
Gianluigi Buffon non ha peli sulla lingua e spesso le sue dichiarazioni esternate in totale sincerità hanno scatenato polemiche: è il caso di quando ammise che sul gol-non gol di Muntari nel famigerato Milan - Juve di qualche mese fa seppure avesse visto la palla oltrepassare la linea non avrebbe avvertito l’arbitro, è il caso di ieri quando il portierone della Nazionale, interpellato a Coverciano sul caso calcioscommesse e sul presunto coinvolgimento di Antonio Conte, se n’è uscito con una frase di sicuro poco conformista:
“Chi conosce e vive il calcio, nella propria testa può avere già un’idea di cosa sia accaduto o di cosa accade in queste situazioni, nulla di negativo che possa far pensare alla malavita o a qualcosa del genere. Alcune volte si pensa… E in alcuni casi si dice che sono meglio due feriti che un morto. Le squadre le partite se la giocano e sarà sempre così, ma ogni tanto qualche conto bisogna anche farlo”.
Lecito immaginare che qualcuno abbia francobollato queste parole come irresponsabili e per niente in linea col pensiero comune degli addetti ai lavori. Oggi hanno commentato le parole del numero uno azzurro vari personaggi, tra cui il presidente dell’Aic Damiano Tommasi:
“Lo sappiamo, Gigi cerca di spiegare il suo pensiero senza peli sulla lingua. Soprattutto in questo periodo, dove non ci sono partite, le parole che non riguardano il campo, fanno rumore. Credo che le sue intenzioni fossero quelle di spiegare ciò che è sotto gli occhi di tutti. Una competizione di lunga durata vive anche sul pareggio di una singola partita. Detto questo, accomunare le parole di Gigi a quello che si sta evidenziando legato alle scommesse è forse una forzatura. Anche in occasione del ‘gol-non gol’ di Muntari, Buffon si è lasciato andare ad una considerazione personale. Che è diventata dichiarazione di Buffon, capitano della Nazionale e vicepresidente Aic, personaggio di riferimento per tanti calciatori”.

Andrea Pirlo e la Juve: difficile immaginare un anno fa a quest’ora che il matrimonio tra loro due, dopo che il primo era stato sentimentalmente impegnato per 10 anni con il Milan, potesse essere da subito così intenso e amorevole. Nell’intervista apparsa oggi sulle colonne rosa della Gazzetta dello Sport, il fuoriclasse bresciano non lesina parole al miele per la sua nuova squadra, non nascondendosi quando le domande intenderebbero punzecchiarlo sul suo ex club. Insomma, per i tifosi bianconeri c’è un nuovo idolo che non solo ha giocato alla perfezione, ma ha giocato anche tanto e ha sfornato vagonate di assist condendoli con tre gol. Pirlo non ha assolutamente rimpianti, ci mancherebbe, per aver lasciato Milanello, anzi spiega i motivi che lo spinsero a Torino l’estate scorsa:
“Le cose sono andate così. Quando abbiamo parlato del mio contratto, mi hanno proposto il rinnovo per un anno. Io chiedevo un triennale perché ero più giovane degli altri giocatori in scadenza. Ma il vero motivo del mio trasferimento è stato un altro: Allegri voleva piazzare davanti alla difesa Ambrosini o Van Bommel e io avrei dovuto cambiare ruolo. Allora ho detto ‘no, grazie’ e ho scelto la Juve, che mi offriva motivazioni importanti. Ci tengo a dire che non è stata una questione economica. Il Milan ha deciso che non servivo più. L’ho capito subito durante quel colloquio. Nel mio ruolo Allegri preferiva altri giocatori. Infastidito dalla richiesta di prova tv pubblicata sul sito del Milan per una mia presunta gomitata a Van Bommel? Certo: ho giocato lì 10 anni, sanno che io non faccio certe cose. Qualcuno si sarà pentito di avermi lasciato andare? Non lo so. Ma durante la stagione molti miei ex compagni mi hanno detto che sentivano la mia mancanza. Io sono contento: ho vinto. Se è arrivato qualche sms di complimenti dal Milan? Sì, quasi tutti gli ex compagni mi hanno scritto. Berlusconi e Galliani? No”.
