
Bella serata quella di ieri per i giovani milanisti: le future leve rossonere si sono infatti aggiudicati la Coppa Italia Primavera, un titolo che al Diavolo formato bebé mancava da 25 anni. All’epoca sulla panchina sedeva un giovane Fabio Capello e i protagonisti del successo furono gli imberbi Maldini, Costacurta e Giunta. Ma anche Giovanni Stroppa, un 17enne che ora a 42 anni ha rivinto la competizione ma da allenatore. Grande soddisfazione per lui e per i suoi ragazzi, anche se non soprattutto perché la partita, e conseguente festa, si è svolta al San Siro, nello stadio dei grandi.
Non solo, sulle tribune erano presenti anche Adriano Galliani e mister Leonardo, e prima del match molti giocatori della prima squadra si sono recati negli spogliatoi a fare il sentito “in bocca al lupo” ai loro giovani colleghi. Dopo l’1-1 dell’andata, giocata al Barbera di Palermo, la finale di ritorno si è giocata a Milano; Rosario Pergolizzi, mister dei rosanero, ha dovuto subito ingoiare amaro quando dopo appena quattro giri di orologio l’attaccante Simone Verdi ha trovato il gol su assistenza del compagno di reparto, Gianmarco Zigoni per altro già esordiente in prima squadra contro la Lazio poche settimane fa.
Le foto della finale di Coppa Italia Primavera tra Milan e Palermo





Un altro ghanese (o ghaniano seguendo il corretto italiano) alla corte del Milan: dopo l’arrivo di Dominic Adiyah, 20 anni, lunedì in Via Turati apporrà la firma su un contratto rossonero anche il giovanissimo Edmundo Hottor, 16 anni e già presenze in Serie B con la maglia della Triestina. Centrocampista centrale con ottima visione di gioco, predilige giocare davanti alla difesa e si ispira a Desailly (anche se molti lo paragonano a Ambrosini e attualmente adora Sissoko), il suo agente Leonardo Giusti ha confermato la transazione: “Lunedì ci saranno le visite mediche e, se tutto procede per il verso giusto, arriverà la firma con il Milan. Aspettiamo la prossima settimana per mettere tutto nero su bianco. Chiaramente Hottor è contento di approdare in una squadra così blasonata“.
Il diretto interessato, su cui nel recentissimo passato ci sono stati alcuni dubbi circa l’età (sul sito della federazione calcistica del Ghana veniva dato come nato nel 1986 e non nel 1993), non sta nella pelle e prima di lasciare Trieste ne approfitta per ringraziare i compagni, il tecnico Mario Somma e il ds degli alabardati De Falco: “E’ un sogno che si avvera” ha chiosato il ragazzo, dicendosi sorpreso soprattutto dopo l’inizio difficile nel nostro Paese con le bocciature di Livorno e Modena prima di esser preso dalla Triestina. E’ un acquisto di prospettiva per il Milan che punta a rinforzare quel settore giovanile che recentemente ha dato troppo poche soddisfazioni; anche se quest’anno le cose stanno andando meglio grazie a giovani di qualità e a un ottimo allenatore come Giovanni Stroppa.

Gianmarco Zigoni, figlio d’arte, è da tempo sui taccuini degli osservatori di molte squadre. Il suo nome è indicato come quello di uno dei giovani più promettenti in circolazione, classe 1991, cresciuto nel Treviso ha fatto subito parlare di sé con un gol all’esordio in prima squadra contro l’Ancona. Oltre a qualche rete in prima squadra ne ha messe a segno un bel po’ anche con la squadra Primavera, a lui si è interessata la Juventus, che già aveva avuto a che fare con il padre Gianfranco, ma anche il Manchester United e il Valencia. Alla fine però a spuntarla è stato il Milan che lo ha acquistato per un cifra di poco superiore al milione di euro.
Il giovane Zigoni ha già sostenuto le visite mediche a Milanello e ha fatto conoscenza con lo staff tecnico della sua prossima squadra, anche il nuovo allenatore Leonardo gli ha già dato il benvenuto. Le sue prime parole da milanista sono state ovviamente di soddisfazione, come è normale che siano le dichiarazioni di un ragazzo di 18 anni pronto a fare il grande salto dalla provincia e dalla serie cadetta fino allo squadrone che giocherà la Champions League la prossima stagione:
“Sono felice, è un momento importante della mia vita, il punto di partenza della mia carriera e spero di sfruttarla al meglio. Ho scelto il Milan perché è la squadra che mi voleva e mi ha cercato con più insistenza: sono stato lusingato di tanto interesse. Entrare a Milanello è stata una grande emozione, si respira un’aria particolare, magica. Poi ho conosciuto Leonardo e mi ha fatto una bella impressione. Mi ha fatto i complimenti dicendomi che mi aspetta per il ritiro del 6 luglio, spiegandomi la nuova linea della società che vuole investire e puntare sui giovani, e sono orgoglioso che abbiano pensato anche a me”.
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Nel posticipo della 39esima giornata di Serie B, giocato ieri sera, il Vicenza ha espugnato il Tenni di Treviso grazie a un gol da fuori del 23enne centrocampista Stefano Botta: gol importante, per di più segnato in un derby, perché per i biancorossi ha significato salvezza mentre per i padroni di casa è stato di fatto un gol che ha ufficializzato la retrocessione della squadra in Prima Divisione. Ma riassumere la stagione nel gol di Botta sarebbe riduttivo, dacché la società della Marca ha passato 10 mesi molto simili a una Odissea, in cui elencare tutto ciò che è successo diventa quasi difficile.
Il tutto inizia a luglio, quando il giovane centrocampista Gionata Mingozzi muore per un incidente stradale; dopo la tragedia umana, tanti piccoli terremoti sportivi: Pillon viene esonerato ancor prima di iniziare il ritiro (al suo posto Ettore Setten chiama l’allenatore scuola Milan Ivan Gotti), intanto la Covisoc infligge 3 punti di penalizzazione al club per problemi burocratici (poi revocati). Sul campo la squadra non va molto meglio, per di più ai giocatori non vengono pagati con puntualità gli stipendi (un punto di penalità) per cui il rendimento dei giocatori risente anche della poca serenità; nonostante questo il gruppo è legato a Gotti e quando Setten lo esonera a gennaio succede il finimondo.