Torino - Albinoleffe 0-0 | Video Highlights Serie B
6 Gennaio 2012 - Un pareggio in casa contro l’Albinoleffe ha premiato il Toro con il titolo simbolico di campione d’inverno del campionato cadetto. I granata volevano iniziare meglio l’anno nuovo di come era finito il 2011 con la sconfitta esterna contro il Modena, ma non sono riusciti a trovare il gol contro l’Albinoleffe di Fortunato che è sceso in campo prevalentemente per proteggere il pareggio. Nel primo tempo le migliori occasioni sono capitate sui piedi di Bianchi e Cocco che però hanno sprecato malamente da ottima posizione. Al 43′ minuto gli ospiti sono rimasti in 10 per l’espulsione di Girasole.
Al 55′ minuto Antenucci è andato vicinissimo al gol colpendo un palo con un tiro mancino. Il Toro ha potuto sfruttare per poco tempo l’uomo in più, perché dopo appena un minuto l’arbitro Nasca ha riportato in parità la situazione numerica espellendo Iori per una fallo da ultimo uomo sullo scatenato Foglio al limite dell’area di rigore granata. Il Toro nel finale ha assediato i bergamaschi collezionando un altro paio di occasioni da gol, senza però riuscire a scardinare il fortino di mister Fortunato. Nel recupero è arrivato anche il terzo rosso dell’incontro per il granata Ebagua dopo una protesta esagerata nei confronti dell’arbitro.

Il Torino fallisce nell’impresa di rimontare in 14 minuti (più i due di recupero accordati dal signor Calvarese) lo 0-1 su cui si trovava lo scorso 3 dicembre a Padova, allorché al 76° della ripresa fu sospesa la partita contro i veneti per un black-out all’impianto di illuminazione dello stadio Euganeo. Privi di Bianchi, Ogbonna e Stavanovic (e non potendo impiegare i sostituiti Sgrigna e Antenucci), mister Ventura ha schierato un aggressivo 4-2-4 per cercare di avere la meglio di Perin e compagni. Mischie in area e assalto all’arma bianca verso la porta patavina, in poco più di un quarto d’ora i granata non sono però riusciti a smuovere il risultato che 11 giorni fa diceva Padova 1 - Torino 0, grazie al gol che Ruopolo aveva realizzato ad inizio di secondo tempo.
La sconfitta lascia i piemontesi a 41 punti, comunque in testa alla classifica, mentre lancia i padroni di casa a quota 34 punti che significa quarto posto in graduatoria ai danni del Pescara. Giampiero Ventura al termine della mini-partita la prende con filosofia:
“E’ stato un quarto d’ora molto veloce. In questi casi è difficile parlare di calcio. Onore al Padova, che ha vinto; accettiamo quel che è successo sul campo e ora iniziamo a pensare alla prossima sfida di Modena. Siamo stati chiamati a disputare questo scorcio di partita e lo abbiamo fatto, provando a ottenere qualcosa di buono e mostrando la massima professionalità. Ora non serve rimuginare; in questi mesi abbiamo intrapreso una strada, fatta di lavoro, per creare una squadra in grado di ottenere i risultati preposti e gettare le basi per un importante futuro e vogliamo proseguire il percorso iniziato”.
In ogni modo non pare finita qua. Prima della partita la società di Urbano Cairo ha presentato una “riserva legale” e una scritta, in barba alla sentenza del Giudice Sportivo che ha avevo respinto il ricorso del Toro per un “vizio di forma“. Tuttavia domani verrà presentato un nuovo ricorso alla Giustizia Federale per ottenere lo 0-3 a tavolino: secondo i legali dei granata bisogna insistere sulla responsabilità oggettiva del Padova per quanto concerne il black-out dell’impianto d’illuminazione, dal momento che ad oggi ancora non si è capito con certezza il motivo per cui due sabati fa la gara non poté continuare a causa del buio.

“Ci alleneremo al buio per prepararci meglio! Scherzi a parte, io ho ancora la speranza che non si debba andare a Padova, perché quel secondo tempo non è stato regolare. Ma se dovremo andarci, ci andremo. Anche se il recupero si svolgerà in condizioni completamente diverse da quelle dei primi 76 minuti di sabato 3 dicembre” così parlava ieri il tecnico del Torino Giampiero Ventura, ancora ignaro di quanto deciso questo pomeriggio dal giudice sportivo che ha respinto il ricorso dei piemontesi “per un vizio di forma” (qui il comunicato completo con le motivazioni) e ha deciso che mercoledì prossimo 14 dicembre alle ore 14 e 30 i granata scenderanno in campo all’Euganeo di Padova per giocare i restanti 14 minuti della partita interrotta 10 giorni fa per un black-out dell’impianto di illuminazione dello stadio patavino.
