
Guardate bene questa foto: minuto 24 dell’amichevole tra New York Red Bulls e Tottenham, è il primo gol con la maglia degli statunitensi di Thierry Henry. Ma è anche il primo gol subito da Carlo Cudicini dopo il clamoroso ritorno al calcio giocato, dopo che nelle amichevoli precedenti con Bournemoth e San José era riuscito a tenere la porta inviolata. Trentasette anni da compiere, quel maledetto 12 novembre del 2009 volò sull’asfalto di Londra con la sua motocicletta: si temeva per la sua vita, ma aveva “solo” polsi e bacino fratturati. Lo davano per spacciato, calcisticamente parlando.
“Sono tornato perché volevo ritornare. Mi ha dato un grosso aiuto uno staff medico eccellente, quello del Tottenham, con il fisioterapista Diesel che non mi ha mollato un solo secondo in questi mesi di autentica sofferenza. Ma la voglia di ritornare in campo non mi ha mai abbandonato, il cammino è stato lungo, impossibile raccontare la preparazione fatta 24 ore su 24, ma là in fondo al tunnel intravedevo una luce che diventava sempre più abbagliante” ha spiegato l’ex estremo difensore di Milan e Chelsea. E ora è tornato a pensare da calciatore, e si vuole giocare il posto col brasiliano Gomes.




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Gruppo G, quello meno incerto degli otto: Brasile e Portogallo dopo le precedenti due uscite giocavano solo per definire la loro posizione, chi sarebbe arrivato primo e chi secondo; ai lusitani occorreva vincere per scavalcare i cugini sudamericani, alla fine ne esce fuori un pareggio senza gol che qualifica i verdeoro in vetta al raggruppamento con sette punti e gli europei dietro con punti cinque. Secondo pari per 0-0 per Cristiano Ronaldo e compagni che confermano di avere una difesa più che buona e un cinismo, marchio di fabbrica della gestione Queiroz, che non ricordavamo appartenere a questa selezione. Il Brasile si conferma squadra solida, poca samba e molto pragmatismo.
I due tecnici, a dire il vero, hanno messo in campo undici competitivi e le squadre sul terreno di gioco hanno cercato di vincere; la Seleçao con un possesso palla tanto arzigogolato quanto, in molte occasioni, sterile, il Portogallo affidandosi alla velocità di capitan Ronaldo e all’ottima verve dei vari Danny, Raul Meireles e Tiago, anche oggi positivo. Primo tempo nervoso, un sacco di cartellini gialli e occasioni vere alla spicciolata: è il Brasile la squadra più pericolosa con Nilmar (palo) e Dani Alves, mira poco precisa e comunque non tantissimo lavoro per Eduardo. Nella ripresa invece nettamente più Portogallo, con Meireles che ha avuto sui piedi la palla più ghiotta per segnare. Sul finale grande Eduardo su un tiro di Ramires deviato.
Va bene, tre punti, ma che il Brasile vincesse con un solo gol di scarto contro la Corea del Nord (e per di più subendo una rete) era pronostico difficilmente fattibile anche dal più audace degli scommettitori: nel freddo di Johannesburg, i cinque volte campioni del mondo faticano non poco a trovare gli spiragli giusti tra le fitte maglie messe su dal tecnico degli asiatici Kim Jong-Hun e nella prima frazione devono accontentarsi di una impietosa statistica che recitava zero tiri verso la porta difesa da Ry Myong-Guk. Nella ripresa piglio aggressivo e i pur volenterosi nordcoreani hanno dovuto abdicare: merito del gol bellissimo del primo giocatore militante in Serie A (ancora per quanto?) a segnare in questo Mondiale ossia Maicon, poi del raddoppio di Elano. Ma gloria per Ju-Yun Nam, in gol allo scadere.
E’ che la Corea del Nord ha impostato la partita con dieci, se non undici, giocatori dietro la linea della palla costringendo i ben più titolati brasiliani a trovare soluzioni alternative: ma se il fosforo del centrocampo sudamericano è affidato a un appannato Kakà e al solito evanescente Felipe Melo, allora tutto diventa più difficile. Gli asiatici sono anche veloci e nelle ripartenze mettono in affanno Lucio e soci, ma a dir la verità fin dal primo tempo Robinho sembra in palla, molto più di un Fabiano impalpabile. Insomma, primi quarantacinque minuti non bellissimi, anzi decisamente deludenti dal punto di vista brasileiro, con tanti applausi all’arcigna banda nordcoreana. Nella ripresa però Carlos Dunga striglia i suoi e quando tornano sul terreno di gioco la musica pare cambiare.

