
Alessandro Diamanti paga severamente le intemperanze compiute domenica all’Olimpico durante Lazio - Brescia. Il centrocampista era stato espulso per doppia ammonizione, poi però non ha saputo contenere la sua rabbia e si è scagliato contro il direttore di gara Celi. Il giudice sportivo Tosel ha deciso per questo di comminargli ben tre giornate di squalifica invece di una, come di solito accade per chi rimedia un rosso per somma di ammonizioni.
Nel comunicato ufficiale si legge che il giocatore è stato sanzionato per “doppia ammonizione per comportamento non regolamentare in campo e per comportamento scorretto nei confronti di un avversario; per avere, inoltre, al 34° del secondo tempo, all’atto dell’espulsione, rivolto all’Arbitro un epiteto ingiurioso”. Il Brescia farà ricorso per provare ad ottenere uno sconto di pena, questo non ha evitato però a Diamanti la ramanzina di Gino Corioni.
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Il Presidente del Torino Urbano Cairo, dopo diversi mesi di silenzio, è tornato a parlare in conferenza stampa lanciando durissime accuse al Brescia. Le polemiche sulla finale d’andata dei Play Off tra il Toro e i lombardi non si sono ancora spente, soprattutto dopo la decisione del giudice sportivo di squalificare Rolando Bianchi per la bestemmia pronunciata in campo, dopo essere stato colpito al volto da una gomitata di Mareco.
Secondo Cairo l’attaccante granata non avrebbe bestemmiato, ed ha già fatto preparare il ricorso per averlo in campo domenica prossima: «Annuncio che abbiamo immediatamente iniziato l’iter per il ricorso avverso la squalifica di Bianchi. Non ha pronunciato assolutamente nessuna bestemmia. Ha detto “zio cane” e lo proveremo anche con perizie. Ho fiducia nella Corte di Giustizia Federale, quindi non sono qui per lamentarmi di questo. Ma sono qui per sottolineare il comportamento antisportivo del Brescia, con atteggiamenti davvero molto gravi».




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Il giudice sportivo ha deciso di punire Francesco Totti con una multa di 20.000 euro, il capitano della Roma sconta in questo modo il gesto dei pollici in giù che tanto aveva fatto infuriare i laziali, tanto da far invocare da Edy Reya una esemplare squalifica di dieci turni. Invece per il giallorosso c’è soltanto una sanzione pecuniaria che sicuramente farà storcere il naso a molti. La passa liscia il laziale Radu, mentre anche alle società è stata inflitta una multa.
Radu dopo il fischio finale aveva sgambettato Perrotta, il gesto però non è stato ritenuto da Gianpaolo Tosel degno di una squalifica. Si è trattato insomma di un atto “del tutto gratuito e idoneo a provocare istintive e pericolose reazioni”, resta pur sempre uno sgambetto privo però di “quell’inequivoca intenzionalità lesiva” tale da giustificare una punizione da parte degli organi di giustizia, né tanto meno può rientrare nei casi per i quali è previsto l’uso della prova TV. Peggio è andata invece a Ledesma: il centrocampista biancoceleste, espulso durante la gara, è stato squalificato per due turni. Multa di 8.000 euro anche per Mauro Zarate, per aver scagliato, alla fine della partita, il pallone verso gli avversari colpendone uno alla schiena.
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Prima o poi doveva succedere, da quando è stata introdotta la regola che prevede la squalifica per chi pronuncia espressioni blasfeme in campo si aspettava soltanto la prima vittima. Gianluigi Buffon ci è andato molto vicino ma se l’è cavata tirando in ballo uno “zio sporcaccione” in famiglia. Non è andata altrettanto bene a Mimmo Di Carlo, l’allenatore del Chievo è stato squalificato per una giornata “per avere, al 3° del secondo tempo, proferito un’espressione blasfema”, l’infrazione è stata accertata da un collaboratore della Procura Federale presente al Bentegodi durante Chievo - Cagliari.
È andata meglio al suo calciatore, Michele Marcolini domenica è stato espulso e uscendo dal campo ha sfogato il suo nervosismo preferendo improperi. Il giudice sportivo Tosel, analizzando le immagini della partita, ha constatato che il centrocampista non aveva detto niente di blasfemo, per lui quindi soltanto la normale squalifica dovuta al cartellino rosso rimediato in campo. Ma i blasfemi sono presenti anche sui campi dei campionato minori ed è normale quindi che inizino a fioccare le squalifiche.

