
“A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”. Questa è una famosa frase di Giulio Andreotti ed anche in questo momento è perfetta, dopo la larga vittoria dell’Olanda sulla Francia, la paura di tutti è che gli oranje non giochino al meglio nell’ultima partita di questo girone di ferro. Un certo grado di appagamento sarebbe normale ma garantirebbe alla Romania il passaggio del turno e alle due grandi sconfitte il biglietto per tornare a casa. (Sondaggio)
Benché il “pensar male” e i “biscotti” sono cliché tipicamente italiani anche i francesi ora fanno lo stesso. Infatti è proprio uno dei suoi uomini di punta, Thierry Henry, a parlare della partita persa e delle paure future:
“L’Olanda ha giocato come contro l’Italia, ci hanno colpito in contropiede. Io però penso che non abbiamo giocato male, sull’1-0 c’era pure un rigore per noi, per il fallo di mano di Ooijer. L’arbitro però non l’ha visto. Ora bisognerà battere l’Italia, sperando che l’Olanda giochi una partita vera e non vinca la Romania”
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Luca Antonini, nato a Milano il 4 agosto del 1982, 11 anni passati nelle giovanili rossonere e un Viareggio vinto con la primavera di Mauro Tassotti, a 19 anni e proprio lui, nella finale, siglò il gol del 2-1 ai brasiliani del Vitoria, rete d’oro per raggiungere lo scopo, infatti la partita finì 3-1. Nella stagione 2000/01 è in prima squadra alla corte di Cesare Maldini ma non riesce a trovare spazio, da qui iniziano 7 anni da nomade nei quali cambia ben nove maglie collezionando tre stagioni splendide: Arezzo in B, Siena e Empoli in A.
Malesani e Berretta su tutti hanno creduto in lui facendolo crescere tanto e proprio il mister dell’Empoli, durante l’ultimo campionato ha cambiato la sua carriera, era la diciassettesima giornata e i toscani volano ad Udine, Malesani senza Tosto, porta Luca a terzino, da quel match in poi non verrà mai più spostato. Adriano Galliani, nel post partita di Milan-Empoli, era stupito dalla prestazione dell’esterno:“un altro rossonero ci ha fatto male”.
Ben detto, rossonero, perchè Antonini non solo è cresciuto calcisticamente nel Milan ma è sempre stato un grande tifoso tanto da essere un ragazzo della sud, quindi non c’è altro che entusiasmo nelle sue parole:
“Sono felice di tornare al Milan, sono contentissimo e soddisfatto di far parte della rosa dei rossoneri. Per me è un sogno che si avvera. Sono stato undici anni nel settore giovanile rossonero ma soprattutto sono tifoso del Milan da tutta la vita, per questo sono ancora più orgoglioso di tornare milanista”
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La paura ormai è passata, per fortuna Panucci non ha dovuto salutare il gruppo azzurro e sarà disponibile contro l’Olanda, allarme rientrato. Solo un piccolo fastidio durante l’allenamento ha fatto fermare l’esperto difensore che ha dichiarato: “Ho sentito un dolorino al ginocchio e mi sono voluto fermare, tutto per precauzione. Sto bene, mi fa male solo un po ma per lunedì sarò sicuramente a disposizione”. Quindi buone notizie, confortanti per il gruppo che continua il suo lavoro in vista dell’esordio e questa volta a porte chiuse.
Ieri gli azzurri di Donadoni si sono trincerati e hanno svolto tutto il lavoro evitando sguardi indiscreti di possibili 007 olandesi. Un’ora di lavoro tattico con partitella finale sotto la pioggia, che ormai è la compagna fissa di questa avventura austriaca. Poche sono le sorprese nella futura formazione, Panucci che sembrava favorito sulla destra verrà sostituito da Zambrotta che quindi lascerà la sinistra a Fabio Grosso, centrali Materazzi-Barzagli. A centrocampo Gattuso e Pirlo sono gli intoccabili per il ct che per il terzo posto sulla mediana forse preferirà Daniele De Rossi a Massimo Ambrosini.
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Nasce nel peggiore dei modi l’avventura dei padroni di casa ad Euro 2008 puniti nell’esordio a Basilea da un gol di Sverkos. La Repubblica Ceca, quindi, conquista i primi tre importantissimi punti in classifica nonostante un gioco non proprio brillante. Primo tempo poco emozionante, parte meglio la squadra di Kuhn che ha una migliore circolazione di palla grazie all’ottima regia di Inler e ai perfetti inserimenti di Behrami sulla destra. I Cechi dal canto loro si limitano a difendere anche perchè Koller davanti è troppo solo e mal servito. La Svizzera, nonostante sia più propositiva, non riesce a sfondare grazie all’ottima difesa ceca, autentico punto di forza che ha subito solo 5 goal nel girone di qualificazione.