Pirlo poi traccia un profilo di Antonio Conte che in pochi si sarebbero aspettati. Sì, insomma, ha avuto tecnici importanti e lui di tattica se ne intende, ma a sentire le sue parole l’allenatore juventino è davvero una spanna sopra gli altri:
“Se ricordo le prime parole di Conte? Ero in Nazionale, lui aveva appena firmato. Mi chiamò per presentarsi e mi sorprese: dovevamo ancora fare le vacanze e lui era già carico. Fu una bella telefonata. È un grandissimo allenatore. Io ne ho avuti tanti, ma nessuno così meticoloso nel lavoro e bravo a spiegare le cose. Dal punto di vista tattico e didattico è perfino più bravo di Ancelotti e Lippi, che pure hanno tante qualità. Prepara benissimo le partite, studiamo i video degli avversari 3-4 volte alla settimana e quando scendiamo in campo è difficile che qualcosa ci sorprenda. Conte è un talento della panchina. Se ha un chiodo fisso? Vuole i centrocampisti stretti per evitare passaggi tra le linee. Se il 4-2-4 iniziale mi sembrava un azzardo? Per me non cambiava molto, comunque quel modulo mi divertiva. Poi Conte ha scelto altre strade: è segno di grandezza saper modificare le proprie idee. Il modulo con tre centrocampisti centrali è il più adatto alla squadra, ci ha reso più aggressivi. Conte parla molto con noi, si confronta”.

Basta tatticismi verbali, dichiarazioni di rito e scaramanzie di sorta: la Juve è campione d’Italia e i protagonisti dell’esaltante cavalcata possono dare libero sfogo a parole e pensieri. Tutti ebbri di gioia, riportiamo di seguito i virgolettati degli eroi juventini presi dalle loro esternazioni a Sky Sport.
Antonio Conte: “Che scudetto è? Per me il numero uno, il primo che vinco da allenatore. Sono sensazioni fantastiche siamo veramente contenti, merito dei ragazzi ma onore anche ai vinti: il Milan e’ stato un avversario fortissimo. A -1 ho capito che la mia squadra aveva ancora birra, mentre loro erano un po’ stanchi. Finire il campionato imbattuti sarebbe qualcosa di storico“.
Alessandro Del Piero: “Oggi festeggiamo uno scudetto che tutti abbiamo meritato e io sono felice di aver dato il mio contributo. Io comincio ogni anno per vincere, a volte non capita, ma quello che è successo oggi mi ripaga di tanti anni, a cominciare dal 2006. Fra 15 giorni abbiamo un’altra partita che vogliamo vincere (la finale di Coppa Italia ndr). La mia storia l’ho vissuta benissimo con grande entusiasmo e felicità ed e’ un epilogo strano. Da parte mia c’è la volontà di sorridere e basta. Per il resto ci sarà modo e tempo di parlarne. E’ anche per l’anno vissuto in B che questo scudetto ha ancora più valore. Esulterò in maniera totale perché ogni vittoria ha un sapore speciale“.
Gianluigi Buffon: “Dopo il Mondiale vinto nel 2006, questa è la gioia più bella. Per tre giorni ho convissuto con il senso di colpa per l’errore col Lecce. Non posso nascondere che mi ha pesato, ho temuto che qualcuno nella squadra si lasciasse intimidire. Dediche? Alla mia famiglia, ma anche a Del Piero, a Camoranesi, a Trezeguet, a Nedved. E un grazie ai ragazzi dell’Inter. Conosco Javier Zanetti, ogni tanto gli mando dei messaggi e stavolta gli avevo chiesto aiuto dicendogli di non fare scherzi“.
