
Massimo Moratti non ha ancora digerito la relazione di Palazzi e il conseguente polverone mediatico che si è riversato sulla sua Inter. Il presidente interista continua a difendere la sua squadra e la memoria di Giacinto Facchetti, attaccando tutti quelli che si mettono sulla sua strada, finendo per prendersela anche con la Gazzetta dello Sport, quotidiano solitamente considerato vicino ai colori nerazzurri. Moratti ha usato i microfoni di Inter Channel per lanciare accuse e imbastire teoremi difensivi, la cosa più importante è che comunque ha confermato di non aver nessuna intenzione di mollare, continuerà a combattere per i suoi tifosi.
Quello che più fa male oggi in casa Inter è il tirare in ballo il nome di Facchetti, l’ex indimenticato presidente vittima, secondo lui, di un attacco feroce e grave:
“Quello che è stato assolutamente inaspettato, grave, non so neanche quanto regolare, è stato l’attacco a una persona che non c’è più, che non può difendersi non nel senso normale, ma proprio giudiricamente: non può mettersi in condizione di difendersi da un’accusa di un pubblico ministero. Quindi, come tale, la trovo di pessimo gusto e non toglie il fatto che, in tutti i casi, nei confronti di Facchetti rimarrebbero sospese queste accuse. Io l’ho trovata una cosa molto di cattivo gusto, per usare proprio il minimo di quella che può essere la critica, sbagliata di base, visto che Facchetti lo conosco, lo conosciamo, non c’è bisogno di essere conosciuto per ricordare quello che era Giacinto e quindi l’ho trovata una cosa brutta, brutta da un punto di vista delle istituzioni”.
Quello che proprio Moratti non si aspettava sono state le critiche, o per meglio dire gli attacchi, da parte di quella stampa che di solito in questi anni si era sempre schierata al fianco dell’Inter. Il presidente non pronuncia mai espressamente il nome della Gazzetta, ma i riferimenti sono più che chiari:
“Non siamo abituati ad avere tanti amici… Non mi aspettavo, invece, di non avere amici neanche qui, nella stessa città, magari attraverso un giornale, certamente di riferimento per i tifosi dell’Inter, che ha da tempo sostenuto questa battaglia contro di noi: con un moralismo ben mirato. Contro di noi, che vuol dire quindi a favore di qualcun altro. Questa l’ho trovata una cosa molto antipatica, soprattutto perchè io avevo l’abitudine di leggere questo giornale rosa che invece, adesso, purtroppo deciderò di non leggere più perchè è stato talmente determinante e duro l’attacco, duraturo e calcolato, che sarebbe di cattivo gusto da parte mia continuare a soffrire in questa maniera”.
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Sono state rese note alcune ore fa le motivazioni della sentenza con la quale il Procuratore Federale, Stefano Palazzi, ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti dell’Inter in merito ai fatti di Calciopoli, per i quali, nel corso del processo in svolgimento a Napoli davanti alla giustizia ordinaria, erano emerse nuove prove che facevano sospettare il coinvolgimento dei nerazzurri. Nel documento presentato, Palazzi ha evidenziato chiaramente le responsabilità del club di proprietà di Massimo Moratti, dichiarandosi però impossibilitato ad agire relativamente all’esposto della Juventus, che aveva chiesto la revoca dello scudetto 2006 assegnato d’ufficio ai milanesi, per la sopraggiunta prescrizione e demandando la decisione definitiva alla riunione del Consiglio Federale in programma il 18 luglio prossimo. Queste le parti salienti del testo:
“Questo Ufficio ritiene che le condotte fossero certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica in favore della società Internazionale FC, mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale e la lesione dei principi di alterità, terzietà, imparzialità ed indipendenza, che devono necessariamente connotare la funzione arbitrale”.
