“Se i ragazzi sono uniti non saranno mai sconfitti” è lo slogan utilizzato dai tifosi che hanno partecipato alla manifestazione indetta a Roma contro l’introduzione della tessera del tifoso, lo strumento di identificazione che diventerà obbligatorio dal 2010 per seguire la propria squadra in trasferta, negli stadi italiani. Un argomento già trattato in più di un’occasione da Calcioblog, un provvedimento che, per ora, non mette d’accordo tutti (anche Lippi manifestò i suoi dubbi a riguardo).
A Roma la manifestazione (5mila partecipanti secondo la Questura) è filata via liscia, senza incidenti. Dal corteo si sono levati cori da stadio che hanno chiesto giustizia per Stefano Cucchi, il detenuto morto all’ospedale Pertini di Roma, e per Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso dall’agente Luigi Spaccarotella. I tifosi hanno scelto magliette bianche e “neutrali” (l’organizzazione ha chiesto ai manifestanti di non portare nessuna bandiera “di parte”). Al corteo hanno aderito gruppi di circa 300 squadre e tra i cori da stadio dei supporter, sono finiti nel mirino il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, i giornalisti e l’agente Luigi Spaccarotella.


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La corte d’Assise di Arezzo ha condannato a sei anni di reclusione l’agente di polizia Luigi Spaccarotella che l’11 novembre 2007 sparò ed uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri nell’area di servizio Badia al Pino sulla A1. Dopo nove ore di camera di consiglio la corte ha derubricato il reato da omicidio volontario a colposo, mentre il Pubblico Ministero Giuseppe Ledda, aveva chiesto 21 anni, con la riduzione di un terzo della pena per la concessione delle attenuanti generiche, per omicidio volontario con dolo eventuale. (Le Foto di Gabriele Sandri)
Al momento della lettura della sentenza di primo grado ci sono state violente reazioni da parte degli amici di Sandri presenti in aula, che sono stati allontanati dal presidente della Corte, mentre i familiari erano amareggiati e dispiaciuti per una sentenza dal loro punto di vista non soddisfacente. Cristiano Sandri, fratello di Gabriele, ha cercato di riportare la calma tra gli amici-tifosi che protestavano ed insultavano la corte e gli avvocati difensori di Spaccarotella
“Facciamola finita, non uccidiamo Gabriele per la terza volta. La prima volta due anni fa; oggi i giudici. Non possiamo uccidere Gabbo per la terza volta. Basta”.
La madre di Sandri è stata portata via in ambulanza a causa di un malore, mentre il Padre, Giorgio Sandri, a margine delle lettura della sentenza ha parlato di una grandissima ingiustizia e ha commentato dicendo che: “Mi vergogno di essere italiano. Non sono bastati cinque testimoni a dire cosa ha fatto Spaccarotella. Evidentemente la divisa paga. Per fortuna adesso c’è la giustizia divina”. L’agente di polizia condannato non era in aula, e non ha quindi assistito alla lettura, ma era a casa “incrociando le dita e pregando” come ha dichiarato uno dei suoi avvocati.

Un anno fa, nell’area di servizio a Badia al Pino nei pressi di Arezzo, moriva Gabriele Sandri. Fu un colpo di pistola sparato a circa 70 metri di distanza dall’agente Luigi Spaccarotella a ferire mortalmente il 26enne tifoso laziale. Un gesto di inaudita scelleratezza (o un incidente e un grilletto premuto accidentalmente in seguito ad una caduta, come sostiene la difesa di Spaccarotella) nato come reazione ad una rissa avvenuta pochi minuti prima tra il gruppo di Gabriele Sandri, diretto a Milano per il match tra Inter e Lazio e un gruppo di tifosi juventini.
Oggi a Roma, in presenza della famiglia, degli amici e di esponenti politici bipartisan, si è svolta una fiaccolata seguita da una messa in suo onore, nel quartiere dove Gabriele abitava. Sulla vicenda è tornato il capo della polizia, Antonio Manganelli:
Continua a leggere: Gabriele Sandri, un anno dopo. Manganelli: "Porto il peso della responsabilità"

Secondo il “Giornale della Toscana” Luigi Spaccarotella, l’agente incriminato per l’uccisione di Gabriele Sandri l’11 novembre scorso all’Autogrill di Badia al Pino, nei pressi di Arezzo , è tornato in servizio. Secondo la Polfer Spaccarotella, tuttora ufficialmente in ferie dopo un lungo periodo “di malattia”, sarà effettivamente operativo tra una ventina di giorni, quando si sarà deciso il ruolo da affidargli.
Il poliziotto si sarebbe già recato a Firenze presentandosi ai suoi superiori.
La “COC“, centrale operativa compartimentale della Toscana che si occupa di coordinare tutte le chiamate all’interno delle stazioni ferroviarie, sarebbe la struttura nel quale lavorerà.
Spaccarotella si occuperà anche di tifosi. Si perché la “COC” è anche la centrale operativa che coordina le scorte ai tifosi in trasferta che transitano alla stazione di Santa Maria Novella.

