
Di solito si presenta ai microfoni dei giornalisti dopo le sconfitte, perché Franco Baldini è tipo che ci mette la faccia; il direttore generale della Roma ha però deciso di presentarsi nella zona mista dello Stadio Olimpico anche dopo il roboante 4-0 della terribile banda di Luis Enrique ai danni dell’Inter, non tanto per celebrare il successo quanto per annunciare che Daniele De Rossi ha trovato l’accordo con la società e ha deciso di rinnovare il suo contratto coi giallorossi, allontanando così definitivamente l’ipotesi di trasferirsi all’estero (il Manchester City ha a lungo corteggiato il mediano romano).
Prima a Sky, quindi anche a Mediaset Premium, Baldini ha dato in diretta tv la notizia:
“Abbiamo raggiunto in settimana un accordo con De Rossi, e non l’abbiamo annunciato perché non volevamo distrarre la squadra e l’ambiente dalla partita importante come quella contro l’Inter. Domani ci sarà una conferenza stampa per illustrare i termini dell’accordo. Siamo contenti che il giocatore abbia scelto di continuare la sua carriera con questa maglia nonostante le tante richieste che aveva ricevuto. Per noi De Rossi è un giocatore fondamentale e quando conoscerete i termini dell’accordo capirete che abbiamo fatto un grande sforzo per trattenerlo con noi. La durata del contratto? Più di un anno. Cinque anni direi che vanno bene. Domani ci sarà la conferenza e tutti saprete tutti i dettagli, non mi pare il caso di rivelarli qui per rispetto anche dei vostri colleghi convocati domani”.
Non ha aggiunto altro per non rendere la conferenza stampa di domani priva di novità e interesse; l’appuntamento è quindi per domani a Trigoria prima dell’allenamento quotidiano della squadra, quindi verso l’ora di pranzo. Una notizia, in ogni modo, che ha reso ancora più dolce la domenica gelata della Capitale a tinte giallorosse: dopo la sconfitta della Lazio e il poker all’Inter, De Rossi che rinnova. Un 5 febbraio molto molto positivo per tutti i tifosi della Lupa.
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Nuovi guai per Luciano Moggi, dopo la condanna a cinque anni e quattro mesi di carcere inflittagli pochi giorni fa dal Tribunale di Napoli nel processo Calciopoli. Il giudice monocratico del Tribunale di Roma, Luca Comand, ha infatti comminato all’ex direttore generale della Juventus quattro mesi di reclusione e un risarcimento da liquidare in separata sede per minacce nei confronti dell’attuale direttore generale della Roma, Franco Baldini.
Dimezzata la richiesta del pm, che aveva chiesto per l’ex dirigente del club bianconero una condanna ad otto mesi. La vicenda risale al 19 giugno 2008, quando un diverbio avvenuto tra i due prima di un’udienza del processo Gea, si era concluso con gli insulti di Moggi e la minaccia “stai attento che finisce male” nei confronti di Baldini, nell’occasione considerato pubblico ufficiale per via del suo ruolo di testimone.

Tre sconfitte nelle ultime quattro partite, se ti chiami Roma e se le ottieni contro Lazio, Genoa e Milan (tre rivali niente male) in altri tempi avrebbero fatto agitare e non poco le acque giallorosse del Tevere; in nome invece di questo sacrosanto progetto, Luis Enrique rimane saldamente al timone della barca con Walter Sabatini che pare masticare amaro senza però poter dare fiato alla bocca e Franco Baldini, il vero burattinaio della squadra, che difende lo spagnolo a spada tratta:
“Il supporto a Luis Enrique è totale. La sua fortuna è legata alla mia, la scelta di prenderlo è stata molto ponderata. Il gruppo è con lui. Certo in questo momento Luis è un po’ amareggiato, si sente tradito dalla scarsa concentrazione. Sono sicuro però che alla lunga ci toglieremo delle soddisfazioni. L’attesa potrà essere meno dolorosa se ci saranno delle prestazioni confortanti”.
Certo è che ieri il tecnico iberico si è trovato di fronte una squadra in crisi d’identità, con un nugolo di senatori aventi diritto a dire la propria e l’infermeria che continua a riempirsi: sabato sera al Piola di Novara altra battaglia sul sintetico, poi c’è la sosta e una sconfitta vorrebbe significare scossa sismica questa volta percepibile fino a Trigoria. “Se c’è qualcosa che non va, ditelo a me e non fuori” ha detto Enrique riferendosi ad alcuni malumori interni circa metodiche di allenamento, per altro smentite da De Rossi e Perrotta.
