
Dopo 40 anni di onorata e discussa attività la Rai manda in pensione la moviola. Lo strumento croce e delizia degli sportivi italiani fu introdotto dalla TV di stato nel 1967, erano i tempi di Enzo Tortora, e da allora ha animato le discussione nei bar della penisola e non solo. Ora l’azienda di stato ha deciso di mandarla in soffitta, una decisione discutibile e sicuramente molto coraggiosa, dal momento che sappiamo quanto le polemiche nel calcio facciano bene all’audience. Di sicuro questo nuovo corso piacerà al mondo arbitrale, Marcello Nicchi ha dato la sua benedizione e pare che anche Pierluigi Collina, ora alla Uefa, abbia applaudito a questa scelta controcorrente.
La Rai ha deciso di puntare sugli aspetti tecnici delle partite di calcio e non più sugli episodi più discutibili che accadono nel corso dei 90 minuti. Durante le trasmissioni non saranno più presenti i vari Longhi e Tombolini ma degli esperti di regolamento, forse inviati dalla stessa federazione arbitrale, che mostreranno alcuni casi che possiamo definire didattici, tre o quattro alla settimana, scelti per illustrare le sottigliezze regolamentari del calcio e poi nessuna discussione in merito, nessuna valutazione dell’operato arbitrale. Questo riguarderà tutte le trasmissioni calcistiche della Rai.
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La nostra “amata” televisione pubblica un passettino in avanti rispetto a due anni fa lo aveva fatto: acquistare i diritti per tutte e 31 le partite degli Europei austro-elvetici faceva ben sperare i calciofili estivi, in barba ai Mondiali del 2006 quando Sky s’era aggiudicata tutto il cucuzzaro lasciando le briciole a mamma Rai. Ma oggi, 30 giugno, all’indomani della finale vinta dalla Spagna è tempo di fare bilanci anche per quanto riguarda la qualità del servizio offertoci: trasmissioni quotidiane, approfondimenti e, immancabile, la partita serale hanno offerto spunti per constatare che in fondo i geniacci delle prime tre reti non ci sanno fare più di tanto.
Si salvano solo gli autori delle clip e gli addetti al montaggio: chi ci ha messo la faccia o la voce, invece, non se l’è cavata alla grandissima, forse non per demeriti propri quanto per questioni anagrafiche, scolastiche e di dizione. Sorvolando circa la copertura da Casa Azzurri dove Bisteccone Galeazzi si spaparanzava su una sedia che a fatica lo conteneva dopo la succulenta cena e Varriale esprimeva la sua napoletanità con quell’accento da scugnizzo, spostiamoci negli studi italiani dove ha catalizzato la scena un baffuto sentenziatore, quel Marino Bartoletti al limite del sopportabile che ha intriso di saccenza stucchevole ogni suo intervento. I Lauro e le Ferraris di turno lo facevano “andare” come se fosse il depositario di tutta l’ironia e la competenza del mondo: gli spettatori di casa hanno imparato a cambiare canale.
Grandi anche i moviolisti: l’imbalsamato e vetusto Carlo Longhi ha offerto la sua esperienza per conciliarci pisolini inattesi (anche perché di moviole il tifoso italiano ne ha le tasche piene), il buon Tombolini si è inventato il semaforo facendoci finalmente capire la regola del fuorigioco. E la sera c’era poi l’immancabile appuntamento con Notti Europee in cui il suddetto ex arbitro belloccio e brizzolato duettava con Teo Teocoli come se stessero nel salotto di casa propria, con un Jacopo Volpi talmente a suo agio da apparire poco professionale e per niente contagioso. Qualche sorrisino, però, il caro Teocoli ce l’ha regalato: almeno questo.
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