
Domenica scorsa a Catania il Lecce è passato dalle stelle alle stalle: in vantaggio di due gol a uno al Massimino, una doppietta di Lodi ha determinato la sconfitta dei salentini, un ko pesante in vista della lotta per la salvezza. Perdonateci il secondo luogo comune di fila, ma è proprio il caso di dire che per il Lecce ha piovuto sul bagnato al triplice fischio: ammonizioni per Gustavo, Jeda e Olivera durante i 90 minuti, tutti e tre diffidati, espulsione per Giacomazzi a partita finita per reiterate proteste contro l’arbitro, si intromette De Canio e alla fine sul referto Romeo stanga pure il mister materano. Il prossimo turno opporrà al Via del Mare i giallorossi alla Juve, anticipo prandiale della domenica: contro i bianconeri mancheranno quattro pedine fondamentali dei pugliesi, in panchina non ci sarà De Canio.
Per il Giudice Sportivo Giampaolo Tosel ordinaria amministrazione per quanto concerne i primi tre calciatori citati (quindi stop per un turno), ben due giornate di stop per capitan Giacomazzi (”per avere, al termine della gara, sul terreno di giuoco, rivolto all’Arbitro espressioni ingiuriose“) e due turni di squalifica anche per l’allenatore (”per avere, al termine della gara, sul terreno di giuoco, assunto un atteggiamento intimidatorio nei confronti dell’arbitro, afferrandolo per un braccio e addossandosi petto contro petto; recidivo“). Già al termine della partita De Canio aveva tuonato contro l’atteggiamento di Romeo, e non solo:
“Spero solo che questa classifica non venga determinata da altri fattori. Mi piacerebbe dipendesse solo dal campo. Io registro che verso la fine, soprattutto, abbiamo avuto tante punizioni contro, poi l’ammonizione di Olivera. Ci sono tante cose che sono brutte da raccontare e bruttissime da vivere”.
E sull’episodio a partita finita:
“Ho parlato con Giacomazzi (espulso dopo il termine della gara, ndr), e ho visto l’arbitro molto nervoso ancora negli spogliatoi. Nella concitazione probabilmente il direttore di gara ha capito male alcune sue parole, infatti guardando le immagini estrae il cartellino dopo che avessi portato via il giocatore”.
Oggi su Mediaset Premium ha anche commentato la squalifica:
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Giornata turbolenta quella di ieri, la 18esima e prima del nuovo anno solare; non tanto per i risultati, alcuni più eclatanti di altri, ma anche per il comportamento disciplinare di giocatori, dirigenti e tifosi. Un bel guazzabuglio, insomma, a cui ha dovuto metter mano questa mattina Gianpaolo Tosel che ha così emesso i suoi verdetti: 3 giornate a Felipe Melo che con un calcio in pieno volto aveva reagito alla tacchettata di Paci, mentre “solo” una per Giacomazzi, reo di aver rifilato un calcione nelle parti basse di Gillet alla fine del derby pugliese. Un turno di stop anche per l’espulso (ma con doppia ammonizione) Pinzi dell’Udinese, nonché agli ammoniti e precedentemente diffidati Ambrosini (Milan), Belmonte (Bari), Dias (Lazio), Kroldrup (Fiorentina) e Vass (Brescia).
Come di consueto, poi, ecco le multe alla società. Niente di che, appena 7 mila euro a Juve («per avere suoi sostenitori turbato l’iniziale minuto di raccoglimento con grida ingiuriose per la squadra avversaria, con immediata dissociazione da parte della maggioranza del pubblico, e per avere inoltre, nel corso della gara, rivolto grida ingiuriose nei confronti dell’Arbitro») e Cagliari («per via dei numerosi petardi fatti esplodere da alcuni tifosi rossoblu nel corso della partita giocata ieri contro il Milan, punizione tuttavia attenuata per avere la Società concretamente operato con le forze dell’ordine a fini preventivi e di vigilanza»), ma da registrarsi ieri sera sono state i tafferugli tra napoletani e interisti fuori San Siro.
E poi i dirigenti, ammoniti o inibiti in retaggio di una Epifania molto fumantina. E’ stato inibito fino al 25 gennaio 2011 Pietro Leonardi, reo di aver attaccato l’arbitro a fine primo tempo della sfida con la Juve (quando De Marco aveva fischiato la fine di tempo su un contropiede dei ducali); punzecchiato anche l’inseparabile duo del Catania: ammonizione con diffida e ammenda di 5 mila euro a Pietro Lo Monaco, inibizione fino al 31 gennaio 2011 ad Antonino Pulvirenti, rei come noti di aver aspramente criticato l’operato dell’arbitro Brighi in occasione del secondo e del terzo gol della Roma, due reti che anche Ranieri ha ammesso esser scaturite da infrazioni (palla fuori sul cross di Riise, fuorigioco di Vucinic) dei propri giocatori. Ora via col prossimo turno.