Dure in particolare le accuse nei confronti dell’allora presidente dell’Inter, Giancinto Facchetti, in seguito deceduto:
“E’ emersa l’esistenza di una rete consolidata di rapporti, di natura non regolamentare, diretti ad alterare i principi di terzietà, imparzialità e indipendenza del settore arbitrale, instaurati, in particolare fra i designatori arbitrali Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto (ma anche, sia pur in forma minore, con altri esponenti del settore arbitrale) ed il Presidente dell’Inter, Giacinto Facchetti. Dalle carte in esame e, in particolare, dalle conversazioni oggetto di intercettazione telefonica, emerge l’esistenza di una fitta rete di rapporti, stabili e protratti nel tempo con l’obiettivo di condizionare il settore arbitrale. La suddetta finalità veniva perseguita sostanzialmente attraverso una frequente corrispondenza telefonica fra i soggetti menzionati, alla base della quale vi era un consolidato rapporto di amicizia, come evidenziato dal tenore particolarmente confidenziale delle conversazioni in atti. Assume una portata decisiva la circostanza che le conversazioni citate intervengono spesso in prossimità delle gare che dovrà disputare l’Inter e che oggetto delle stesse sono proprio gli arbitri e gli assistenti impegnati con tale squadra. In relazione a tali gare il presidente Facchetti si pone quale interlocutore privilegiato nei confronti dei designatori arbitrali, parlando con essi delle griglie arbitrali delle gare che riguardano la propria squadra nonchè della stessa designazione della terna arbitrale ed interagendo con i designatori nelle procedure che conducono alla stessa individuazione dei nominativi degli arbitri da inserire in griglia e degli assistenti chiamati ad assistere i primi”.

Non si è fatta attendere la risposta di Franco Carraro alle dichiarazioni rilasciate ieri da Guido Rossi, l’ex presidente della FIGC ha replicato all’attacco sferrato da colui che fu commissario della federazione nel tormentato periodo in cui è scoppiato lo scandalo. Guido Rossi aveva affermato ieri:
“lo scudetto 2006 non l’ho assegnato io, lo ha assegnato Moggi con i suoi comportamenti. E adesso aggiungo anche Carraro che era presidente della Federazione quando questa è stata colpita dal più grande scandalo di sempre nella storia dello sport mondiale. Oggi tutto sembra dimenticato ma allora anche Carraro si era assunto le sue responsabilità”.
Ma nemmeno Carraro vuole assumere la paternità di questo benedetto scudetto che tutti rinnegano, ormai soltanto l’Inter, intesa come società, sembra essere affezionata a questo controverso titolo che in fondo nemmeno i tifosi nerazzurri, non tutti almeno, sentono loro. L’ex presidente federale replica e parla chiaramente di errore quando si riferisce alla decisione di Rossi di assegnare lo scudetto alla squadra di Moratti, inoltre difende il suo operato tirando in causa i vari processi in cui è stato coinvolto dal 2006 in poi:
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Aggiornamento: In serata è arrivata una nuova dichiarazione di Guido Rossi, evidentemente consapevole di aver commesso una mezza gaffe affidando ai cronisti quelle poche parole nel pomeriggio. Eccola:
Non l’ho assegnato io lo scudetto del 2006, lo ha assegnato Moggi con i suoi comportamenti. E adesso aggiungo anche Carraro che era presidente della federazione quando questa è stata colpita dal più grande scandalo di sempre nella storia dello sport mondiale. Oggi tutto sembra dimenticato ma allora anche Carraro si era assunto le sue responsabilità. Rifarei tutto quello che ho fatto, si dimentica troppo in fretta e si capovolge facilmente la realtà, ma quando si opera correttamente non bisogna preoccuparsi.
Insomma, era stato Moggi, sempre lui, ad assegnare lo scudetto all’Inter dopo quelli che “aveva assegnato” alla Juventus. Deus ex machina impenitente.
Chi ha assegnato lo Scudetto 2006 all’Inter? Non si sa. Ormai lo “Scudetto dell’Onestà” è senza padri e madri. Dopo la richiesta di revoca avanzata della Juventus di Andrea Agnelli (che ha chiesto anche ufficialmente il deferimento dei soggetti e delle società coinvolte nelle nuove intercettazioni, leggi “Inter”) si sfila anche Guido Rossi. L’ex componente del consiglio d’amministrazione dell’Inter, poi in Telecom, ora consulente per Fiat/Exor e nell’estate 2006 incidentalmente commissario della Federcalcio, non ritiene di essere stato lui a consegnare lo scudetto revocato alla Juventus di Moggi:
Lo scudetto 2006 non l’ho assegnato io, devono smetterla di dire queste cose. Io non intervengo mai, ma c’è molta gente che farebbe bene a tacere.
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La Juventus ha chiesto la revoca dello Scudetto 2005/06 assegnato all’Inter dall’allora presidente federale Guido Rossi dopo lo scandalo di Calciopoli. Ora è tutto nelle mani del Procuratore Federale Palazzi che ha chiesto l’acquisizione delle nuove telefonate, mai trascritte fino ad ora, scovate dalla difesa di Luciano Moggi, ma non ha ancora intrapreso passi ufficiali per una revisione o riapertura dei processi sportivi.
