Per l’omicidio del tifoso laziale Gabriele Sandri, avvenuto l’11 novembre 2007 nell’area di servizio Badia al Pino dell’A1, la Corte d’Assise d’Appello di Firenze ha condannato il poliziotto Luigi Spaccarotella a 9 anni e 4 mesi di reclusione per omicidio volontario. In primo grado la Corte d’Assise di Arezzo avevano inflitto a Spaccarotella una pena di sei anni di reclusione per omicidio colposo.
I genitori di Gabriele, Giorgio e Daniela, sono scoppiati in lacrime alla lettura della sentenza di condanna di Spaccarotella. “È una giustizia - ha commentato Giorgio - che era dovuta. A differenza di quanto ho detto dopo il primo grado, la decisione dei giudici di oggi mi fa sentire orgoglioso di essere italiano“. In corte d’assise ad affiancare nel ruolo di accusa il pg Aldo Giubilaro c’era anche il pm che ha coordinato l’inchiesta, Giuseppe Ledda.
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Sta suscitando scalpore l’uscita del Ministro Maroni sulle recenti violenze nel calcio, ma mai come in questi giorni appare paradossale il suo richiamo alla “tolleranza zero”.
Ho visto un giocatore esultare dopo una partita e un altro che gli dà un calcio, in mondovisione: sono esempi negativi. L’azione delle forze dell’ordine è meritoria, ma non basta le squadre di calcio devono rendersi conto che se non sanzionano questi comportamenti, non bloccano il diffondersi di esempi negativi. Molte società sono soggette a un ricatto delle tifoserie organizzate. Ricatti fatti da certi tifosi che, se non gli viene dato un certo numero di biglietti gratis, vanno allo stadio e tirano i petardi, e le società così vengono multate. Questo rapporto va modificato e le società devono intervenire. L’opera, seppur meritoriadelle forze dell’ordine non è sufficiente. Dobbiamo educare i giovani e fare di tutto per arginare una risorgente violenza. Dopo l’adozione dei Daspo, sono in aumento e questo mi preoccupa, un altro provvedimento da adottare che si può rivelare efficace in materia di sicurezza è l’affidamento degli stadi alle società di calcio.
Se il riferimento ai comportamenti tenuti da alcuni atleti, in particolare il rumeno Radu che ha sgambettato il romanista Perrotta dopo il fischio finale del Derby di Roma provocando l’orrendo parapiglia fra giocatori, è assolutamente condivisibile appare paradossale il silenzio sugli incidenti avvenuti dentro lo Stadio Olimpico (per i quali, lo ricordiamo, dovrebbero essere responsabili le società) e sulla guerriglia con auto bruciate e accoltellamenti all’esterno dell’impianto.




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Discutibile decisione del Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive che evita di prendere provvedimenti nei riguardi delle tifoserie di Roma e Lazio, nonostante i violentissimi scontri avvenuti prima, durante e dopo il derby romano (Guarda i Video). I tifosi della Roma potranno seguire la squadra a Parma il 1° maggio e quelli della Lazio potranno andare a Genova per Genoa-Lazio del 25 aprile. Il comunicato arriva dopo la riunione dell’Osservatorio presieduta dal ministro dell’Interno Roberto Maroni e nella quale sono stati analizzati gli ultimi episodi di violenza verificatisi prima e dopo il derby Lazio-Roma. Ciascun tifoso ospite potrà acquistare un singolo biglietto.
Ok ai tifosi ospiti per Inter-Atalanta del 24 aprile, Roma-Sampdoria e Napoli-Cagliari del 25, Bari-Genoa e Chievo-Napoli del 2 maggio, mentre per Roma-Samp è stata disposta la vendita di un solo biglietto per tifoso ospite. Nel girone di ritorno c’è stato un aumento del numero dei feriti in particolare tra le forze di polizia, ma c’è stata una riduzione del 42% degli incidenti, mentre gli spettatori sono aumentati dell’8,5%. Questa la valutazione fatta nel corso della riunione straordinaria dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, presieduta dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che ha fatto il punto sul tema della violenza negli stadi.