Andrea Pirlo: “E’ uno scudetto meritato e voluto fin dall’inizio. Nessuna rivincita. Credo che sia un risultato che tutto il gruppo ha guadagnato sul campo. Ho sempre fatto il mio, sono sempre stato bene e avevo voglia di vincere e ci sono riuscito. Io sono andato via dal Milan perché avevo bisogno di altre motivazioni e ho scelto la Juve e il suo progetto per poter vincere e ci sono riuscito subito. Ero convinto di essere il numero uno e credo di averlo dimostrato. Eredi? Spero di poter giocare ancora tanti anni, perché mi diverto e ho ancora tanta voglia“.
Mirko Vucinic: “Ci sono andato vicino con la Roma, ma arrivare qui e vincere lo scudetto è una sensazione indescrivibile. È un sogno, una cosa unica, manco mi sono reso conto di aver segnato oggi. È il primo anno che sono qui e abbiamo vinto subito lo scudetto è questa è una cosa bellissima. Siamo stati bravi a mascherare di crederci fin dall’inizio e anche nei momenti difficili. Il mister mi ha dato grande fiducia e io ho provato sempre a dare il massimo per ripagarlo, anche se a volte non ci sono riuscito. Quando la Juve mi ha contattato è stato fondamentale il mister assieme a Paratici che mi hanno convinto a venire qui. A Roma ho fatto più gol rispetto alla Juve, ma l’importante è che abbiamo vinto lo scudetto“.
Giorgio Chiellini: “Tutta la squadra ha fatto bene. Se la difesa prende pochi gol è merito di tutti. Dopo tanti anni di sacrifici questa vittoria ci ripaga di tutti gli sforzi. Festeggeremo stasera, poi un paio di giorni liberi. Vogliamo finire imbattuti, poi vincere la Coppa Italia e gli Europei“.
Leonardo Bonucci: “Abbiamo conquistato lo scudetto nelle partite che contavano e abbiamo dimostrato che questo 30° titolo è meritato e che la Juventus è tornata. E’ bellissimo, sono sensazioni bellissime. E’ qualcosa di stupendo e meraviglioso. E’ uno scudetto da veri juventini. Quando tutti ci davano per sconfitti abbiamo lottato e vinto anche per i tifosi. La Juve sul campo ne ha conquistati 30, poi lasciamo stare tutto il resto perché a me interessa solo quello che succede sul campo e non altrove. Festeggiamenti? Stiamo festeggiando nello spogliatoio con lo champagne. Vincere a 25 anni uno scudetto con la Juve è bellissimo. Sono cresciuto tantissimo e devo ringraziare Conte per l’aiuto che mi ha dato nella crescita come giocatore“.
Giuseppe Marotta: “E’ lo scudetto numero 30, assolutamente. Lo abbiamo scritto anche sull’etichetta delle bottiglie, perché 30 sono quelli che abbiamo vinto“.