A distanza di poco più di dieci giorni nuovo batti e ribatti tra Francesco Molino, uno dei legali dell’agente Luigi Spaccarotella e l’avvocato della famiglia Sandri, Michele Monaco. E’ ancora l’ipotesi della deviazione a far discutere e stavolta Molino tira in ballo la perizia balistica depositata dai legali di Spaccarotella presso la Procura di Arezzo: “C’è la certezza inequivocabile che la pallottola è stata deviata dalla rete metallica”. La replica di Michele Monaco non si è fatta attendere:
“E’ stato dimostrato che il proiettile non impattò sulla rete di divisione e non venne deviato. Non ho letto la perizia, lo farò lunedì e mi riservo di prendere visione del documento prima di esprimere un parere.”
Il fratello di Gabriele, Cristano Sandri è ovviamente sulla stessa lunghezza d’onda dai microfoni di skytg24:
Il difensore dell’agente sostiene che ci sia stata questa deviazione della rete ecc.ecc.che ha determinato il cambiamento di traiettoria della pallottola,ma a scanso di equivoci questa può essere l’unica tesi difensiva sostenibile dalla difesa dell’attuale indagato e che per esserci una deviazione,a livello di diritto,che cambi la posizione di colui che ha esploso il colpo,la deviazione deve essere tale ovvero, che un colpo sparato in aria possa andare in basso.Ma se il colpo viene indirizzato con un braccio teso sparando verso un’autovettura e nel tragitto incontra qualsiasi altro corpo ma il colpo arriva a destinazione ovvero, all’oggetto che si mirava,in questo caso la macchina,a livello giuridico non cambia nulla.

La Fondazione Gabriele Sandri nasce nell’immediatezza di quello che è accaduto a mio fratello.
Valori come la lealtà, il rispetto e la fratellanza sono imprescindibili tanto nello sport quanto nel sociale. Il nostro obiettivo è di sensibilizzare i giovani ragazzi all’educazione e alla civiltà, sarà un impegno nobile che porteremo avanti cercando di farlo anche per la memoria di Gabriele, che è sempre stato un manifesto di gioia. Ci aspettiamo una partecipazione massiccia a questa iniziativa che vedrà come soci fondatori sia la mia famiglia che il Comune di Roma, perché Gabriele era un figlio di questa città.
Le parole del fratello di Gabriele, Cristiano Sandri, sul progetto della fondazione, seguono l’annuncio dei giorni scorsi del padre Giorgio che, nel corso di una trasmissione televisiva, espresse il desiderio di assistere al prossimo derby in curva sud, tra i tifosi romanisti:
L’uccisione di mio figlio ha dato adito a molte persone di parlare a sproposito. Ho sentito cose bruttissime, molti hanno fatto passare Gabriele per quello che non è. Non perdono l’individuo che ha assassinato mio figlio e non perdono nemmeno questa gente che ha infangato la memoria di mio figlio, un ragazzo solare che non ha mai avuto problemi con nessuno, impegnato nell’attività di famiglia e nella musica, il suo primo lavoro. Amava la Lazio e tutti i suoi amici. Andrò al prossimo derby in mezzo ai tifosi romanisti per mandare un messaggio di fratellanza, perché a volte i tifosi sono descritti come chissà cosa, ma in realtà sono persone con un cuore e dei sentimenti.
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Smentisco categoricamente la notizia apparsa nei giorni scorsi che tirava in ballo una presunta deviazione della pallottola. Il proiettile viaggiava ad una velocità tale da rompere tutto ciò che ha incontrato, non parliamo di una superficie dura ma di un filetto metallico, che sarebbe stato distrutto e basta. In più sul proiettile non sono state ritrovati residui di materiali di nessun genere, quindi, non ha subito deviazioni, aspettiamo, comunque, le ultime perizie.
Non si è fatta attendere la replica di uno degli avvocati della famiglia Sandri, Michele Monaco, intervenuto ad una trasmissione radiofonica. E sulla deviazione del colpo ci va cauto anche il difensore del poliziotto, Gianpiero Renzo, non escludendola del tutto, però: “E’ presto per tirare le conclusioni, di sicuro mancano ancora tante altre perizie compresa quella del professor Domenico Compagnini che sarà depositata a fine febbraio”.
Le due uniche testimonianze sull’accaduto confutano la versione del poliziotto Luigi Spaccarotella che parlò di colpo partito per sbaglio, durante la corsa. Viceversa, secondo i testimoni, l’agente sparò con le braccia tese. Ufficialmente l’agente è stato sollevato momentaneamente dall’incarico ed è ora ritenuto “non idoneo” al servizio.
Continua a leggere: "Non ha subito alcuna deviazione il proiettile che ucciso Gabriele Sandri"