La squadra di casa, allenata da Dal Canto, è in vantaggio di una rete a zero (Ruopolo) e avrà dalla sua il pubblico amico che potrà assistere alla mini-partita al prezzo simbolico di un euro (chi ha conservato il vecchio tagliando accederà sugli spalti gratuitamente), ma è il Toro che si sta preoccupando di più, per due motivi: la truppa granata dovrà affrontare nuovamente la trasferta in Veneto e in più dovrà cercare di recuperare lo svantaggio in appena un quarto d’ora di gioco:
“Il nostro riscaldamento allo stadio sarà più lungo e più intenso per simulare una situazione di partita già avviata. Per questo invece dei canonici 20 minuti ne faremo 35-40 simulando un quarto d’ora di partita con possesso palla ad oltranza e recuperi molto brevi, il tutto per dar vita a un forcing totale: come se fosse un finale di partita col vantaggio di avere le gambe fresche e il serbatoio riempito per fare dieci giri veloci invece che un gran premio intero”.
Queste le parole del preparatore atletico Alessandro Innocenti che ha anche stabilito l’ora di pranzo (ore 11) chiaramente anticipata e scevra del solito carico di carboidrati, privilegiando un pasto più leggero e zuccheri facilmente assimilabili prima del fischio di inizio. Interessanti anche le dichiarazioni del centrocampista granata Giuseppe De Feudis che nel marzo 2010, quando giocava in B col Cesena, recuperò 17 minuti contro il Sassuolo di una partita sospesa per neve:
“Non c’è tempo per pensare, perché devi dare tutto e vai solo avanti. Eravamo sullo 0-0 e restavano 17 minuti, ma noi prendemmo subito gol e perdemmo. Ecco perché la concentrazione è importante, anche se qui conta solo provare a segnare e sarà un arrembaggio totale”.
Ventura schiererà tutto l’arsenale offensivo a disposizione (non ci saranno Antenucci e Sgrigna già sostituiti il 3 dicembre scorso) con più che probabile utilizzo di Oduamadi e Verdi (”Schiererò chi ha una voglia pazzesca di giocare per sfruttare la carica” ha annunciato Ventura).

Sono due le vittime di un incidente stradale avvenuto in serata nei pressi della barriera di Trofarello, tangenziale sud di Torino, che ha visto coinvolto anche l’autobus della squadra granata. Secondo una prima ricostruzione della polizia stradale l’automezzo, con a bordo tutto lo staff e i giocatori del Torino ad eccezione di mister Ventura, ha rallentato nei pressi del casello nell’attesa che la sbarra si alzasse completamente, un’automobile che seguiva è stata tamponata violentemente da un camion e si è andata a infilare sotto il bus ormai fermo.
Immediatamente dopo l’impatto tutti gli occupanti del autobus sono scesi per prestare i primi soccorsi, un principio d’incendio è stato domato con l’aiuto dell’estintore in dotazione all’automezzo e con delle bottigliette d’acqua. Purtroppo due occupanti dell’autoveicolo sono morti a seguito del forte urto, una terza persona è rimasta ferita ed è stata trasportata all’ospedale Cto. Nel frattempo il camion che ha scatenato il tamponamento è fuggito, in seguito si è scoperto che si trattava di un veicolo rubato. I giocatori del Torino, ancora sotto choc per quanto accaduto, hanno scaricato la loro roba dall’autobus incidentato e dopo circa tre quarti d’ora sono potuti ripartire alla volta del centro Sisport con un altro pullman giunto sul luogo.

Di errori ne sono stati fatti, ma anche la cabala ci si è messa, così non ci è stato davvero nulla da fare: la Sampdoria è retrocessa in Serie B per la quarta volta nella sua storia e nella Genova di fede blucerchiata ancora ci si chiede come sia potuto accadere. Il becco di 10 punti in 18 partite nel girone di ritorno, una discesa verticale che pochi ricordavano, almeno nella storia recente del calcio; eppure c’è chi non si è disperato più di tanto, si fa per dire, perché oltre alle scelte della dirigenza e la poca lucidità del calciatori, oltre alla sfilza di numeri negativi per gli amanti delle statistiche, oltre a tutto a questo c’era un disegno. Implacabile.