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Riportiamo le deliranti dichiarazioni del 22enne tifoso romanista accoltellato nei pressi dello stadio Olimpico (nella foto in alto), durante i furenti scontri (Guarda i Video) avvenuti qualche minuto dopo il fischio finale di Lazio-Roma. L’intervista è stata effettuata dalla Gazzetta dello Sport: “Siamo agli antipodi - attacca -. Voi scrivete un sacco di cazzate sul nostro mondo. Non lo conoscete, ma ci date addosso”. Squilla il telefono, è il padre Enzo, gli dice che la presidentessa lo aspetta a Trigoria, quando si rimetterà. “Non me ne frega niente, lo sai che la Sensi non la sopporto”.
Maximiliano, tu sei il sopravvissuto di una notte di follia. Hai avuto paura di morire?
“Sì, per qualche minuto. Ma me la sono cavata”.
Cosa ricordi di quei momenti?
“Tutto, sono rimasto cosciente”.
Sei stato aggredito alle spalle, quanti erano?
“Non lo so, non li ho visti, è stato un attimo”.
Cosa pensi dei tuoi aggressori?
“Niente, che devo pensare?”.
Potevano ucciderti…
“Allora? Dovrei dire che sono infami, pezzi di merda? No, allo stadio le coltellate si prendono e si portano a casa”.








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Come sempre il derby di Roma ha regalato emozioni incredibili a tutti i numerosi spettatori che lo hanno seguito. Questo in modo particolare rischia di segnare profondamente le sorti delle due squadre romane; la Roma adesso crede sempre di più di poter vincere lo scudetto, mentre la Lazio invece rischia concretamente di scendere in serie B. I biancocelesti speravano di conquistare 3 punti fondamentali per la salvezza e di fare così anche uno “sgambetto” ai rivali cittadini. La Roma deve ringraziare un grande Mirko Vucinic che anche in questa partita li ha trascinati verso la vittoria.




La nota dolente sono i soliti facinorosi che hanno rovinato lo spettacolo sul campo prima e dopo la partita nonostante l’anticipo della partita alle 18.30 e i 2000 agenti schierati. I primi scontri ci sono stati in tribuna Tevere durante il riscaldamento delle due squadre e sono stati contenuti dalle forze dell’ordine che hanno diviso gruppi di “tifosi” che si affrontavano con il volto coperto dalle sciarpe brandendo le cinture dei pantaloni. Anche fuori dallo stadio i “tifosi” delle rispettive squadre hanno dato un pessimo esempio di sportività scontrandosi, accoltellandosi e dando fuoco ad automobili in un clima vera e propria guerriglia.




Anche i giocatori dovrebbe imparare a tenere un comportamento più maturo in campo in modo da non agitare ulteriormente gli animi. Radu avrebbe dovuto decisamente evitare di sgambettare Perrotta dopo il fischio finale generando tutto quel parapiglia, ed anche Francesco Totti avrebbe potuto fare a meno di mostrare un doppio pollice verso alla curva sud. Questi comportamenti, in un clima teso come quello di ieri sera, non hanno aiutato a stemperare la tensione.




Gli unici aspetti positivi delle due tifoserie sono stati i novanta minuti di intensa e sana partecipazione e gli striscioni goliardici, mostrati dai sostenitori di entrambe le squadre, tipici delle partite molto sentite come il derby di Roma.