Il ricorso presentato dall’Inter in seguito alle pesanti sanzioni dopo la partita contro la Sampdoria non ha avuto l’esito sperato per i nerazzurri. La Corte di Giustizia federale infatti lo ha parzialmente respinto confermando le decisioni del giudice sportivo, soltanto Sulley Muntari può dirsi in parte felice visto che la sua squalifica è stata dimezzata passando così ad una sola giornata dalle due inizialmente comminate. José Mourinho non potrà sedere sulla panchina per tre partite, la sua condotta nel corso della sfida con i doriani è stata punita severamente, troppo per alcuni, e il gesto delle manette, ormai idolatrato dagli interisti, non è risultato particolarmente gradito ai giudici.
Anche Esteban Cambiasso vede confermare la sua sospensione per due giornate. Il giocatore è stato squalificato per aver tentato di colpire un giocatore della Sampdoria, si è appreso poi che si trattava di Gastaldello, nel tunnel che conduce agli spogliatoi a fine primo tempo. La società ligure si era premurata di far recapitare una testimonianza con la quale precisava che nessun suo tesserato aveva subito alcunché dall’argentino interista. Evidentemente la Corte di Giustizia ha preferito confermare quanto riportato dai collaboratori federali presenti a bordo campo e nel sottopassaggio, d’altra parte sconfessarli sarebbe stato piuttosto imbarazzante.
Le Foto dell’espulsione di Samuel e Cordoba e delle manette di Mourinho





Gianpaolo Tosel non si fa intimorire dall’entourage interista, duro con l’arbitraggio a fine derby, ed emette le sue sentenze attenendosi ai referti delle giacchette nere. “Sapevo di venire espulso. Mi sono fatto prendere dall’emozione del momento; già avevo reagito in maniera scomposta quando Rocchi mi aveva infastidito durante un’azione d’attacco. Se avessimo perso la partita sarebbe stato solo colpa mia, ed il mondo mi sarebbe crollato addosso” ha detto con sincerità Wesley Sneijder in merito al rosso ricevuto, così accetterà di buon grado le due giornate che gli faranno saltare Parma e Cagliari. Ammonito Marco Materazzi per “avere, al termine della gara, indossato una maschera carnevalesca con l’effige del Presidente del Consiglio dei Ministri, entrando sul terreno di gioco per festeggiare la vittoria con i compagni di squadra“.
Singolari però le dichiarazioni di Leonardo in merito alla vicenda Materazzi: “Ho visto Materazzi con la maschera di Berlusconi ma non mi ha dato fastidio. Marco è un ragazzo simpatico ed è stata una cosa goliardica che non voleva offendere nessuno“. Contro il Parma, l’Inter non avrà neanche Lucio, doppio giallo domenica sera e ai box per un turno; inoltre multa di 9500 euro al club. Insomma, vittoria importante ma qualche strascico in termini disciplinari. Per buona pace di Mourinho e dei suoi collaboratori che parlano di complotto. Ma le decisioni del Giudice Sportivo, come ovvio, non si sono fermate solo al club di Via Durini: ben altri 15 giocatori fermati per i prossimi 90 minuti di campionato, il più importante dei quali Gianluigi Buffon, mandato anzitempo negli spogliatoi contro la Roma.




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Una goliardata da derby senza alcuna implicazione politica. E’ il commento del giorno dopo di Marco Materazzi, inventore, grazie alla sua maschera che sta facendo il giro del mondo, del “Berlusconi nerazzurro ed esultante”. E in effetti la trovata di Matrix non travalica nell’offesa e si incastona alla perfezione nel novero delle maschere di Carnevale e nella normale presa per i fondelli all’avversario che ogni derby si trascina con sé.
(Fotogallery di Materazzi - Foto di Materazzi Mascherato da Berlusconi)
Ma, a termini di regolamento, lo scherzo potrebbe costare una sanzione al difensore nerazzurro. La gag stile Carnevale di Viareggio è infatti inserita nel rapporto che i collaboratori della procura federale Figc hanno inviato al giudice sportivo, Giampaolo Tosel, ora alle prese con la decisione sull’episodio. Materazzi ha spiegato la natura del gesto sul suo sito:




