
“Ridicola”, così valuta la nuova mossa legale della Juventus il presidente dell’Inter Massimo Moratti. Il numero uno nerazzurro è stato intercettato ieri dalle telecamere di Tele Lombardia ed era inevitabile non chiedergli un’opinione a proposito del ricorso al Tar del Lazio presentato dai bianconeri al fine di ottenere un risarcimento dalla Figc e dal suo club per i fatti accaduti tra il 2006 e il 2011, il danno è stato quantificato in oltre 400 milioni di euro. Moratti è apparso abbastanza infastidito, ha ribadito la sua volontà di tenersi ben stretto l’ormai famoso scudetto del 2006, bocciando l’iniziativa juventina di cui si è dato notizia ieri:
“Cedere lo scudetto? Non mi passa neanche per la testa. Hanno chiesto 443 milioni di danni? Sono tanti, ma non entro in questa cosa perché se devo essere sincero la trovo anche ridicola”.
Ma il presidente dell’Inter si era già espresso a proposito di questo argomento quando era stato fermato dai cronisti a margine di un evento che si è tenuto ieri a Milano. La notizia era arrivata durante la cerimonia per l’assegnazione del premio “Il bello del Calcio”, dedicato alla memoria di Giacinto Facchetti, che quest’anno è andato al presidente Uefa Michel Platini. A caldo il patron nerazzurro aveva espresso un primo pensiero, rifiutando tra l’altro di credere che la Juve abbia scelto il giorno per muoversi proprio in funzione di quello che stava succedendo nel capoluogo lombardo:
” Inostri legali capiranno di più questo desiderio della Juve di attaccare. Non credo che il cattivo gusto arrivi fino a questo punto”.

C’è indignazione da parte dell’Inter per la decisione del giudice sportivo Giampaolo Tosel di comminare al romanista Nicolas Burdisso soltanto due giornate di squalifica. Il difensore potrà quindi essere regolarmente schierato contro i nerazzurri nel big match in programma per la quinta giornata, questo perché non sono stati ravvisati gli estremi di condotta violenta, le due giornate di stop sono quindi frutto della semplice espulsione diretta rimediata nella notte del Sant’Elia.
L’Inter decide di manifestare il suo dissenso con toni pacati, limitandosi a sottolineare la decisione del giudice sportivo e a ricordare come il regolamento, in caso di condotta violenta, avrebbe previsto di sicuro una sanzione più severa. Lo fa con una breve nota pubblicata nel pomeriggio di ieri sul proprio sito ufficiale:
” Non sono stati ravvisati gli estremi della “condotta violenta” in relazione al “fallo” di Nicolas Burdisso nei confronti di Daniele Conti.
Non sono state dunque applicate le sanzioni previste dall’art. 19, comma 4, lettere b) o c) Codice di Giustizia Sportiva, che prevedono, quale pena minima, la squalifica rispettivamente per 3 o 5 giornate.
Il Giudice Sportivo ha così inflitto la sanzione di due giornate di squalifica; il calciatore Nicolas Burdisso parteciperà all’incontro Roma-Inter valido per la 5° giornata del Campionato di Serie A”.
Continua a leggere: Delusione Inter, troppo tenera la squalifica a Burdisso

La Procura Federale ha inibito Massimo Moratti ed Enrico Preziosi, questa la sentenza in merito alla vicenda dei trasferimenti di Diego Milito e Thiago Motta dalla Liguria a Milano. I due patron si erano incontrati il 20 maggio del 2009 e tra gli argomenti affrontati c’erano anche gli affari in ballo tra le due società, questo incontro però viola di fatto il Codice di Giustizia Sportiva in quanto Preziosi all’epoca dei fatti era ancora inibito, l’articolo 10 comma 1 vieta espressamente qualsiasi tipo di ingerenza sul mercato e sui trasferimenti in generale ai soggetti inibiti.