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Vince il silenzio. Dopo la notte di violenze che ha fatto seguito al Derby Lazio - Roma, con scontri dentro lo stadio, scontri all’esterno, cariche della polizia, tre accoltellati, auto date alle fiamme ed altre danneggiate in veri e propri agguati, la reazione del Viminale, della Lega Calcio e della Federazione è di fatto inesistente. Al momento nessuna sanzione per le due società, nessuna per i violenti, solo qualche arresto (10 in totale a fronte del sequestro di un vero e proprio arsenale con bombe carta, coltelli, spranghe ed asce) e tanta, tantissima impunità.
La retorica della stop alla violenza e al razzismo nel calcio, che in questa stagione ha imposto il continuo divieto di trasferte (ultima in ordine di tempo quella degli juventini a San Siro), la severità a più riprese reclamata non tocca i tifosi di Lazio e Roma. Specchio di una situazione paradossale è l’articolo di Fulvio Bianchi su Repubblica. Dopo una stagione nella quale i supporter giallorossi sono stati “fermati” 6 volte e quelli della Lazio 3, ma comunque molto meno di altre tifoserie come quella napoletana e bergamasca, proprio all’indomani di una notte di follia e violenze si “scopre” che questo provvedimento è inutile.
Mancano 4 giornate, si dice, c’è troppo in ballo per applicare i provvedimenti minimi che il buonsenso suggerirebbe: campo neutro e porte chiuse per entrambe nelle partite casalinghe e blocco totale delle trasferte rimanenti. Impossibile non notare il differente trattamento che subiscono, tanto per citare un caso, i tifosi del Napoli (sempre severamente penalizzati per le loro intemperanze) o quelli della Juventus (si veda il caso dei cori contro Balotelli), messi alla berlina da feroci campagne di stampa che sarebbero assolutamente legittime, se valessero per tutti.
Lazio - Roma: Scontri sugli spalti
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Niente di nuovo sotto al sole. Il derby romano si conferma, come all’andata, terreno fertile per i teppisti prima, durante e dopo. Deplorevoli e sobillatori anche i comportamenti di alcuni protagonisti in campo, in primis di Francesco Totti. La battaglia in Tribuna Tevere prima del fischio d’inizio, i lanci di fumogeni e petardi durante la gara, il parapiglia finale in campo e la guerriglia fuori dall’Olimpico: queste le fasi di una insana giornata di sport capitolino. Durante gli incidenti avvenuti fuori dallo stadio, poco dopo la fine del match, sono rimaste coinvolte anche una donna e due bambini di circa 7 anni. L’auto che li trasportava e’ stata fatta oggetto di un lancio di petardi e bottiglie. Le tre persone a bordo sono riuscite a scappare poco prima che la vettura prendesse fuoco.
A prestare loro i primi soccorsi sono stati i vigili del fuoco che hanno spento l’incendio. Uno dei bambini e’ stato lievemente ferito a un ginocchio. Il bilancio degli scontri è di dieci feriti, tre gli accoltellati trasportati in ospedale. Uno di questi, colpito alla carotide in seguito ad un agguato di tifosi romanisti, è stato condotto al Policlinico Gemelli in gravi condizioni ed è stato subito sottoposto ad un intervento chirurgico. Il tifoso non sarebbe comunque in pericolo di vita. Quattro ultrà romanisti sono stati fermati in seguito all’imboscata con il viso coperto da passamontagna. Dieci le persone fermate in tutto dalle forze dell’ordine.







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Quasi rissa in campo, scontri nel dopo partita all’esterno dello Stadio. Si conclude nel peggiore dei modi il Derby fra Lazio e Roma. Al fischio finale, dopo alcuni tafferugli già all’interno dell’impianto che hanno portato all’arresto di tre “tifosi”, va in scena una piccola guerriglia urbana nei dintorni dell’Olimpico. Episodi più gravi un auto data alle fiamme dalla quale si sono allontanati appena in tempo una donna di colore con i suoi due bambini, di 9 e 11 anni, ed tifoso laziale 22enne ferito al collo per una coltellata. Le famigerate “lame” fanno la loro ennesima ricomparsa come contorno ad una gara giocata a Roma, nonostante la famosa “pax” fra ultras dopo la morte di Gabriele Sandri. L’effetto di quell’evento luttuoso è già finito.
La Clio guidata dalla donna si è ritrovata al centro degli scontri con fitto lancio di petardi (esplosi a ripetizione anche durante la partita), bottiglie e sassi, prendendo fuoco e rimanendo completamente distrutta nonostante l’intervento dei Vigili del Fuoco. Sarebbero almeno altre tre le auto date alle fiamme. Un ritorno al periodo peggiore degli anni ‘90 per il nostro calcio italiano con la polizia che “fallisce” l’obiettivo della prevenzione, nonostante l’anticipo della partita alle 18.30 e i 2000 agenti schierati, ed è costretta ad intervenire con cariche di alleggerimento per disperdere i facinorosi.
Le agenzie riferiscono di supporter romanisti e laziali che si sono fronteggiati sul lungotevere e sul Ponte Duca d’Aosta che porta i segni degli scontri, bottiglie rotte, esplosione di petardi e fumogeni. Sono tre le persone rimaste accoltellate, ma lo ripetiamo, fra loro c’è anche un 22enne tifoso della Lazio ferito alla gola che è stato operato al Policlinico Gemelli ed ora si trova fuori pericolo. Non resta che registrare un livello di tensioni ed una serie di scontri che allontanano il nostro calcio da quel livello minimo di sicurezza che le leggi restrittive (per i tifosi) ed inefficaci (nei confronti dei violenti), emanate negli ultimi anni e sbandierate come la soluzione al problema ultras, avrebbero dovuto risolvere.