Cech è sempre attento e chiude bene su Frei, punta di diamante dell’attacco svizzero, che a fine primo tempo in un fortuito scontro a centrocampo si infortunia al ginocchio. In un primo momento non sembra niente di grave ma l’attaccante del Borussia Dortmund esce in lacrime. Si teme una distorsione del ginocchio con lesione del legamento collaterale ed interessamento del menisco, se così fosse l’Europeo per il 28enne attaccante della Svizzera sarebbe già terminato (Fotogallery - Video).
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La sconfitta mondiale ancora brucia negli occhi e nei cuori francesi e soprattutto in quelli del ct transalpino Raymond Domenech. Persona di grande carattere, sicuro di se, tanto da essersi conquistato antipatie dentro e fuori la sua natia patria. Era un arcigno difensore del Lione e per caricarsi aveva uno strano rituale: “Quando giocavo con il Lione il derby con l’AS Saint-Etienne, mi piaceva riscaldarmi da solo vicino ai tifosi che mi fischiavano. Mi avvicinavo ai cartelloni pubblicitari e loro mi fischiavano semrpe di più. Ne avevo bisogno”. Forse questo spiega molte cose. Le convocazioni non sono state scontate: a Mexes è stato preferito Boumsong e a David Trezeguet è stato preferito Gomis, per non parlare di Flamini che è nel gruppo ma solo per le paure riguardo la salute di Vieira.
La strada verso l’europeo svizzero-austriaco è stata un po movimentata a causa delle due sconfitte rimediate con la nazionale scozzese, così i galletti hanno concluso al secondo posto dietro i campioni del mondo dell’Italia. La Francia ha partecipato a tutti i campionati continentali finora disputati ospitando addirittura il primo, a quattro squadre, nel 1960. I blues hanno vinto due volte l’europeo, nel 1984, al Parco dei Principi e nel 2000 in Olanda proprio contro i nostri azzurri. La nazionale è nutrita ancora da alcuni pezzi del double mondiale-europeo di fine millennio ma ha saputo ringiovanirsi con le nuove stelle, fenomeni che tutti i grandi club hanno e vorrebbero avere, parliamo di Ribery, Nasri e Benzema. (Fotogallery)
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Era il 1988, in maglia orange numero 12 c’era il centravanti più forte del mondo, Marco Van Basten che in finale contro la Russia siglò uno dei gol più belli di sempre sancendo la meritata vittoria della nazionale Olandese. Sono passati 20 anni e il cigno di Utrecht ora siede in panchina per guidare un gruppo di ragazzi alla vittoria finale. Ha sdoganato lo storico 4-3-3 del calcio totale per adottare un più solido 4-4-2, lo stesso modulo che il ct Michels tirò fuori nell’88 dopo la prima partita persa.
I tulipani nella loro storia hanno vinto il trofeo una sola volta ma hanno disputato quattro semifinali nel 2004, 2000, 1992, 1976 e un altro quarto di finale nel 1996, non hanno partecipato solo all’edizione del 1960. Fino al termine delle qualificazioni per Euro 2008, l’Olanda ha giocato 117 partite nei Campionati Europei, di queste ne ha vinte 72, pareggiate 22 e perse 23, con 241 gol realizzati e 91 subiti. Dopo l’edizione del 2004, usciti in semifinale contro il Portogallo, Dick Advocaat lascia la panchina a Marco Van Basten che fino ad allora aveva allenato solo le giovanili dell’Ajax, molti si lamentano ma la squadra colleziona 15 vittorie consecutive, filotto interrotto dall’Italia di Lippi nel 2005, 3-1 ad Amsterdam.
La strada per arrivare a Euro 2008 è stata agevole, qualificati con un turno di anticipo e purtroppo finiti secondi alle spalle della Romania a causa dell’ultima partita persa contro la Bielorussia. La squadra è giovane e ha nel suo organico molti dei campioni europei under 21 del 2006 e 2007, una politica ben precisa per mister Van Basten: “abbiamo molti giocatori con grandi qualità offensive ed è un lusso, ma la maggior parte di loro è giovane e deve maturare. Con più esperienza, potremo conquistare uno dei trofei maggiori”. (Fotogallery)
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I giocatori e la società lo dicono da anni, il Milan entra nel sangue e nel cuore. Lo aveva fatto capire Rui Costa, lo ha fatto Marco Van Basten dopo la vittoria mondiale e tanti altri giocatori passati a Milanello ma in quei casi parlavamo di persone che avevano chiuso a fine carriera o quasi, questa volta no, questa volta è Alberto Gilardino a ringraziare tutti tramite una lettera pubblicata sul sito ufficiale della società rossonera. Qualcosa di speciale e bello che conferma la caratura dell’uomo, un ragazzo speciale.