Il lavoro di Palazzi sarà ancora più gravoso di quello che si immaginava visto che le famose 75 telefonate hanno superato quota 200. Con tutta probabilità domani, nella nuova udienza del Processo penale, gli avvocati Prioreschi e Trofino ne chiederanno la trascrizione. Queste continue evoluzioni consigliano prudenza al Procuratore che insieme ad un pool di collaboratori sarà impegnato nella valutazione di chiamate fra dirigenti dell’Inter, segnatamente l’allora Presidente Facchetti e lo stesso Massimo Moratti, designatori e arbitri in attività come De Santis.
Per questo il “processo all’Inter” non sarà veloce come quello subito da Juventus, Milan, Fiorentina, Lazio e Reggina nel 2006 e potrebbe non essersi concluso in tempo per l’inizio della prossima stagione. C’è il pericolo, piuttosto concreto, che i nerazzurri siano costretti ad aggiornare il loro albo d’oro due volte in pochi mesi: la prima aggiungendo un titolo settimana prossima, la seconda escludendone uno, proprio il contestato tricolore numero 14, quello della stagione 2005/06.

Ora è ufficiale, con tanto di comunicato sul sito pubblicato dopo la riunione del Consiglio d’Amministrazione: la Juventus presenterà un esposto al Coni per chiedere la revoca dello Scudetto 2005/06, quello tolto proprio ai bianconeri dopo lo scandalo di Calciopoli e consegnato all’Inter. L’iniziativa segue la rivelazione delle telefonate intercettate, ma mai trascritte prima, fra i dirigenti nerazzurri (l’allora Presidente Giacinto Facchetti e il patron Massimo Moratti) con i designatori Paolo Bergamo e Gigi Pairetto che stanno spuntando durante il processo di Napoli. Come ricorderete non si tratta della prima richiesta in tal senso, qualche settimana fa aveva fatto lo stesso Christian Vieri.
Questo il testo della nota stampa:
La Juventus chiede la revoca dello scudetto 2006Nel corso della seduta odierna, convocata per l’approvazione della terza trimestrale di bilancio, il Consiglio di Amministrazione della Juventus ha deliberato di inviare ai presidenti di Coni e Figc, alla Procura Federale e al Procuratore Federale Capo un esposto nel quale si richiede la revoca della decisione di assegnare lo scudetto della stagione 2005-2006.Come aveva anticipato John Elkann lo scorso 29 aprile, la Juventus chiede dunque un trattamento equo. La premessa del documento è infatti che «il movimento sportivo si basi e si fondi sulla lealtà tra – e nei confronti de – gli affiliati, nonché sulla equità e parità di trattamento».
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Nella puntata di Matrix andata in onda ieri sera su Canale 5, e di cui abbiamo già parlato, è stato fatto ascoltare un nuovo audio di un’intercettazione inedita fra Giacinto Facchetti, allora presidente dell’Inter, e Paolo Bergamo, designatore arbitrale. E’ l’11 Maggio 2005, si parla di Paolo Bertini, fischietto di Arezzo, che dovrà andare a dirigere l’indomani l’andata della semifinale di Coppa Italia fra Cagliari e Inter.
Facchetti, che comunica a Bergamo di “aver controllato lo score” con l’Inter di Bertini, chiede al designatore di riferire all’arbitro che “domani è determinante“. Come abbiamo scoperto leggendo le nuove telefonate di Calciopoli i due sono in confidenza e il designatore si premura di rassicurarlo “ma viene bene, vedrai, perché è un ragazzo intelligente e ha capito ora come si cammina. C’è voluto un po’ per capire, ma insomma, meglio tardi che mai“.
La partita termina con il risultato di 1-1, Bertini non riesce a smuovere “quella giusta“, ma l’Inter passa comunque il turno grazie a quel pari e al successivo 3 a 1 casalingo nel ritorno. Andrà poi a battere la Roma nella doppia finale aggiudicandosi la Tim Cup. Facciamo un esperimento, proviamo ad applicare il “metodo Auricchio” (nel senso del metodo utilizzato dal Tenente Colonnello dei Carabinieriche ha diretto l’inchiesta su Calciopoli), a questa intercettazione. Per chi non lo sapesse è sufficiente fare il raffronto fra telefonate prima delle partite e gli articoli di giornale del giorno dopo. Ecco, facendo nostra questa sofisticata tecnica investigativa, parrebbe “presumibile” un comportamento scorretto dell’arbitro per favorire l’Inter. Questo è, infatti, ciò che riferisce Andrea Sorrentino di Repubblica:
Al 4′ Carini combina un pasticciaccio su un pallone innocuo che arriva da metà campo, toccandolo con le mani un metro fuori dall’ area praticamente senza avversari davanti: Bertini dovrebbe espellerlo ma lo ammonisce soltanto (eppure la regola parlerebbe chiaro), falsando così il prosieguo della partita. Alla fine il presidente Cellino dirà: «Si vede che devono far vincere qualcosa all’ Inter. A questo punto non so se serva andare a San Siro la prossima settimana».
