

Il momento politico e personale non è certamente il migliore della sua storia e a Silvio Berlusconi tocca consolarsi con il 25esimo anniversario della presidenza al Milan. Anni in cui il club rossonero si è crogiolato in un’infinità di vittorie arrivate grazie soprattutto alle intuizioni (e ai soldi) del suo presidente. Al di là di inutili divagazioni politiche, è indubbio che il Milan rappresenti la creatura migliore dell’intensa vita imprenditoriale di Berlusconi. Nozze d’argento tra il club di via Turati e il suo presidente, dunque.
Il Comunicato sul Sito Ufficiale
Secondo quanto anticipato dal quotidiano La Repubblica, i calciatori del Milan vestiranno la classica divisa impreziosita dalla firma di Berlusconi proprio sotto la scritta celebrativa, in filo rosso, ‘20 febbraio 1986-20 febbraio 2011′, posizionata tra il marchio dello sponsor tecnico e lo stemma della società. Tutto cominciò il 20 febbraio 1986, quando poco prima che i libri contabili finiscano in tribunale (il Milan di Giuseppe Farina, dopo 2 retrocessioni, la prima per il calcio-scommesse, la seconda sul campo, era sull’orlo del fallimento), Silvio Berlusconi, dopo una lunga trattativa, annuncia l’acquisto del club.
Si narra anche che Berlusconi, prima del Milan, tentò in tutti i modi la scalata all’Inter. Peppino Prisco, compianto, amatissimo e un po’ guascone dirigente dell’Inter, racconta che il Cavaliere nei primi anni ‘80 aveva cercato di prendere l’Inter, non una ma due volte. Prima da Ivanoe Fraizzoli, quindi dal suo successore, Ernesto Pellegrini. Ma come ogni favola degna di questo nome l’anatroccolo “indesiderato” diventa bello e vincente. Il Milan si aggiudica il primo scudetto dell’era Berlusconi nel 1988, con Arrigo Sacchi in panchina. E’ solo l’inizio di un’epopea.
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Nella notte se ne è andato Roberto Rosato, storico stopper di Torino, Milan e Genoa, oltre che della Nazionale italiana di calcio; il suo nome è legato indissolubilmente a quello del “gemello” Gianni Rivera, amico e compagno di squadra in rossonero e in azzurro, oltre che nato stesso giorno, mese e anno (18 agosto 1943) col “simpatico pirata“, nomignolo che Gianni Brera affibbiò a Rosato durante i Mondiali messicani del 1970. Non era titolare, Valcareggi gli preferiva Comunardo Niccolai che all’epoca era più giovane e veniva da una grande stagione a Cagliari con annesso scudetto; ma l’infortunio del compagno durante la prima partita spianò la strada a Rosato che si piazzò al centro della difesa insieme a Pierluigi Cera.
Alla fine della rassegna iridata, Rosato fu l’unico azzurro ad essere inserito nell’undici ideale della competizione da una giuria di giornalisti e conquistò l’affetto dei tifosi italiani; durante la storica Italia - Germania 4-3 salvò un gol sulla linea di Gerd Muller (che ha sempre dichiarato che il difensore più forte contro il quale ha giocato era proprio lo stopper piemontese) e nella finale di Città del Messico riuscì ad accaparrarsi la maglia di Pelé a fine gara vincendo la concorrenza agguerrita di altre 4 persone. Col Milan ha vinto tutto, finanche la Coppa Intercontinentale in una battaglia contro l’Estudiantes, poi dal 1973 s’accasò al Genoa e i riflettori iniziarono a spegnersi. I funerali nel Duomo di Chieri, martedì 22 giugno.