Giunge finalmente la ricostruzione della Polizia su quanto accaduto nell’area di sosta Badia al Pino prima che Luigi Spaccarotella, l’agente scelto della stradale, facesse fuoco uccidendo Gabriele Sandri (clicca qui per la sua foto Gallery). In fondo all’articolo potrete vedere un video tratto da Anno Zero con il racconto della dinamica, resoconto abbastanza inquietante.
Alle 9.10 di Domenica due auto di tifosi della Lazio, una Renault Scenic (su cui viaggiava Gabriele) e una Renault Clio, entrano nell’area di Servizio, individuano una Mercedes Classe A di tifosi Juventini (iscritti allo Juventus Club Roma), 5 in tutto uno dei quali con una felpa bardata coi colori juventini (e pare che parlassero pure di calcio auspicandosi la vittoria della Lazio per fermare l’Inter). I 9 occupanti dei due veicoli, insieme a Sandri c’erano Marco Turchetti (insieme alla vittima gli unici due già noti alle forze dell’ordine per possesso di cacciaviti e coltelli in precedenti partite), Francesco Giacca, Francesco Negri, Simone Putzulu, Valentino Ciccarelli, Carlo Maria Bravo, Marco Timperi e Francesca Montesanti, scendono e preparano un agguato ai tifosi della Juventus che intanto si trovano nel Bar per un caffè.
Quando 3 di quei 5 escono nel piazzale vengono aggrediti a colpi di biglie, sassi, bulloni e devono rifugiarsi nell’automobile, subito seguiti dagli altri 2. I tifosi della Lazio, armati anche di due coltelli, si accaniscono sulla Classe A, infrangendo il parabrezza anteriore e il lunotto posteriore e causando altri danni alla carrozzeria. A quel punto, nell’area di servizio opposta, i Poliziotti presenti azionano la sirena e approfittando del caos che si genera la Mercedes riesce a liberarsi e a reimmettersi in autostrada.
Continua a leggere: Fu un'aggressione agli juventini, Sandri aveva 2 sassi in tasca
Il presidente dell’Uefa Michel Platini, intervistato oggi da Repubblica in merito ai fatti avvenuti in seguito alla morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, ha rilasciato dichiarazioni molto dure nei confronti degli ultras che si rendono protagonisti di episodi di violenza, sostenendo che:
“La violenza è il cancro, il vero cancro del calcio.” […] “Bisogna fermare questa gente che tiene il calcio in ostaggio e allora sì, certo, sono d’accordo, nell’impedire le trasferte dei violenti. Così è stato deciso di fare in Italia e mi sembra una soluzione giusta: può servire, per un periodo di tempo limitato. Così quella gentaglia non si affronta più lungo le autostrade e così si ha anche più tempo per ripulire le curve. Penso ad Atene, ad esempio, alla finale di Champions League, a quei diecimila tifosi del Liverpool arrivati senza biglietto. Ma chi li ha fatti partire?”
precisando però di non essere d’accordo sulla decisione di fermare i campionati per una settimana. Infatti Platini sostiene che:
“Il presidente dell’Uefa si stupisce perché non si gioca a pallone. Che c’entra il calcio con quello che è successo ad Arezzo? Niente, è un problema della società, è un problema di ordine pubblico: il calcio è solo preso in ostaggio. Perché allora il lutto al braccio, perché fermare le partite? Troppo facile. Certi episodi succedono a 300 chilometri dagli stadi, che colpa ne hanno le società di calcio? Io sono qui per difendere il valore del calcio e voglio dare un aiuto anche all’Italia per uscire da questa situazione. Io aiuto l’Italia, non la affosso…”.
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I biglietti del settore ospiti, validi per Roma - Manchester UTD di Champions League in programma il 12 Dicembre prossimo, saranno gratuitamente rimborsati dalla società inglese a tutti i suoi tifosi che preferiranno restare a casa.
Le notizie delle violenze Ultras di Domenica hanno fatto letteralmente il giro del mondo, la reputazione del nostro calcio è ad un livello bassissimo: anche dall’estero è evidente per tutti che le Autorità Italiane non sono in grado di garantire la sicurezza fuori e dentro gli stadi.
In questo momento i nostri Ultras sono considerati i più pericolosi d’Europa, la stessa situazione in cui si trovarono gli Hooligans a metà degli anni ‘80 dopo la tragedia dell’Heysel. I tifosi del Manchester United non si fidano dei nostri Ultras, ma non possono fidarsi nemmeno della Polizia. Negli occhi dei tifosi inglesi scorrono ancora le immagini dell’assurda ed impunita brutalità della Polizia Italiana in occasione della partita d’andata dei quarti di finale dell’ultima Champions, immagini che sommate a quelle di due giorni fa, con gli Ultras in grado di mettere a ferro e fuoco una città senza che le Forze dell’Ordine riescano a fare nulla per fermarle (nemmeno procedendo ad arresti nelle ore successive) danno l’idea del caos che stiamo vivendo in Italia.
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