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Aria di cambiamenti nella curva Nord della Lazio. Lo storico gruppo egemone che da circa 20 anni gestisce in prima linea il tifo del settore più caldo della tifoseria laziale sembra aver deciso di cedere il comando. E’ un passo indietro che era nell’aria, soprattutto alla luce delle pesanti critiche rivolte contro la decisione di lasciare entrare la candidata del centro destra, Renata Polverini (che prima di questa visita passò a salutare Totti a Trigoria…), in curva. Una mossa che contraddiceva in toto l’appello dello stesso gruppo a disertare le urne o quantomeno a non votare centrodestra alle prossime elezioni regionali, per protestare contro l’attuale presidenza, l’odiatissimo Claudio Lotito caldeggiato e sostenuto da Francesco Storace al momento della sua ascesa alla Lazio.
Con gli Irriducibili si aprirono nuove ere in Italia, quelle del merchandising ultras in Italia, della radicalizzazione politica e di nuovi strumenti a uso e consumo dell’ultras, come le radio e le fanzine. La nuova conformazione della curva cambierà a partire dal nome. “Curva Nord Lazio” o “Curva Nord Gabriele Sandri” sarà il nuovo nome e racchiuderà l’intero agglomerato dei gruppi presenti nel settore. “Noi teniamo alla nostra identità, vogliamo che la curva ritorni allo splendore di una volta e per farlo dobbiamo rimetterci in gioco e in discussione […] Non ci faremo strumentalizzare da politicanti di nessun schieramento politico, perché saremo consapevoli che non saranno loro ad avere a cuore le sorti della Lazio”, recita uno stralcio di un comunicato della curva Nord.



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Stavano scherzando. Dopo mesi di strenua difesa dell’iniziativa, con tanto di perentori inviti alle società di calcio perché si attrezzassero in tempo da parte del Ministro degli Interni Maroni, arriva la soluzione all’italiana: la tessera del tifoso non partirà prima di un anno. La scadenza era stata fissata per il gennaio del 2010, ma nonostante gli Ultras avessero organizzato la loro manifestazione nazionale a Roma appena 6 giorni fa, era ormai chiaro che una dilazione del termine fosse alle porte.
Non ci si aspettava però un rinvio di un anno e soprattutto non un rinvio che rimettesse di fatto in discussione le modalità di applicazione della Tessera (con tutta probabilità anche molte di quelle contestate dai tifosi). La Lega Calcio ha infatti deciso di avviare un tavolo di lavoro per “perfezionare” l’iniziativa, composto da De Laurentis (Napoli), Sagramola (Palermo), Lotito (Lazio) e Marotta (Sampdoria). Tutti contenti, anche i presidenti di Serie A e B che non nel 99% dei casi non sarebbero mai stati pronti in meno di due mesi a creare la Tessera del Tifoso nonostante se ne parlasse da un anno. Il presidente della Lega, Maurizio Beretta, appare molto soddisfatto:
Questa è la vittoria della logica costruttiva e della ragionevolezza. È importante introdurre strumenti al servizio delle società e dei tifosi e questi mesi serviranno a concordare gli obiettivi e il percorso da fare per arrivare ad uno strumento più completo e interessante.


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