In un’intervista rilasciata ieri alla Gazzetta dello Sport, l’ex giocatore e dirigente del Milan, Gianni Rivera, sferra un duro attacco a Silvio Berlusconi e all’attuale dirigenza rossonera per quanto riguarda il caso Kakà e dice la sua sulle polemiche che hanno accompagnato le “follie” di mercato del Real Madrid, che per contrastare lo strapotere del Barcellona in Spagna e in Europa, ha ingaggiato in pochi giorni, oltre al fuoriclasse brasiliano, anche il Pallone d’Oro, Cristiano Ronaldo e il talentuoso attaccante del Valencia, David Villa. Il Golden Boy ha infatti dichiarato a questo proposito:
Trovo strana e discutibile la scelta della società di cedere Kakà. Vuol dire che adesso i dirigenti guardano più ai conti che non all’aspetto puramente tecnico. Il Milan non è più la società che prova a prendere il meglio che offre il mercato, ma un club che bada soprattutto al bilancio. Nel calcio, l’aspetto economico è diventato determinante. Le società che non hanno mai badato a spese, adesso non possono prescindere dai numeri. Tante gestioni sono state dispendiose, pur di apparire molti presidente si sono indebitati ed oggi sono prigionieri delle loro stesse azioni. Non è il caso del Milan, ovviamente. Ma se uno come Silvio Berlusconi ha scelto di cedere Kakà, allora bisogna davvero capirne a fondo la ragione
L’ex Golden Boy del Milan, Gianni Rivera, torna a parlare a proposito dei rossoneri, in un’intervista a tutto campo ai microfoni di Sky. Il primo argomento affrontato sono i torti arbitrali subiti dalla squadra in questa prima parte di stagione, che hanno provocato numerose recriminazioni da parte dell’amministratore delegato, Adriano Galliani. A questo proposito Rivera dichiara:
“Il fatto che si lamentino le squadre come il Milan per certi versi è positivo, perché vuol dire che ci sono degli errori umani. Poi, se l’errore umano continua sempre dalla stessa parte, può diventare sospetto e bisogna evitare che il sospetto prenda il sopravvento sull’errore umano.”
Riguardo inveve agli obiettivi della società rossonera, per il prosieguo della stagione, aggiunge:
“Penso che punteranno anche a vincere il campionato, anche se oggi mi sembra un po’ più complicato rispetto all’inizio, però è chiaro che la competizione internazionale che si svolgerà a dicembre a Tokio e la continuazione della Champions League sono stuzzicanti.”
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Inauguriamo da oggi una nuova rubrica su CalcioBlog tutta dedicata all’Amarcord: nel corso dell’anno vi proporremo, insieme alle ultime notizie sul calcio mondiale, qualche piccola suggestione, qualche ricordo dei precedenti e delle sfide del passato (vicino e lontano) che hanno segnato la memoria dei tifosi e la storia del calcio.
La sfida di questa sera fra Milan e Benfica riporta alla memoria tanti ricordi di sfide del passato di grande fascino e contrassegnati da successi storici dei rossoneri, sempre vittoriosi nel confronto con la squadra più importante del calcio portoghese nelle partite che contavano.
Prima di questa sera fra Coppa Campioni e Champions League sono 4 le sfide fra Milan e Benfica dal 1963 ad oggi, ma due quelle di grande rilevanza. La prima risale al 22 maggio 1963, stadio di Wembley, quando il Milan del paròn Nereo Rocco e Josè Altafini sconfigge le Aquile di Lisbona già 2 volte vincitrici del trofeo e guidate dal fenomeno del calcio mondiale Eusébio Da Silva Ferreira, per 2 a 1. Al gol della Pantera Nera nel primo tempo rispondeva proprio Altafini, in attacco in coppia con un giovanissimo Gianni Rivera, con una doppietta che valeva la prima vittoria di una squadra italiana nel massimo trofeo continentale. La partita, giocata nel pomeriggio, non andò in diretta sulla Rai ma in differita, quando ancora era pensabile che un intero paese non conoscesse il risultato di un match giocato diverse ore prima.
Dopo 27 anni, il 23 Maggio del ‘90 alla vigilia dei Mondiali Italiani, il Milan di Sacchi (già campione l’anno prima) ritrova il Benfica di Sven Goran Eriksson al Prater di Vienna ed è un’altra vittoria, per 1 a 0, firmata al 68esimo da Frankie Rijkaard su assist di Marco Van Basten. Per il Milan è la quarta Coppa, la seconda dell’era berlusconi, per i portoghesi un’altra delusione. Nella serata viennese Sacchi poteva schierare quattro uomini di calcio che fanno ancora oggi parte del Milan, anche se non tutti nello stesso ruolo di un tempo: Carlo Ancelotti, Mauro Tassotti, Alessandro Costacurta e Paolo Maldini.
Dopo il salto il video del gol decisivo di Rijkaard con il commento di Bruno Pizzul e i tabellini delle due finali…
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