fierezza al mio piccolo Paese e rimetterlo davanti alla scena mondiale“. La speranza di Sneijder, già quattro trofei vinti nel 2010, “è che si prenda in considerazione l’intero anno”, che potrebbe concludersi anche col ‘botto’ del mondiale per club.
“Il mio ricordo di Mourinho? E’ incredibile il suo modo di mostrarti che sa gestire tutte le situazioni. Una volta mi ha detto ‘Wesley hai l’aria stanca, prenditi qualche giorno di riposo, vai al sole con tua moglie e tua figlia’. Tutti gli altri allenatori mi parlavano solo di allenamenti, lui mi mandava in spiaggia. Cosi’ sono partito per Ibiza tre giorni. Quando sono tornato, ero disposto a uccidere e morire per lui‘. L’olandese ritorna anche sui metodi di allenamento del portoghese:
Continua a leggere: Sneijder: "Per Mourinho ero disposto a morire e ad uccidere"

Tutta la Spagna si ubriacherà titolava qualche giorno fa Marca. E così è stato, perché la festa collettiva ha coinvolto tutti ed ha unito la Spagna. Il goal di Iniesta (giocatore del Barcellona nato in Castiglia e non catalano, come qualche commentatore lo ha erroneamente definito) ha liberato la gioia degli spagnoli che attendevano da sempre una vittoria del genere, mai arrivata in 80 anni di storia della Federazione. Il blocco vincente del Barcellona farà forse dimenticare, per qualche periodo, le ataviche divisioni interne del paese. La tipica inclinazione degli spagnoli alla fiesta, alla movida, si abbina alla perfezione alla gioia estemporanea e incontrollata per la conquista della Coppa del Mondo. Un delirio collettivo che probabilmente durerà ancora per molti giorni.









E arrivò l’ora della Spagna. Come successe per l’Italia nel 2006 quasi tutte le agenzie di stampa del mondo dedicano l’home page alla nazionale iberica, al suo primo trionfo nella competizione mondiale. Apoteosi incontenibile nelle redazioni spagnole: Marca titola con un gigantesco ¡¡¡Campeones, campeones!!!, As è sulla stessa linea con un semplice ¡¡Campeones, El Pais con España en la luna, ABC sceglie il classico Campeones del mundo, El Mundo con un onirico Campeones… y no es un sueño e poi con España, España, España!. Qui la ricca fotogallery con quasi 60 scatti di titoli delle redazioni di tutto il mondo.






Continua a leggere: I Titoli della Stampa Spagnola e Mondiale celebrano la Spagna

Il Pallone d’Oro assegnato da France Football e il Fifa World Player da oggi non sono più due riconoscimenti distinti, la rivista francese e la Fifa hanno siglato oggi a Johannesburg un accordo che porta alla loro fusione. Si chiamera Ballon d’Or Fifa, il primo sarà assegnato il prossimo 10 gennaio a Zurigo. La Fifa aveva istituito il suo riconoscimento nel 1991, molto più antico è invece quello che la rivista assegna a Parigi, dal momento che ha esordito nel 1956 con Sir Stanley Matthews primo fra i tanti campioni premiati nel corso di questi decenni.
La fusione tra i due premi appare quasi necessaria visto che da ormai cinque stagioni chi vinceva il Pallone finiva anche per aggiudicarsi le preferenze della Fifa, è successo per la prima volta con Ronaldinho, a lui sono seguiti Cannavaro, Kakà, Cristiano Ronaldo e Messi. Il nuovo metodo di votazione viene fuori dalla fusione di quelli dei due trofei, la giuria del Pallone d’Oro era composta dai più importanti giornalisti, mentre il Fifa World Player aveva come giurati i commissari tecnici delle 208 federazioni affiliate e altrettanti capitani: ora ognuna delle tre categoria sarà composta da 208 votanti, tutte e tre avranno lo stesso peso.
Continua a leggere: Pallone d'oro e Fifa World Player si fondono in un solo premio
Nel giorno più amaro è giusto farsi del male fino in fondo e dare uno sguardo ai titoli delle più importanti testate giornalistiche straniere. Dopo aver toccato uno dei punti più bassi della storia della nazionale italiana arriva il comprensibile mare di titoli giustamente sarcastici e beffardi da oltreconfine. Si va dal classico “Arrivederci Italia!”, al “Tutti a casa di Mamma” (alcuni tedeschi, come al solito, non riescono proprio ad evitare stupidi riferimenti extracalcistici), al “Ciao Azzurri”, al liberatorio “Italia? Raus!”. Il titolo del giorno spetta sicuramente al L’Equipe che non può gioire più di tanto per l’uscita degli azzurri e sceglie di mettere saggiamente nel calderone anche la nazionale francese: “L’Italia, l’altro fiasco“. Sembrano lontanissimi i tempi in cui italiani e francesi si prendevano in giro e si contendevano le finali del calcio continentale e mondiale…