La storia del 22 maggio è ormai nota: la Samp è scesa in B nel 1966 e nel 1977, in entrambe le occasioni l’ultima gara fu giocata contro la Juve e in entrambi i casi arrivò terz’ultima (ne scendevano proprio tre), entrambe le volte fu un 22 maggio. Nel ‘99 invece era il 23 di maggio la domenica dell’ultima giornata, quest’anno sarà di nuovo il 22 maggio, data da cerchiare in nero ormai per gli amanti della Sampdoria. Ma è curiosa anche la storia degli anni gemelli: ‘66, ‘77, ‘99 e ora ‘11, solo l’88 i liguri se la cavarono, ma il campionato finiva il 15 maggio e addirittura la squadra si aggiudicò oltre a un brillante 4° posto, anche la Coppa Italia.
Chissà cosa accadrà nel 2022, in ogni modo da oggi la famiglia Garrone e chi verrà in futuro dovrà stare molto molto attento a scegliere gli allenatori. O meglio, lo stato tricologico degli stessi. Ebbene sì, in ognuna delle quattro retrocessioni alla guida della squadra c’era un “pelato“: Fulvio Bernardini e Eugenio Bersellini, rispettivamente allenatori nel ‘66 e nel ‘77, erano scarsocriniti, e che dire di Luciano Spalletti e il suo sostituto Giampiero Ventura a fine millennio? Velo pietroso sulle scelte di quest’anno: Mimmo Di Carlo e Alberto Cavasin. Infine il colletto: quest’anno la Kappa aveva proposto un collo a V, bianco; non ne veniva usato uno così da 11 anni. Correva la stagione 1998/99: terz’ultima allora, terz’ultima oggi.

Che giocatore è Andrea Raggi? Difficile dirlo, se anche lui risulta indeciso quando si tratta di esporre le sue preferenze in quanto al ruolo difensivo: esterno destro o centrale? In ogni modo dopo gli ottimi anni di Empoli, Raggi al Palermo e alla Samp non riuscì a riconfermarsi, salvo poi disputare una stagione più che dignitosa, la scorsa, con la maglia del Bologna. Quest’anno al Bari, inizio da titolare, poi piano piano è finito nel dimenticatoio: 14 presenze, con Mutti una soltanto, domenica prossima col Cesena tornerà in campo per sostituire lo squalificato Andrea Masiello. E nell’esporre le sue sensazioni nel riprender posto sul rettangolo verde, manda una frecciatina all’ex tecnico dei galletti, Giampiero Ventura.
“Mi spiace che non si sia visto il vero Raggi, sia per motivi fisici che per scelte dell’ex tecnico Ventura. Sono sempre stato utilizzato per tappare i buchi nei diversi ruoli di difesa e questo mi portava a chiedermi: ma che ruolo ho? Sono qui da meno di un anno ed è ovvio che avrei voluto che andasse diversamente sia per me che il Bari stesso” lo sfogo di Raggi, parole neanche poi tanto velenose. Non ha pensato questo però Ventura stesso che ha replicato al suo ex giocatore, non mandandole a dire:
“Sembra un attacco a me, ma è un tentativo di salvarsi, quando le cose non vanno bene ognuno cerca di scaricare le responsabilità su altri, i calciatori difficilmente ammettono gli errori, è sempre colpa di fattori esterni. Oggi come oggi sarebbe stato meglio rispondere in campo e non sui giornali. Il suo ruolo? Lo abbiamo provato da centrale ma aveva difficoltà. A Bologna aveva giocato da esterno e lo abbiamo riproposto in quel ruolo, basta leggere le dichiarazioni di Raggi dopo la gara contro la Juventus dove affermava di aver imparato più in un mese nel Bari che in altre squadre. Lo saluto con affetto perchè voglio bene al ragazzo, lo ringrazio per il lavoro svolto con me. Magari lo invito quando ha un po’ di tempo a riflettere su quello che ha detto”.