Juve campione d’Italia: le foto da Trieste




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Si assottiglia il vantaggio della Juventus in classifica e nel modo più impensabile. Capita anche ad uno dei portieri più forti del mondo di commettere un gravissimo errore. E’ una disattenzione che costa due punti alla Vecchia Signora, un regalo di Buffon ad un Lecce mai domo in questo campionato, arrivato proprio quando la partita volgeva al termine e con i salentini in inferiorità numerica. Ma di errori ne sono stati commessi altri dalla Juventus, come quello di non aver saputo chiudere la partita. Conte, a fine partita, difende il suo portiere e ricorda i gol mangiati:
“Ci sono stati già in passato episodi di questo genere e oggi l’abbiamo beccato noi. A inizio anno, comunque, avremmo messo 100 mila firme per trovarci con un punto di vantaggio sulla seconda a questo punto. Certo, potevamo mettere una seria ipoteca sullo scudetto. Ma è successo questo, ora guardiamo avanti. Le prossime due partite saranno le ultime tappe di un percorso di crescita: se le vinceremo avremo meritato lo scudetto, altrimenti l’avranno meritato gli altri. Com’è capitato di sbagliare alcuni gol c’è stato l’infortunio del nostro portiere, che però sta facendo un campionato straordinario. Gigi ha la forza e la capacità per rimanere sereno e guardare avanti. C’è stata una battuta d’arresto, si è fallito un bonus, adesso per lo scudetto siamo obbligati a vincere le ultime due partite. Ripeto, stiamo facendo qualcosa di straordinario, se vinceremo lo scudetto avremo fatto qualcosa di superstraordinario. Abbiamo avuto delle occasioni per raddoppiare e non ci siamo riusciti. Oggi è successo qualcosa di imponderabile, Buffon fino a quel punto non si era sporcato i guanti. La posta in palio era importante, sapevamo che vincendo avremmo fatto un passo avanti e forse questo ci ha tolto qualcosina nella spensieratezza. Siamo cresciuti in maniera molto veloce ed è inevitabile che in questa crescita lasciamo qualcosina. Abbiamo comunque tutto in mano nostra, ci sono due partite da vincere per coronare un sogno”.
Dall’altra parte Serse Cosmi “rincuora” Buffon e già si proietta alla sfida contro la Fiorentina (i salentini, oltre a vincere, dovranno sperare in un passo falso del Genoa a Udine):
“Sono felice per il risultato ma mi dispiace per Buffon perché è un grande portiere e un grande uomo. Per ottenere un risultato come la salvezza devi tirare fuori molto di più rispetto a quello che hai dentro. Ma poi serve anche un pizzico di fortuna: un errore come quello lì Buffon lo fa una volta ogni 15 anni. Ma in questo finale di campionato più passano i minuti, più le risorse fisiche e mentali diminuiscono, puoi commettere degli errori. Stasera torneremo a Lecce alle 3.30, sia per noi che per la Fiorentina è una partita vitale e farci giocare sabato alle 18 e non in contemporanea con Cagliari e Genoa è una mancanza di rispetto. L’obiettivo salvezza è importantissimo come lo scudetto”.
Juventus-Lecce 1-1 | Le Foto




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“Non capisco perché il Milan dovrebbe scusarsi“. A sei giorni dalla sfida tra Juventus e Milan, Massimiliano Allegri non si è ancora tranquillizzato. Per l’allenatore rossonero tutte le responsabilità delle tensioni che ci sono state prima e dopo la sfida scudetto sono da attribuire alla Juventus, in particolar modo ad Antonio Conte e Giuseppe Marotta che si sono lamentati dell’operato degli arbitri prima del big match. Il tecnico livornese ha ribadito che secondo il suo punto di vista è stata la Juve a “montare un teatrino” per mettere pressione sul mondo arbitrale:
“Il teatrino lo ha fatto la Juventus, un finimondo durato 15-20 giorni. Io in 3 anni non ho mai parlato di assistenti o arbitri e stare zitti è sempre la cosa migliore. Aspetto con calma di vedere cosa accadrà quando ci sarà un episodio che gli andrà contro. Sono curioso di vedere cosa succederà. Non capisco perché il Milan dovrebbe scusarsi. Nel calcio ci vuole molta pazienza, anche con gli assistenti. Io in tre anni non me la sono mai presa con gli arbitri. Ora però sono curioso di vedere quale sarà la reazione della Juventus quando andranno incontro a un episodio sfavorevole. Voglio vedere i comportamenti”.
Allegri ne ha anche per Gigi Buffon che sull’episodio del gol fantasma nel post partita aveva detto di non essersi accorto che la palla avesse varcato la linea, ma che comunque nel caso non avrebbe certamente avvisato l’arbitro perché non spetta a lui prendere queste decisioni:
“Buffon, per esempio, credo sia stato coerente dicendo quello che pensava ma credo che stare zitti sia sempre una buona cosa”.