Continua a leggere: Stampa straniera: "Arrivederci ridicola Italia, è fiasco!"

Possibilità remota, ma esiste. Nel caso in cui Italia e Nuova Zelanda dovessero pareggiare con lo stesso risultato i rispettivi ultimi incontri contro Slovacchia e Paraguay, per stabilire quale delle due formazioni passerà alla fase ad eliminazione diretta si ricorrerà al sorteggio. Le due nazionali sono appaiate a pari punti in classifica e hanno il medesimo numero di goal segnati e subiti avendo pareggiato per 1-1 entrambe le partite. Esiste un precedente favorevole: la semifinale del Campionato Europeo 1968, quando il 5 giugno, negli spogliatoi del San Paolo di Napoli, l’arbitro tedesco Tschenscher chiama i capitani dell’Italia, Facchetti, e dell’Urss, Scesternev, al termine dalla gara finita 0-0 dopo i supplementari. In quel caso la sorte arrise ai nostri.
I 6 criteri in caso di arrivo a pari punti - Scarica il Calendario del Mondiale
E’ senz’altro una situazione e un girone “da Italia” che ha qualche analogia con il mondiale del 1994, quando gli azzurri di Sacchi si qualificarono solamente come sedicesima squadra agli ottavi (migliore terza per goal segnati: tutte e 4 le squadre chiusero alla pari con quattro punti) in un gruppo abbordabile composto da Norvegia, Messico ed Eire. Con le regole del mondiale attualmente in corso quell’Italia che arrivò in finale non si sarebbe qualificata. Ma si trattava sicuramente di un’altra nazionale a cui i campioni non mancavano, a cominciare da Roberto Baggio. Oppure, tornando indietro nel tempo, come non ricordare i famigerati e contestatissimi tre pareggi del 1982 prima del trionfo: anche in quell’occasione gli azzurri di Bearzot si qualificarono solo grazie alla differenza reti. Altri tempi e soprattutto…altre Italie.





Continua a leggere: L'Italia si qualifica se...(attenzione all'eventualità sorteggio!)
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Nella miriade di caratteri cubitali manca un titolo che ci poteva stare: “New Zealand…Old Italy”. A scrivere in italiano ci pensa invece il sito del tabloid tedesco Bild con un “Mamma mia, Italien!” che sintetizza in pieno lo stato d’animo dei tifosi italiani e della critica sportiva. Ci si aspettava titoli ben peggiori dopo aver visto all’opera l’Italia. Forse anche la stampa straniera (e non solo quella italiana) è ormai consapevole del livello mediocre di questa nazionale e non piccona più di tanto gli azzurri. “I campioni vacillano” titola Marca che pone l’accento sul fatto che l’Italia vista quest’oggi è solamente una caricatura di quella che quattro anni fa vinse il mondiale. “Per l’Italia è All Black” è il titolo dell’argentino Ole che scherza con l’appellativo dei calciatori neozelandesi (All Whites).
“L’Italia, piano piano…” si consolano i francesi di France Football (e ne avrebbero un gran bisogno). “Il dolce odore del successo” (The sweet smeltz of success) scrive The Sun non rinunciando al solito gioco di parole (smell in inglese significa odore, Smeltz è l’autore del goal neozelandese). I quotidiani neozelandesi esaltano il risultato storico dei kiwi concedendo, per una volta, spazio al calcio. Ma senza esagerare perché il test match della nazionale di rugby neozelandese stravinto contro il Galles è ancora al centro dei dibattiti sportivi e quella calcistica rappresenta solo una dolce, insperata, ma breve parentesi.




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