Massimo Moratti è stato sanzionato con l’inibizione per tre mesi, il doppio della pena per Enrico Preziosi. Sono state anche multate le due società, nello specifico l’Inter dovrà pagare 45.000 euro e il Genoa 90.000 euro. La sensazione è che la pena tutto sommato sia stata abbastanza leggera, in particolare risulta strano che la Procura Federale riconosca la violazione dell’articolo 1 comma 1 e dell’articolo 10 comma 1 ma non lo rispetti fino in fondo. In particolare il secondo citato recita:
“Ai dirigenti federali, nonché ai dirigenti, ai tesserati delle società, ai soci e non soci di cui all’art. 1, comma 5 è fatto divieto di svolgere attività comunque attinenti al trasferimento, alla cessione di contratto o al tesseramento di calciatori e tecnici, salvo che avvengano nell’interesse della propria società. È fatto altresì divieto, nello svolgimento di tali attività, di avvalersi di soggetti non autorizzati e di avere comunque contatti con tesserati inibiti o squalificati. In questi casi gli atti, anche se conclusi, sono privi di effetto“.

Il tribunale nazionale antidoping ha emesso oggi la sentenza definitiva contro Francesco Flachi: la sanzione è durissima, il giocatore, trovato positivo nello scorso dicembre quando vestiva la maglia del Brescia, è stato squalificato per 12 anni. Una pena che equivale a mettere la parola fine alla sua carriera da calciatore, l’attaccante ha ormai 35 anni ed è alla sua seconda squalifica. Flachi era stato trovato positivo ad un metabolita della cocaina, la Benzoilecgonina, la stessa sostanza che lo aveva portato ad una squalifica di due anni ai tempi della Sampdoria.
Il giocatore fu scoperto con un controllo a sorpresa effettuato dopo la partita contro il Modena disputata il 19 dicembre 2009, incontro deciso proprio da una sua rete. Per lui era stata chiesta la radiazione visto il suo status di recidivo, alla fine il giudice ha optato per una pena che in pratica equivale alla richiesta. Si conclude dunque così la carriera di un calciatore tanto talentuoso quanto indisciplinato: i suoi guai con la giustizia, non solo sportiva, hanno in pratica scandito la sua esperienza nel mondo del calcio professionistico.
Continua a leggere: Punizione durissima per Flachi: 12 anni di squalifica
La tempesta di accuse da una parte e dall’altra, generatasi dopo Inter-Roma, non è piaciuta al procuratore Stefano Palazzi e alla giustizia sportiva. Josè Mourinho sarà con tutta probabilità deferito per le dichiarazioni indirizzate, nemmeno troppo velatamente, a una parte del mondo del calcio italiano (ha parlato di “grande scandalo” e dovrà spiegare il senso di questa frase), mentre De Rossi sarà sanzionato per gli espliciti riferimenti poco ortodossi al mondo arbitrale. Sarà valutata anche la posizione di Balotelli, reo di aver reagito irridendo avversari e pubblico romanista nella concitata sfida tra le due squadre (atteggiamenti irriguardosi).
Mourinho e De Rossi dovrebbero essere deferiti in base alla violazione dell’articolo 5 comma 1 del Codice di giustizia sportiva: “Ai soggetti dell’ordinamento federale è fatto divieto di esprimere pubblicamente giudizi o rilievi lesivi della reputazione di persone, di società o di organismi operanti nell’ambito del Coni, della Figc, dell’Uefa o della Fifa“. La sanzione va da un’ammenda (tra i 2.500 a 50 mila euro) alla squalifica.
Continua a leggere: Mourinho, De Rossi e Balotelli: in arrivo il deferimento
Alla fine il Super Procuratore Stefano Palazzi si mosse. Sono passati diversi mesi da quando la Procura di Milano ha trasmesso alla Federcalcio le carte dell’inchiesta sul falso in bilancio delle due società meneghine, ma la Palazzi aveva tardato nel muoversi decidendo di attendere, inspiegabilmente, la conclusione dell’inchiesta penale. Nei fatti questa vicenda diventa il procedimento più lento a trovare una risposta da quando è esploso lo scandalo Calciopoli e il vecchio Ufficio Indagini di Italo Pappa, colluso con l’universo “moggiano”, è stato smantellato.