“L’As Bari rende noto che è stato sciolto consensualmente il rapporto di lavoro con l’allenatore Giampiero Ventura. La società, a conclusione del periodo di intensa collaborazione, ringrazia il tecnico e i suoi collaboratori per il lavoro svolto con grande professionalità e augura loro la prosecuzione di una carriera ricca di soddisfazioni. Altresì, l’As Bari comunica che il nuovo allenatore è il sig. Bortolo Mutti (Trescore Balneario, 11 agosto 1954) che ha firmato un contratto fino a fine stagione”.
Con questo comunicato il Bari annuncia il divorzio consensuale da Giampiero Ventura. Sollevati dall’incarico anche gli stretti collaboratori del tecnico genovese. Ventura domattina terrà una conferenza stampa di saluti. Sarà a dir poco improbo il lavoro per Mutti: il Bari è all’ultimo posto in classifica con 14 punti, 9 in meno del Catania che staziona al quart’ultimo posto utile per la salvezza. Domenica i pugliesi ospiteranno al San Nicola il Genoa. Quello del Bari è l’ottavo avvicendamento di panchina in serie A.

Iniziamo a snocciolare i numeri: 15 sconfitte nelle ultime 19 partite, 6 ko di fila (ultima vittoria, unica dal 26 settembre nel derby contro al Via del Mare contro il Lecce, firma di Okaka), peggior attacco (14 reti; per dire Kutuzov su 14 presenze, di cui 13 da titolare, l’ha buttata dentro una sola volta), seconda peggior difesa (soli i cugini del Lecce hanno subito più gol, però tra le mura amiche la Juve ha preso più pappine dei galletti), ben 3 rigori sbagliati su 6 avuti. Si potrebbe andare avanti, più nello specifico, ma basta infine evidenziare gli appena 14 punti in 24 partite (e le nove lunghezze dalla salvezza) per capire quanto disperata sia la situazione del Bari.
Da rivelazione lo scorso campionato, a incredibile fanalino di coda in questo: cosa diavolo è successo ai biancorossi? Perché Ventura non viene esonerato o non si dimette? In pochi lo sanno, perfino nel capoluogo pugliese. La verità più plausibile è che tra il tecnico ligure e la famiglia Matarrese la stima è reciproca e immutata nonostante gli scarsi risultati, con l’alibi spesso sbandierato degli infortuni che pare essere abbastanza per continuare su questa strada. Che evidentemente sta portando a una pronta discesa in Serie B. Dopo aver perso il treno, forse l’ultimo rimasto, contro il Brescia (2-0 e a casa), i giocatori in sala stampa sono apparsi davvero scorati.
Sentite Alessandro Parisi: “Siamo in una situazione drammatica. Sinceramente non so cosa dire, abbiamo fallito tante occasioni gol e il Brescia, invece, con due tiri ha vinto la partita. Ai tifosi dico che hanno ragione ad essere arrabbiati con noi e che ci meritiamo fischi e contestazione. Da parte nostra cercheremo di onorare sempre questa maglia“. Ma è Andrea Masiello, il vice-capitano, ad apparire davvero demoralizzato:
“Pare proprio che sia finita, ma sino a quando la matematica non ci condanna dobbiamo continuare a lottare. Mi rendo conto che sono sempre le solite frasi ma non posso dire altro. La partita di oggi (domenica scorsa, ndr) è facilmente sintetizzabile così: il Brescia davanti alla porta ha segnato, noi no. E’ impensabile poter credere di far punti se sprechiamo occasioni incredibili come oggi. Comunque oggi abbiamo toccato il fondo e dobbiamo portare rispetto ai nostri tifosi. I miei sfoghi? Basta, ho parlato anche troppo e penso solo a finire al più presto questa stagione”.