Era arrivato a Milanello il 17 luglio del 2005 e ha collezionato 36 gol in 94 presenze, ha lasciato il Milan da campione d’europa e del mondo, ha lasciato i suoi tifosi che avevano addirittura aperto petizioni on-line per evitare la partenza, così, oggi, ringrazia tutti per l’affetto che ha sempre ricevuto:
“I tre anni passati al Milan sono stati anni importanti e molto formativi, il passaggio alla grande società organizzata mi ha fatto scoprire un mondo nuovo, diverso e dal quale ho avuto modo sia di imparare che di crescere. Devo essere grato a tutti coloro che hanno vissuto con me, in questi anni al Milan, momenti belli e alle volte anche difficili, ma che mi hanno visto maturare ed essere più cosciente delle mie possibilità.
Voglio ringraziare chi mi ha voluto e tutte le persone con cui ho condiviso gioie all’interno di questa società.

Figura come un acquisto ma dovrebbe essere definito un ritorno, Marco Borriello, 19 gol nel campionato appena concluso, è stato riscattato a titolo definitivo dal Milan che l’ha riscattato per 7,5 milioni di euro più la comproprietà del giovane attaccante Davide Di Gennaro. Alberto Gilardino, ieri ceduto alla Fiorentina, ha fatto così posto all’attaccante genoano che rappresenta il primo tassello del parco attaccanti per la prossima stagione. (Le foto di Marco Borriello)
Intanto continuano i problemi per la gestione dei portieri. Nelson Dida non ha accettato la rescissione consensuale del contratto e quindi pare rimanga in rossonero come terzo estremo, percependo tra l’altro un contratto faraonico da 4 milioni a stagione. Abbiati rimane a Milanello e dovrà sgomitare per il posto da titolare con Kalac. Storia strana quella dei portieri, sono ben 5 quelli sotto contratto e per ora nessuno in uscita.
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Donadoni aveva tassativamente vietato parlare di calciomercato a Coverciano, il pensiero deve essere rivolto soltanto all’europeo ma oggi c’è stato uno strappo alla regola, Giuseppe Bozzo, procuratore del pibe de Bari, grazie ad un permesso speciale della Figc, ha concluso il passaggio definitivo di Cassano in maglia blucerchiata. Il trasferimento è avvenuto a costo zero ma con alcune clausole in calce che proteggono il Real Madrid, le merengues percepirebbero 7 milioni se il giocatore venisse ceduto nei prossimi tre anni, 5 in quelli successivi. La penale per rescindere il contratto è fissata a 20 milioni di euro.
Antonio Cassano percepirà 2,8 milioni per i prossimi 4 anni, un sogno che si realizza per tutto il pubblico doriano che vede nel giocatore il simbolo della rinascita per tornare ai successi di inizio anni ‘90. Il barese è legatissimo alla società genovese perchè ha permesso prima all’uomo e poi al calciatore di tornare ai vecchi splendori, 22 presenze bagnate da 10 gol, il tutto condito da innumerevoli assist per i compagni, prestazioni che infatti hanno convinto il ct Donadoni a portarlo in Svizzera.
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Acquistato il 5 luglio 2007 esattamente 23 anni dopo l’acquisto del pibe de oro, un segno del destino che comunque lui sminuisce subito ma i tifosi napoletani ci sperano e lo amano, lui è Ezequiel Lavezzi, 23 anni da poco compiuti e già una stagione da protagonista alle spalle, 8 gol in campionato e 3 in coppa Italia, tanto movimento e assist, pensate che è il giocatore che ha subito più falli. (Foto di Lavezzi) L’affetto che Napoli gli tributa è totalmente ricambiato:
“Il San Paolo è la cosa più emozionante che abbia mai visto. La prima volta che ho sentito la gente urlare il mio nome è stato fantastico. Cantavano Pocho-Pocho e mi sembrava un sogno. Ho saputo che non facevano un coro così dai tempi di Maradona. E’ stata una sensazione straordinaria. Da quel momento la maglia azzurra è entrata nel mio cuore”