Di sicuro contro il Milan le situazioni di palla inattiva sono state interpretate in maniera scandalosa e proprio su queste fasi che il gruppo pretende maggiori dettami. Luis Enrique dal canto suo predica il futbol catalano all’ombra del Cupolone, quando da noi basta invece un calcio d’angolo a mandarti in crisi: lavoro e concentrazione il suo diktat, da oggi e fino a venerdì allenamento alle ore 14. Per far storcere il naso a un gruppo che lo segue sempre meno.

Nel giorno della presentazione ufficiale di Franco Baldini come direttore generale giallorosso si sono affrontati molti temi nella sala stampa gremita di giornalisti. L’ex team manager della nazionale inglese di Fabio Capello non si è sottratto alle domande più “scomode” ed ha rivelato alcuni particolari sulla trattativa che ha portato Luis Enrique alla Roma:
“Luis Enrique mi è piaciuto, l’ho adorato subito come persona. I fatti mi hanno dato ragione. Perché ha un grande ascendente sui giocatori, perché non li conquisti se non hai credibilità. E questo è un grande punto di partenza. Ovviamente avevo avuto un approccio con Guardiola, gli chiesi se gli andava di fare un salto a Roma ma lui mi disse di aspettare qualche anno”.
Baldini ha liquidato l’equivoco dell’intervista in cui definiva Totti un pigro tranquillizzando l’ambiente romanista e tendendo la mano al capitano giallorosso:
“Con Francesco ci sono voluti cinque minuti per chiarirci. E’ troppo facile avere a che fare con lui. In realtà non c’era un granché da spiegare. La prima cosa che gli ho detto è stata: ‘Ma lo hai letto bene l’articolo o te lo sei fatto leggere?’. Io in quelle poche parole ci vedo più amore che una critica. Se dico a un giocatore di 35 anni che può giocare altri 4-5 anni corro addirittura il rischio di essere querelato per diffamazione. Io sono da sempre attratto dal talento di Francesco e ho solo precisato che può farlo (giocare ancora a lungo, ndr) se smette di lasciarsi usare: in questo senso lui è stato pigro”.
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Boca Juniors, Real Madrid, Roma: a 25 anni Fernando Gago, nazionale argentino e mediano polivalente, non reputa l’approdo nella nostra Serie A una piccola retromarcia dopo i 4 anni da madridista. No, Gago è giallorosso convinto di esserlo e nella conferenza stampa di presentazione ha mostrato tutto il suo entusiasmo nell’aver sposato la causa romanista:
“Per me la Roma rappresenta il massimo e non vedo l’ora di cominciare a fare sul serio. Se Baldini ha influito? E’ vero, mi conosce bene perché mi ha portato al Real. Però la cosa che mi ha convinto è stato il nuovo progetto americano che mi ha subito entusiasmato, insieme alla città e ovviamente ai tifosi: sono molto caldi, mi ricordano quelli argentini. Venni all’Olimpico qualche anno fa in un Roma-Real e lo stadio mi impressionò molto”.
Se è scivolato nelle gerarchie del Real e di Mourinho, beh, secondo Gago è forse colpa di qualche infortunio di troppo:
“Mi sono lasciato bene col Real. Con Mourinho non ho mai avuto problemi, lui ha fatto le sue scelte e io le mie. La verità è che con i blancos avevo cominciato bene, giocando titolare e vincendo anche un titolo. Poi è arrivato un infortunio che ha stravolto le gerarchie e da allora non ho più trovato lo stesso spazio in prima squadra. Mou e Luis e Enrique? Sono due allenatori diversi, il primo ha grande esperienza mentre Luis ha dimostrato di avere idee innovative. Il fatto che parli lo spagnolo come me mi aiuterà nell’ambientamento”.
Certo, Roma e la Roma, ma un conto è parlare, un altro è sudare a Trigoria e sui campi infuocati del Belpaese:
“Sono qui per guadagnarmi il posto da titolare. De Rossi? Non ci saranno problemi, possiamo tranquillamente giocare insieme ma le scelte le deve fare il mister. Io posso ricoprire tutti i ruoli a centrocampo”.
