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Distrazione di Diego Maradona: nella lista dei convocati ci sono cinque indisponibili

pubblicato da Skalka

diego armando maradona

La carriera di Diego Armando Maradona come ct dell’Argentina non è stata facile fino ad oggi. Le continue incomprensioni con la stampa, gli scarsi risultati che a momenti portavano alla clamorosa esclusione della nazionale dai prossimi mondiali, questi sono solo alcuni degli elementi che hanno caratterizzato questa vicenda. Questa volta “el pibe de oro” è stato protagonista di una disattenzione che lo ha portato a dover modificare in fretta e furia la lista dei convocati per l’amichevole del 10 febbraio contro la Giamaica a Mar del Plata.

Maradona nella sua prima stesura della lista aveva incluso quattro tesserai dell’Estudiantes, si trattava di Enzo Pèrez, Boselli, Clemente Rodrìguez e Sosa. Il club argentino quando ha visto i nomi dei suoi uomini tra i convocati ha contattato la federazione per segnalare la loro indisponibilità visto l’impegno di due giorni dopo in Copa Libertadores. All’imbarazzo provocato alla svista è seguita quindi una lista aggiornata, nella sua stesura si è fatta quindi molta attenzione a non includere calciatori che militano in Europa o impegnati nella massima competizione per club sudamericana ecioè Banfield, Colon, Lanus, Velez Sarsfield e appunto Estudiantes.

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La tragedia di Haiti: il calcio italiano si mobilita

pubblicato da vieni_127


Povera Port-Au-Prince, anzi poverissima: la capitale haitiana faceva i conti da tanto, troppo tempo, con la disorganizzazione e la corruzione, e poi fame e la morte lì, dietro l’angolo, ogni giorno. I vicini dominicani, stessa isola Hispaniola approdo di Cristoforo Colombo cinque secoli fa, un po’ se ne dispiacevano, a loro il turismo e una storia dignitosa, ai cugini di origini francesi povertà e disoccupazione. Haiti? E’ il paese più disastrato del mondo occidentale, queste le parole quando si nominava lo stato caraibico: circondato dalla Giamaica, da Cuba, dalla Repubblica Dominicana, eppure solo, solissimo. Quando si dice, piovere sul bagnato: un terremoto di proporzioni immani ha raso al suolo quel briciolo di speranza di un popolo già stanco. Perché proprio a loro?

Port-Au-Prince è per il 20% distrutta, le cifre di qualsiasi genere fanno rabbrividire: i morti, i senzatetto, la magnitudo del terremoto, la mole quasi inimmaginabile di lavoro che il mondo, tutto quanto, dovrà sobbarcarsi per dare una mano. Il calcio italiano è intervenuto: questo week-end su tutti i campi di tutti i campionati, compresi quelli giovanili, si osserverà un minuto di silenzio. Doveroso, sentito, commovente. Ma la FIGC ha anche annunciato che stanzierà 100mila euro a favore delle popolazioni terremotate, per le prime operazioni di soccorso e assistenza. Ma non è tutto perché anche l’AIC, l’associazione dei calciatori professionisti, ha fatto un passo solidale verso gli haitiani: aperta una sottoscrizione tra tutti i calciatori per raccogliere fondi, tramite bonifico bancario. Solidarietà: una parola. Servono i fatti.

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Bora Milutinovic: la storia di un uomo affascinante, l'allenatore giramondo

pubblicato da vieni_127


Se c’è un uomo che può senza ombra di dubbi definirsi cittadino del mondo, quello è VeliborBoraMilutinovic, allenatore di calcio che ha coniugato il suo lavoro con la curiosità per le culture diverse, un selezionatore che ha spesso trasformato fanghiglie amorfe in oro colato, un genio del pallone che parla otto lingue. Serbo ma con passaporto messicano per via della moglie, la sua storia da gitano iniziò a metà degli anni ‘70: dopo aver giocato nei campionati jugoslavo, francese e svizzero, scelse di volare sino in Messico per militare nel Pumas. Scelta che a posteriori gli cambiò la vita, e non solo perché fu a quelle latitudini che trovò l’amore.

Appesi gli scarpini al chiodo (era un centrocampista), iniziò subito la carriera da allenatore proprio nel Pumas, salvo poi accettare un prestigiosissimo incarico: guidare la Nazionale messicana nei mondiali di casa, nel 1986. Lavorò con entusiasmo, si impegnò al massimo e alla fine il Messico si rivelò una piacevole sorpresa: uscì ai quarti di finale, ma solo ai rigori e contro la Germania Ovest. Archiviata la delusione abbandonò il suo paese adottivo e si spostò di pochi chilometri: divenne ct della Costarica, nazionale sconosciuta che mai aveva partecipato a un Mondiale. Lui là trascinò a Italia ‘90, i centroamericani passarono anche il primo turno, prendeva forma il mito di Bora.

C’è da sottolineare come Milutinovic, tra Messico e Costarica, imboccò senza fortuna la strada di allenatore di club: prima il San Lorenzo, poi l’Udinese in Serie B; fu esonerato dopo 8 giornate a causa di sconfitte a raffica per un gioco spropositatamente offensivo. E malissimo andò coi New York Metrostars anni dopo, dove fu capace di perdere quasi tutte le partite. Ma con le Nazionali, beh, con quelle lui ci ha sempre saputo fare: nel 1991 si sedette sulla panchina degli Stati Uniti per preparare la Nazionale Usa ai mondiali casalinghi. Ancora primo turno passato, ancora fuori agli ottavi con un risicato 1-0 del Brasile. Dopo un ritorno al Messico (con un bronzo in Coppa America), fu il momento dell’Africa: Bora divenne ct della Nigeria.

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