Nonostante il fatto che anche Thiago Silva qualche giorno fa abbia detto che si sarebbe comportato come Buffon, ad Allegri evidentemente le parole del portiere della nazionale non sono piaciute. E’ stato coerente, ma non corretto.

A distanza di quasi 48 ore dal big-match tra Milan e Juve, finita in parità, non si placano le furenti polemiche che hanno contraddistinto sia i 90 minuti che il dopo gara, a causa di un arbitraggio macchiato da due sviste clamorose. Dopo i commenti di ieri incentrati più che altro sulla prestazione di Tagliavento e dell’assistente Romagnoli, oggi l’attenzione si è spostata sulle parole di Gianluigi Buffon che a fine partita aveva ammesso che “non aveva visto se la palla fosse entrata, ma comunque non avrebbe aiutato l’arbitro in caso contrario“. Il portiere e capitano della Nazionale è stato duramente criticato dal presidente dell’Associazione Italiana Arbitri Marcello Nicchi per vie di queste dichiarazioni (”il capitano della mia nazionale dice delle cose che si poteva risparmiare perché diseducative per i giovani“), ma altri esponenti del mondo del calcio hanno voluto dire la loro in merito a questo episodio.
Incassata la comprensione di Thiago Silva, Buffon riceve solidarietà anche dal ct dell’Italia Cesare Prandelli che dalla conferenza stampa di Genova (dopodomani gli azzurri incontrano in amichevole gli Stati Uniti) difende il proprio portiere:
“Non ho mai pensato di togliere la fascia di capitano a Buffon. Le sue parole nel dopopartita? Gigi non ha bisogno di qualcuno che lo difenda. Nel post partita i giocatori sono ancora tesi, e in occasione di un episodio in cui c’è un dubbio è difficile pensare che un giocatore, in campo, già non avendo la certezza personale, possa aiutare l’arbitro. Chi ha giocato a pallone sa che non è facile andare dall’arbitro e denunciare che un pallone è entrato in porta. Bisogna evitare ipocrisie. Poi a mente fredda Gigi può anche modificare quello che ha detto a caldo”.
Zdenek Zeman, storico detrattore della Juventus, questa volta ammorbidisce la sua posizione non disdegnando però la solita stoccatina:
“Di solito durante una partita nessuno direbbe se il pallone è entrato in porta o no, dopo la gara però si deve ammetterlo. E chi lo fa è solo onesto. Buffon è anche capitano e portiere della Nazionale: credo che debba dare l’esempio e dimostrare onestà”.

In mattinata si erano registrate le dichiarazioni di Marcello Nicchi contro le frasi rilasciate da Gianluigi Buffon alla fine di Milan - Juventus, il presidente dell’Aia in particolare aveva criticato il numero uno bianconero ritenendo diseducative le sue parole a maggior ragione perché pronunciate dal capitano della nazionale azzurra. Non si è fatta attende la risposta dell’estremo difensore che dal ritiro dell’Italia a Genova ha confermato tutto e, senza mostrare pentimento, ha confermato quanto espresso a caldo nella sala stampa del San Siro a proposito del gol fantasma non assegnato ai rossoneri e cioè che non avrebbe aiutato l’arbitro se pure si fosse accorto che la palla era entrata:
“Non capisco che tipo di aiuto chieda Nicchi. Sinceramente, mi sembra una retorica avvilente, quasi stucchevole. Allora facciamo arbitrare i giocatori a questo punto. Io Io non devo giustificarmi, la gente scriva quello che pensa, io ripeto che in quella situazione non ho visto nulla. Il rispetto e la stima che hanno i miei compagni mi basta, non mi importa nulla e sono contento di come sono, sono ancora più orgoglioso di essere fatto in questa maniera, sono molto più leale di tanti che si accaniscono su determinate frasi”.