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A domanda, Franco Baldini risponde. Ed è polemica. Intervistato ieri da La Repubblica, il d.g. in pectore della Roma aveva risposto senza mezzi termini ad una - più o meno - innocua domanda di Emanuela Audisio: “Totti a 35 anni è un totem?”. Ed ecco l’inattesa bordata di Baldini: “Totti ha davanti ancora 4-5 anni di carriera. Se saprà guardare solo al calcio e non farsi carico di altro. Ma deve liberarsi della sua pigrizia e di chi usa il suo nome, anche a sua insaputa. Deve smettere di lasciare fare, più leggero sarà, più lontano andrà con il pallone“. Principio di polemica? Forse, se Francesco Totti avesse risposto. Ma il Pupone romanista pare si sia solo lasciato scappare qualche mugugno nello spogliatoio (”Meglio che non rispondo, altrimenti finisce male…” Gazzetta dixit), venuto in soccorso dall’amico Marco Cassetti.
Il laterale giallorosso, oggi in conferenza stampa, non ha potuto evitare la domanda e, di conseguenza, non si è potuto esimere dal dire la sua in merito:
“Purtroppo non ho conosciuto Baldini nell’era precedente e quindi non posso giudicarlo. Posso però giudicare Francesco, perché lo conosco da qualche anno: mi sembra abbia dimostrato sul campo chi è, anche l’anno scorso, quando ha superato il record di gol in campionato di Baggio, e non mi sembra che si possa attaccare. Sono due persone adulte e vaccinate, se avranno qualcosa da dirsi lo faranno tra di loro. Comunque non credo sia stata un’affermazione contro Totti, può essere interpretata in tanti modi, anche come uno stimolo e sinceramente non capisco il grande fracasso che se ne sta facendo”.
E da Riscone, via Trigoria, rimbalzano voci circa la “normalizzazione” che la nuova società vuole imporre al capitano, idolo indiscusso della Curva Sud: niente più stanza privata al centro allenamenti, così come fisioterapista e medico personale, niente ingerenze sul mercato o colloqui diretti col presidente. Sono voci, ma fanno effetto. E a Roma, sponda giallorossa, si apre un piccolo caso.

Carlo Ancelotti? No, l’ex tecnico di Milan e Chelsea ha detto che vuole rimanere in Inghilterra e, pur senza una squadra nell’immediato, aggiornarsi facendo visita ai colleghi (ha già programmato una capatina a San Pietroburgo da Spalletti. Stefano Pioli? Neanche, pur essendo giovane e preparato non convince a pieno DiBenedetto e compagnia cantante. La nuova dirigenza della Roma pare abbia scelto il sostituto di Vincenzo Montella, il suo nome è Luis Enrique. Svolta clamorosa dunque per una delle panchine più prestigiose del panorama italiano e non solo: lo spagnolo ha passato gli ultimi tre anni ad allenare il Barcellona B e mai il suo nome era stato accostato a qualche club nostrano.
Quindici giorni di colloqui segreti, alla fine c’è stato accordo su tutto (e da parte di tutti); scelta coraggiosa, certo, ma con ottimi sponsor come Guardiola e soprattutto Franco Baldini, futuro direttore generale della Roma. D’altra parte Josè Maria Orobigt, l’agente di Pep Guardiola, non ha dubbi sulle sue qualità: “E’ maturato proprio seguendo il percorso di Pep. Anche se è giovane, si muove sul campo da veterano. Punta sulla disciplina, cura i particolari. Guardando al suo lavoro e pesando la sua personalità può essere il futuro Guardiola“. Luis Enrique, 41 anni e più di 100 gol con la maglia di Sporting Gijon, Real Madrid e Barcellona, proprio pochi giorni fa aveva salutato i blaugrana:
“Chiudo con il Barcellona B, dopo tre stagioni meravigliose. Ma non posso ingannare nessuno né tantomeno me stesso: il mio tempo qui sta per scadere. Sono pronto per una nuova avventura. Ma non lascerò mai davvero il Barcellona, seguirò sempre le sue vittorie da tifoso. Sono legatissimo al questo ambiente, alla mia cantera e a tutti i ragazzi”.
Ora la Roma. Non è ufficiale, ma poco ci manca. Sabatini incontrerà Luis Enrique a Barcellona tra domenica e lunedì, il contratto (2 anni più opzione per il terzo) verrà firmato presumibilmente da Rosella Sensi, apponendo una firma definita legale in attesa del completo insediamento dei nuovi vertici societari.