Anche i tifosi pare non ci credano più: ora c’è il Genoa, poi la Lazio, la Fiorentina, l’Udinese e chi più ne ha più ne metta. Basta leggere questo editoriale di Andrea Dipalo per tuttobari.com per capire l’umore. Ebbene, c’è un uomo che ancora non getta la spugna: il suo nome è Giampiero Ventura. Questo quanto dichiarato, con inguaribile (e forse un po’ ipocrita) ottimismo:
“Il miracolo quest’anno non sta riuscendo? Ci sono delle motivazioni, abbiamo avuto 7-8 giocatori importanti persi per molti mesi e non potevamo permettercelo. Ora si gioca con alle spalle una serie interminabile di risultati negativi e non è facile. Stiamo parlando di nove punti che sono tre partite, se risolveremo il problema del gol, che abbiamo dopo aver perso Barreto, ci saranno le possibilità per conservare questa categoria: piano piano recuperando i giocatori torneremo a essere una squadra. La mia situazione? Il rapporto con la città, con il presidente Matarrese va oltre il rapporto professionale. Se bastasse il cambio di allenatore per modificare l’attuale situazione sarei il primo ad andare in tribuna con la bandiera del Bari a tifare. Non credo sia questo il reale problema, in questo momento dobbiamo cercare di fare gol e uscire da questa situazione. Mi sarei aspettato intervento diverso sul mercato? La città forse sì, ma se non è stato fatto è evidente che non c’erano i presupposti economici. Se sei un aziendalista devi capire le difficoltà e le esigenze di un particolare momento, due tre anni fa le possibilità erano 100 volte superiori”.
Infortuni, mercato: sempre queste giustificazioni. Ma davvero sono plausibili? Ieri il Bari aveva bene o male la formazione titolare (no, Barreto non è Maradona), rispetto all’anno scorso (parlando di mercato) non ci sono i due centrali di difesa (e Ranocchia giocò solo mezza stagione) ma per il resto l’ossatura di centrocampo e attacco era rimasta uguale. Ultima enigmatica domanda: ha un futuro questo Bari, a prescindere da come andrà questo finale di stagione? A voi, sagaci lettori di calcioblog, la risposta.

Che il Bari non stia andando propriamente “bene” è sotto gli occhi di tutti, la squadra spumeggiante che dodici mesi fa di questi tempi abbatteva la Juve al San Nicola è uno sbiadito ricordo: certo, innegabile il ruolo che hanno avuto gli infortuni in questa prima metà di stagione, una continua situazione di emergenza per mister Ventura che non gli ha mai praticamente concesso la rosa al completo, che pure rimane di alto livello e molto simile a quella dell’anno scorso, eccettuati i due centrali di difesa. Ebbene, proprio con la Juve il 12 dicembre 2009 ci fu un giocatore che fu eletto migliore in campo, protagonista assoluto di quella e di tante altre partite dei biancorossi, Sergio Bernardo Almiron, centrocampista dai piedi buoni che dopo la parentesi in chiaroscuro a Torino aveva trovato nuova linfa vitale nel capoluogo pugliese.
L’anno passato contribuì non poco, col suo “gemello” di reparto Donati, all’annata memorabile dei galletti, prestazioni di spessore assoluto, cinque gol e una manciata di assist per l’argentino; ma all’avvio balbettante del Bari, in questo finire di 2010 si è aggiunta anche l’opaca verve del pelato mediano, che non solo ha dovuto far i conti con le critiche sul suo conto per le prestazioni fornite, ma ha anche dovuto ascoltare pettegolezzi circa la sua vita privata, dalle notti brave a storie con mogli di suoi compagni. Al centro di una trattativa col Napoli, per altro tutt’altro che smentita dal suo agente, e punzecchiato da più parti, ieri Almiron ha indetto una conferenza stampa in cui ha voluto fare il punto, lucido, della situazione. Le sue parole sono state molto dure ma anche estremamente chiare, spiegando nel dettaglio la sua situazione attuale.
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La squadra di Giampiero Ventura si sbarazza del Livorno senza troppa fatica e centra la qualificazione agli ottavi di Coppa Italia. In un pomeriggio non freddissimo i pochi spettatori presenti al San Nicola hanno potuto godere di un Bari finalmente spettacolare e arrembante. È vero che tra le due squadre c’è una categoria di differenza, i pugliesi però possono almeno rintuzzare il proprio morale prima di rituffarsi nel campionato che li vede ultimi in classifica.
Il primo tempo si chiude sul risultato di 1-0, la rete è di Rana, barese purosangue, che trasforma un calcio di rigore che lui stesso si era guadagnato subendo fallo da Salviato. Nel corso dei primi quarantacinque minuti si registra un’altra bella conclusione dell’attaccante che ha aperto le danze, il suo tiro in corsa non coglie il bersaglio grosso. Il Livorno approccia meglio la ripresa, nonostante la buona volontà però i toscani non riescono a creare occasioni da gol pericolosi, in campo ci sono solo tre titolari e si vede, non basta la buona volontà.
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