Il portiere ha concluso aggiungendo che dietro tanta retorica vede soltanto un rinnovato timore nei confronti della sua Juventus, un aspetto che non può che fargli piacere. Gigi Buffon può consolarsi con la solidarietà che arriva da dove meno te lo aspetteresti e cioè da uno dei rivali di sabato sera, uno che dall’errore di Tagliavento e Romagnoli è stato danneggiato: parliamo di Thiago Silva che senza troppi problemi ha ammesso di condividere il pensiero del suo collega juventino. Il difensore brasiliano con onestà ammette che avrebbe fatto lo stesso al posto dell’estremo difensore e speriamo che le sue parole possano aiutare a stemperare il clima di estrema tensione che si respira:
“Io avrei fatto lo stesso se avessi salvato un gol oltre la linea. Secondo me è giusto, il suo comportamento l’avrei avuto anche io fosse successo il contrario. Il calcio è la mia vita, è il mio lavoro, io non avrei parlato. In una partita importante come questa è l’arbitro che non può sbagliare. Io l’ho vista entrare quella palla ed ero a centrocampo, mi chiedo come sia possibile che il guardalinee non l’abbia visto, incredibile. Per partite così importanti ci sarebbe bisogno di un aiuto della tecnologia”.
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Gianluigi Buffon è il portiere più forte degli ultimi 25 anni, questo il verdetto dell’Istituto Internazionale di Storia e Statistica del Calcio (IFFHS), lo stesso istituto che appena tre settimane fa aveva premiato Iker Casillas come migliore nel suo ruolo nell’anno 2011. Il riconoscimento ripaga in qualche modo lo juventino che nella graduatoria dello scorso anno era riuscito a piazzarsi appena al quarto posto. La classifica relativa ai 25 anni che vanno dal 1987 al 2011 è stata stilata combinando tra loro quelle dei singoli anni, assegnando 20 punti ai vincitori, 19 ai secondi e via dicendo fino ad arrivare al singolo punto della ventesima posizione.
Con questo meccanismo sono state premiate le eccellenze ma soprattutto le carriere contraddistinte da maggiore continuità negli anni. Alle spalle di Buffon troviamo l’immancabile Casillas, secondo ad appena 13 lunghezze di distanza, mentre sul gradino più basso del podio si piazza Van Der Sar. C’è anche un altro italiano nella top ten, si tratta di Walter Zenga che è riuscito a guadagnare un ottimo ottavo posto. A testimonianza dell’importanza della continuità sono tre i portieri nelle prime dieci posizioni che non hanno mai ottenuto il riconoscimento di migliore nel singolo anno, si tratta di Van Der Sar, Zubizarreta (ottavo come Zenga) e Taffarel che chiude le prime dieci posizioni.
Tra i primi dieci non mancano ovviamente altri grandissimi interpreti di questo ruolo, si parte dal quarto classificato Schmeichel, simbolo della Danimarca e del Manchester United, seguito da Kahn, Cech e Chilavert. Come possiamo notare le prime dieci posizioni sono occupate da ben otto europei, soltanto Chilavert e Taffarel non vengono dal vecchio continente, con il paraguayano che ovviamente è il miglior sudamericano. Il messicano Campos (26°) e l’americano Howard (40°) primeggiano per il centro e il nord America, mentre il coreano Woo-Jae Lee, il marocchino Zaki, entrambi al 77° posto, e l’australiano Schwarzer rappresentano l’eccellenza di questo ultimo quarto di secolo rispettivamente in Asia, Africa e Oceania.
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Iker Casillas è il miglior portiere del 2011 secondo l’IFFHS, l’Istituto Internazionale di Storia e Statistica del Calcio, lo spagnolo si aggiudica il riconoscimento per il quarto anno consecutivo ottenendo ben 248 punti e facendo il vuoto alle sue spalle. Sul secondo gradino del podio c’è il tedesco Manuel Neuer con appena 130 punti, terzo posto per un altro spagnolo, è l’estremo difensore del Barcellona Victor Valdes con 114 punti. Anche per quest’anno insomma l’IFHHS non ha avuto nessun dubbio nell’assegnare il premio al portiere del Real Madrid, anche se in altre occasioni il margine di vantaggio era stato addirittura superiore.