Comunque all’ingiustizia rimedia subito Zola: il suo destro su punizione dai 17 metri è un buffetto dolcissimo al pallone che si addormenta in rete sotto l’ incrocio alla destra di Carini. L’ Inter pareggia subito: corner, mischia nell’ area piccola, palla che rimbalza dal braccio di Cambiasso al destro di Martins che è rapidissimo a deviare in rete per il suo ventunesimo gol stagionale, ma anche qui Bertini sbaglia perché il tocco di Cambiasso è irregolare.
Gli elementi li avete, potete giudicare voi.
Dopo il continua l’audio e la trascrizione della telefonata fra Bergamo e Facchetti su Cagliari - Inter di Coppa Italia.
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Come cambiano i tempi. Luciano Moggi a Matrix ha avuto per la prima volta dopo 4 anni, almeno su una rete generalista, la possibilità di esporre la propria verità. Con ospiti il “redento” Oliviero Beha, il consulente Nicola Penta e l’avvocato Maurilio Prioreschi l’esagitato Paolo Liguori ha fatto, proprio lui, la figura del folle revisionista. Tutto alla rovescia. Alessio Vinci (lo possiamo dire, inadeguato al compito) ha faticato non poco per tenere a bada gli scontri fra l’ex direttore generale della Juventus e il direttore di TgCom.
Improvvisamente la tesi difensiva di Moggi acquisisce dignità, non si tratta più delle farneticazioni di un boss caduto in disgrazia, si parla delle intercettazioni fra Paolo Bergamo e Giacinto Facchetti (ne spunta addirittura una nuova di zecca che riguarda lo “score” con l’Inter dell’arbitro Bertini) addirittura hanno tribuna su Canale 5 gli esiti del comico controesame del Tenente Colonnello Auricchio al processo di Napoli.
Impossibile non andare con la mente alle puntate di Matrix del 2006/07, condotte da Enrico Mentana. Quelle con l’arbitro De Santis e il designatore Bergamo, quelle in cui i due si difendevano parlando di fatti (ad esempio dei frequenti rapporti telefonici con dirigenti di tutte le squadre, Inter compresa) che le informative dei carabinieri curiosamente non avevano evidenziato rendendo in automatico indecenti menzogne le parole dei due “sodali della Cupola”.
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L’ultima vittoria risale al 1965 (a San Siro contro il Benfica, 1-0 goal di Jair), mentre l’ultima finale disputata dall’Inter, in Coppa dei Campioni (allora si chiamava così) risale al 1972. In quell’occasione l’Ajax battè i nerazzurri per 2-0 grazie ad una doppietta di Cruijff. E’ datata 27 maggio 1964 la prima affermazione dei nerazzurri nel massimo torneo europeo: fu un 3-1 ai danni del Real Madrid al Prater di Vienna a consegnare la coppa all’Inter (Reti: 43′ Mazzola S., 62′ Milani A., 69′ Felo R., 76′ Mazzola S.) . Il 25 maggio 1967, invece, l’Inter soccombe al Celtic Glasgow nella finale di Lisbona, per 2-1 (Gol: 11’ Mazzola (I) rig., 63’ Gemmell (C), 84’ Chalmers (C)). Abbiamo raccolto alcune foto d’epoca che ricordano quei momenti.






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Dura presa di posizione da parte di Gianfelice Facchetti, figlio dell’ex giocatore e dirigente nerazzurro Giacinto, in merito agli attacchi portati alla figura del padre dopo le nuove intercettazioni rese note dai legali di Luciano Moggi al processo Calciopoli in svolgimento in questi giorni a Napoli. Durante la presentazione a Milano dell’iniziativa “Un gol per la vita”, promossa dalla fondazione intitolata al defunto ex presidente dell’Inter, l’attore ha infatti dichiarato:
La credibilità di mio padre non può essere attaccata da quattro barboni, con tutto il rispetto per i barboni. Sono giorni di attacchi vili e volgari quando nel 2006 mio padre morì il suo nome fu iscritto al Famedio di Milano, segno che la memoria di Giacinto Facchetti non è solo nostra ma è condivisa da tutta la città e ora va difesa insieme e con i denti.