Nel frattempo il Gip di Milano ha archiviato le accuse contro le due società e i dirigenti chiamati a risponderne perchè “il fatto non costituisce reato“, un altro processo chiuso prima di partire per effetto delle modifiche alla Legge sul Falso in Bilancio del Governo Berlusconi. Da un punto di vista sportivo la decisione di deferire di fronte alla Giustizia Sportiva Inter e Milan, e i dirigenti Adriano Galliani, Gabriele Oriali, Rinaldo Ghelfi, Massimo Moretti e Mauro Gambaro, tutti per violazione dell’Art. 1 del Codice Sportivo mette sostanzialmente la parola fine a qualsiasi rischio di penalizzazioni in classifica per le due squadre.
Questo è un segnale chiaro, Palazzi, diversamente dalla Procura di Milano, non ritiene che l’Inter abbia beneficiato del taroccamento dei bilanci per riuscire a rientrare nei parametri necessari all’iscrizione al Campionato di Serie A 2003/04 e 2004/05. L’inchiesta è su “semplici” irregolarità che, qualora fossero dimostrate, potrebbero portare al massimo a delle sanzioni pecuniarie e alle squalifiche dei dirigenti responsabili. Fra questi non figura il Presidente Massimo Moratti, all’epoca dei fatti non inserito nell’organigramma societario.
Continua a leggere: Bilanci taroccati: Inter e Milan deferite. A rischio lo Scudetto a tavolino?

E’ tornata! La Sfida. Quella con la S maiuscola é tornata. Milan-Juventus, rossoneri contro bianconeri: le due società più vincenti del panorama italiano, le due squadre più titolate in Italia e le due italiane più titolate in campo internazionale. Per molti é il vero Derby d’Italia perché, non me ne vogliano gli interisti, mette di fronte le due squadre più scudettate, condizione che aveva spinto l’indimenticato Gianni Brera a coniare questa definizione.
La rivalità storica tra le due grandi del nostro calcio si é riaccesa nell’ultimo ventennio quando si sono quasi equamente spartite i successi in campo nazionale. A differenza dell’altro classicissimo tra Inter e Juventus, questa sfida viaggia storicamente sul filo dell’equilibrio: ad un leggero predominio bianconero (che ha vinto cinque incontri in più sui 144 complessivi), si contrappone la statistica delle sfide giocate al Meazza, nella Scala del Calcio dove, spesso e volentieri, per i torinesi é stata una seconda casa.
A “S, Siro” i precedenti sono 72, con 25 vittorie milaniste, 30 pareggi e 17 successi juventini. L’ultima sfida, stagione 2005/2006 si chiusa con la prepotente vittoria rossonera per 3-1, in quella che é stata l’unica sconfitta della Vecchia Signora allora guidata da Fabio Capello in tutto il campionato, conclusosi con lo scudetto poi revocato dalla Giustizia Sportiva e gentilmente donato all’Inter.
Le decisioni del Giudice Sportivo per le serie minori sono arrivate oggi, quelle della Serie A come la prassi impone quando gioca la Nazionale non verranno comunicate prima della prossima settimana, ma il “precedente” stabilito oggi avrà grossa rilevanza sul destino di Atalanta - Milan, sospesa a causa le intemperanze degli Ultras bergamaschi.
L’Osservatorio aveva deciso ieri la chiusura a tempo indeterminato della Curva del Taranto dopo che gli Ultras, durante la partita casalinga della Massese (Serie C1, Girone B), avevano divelto una transenna della gradinata aprendo la porta che divideva il settore dal campo. Il Giudice Sportivo ha deciso di dare la vittoria a tavolino agli ospiti, sanzionando lo Stadio “Erasmo Iacovone” con l’obbligo di giocare 4 partite a porte chiuse.