Ecco una delle favorite dei prossimi mondiali di calcio, il Brasile del ct Carlos Dunga. N el parlare dei verdeoro non si può prescindere da alcune statistiche che collocano questa selezione sul trono più importante del mondo del calcio: il Brasile è l’unica squadra ad aver partecipato ad ogni edizione della fasi finali di un Mondiale e unica ad averlo vinto cinque volte in tutti i continenti dove si è giocato (nessun altra Nazionale è riuscita a trionfare fuori dai propri confini continentali). Ma la Seleçao detiene anche un record “negativo”: delle otto squadre ad aver alzato la Coppa del Mondo, il Brasile è l’unica a non esser riuscita a farlo tra le mura amiche.
La squadra è forte, la storia è leggenda, ma mai dare nulla per scontato e occhio alle stecche che sono sempre dietro l’angolo. Lo sa bene Dunga che non ha assecondato la volontà popolare e ha scelto i suoi 23 uomini più fidati, infischiandone della critiche: fuori Ronaldinho, Pato, Diego e Adriano, dentro giocatori che hanno giocato poco (Julio Baptista) o male (Felipe Melo), con i brasiliani che poco conoscono Grafite e gli avrebbero preferito l’astro nascente Neymar. Tant’è, Dunga ha le spalle larghe e ha asserito che i giocatori chiamati sono quelli che meglio ritiene opportuni per il suo progetto. Cioè meno calcio bailado e più pragmatismo.
Parlare della rosa brasileira è forse inutile, ma brevemente facciamolo lo stesso. In porta un esausto Julio Cesar cercherà di coronare questa fantastica stagione disputando un mondiale degno della sua bravura, insieme a lui i compagni interisti Maicon e Lucio, entrambi sicuri di un posto da titolare in difesa; Luisao e Alves gli altri due del quartetto. Per il centrocampo c’è più bagarre, anche se difficilmente Dunga rinuncerà al suo pupillo Felipe Melo che l’anno scorso in Sudafrica si esaltò e giocò benissimo. Poi Kakà, Elano, Robinho, tutti grandi giocatori che tenteranno di mettere in condizione di far gol Luis Fabiano: è lui l’attaccante principe della Seleçao.
Le Foto di Tutte le Maglie del Mondiale 2010 in Sudafrica





I convocati del Brasile per i Mondiali in Sud Africa sono già pronti. Niente stage, niente 30 nomi stile italiano, direttamente i 23 giocatori che, fatti salvi gli infortuni, si giocheranno la massima competizione calcistica mondiale fra qualche settimana. Il Ct Dunga aveva l’imbarazzo della scelta e, si può tranquillamente affermare, non ha guardato in faccia a nessuno proponendo esclusioni eccellenti: i milanisti Ronaldinho e Pato, il deludente juventino Diego, gli astri nascenti Neymar e Paulo Henrique del Santos, ma soprattutto l’Imperatore Adriano che rimane a casa viste le turbolenze nel suo comportamento anche al Flamengo.
Sono 8 gli “italiani”, compreso quel Felipe Melo colonna della nazionale nella Confederations Cup dello scorso anno, ma decisamente sottotono nella Juventus di questa stagione. Fatta eccezione per il blaugrana Daniel Alves sarà una difesa composta da brasiliani che militano nel nostro campionato con i tre interisti, Julio Cesar, Maicon e Lucio, insieme al romanista Juan o all’alternativa rappresentata dal rossonero Thiago Silva.
A centrocampo c’è anche Julio Baptista, un fantasma o poco più nella Roma di Claudio Ranieri, e l’ex milanista Kakà (anche lui a dir poco appannato nella prima stagione a Madrid). Sono ben due i brasiliani provenienti dal Wolfsburg, Josué in mezzo al campo e Grafite in attacco mentre le altre tre punte di ruolo sono Luis Fabiano, Nilmar e Robinho.
Cosa ne pensate? Dunga, che è costretto a recitare il ruolo di grande favorito, ha fatto le scelte giuste?
Dopo il continua la lista completa.

Adriano Galliani giovedì sera era a San Siro per presenziare all’Adidas Cup e in conferenza stampa ha parlato anche di mercato svelando alcune possibili strategie. Ormai pare certa la defezione di Ronaldo e la possibile trattativa per Gilardino che potrebbe sempre essere merce di scambio per arrivare a Frey. Ma andiamo con ordine a capire cosa potrebbe succedere:
“Occorre stare calmi e tranquilli per il mercato. Per il reparto degli attaccanti non facciamo nomi, ma 1 punta va acquistata, perchè non c’è Ronaldo e se dovesse partire Gilardino serve un altro attaccante, visto che al momento ne abbiamo 4 su 6: Kakà, Seedorf, Pato e Inzaghi. Per Gilardino la trattativa non è ancora iniziata, ma in effetti potrebbe cominciare. Del resto le cose si fanno sempre in due, quando c’è l’accordo tra le due parti. Sheva? Ancelotti lo ha inserito nella lista dei 4 attaccanti che potrebbero arrivare? Se non l’ha fatto ce lo metto io…”
L’amministratore delegato tocca l’argomento portieri mettendo in chiaro la situazione e la necessità di portare ordine nel reparto. In questi giorni si parla di Frey, secondo la stampa è la prima scelta di Ancelotti, ma anche di Gomes, che però non è comunitario, del solito Boruc e naturalmente di Lloris. Attualmente però gli estremi sotto contratto sono troppi, cinque, e Galliani detta la strada da percorrere e già per Abbiati ci potrebbe essere mercato, si parla del Palermo e dell’Atletico Madrid che gioca anche la Champions:
“Attualmente abbiamo 5 portieri, che sono Dida, Kalac, Storari, Abbiati e Coppola. Sento fare il nome di LLoris, ma noi non compreremo nessuno se prima non cediamo qualche altro portiere”
Ha cambiato un paio di squadre Edgar Davids da quando ha lasciato la Juventus, ma l’istinto per le silurate da fuori area, quello è rimasto.
Se vi siete dimenticati cosa era capace di fare il centrocampista olandese, guardatevi questo video, che risale al 18 marzo dell’anno in corso, durante la partita Psv - Ajax, nella quale i lancieri erano riusciti a vincere 5 a 1 (impresa poi vanificata ai fini dello scudetto dato che per un solo gol in più nella differenza reti il Psv ha vinto l’Eredivisie)