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Una nuova moda si sta diffondendo negli stadi italiani, quella dei laser utilizzati per infastidire i calciatori durante la partita. Soltanto nell’ultima domenica si sono registrati due episodi del genere. Il primo nel pomeriggio di sabato a Cagliari, i tifosi rossoblu per lungo tempo hanno importunato con un fascio di luce verde il portiere partenopeo Morgan De Sanctis. Il giochino è continuato fino a quando l’estremo difensore lo ha segnalato all’arbitro, dopodiché lo speaker dello stadio ha intimato ai tifosi di smettere.
Stessa storia nell’altro anticipo di giornata, quello disputato al San Nicola di Bari tra i galletti e la Juventus. Ad essere preso di mira non è stato Buffon in questo caso, a fare da bersaglio è stato Diego quando si è portato sul dischetto per calciare il rigore che poi è finito alto sulla traversa. Il giudice sportivo ha comminato 15 mila euro di multa ai sardi e 10 mila ai pugliesi, ma le sanzioni potevano essere più dure, sono state infatti alleviate dal fatto che le società hanno provato a fare qualcosa per far desistere i tifosi dal continuare.



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Aspettando la decisione del giudice sportivo che stabilirà quante giornate di squalifica assegnare al terzino dell’Inter Maicon, lo stesso calciatore ha rilasciato un’intervista nella quale ha rivelato una cosa piuttosto insolita. Subito dopo Bologna - Inter nel corso della quale è stato espulso per aver insultato l’assistente Ayroldi, il brasiliano ha raccontato di essersi recato nello spogliatoio dei direttori di gara per chiarirsi con loro: “Sono stato nello spogliatoio dell’arbitro accompagnato dal mio direttore tecnico (Marco Branca n.d.r.) e non per scusarmi con il guardalinee. Volevo solo salutarlo e ribadire che non avevo offeso nessuno. Ho detto due volte ‘Vai tu’, perché Ayroldi per due volte mi aveva invitato ad andare via io. Questo è successo e questo ho ripetuto nello spogliatoio dell’arbitro. Io non sono un maleducato“.
Il fatto che Maicon abbia o meno insultato il guardalinee a questo punto passa in secondo piano perché è cosa molto sconveniente, in modo particolare dopo le vicende di Calciopoli, che dirigenti e giocatori si confrontino con i direttori di gara prima e dopo la partita. Con questo comportamento si può generare, per dirne una, il sospetto di aver voluto influenzare la terna nella compilazione del referto arbitrale, documento decisivo per stabilire quale dovrà essere la punizione disciplinare. A parziale discolpa di Maicon si può dire che rivedendo il filmato dell’episodio si ha l’impressione, nel limite del possibile visto che l’immagine non è frontale, che la sua versione dei fatti sia veritiera e che si sia trattato solo di un malinteso.
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Come prevedibile è arrivata puntuale la stangata del giudice sportivo Gian Paolo Tosel dopo il convulso finale dell’incontro tra Torino e Genoa. La rissa selvaggia scatenatasi dopo il fischio dell’arbitro costerà probabilmente molto cara alla squadra granata visto che sono ben sette gli squalificati. Una grana in più per Camolese che dovrà imbastire la formazione che affronterà la Roma facendo a meno di pedine molto importanti del suo schieramento.
I giocatori maggiormente sanzionati sono Ogbonna e Pisano, per entrambi i turni di stop sono quattro. Tutti e due hanno colpito un avversario violentemente, il primo con un calcio alla gamba, mentre il secondo con un pugno al petto. Due turni sono stati comminati a Rolando Bianchi, Aimo Diana e Francesco Pratali, i primi due per comportamento aggressivo e intimidatorio nei confronti dei giocatori del Genoa, il terzo per essere entrato in campo, senza autorizzazione, per ingiuriare il quarto uomo. Come se non bastasse a queste cinque sanzioni si aggiungono quelle normali di gioco a Dzemaili e Abate, entrambi si dovranno fermare per un turno.
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