Il caso di Taranto - Massese è del tutto simile a quello di Atalanta - Milan, anche nelle decisioni dell’Osservatorio, ovvio quindi ipotizzare delle sanzioni simili anche da parte della Giustizia Sportiva per la partita di Serie A, con la vittoria assegnata a tavolino ai rossoneri e le “porte chiuse” per lo Stadio “Atleti Azzurri d’Italia“. Questo nonostante le parole del Presidente Ruggeri che ha preso le distanze dai suoi tifosi e la reazione della Magistratura che ha arrestato 10 Ultras per gli scontri all’esterno, prima della gara.
C’era da immaginarselo, non era stati in pochi a “prevederlo” con anticipo, ma onestamente non si pensava potesse capitare dopo così poco tempo. La “vecchia FIGC“, quella regnante durante i Campionati cancellati da Calciopoli, torna in sella. Meglio dell’Araba Fenice, coadiuvata da quella parte importante di “passato” che in realtà non è mai andata via.
Giancarlo Abete, che prima di Calciopoli non faceva il manager da qualche parte ma era vice e collaboratore di Franco Carraro, a giugno nomina Pasquale De Lise, Presidente del Tar del Lazio ed ex Presidente della Corte Federale, autosospesosi in piena bufera per evitare il “conflitto d’interessi” derivante dalla doppia carica. E’ solo il primo tassello di una reaziona a catena.
De Lise, dopo appena tre mesi, in un sol colpo compie un’autentica restaurazione. Roba che, se non fosse per la Juventus passata per la B e l’Inter Campione d’Italia, sembrerebbe quasi che Guido Rossi in Figc non ci sia nemmeno mai entrato. Per assurdo è proprio la riforma del Codice di Giustizia Sportiva, con nuovi organi e nuove competenze, che permette il riassorbimento di tutti i personaggi della “prima repubblica del calcio“.
Rientra nella macchina della Giustizia Sportiva come Presidente della Quinta Corte (competenze su doping, vertenze economiche e procuratori), il generale della Finanza in pensione Italo Pappa, ex capo ufficio indagini.
Sarebbe nulla: tutti i membri della Corte Federale vengono reintegrati. L’ex-presidente Piero Sandulli e i quattro membri Mario Sanino, Mario Serio, Salvatore Catalano e Silvio Traversa. La squadra di uomini vicini a Franco Carraro, che nel suo ruolo di alto dirigente dell’Uefa aveva già pensato a “preservare se stesso“, rientra al gran completo.
Il Libro di Luciano Moggi, “Un Calcio nel Cuore“, è stato presentato ieri come vi avevamo annunciato. Big Luciano aveva promesso grandi rivelazioni, ma i 90 minuti “di fuoco”, sono stati una sostanziale delusione per tutti i convenuti che hanno seguito la strategia mediatica del presunto burattinaio della Cupola di Calciopoli dopo le sentenze della Giustizia Sportiva.
L’ex Direttore Generale della Juventus si lancia in un’accorata autodifesa che punta sull’usuale leit-motiv del “così fan tutti“, parafrasi del titolo del dramma giocoso di Mozart, o del celebre film erotico di Tinto Brass, se preferite. I toni sono da melodramma, la sua rabbia certamente sincera:
“Sono stato un capro espiatorio per cambiare le cose senza cambiare nulla, dovevo controllare un mondo popolato di diavoli e non certamente di santi, un bordello senza vergini, quello che ho fatto e detto io al telefono appartiene alla cultura calcistica di tutte le società e di tutti i dirigenti”
Fin troppo facile per Moggi attaccare l’unico Processo che si sia effettivamente celebrato fino ad ora così come raccontare nuovamente dei retroscena sugli abboccamenti fra lui, Inter e Milan che volevano “assoldarlo” nel suo periodo d’oro:
“Il processo sportivo è stata un’autentica barzelletta. Lo stesso professor Serio (Ndr, membro della corte federale) ha ammesso che si era tenuto conto dell’onda popolare. E tutto quello che avevo dichiarato io fin dall’inizio si sta avverando, sono convinto di uscire a testa alta dai processi penali di Napoli e Roma. […]In quegli anni tutti mi volevano, Moratti, Berlusconi e i miei rapporti con Galliani erano e restano ottimi”