Torna ai piani alti della graduatoria Gianluigi Buffon, primo italiano, che si colloca al quarto posto con 63 punti e migliora il risultato del 2010, anno in cui si era classificato nono. Per trovare un altro italiano dobbiamo scendere fino alla dodicesima posizione, lì troviamo il milanista Christian Abbiati. La nostra Serie A si riscatta parzialmente grazie a due portieri stranieri sono Julio Cesar dell’Inter e Maarten Stekelenburg della Roma, rispettivamente ottavo e undicesimo. Da segnalare anche la presenza in decima posizione per l’ormai ex portiere Edwin Van Der Sar.
Con questa affermazione Casillas eguaglia proprio Buffon in testa alla classifica dei più premiati: entrambi sono a quota quattro successi, lo spagnolo ha vinto le ultime quattro edizioni, mentre l’italiano aveva trionfato dal 2003 al 2007, con la sola interruzione del 2005, anno in cui il premio lo vinse Petr Cech. A quota tre successi ci sono altri tre portieri tra cui il nostro Walter Zenga che era stato scelto come migliore per tre anni consecutivi, dal 1989 al 1991, come lui anche il tedesco Kahn e Chilavert. Buffon e Casillas sono però ancora in attività e promettono di darsi battaglia per i prossimi anni.

Calcioscommesse. E’ stata una giornata caratterizzata da tre importanti interrogatori a Cremona. Nomi di giocatori importanti, partite, intercettazioni con cognomi di un certo “peso”. Combine, responsabilità, illeciti o presunti tali tutti, ovviamente, ancora da dimostrare. L’ex capitano dell’Atalanta, Cristiano Doni, nel suo interrogatorio di garanzia ha dichiarato di aver “aderito” all’iniziativa illecita delle scommesse “solo per la passione che mi legava alla mia squadra e la speranza di poterla portare all’obiettivo di quella stagione“. “Io per l’Atalanta ho sempre giocato - ha spiegato Doni al Gip Guido Salvini e al procuratore della Repubblica Roberto Di Martino nell’interrogatorio di garanzia di venerdì scorso - e non ho guadagnato nulla dai fatti che ho raccontato“. Doni ha confermato la manipolazione di Atalanta-Piacenza, ma ha precisato: “Non avuto alcuna parte in guadagno o vicende simili attinenti a scommesse su questo risultato“.
Il pm Roberto Di Martino ha interrogato per quasi 6 ore Carlo Gervasoni: secondo le prime indiscrezioni, l’ex difensore del Piacenza avrebbe coinvolto nell’inchiesta-scommesse altre dieci partite, tre delle quali di serie A (in due di queste la combine sarebbe riuscita). Le partite “sospette” sono Palermo-Bari 2-1; Lazio-Genoa 4-2; Lecce-Lazio 2-4. Gli inquirenti dovranno approfondire le indagini su queste tre partite per trovare eventuali riscontri: Lecce e Bari erano già state citate in passato, ma su Palermo, Lazio e Genoa non erano emersi elementi che potessero far ipotizzare un coinvolgimento diretto di giocatori delle tre società.
Su Lecce-Lazio è stato interrogato Alessandro Zamperini, il giocatore che cercò di corrompere il calciatore del Gubbio Simone Farina (quest’ultimo denunciò il fatto alla giustizia sportiva). Davanti al gip aveva raccontato di essere stato ospite dell’hotel Hilton Garden, dove alloggiavano i giocatori giallorossi perchè invitato da un amico a vedere all’incontro. Oggi, invece, ha ammesso: “Ero lì per cercare un tentativo di contatto con qualcuno del Lecce“.
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