“L’obiettivo per la cessione della As Roma è di chiudere entro metà aprile: siamo allineati alle aspettative. Il piano era di raggiungere un accordo complessivo entro fine marzo ed è stato fatto. Adesso vanno completate le parti legali e amministrative. Siamo decisamente sulla strada buona” così ha parlato ieri l’a.d di Unicredit, Federico Ghizzoni, che ha dunque fatto capire come manchi poco per il passaggio, definitivo e ufficiale, della Roma nelle mani (principalmente) dell’americano Thomas DiBenedetto. Quest’ultimo, che proprio oggi ha lasciato il nostro Paese, è già al lavoro per costruire la squadra che sarà.
Ovvio che per farlo dovrà scegliersi collaboratori seri e competenti, così ha subito preso contatti e sulla sua agenda si è appuntato il nome di Franco Baldini. L’ex dirigente proprio della Roma, attualmente insieme a Fabio Capello in Inghilterra, ha incontrato il magnate americano in Toscana e i due hanno parlato per circa un’ora, tracciando già un piano di massima per l’imminente futuro: si parla di un budget di 40-50 milioni per il mercato, ma il nodo da sciogliere ad oggi rimane quello dell’eventuale svincolamento dalla federazione inglese. Le premesse sono buone, anche a livello umano, come confermato dalle parole di DiBenedetto:
“Franco Baldini non lo conoscevo, non lo conosco, è uno che conosce davvero bene il calcio. Dunque mi piace moltissimo”
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In programma domani un nuovo duello nelle aule di giustizia tra Luciano Moggi e Franco Baldini. Rinviato invece al 12 ottobre prossimo l’appuntamento davanti alla giudice Casoria di altri testimoni come Collina, Rosetti e Moratti. Sui presunti sorteggi truccati testimonieranno invece alcuni giornalisti. A questo proposito il cronista ed ex arbitro Riccardo Bianchi ha confermato in una videointervista: “Sorteggio regolare, quello filmato dai carabinieri il 13 maggio 2005. Nessuno m’ha istruito su cosa fare. Erano sollevati del fatto che abbinai per sorte Roma-Lazio a Collina. Tifoso? Non tengo a nessuno, mi piaceva Mourinho.”
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Non sono più le frequenze, a volte disturbate, dell’implacabile e chiacchierona radiomercato; che urga una rifondazione a casa Juve ormai lo sanno tutti e così fare pronostici, nomi e supposizioni non è più un gioco, quanto una necessità che coinvolge in primis la proprietà bianconera. Per altro alcune certezze ci sono già e da quelle possono intuirsi mosse e contromosse. Punto primo: Zaccheroni non verrà riconfermato. Dopo alcune buone partite era balenata in mente l’idea di ripartire col tecnico romagnolo, l’ultima settimana orribile ha fugato ogni dubbio. Certezza numero due: il progetto Lippi è naufragato, con lui i suoi fedelissimi Cannavaro, Grosso e Amauri. Per i primi due la riconferma è quasi un’utopia (al napoletano scade il contratto annuale, il laterale potrebbe rescindere).
Ma anche a Zebina potrebbe essere proposta la rescissione, mentre si cerca una misera plus-valenza per Grygera, arrivato a parametro zero dall’Ajax e ormai al capolinea dell’avventura torinese. Di certo sul mercato verrà messo Felipe Melo che creerà sì una minus-valenza, ma che comunque libererà la società dall’imbarazzo vuoi per i pessimi rapporti che ormai ha finanche con la tifoseria, vuoi per l’ennesimo ingaggio importante. E saranno da valutare attentamente le posizioni di Legrottaglie e Trezeguet, due senatori di cui questa Juve non pare voglia contare (a torto, secondo il mio modesto parere). Addirittura Buffon è sulla lista “gialla“, quella di coloro in bilico: in caso di offerta irresistibile, anche il portierone azzurro potrebbe fare le valigie.
Paiono risolte le situazioni “a metà” di Tiago e Molinaro: l’Atletico Madrid riscatterà il primo per 8 milioni di euro, lo Stoccarda il terzino cilentano per 4 milioni e mezzo. Senza gli ingaggi di alcuni “ricconi“, coi soldi delle cessioni, con qualche immissione di liquidi da parte della proprietà e con, sperano in Corso Ferraris, i soldi della Champions, ecco che può pianificarsi la prossima stagione con un bel gruzzoletto e senza commettere ormai reiterati errori. Vediamo reparto per reparto chi è sicuro di restare e chi potrebbe arrivare.
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