Partita divertente quella giocata ieri sera all’Olimpico di Torino: da un lato i granata padroni di casa allenati da Stefano Colantuono, dall’alto il Lecce di Gigi De Canio supportati da ben un migliaio di tifosi salentini saliti fino in Piemonte. Posticipo della 13esima giornata, match ad alta quota, le due squadre hanno giocato per i tre punti e per la vetta: alla fine ne è uscito un 2-2 che tutto sommato è stato giusto così, un pari scaturito nel finale in cui i tanti spettatori hanno potuto mettere a dura prova l’efficienza delle proprie coronarie. Si diceva, partita bella ma anche strana; se i giallorossi hanno avuto il merito di mostrare il miglior calcio, il Toro ha avuto però le migliori occasioni.
Il gioco proposto dai padroni di casa fa ancora fatica a risultare oleato in tutte le sue componenti, ottima invece la manovra dei pugliesi anche se, di contro, sotto porta il Toro ci arriva di più, salvo poi mostrarsi impreciso. E’ così che va nella prima frazione: Di Michele e Bianchi sfiorano il vantaggio a più riprese, anche se con lampi sparuti, il Lecce passa; Belingheri rinvia alla meno peggio, raccoglie Angelo che crossa, Corvia anticipa tutti e batte Sereni. Nella ripresa Colantuono allora inserisce Leon, i granata avanzano il baricentro e il Lecce ha il demerito di preoccuparsi troppo della fase difensiva. Il pari di Bianchi, così, appare scontato: Di Michele viene atterrato da Rosati in area, giallo per il portiere leccese e rigore che Bianchi segna con potenza.
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Alla fine Stefano Fiore torna nella “sua” Cosenza a 15 anni di distanza, tre lustri prestigiosi in cui ha girato l’Italia e ha mostrato tutte le sue qualità. Perno della Nazionale con Zoff e Trapattoni (38 presenze e due gol), le sue migliori stagioni le ha vissute indubbiamente a Udine e Roma sponda Lazio, con ottimi inserti al Parma e alla Fiorentina. Mantova la sua ultima squadra risalente ormai a due stagioni fa, a taccuino anche venti presenze a Valencia in un’esperienza, quella spagnola, nono particolarmente fortunata. A maggio scorso aveva annunciato la sua voglia di continuare a giocare, non volendone sapere di appendere le scarpette al chiodo e di fare l’allenatore.
“Perché non ho trovato spazio in Serie A? Ci sono cose che sfuggono alla mia comprensione a quella di chi mi sta vicino, perché ho sempre giocato non meno di trenta partite all’anno, sempre con ottimo rendimento. Speriamo che a giugno vada diversamente” s’era augurato quattro mesi fa il calabrese che quest’estate s’è allenato regolarmente col Lecce. L’allenatore dei salentini, Luigi De Canio, inizialmente aveva dato il placet per il tesseramento del giocatore, ritenuto poi troppo vecchio e soprattutto non garantendogli un posto da titolare per la presenze di due inamovibili come Giacomazzi ed Edinho. Così ieri ha firmato per il Cosenza, squadra di Prima Divisione.
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Più difficile del previsto la visita della Juve al Lecce che in un Via del Mare gremito è riuscita a piegare la resistenza dei giallorossi solo al 90° grazie a un colpo di testa sottomisura di Amauri. Prima dell’incornata finale dell’ex palermitano, i protagonisti erano stati Sebastian Giovinco, autore del vantaggio bianconero e del suo primo gol con la maglia della Juve, e Daniele Cacia, subentrato nella ripresa a Munari e autore di uno splendido tiro al volo incrociato, per il momentaneo 1-1 a dieci minuti dal termine. Nel complesso una partita non bellissima, senza alcuni protagonisti che, non essendoci, hanno dimostrato quanto sono importanti per questa Juve (Fotogallery - Video).
Nonostante le defezioni degli ormai lungodegenti, la Juve in Salento ha dovuto fare a meno anche di Del Piero e Camoranesi, a cui si è aggiunto il forfait di Iaquinta per un fastidioso torcicollo. Con Falqué, Rossi e Ekdal in panchina, per Ranieri poche scelte: difesa titolare, centrocampo affidabile con Marchisio e Sissoko al centro, attacco inedito formato dal gigante (Amauri) e la formica (atomica, Giovinco). Beretta si affida alle 2 punte inserendo Tiribocchi e Castillo, centrocampo affidato a Munari e a Giacomazzi, in difesa inedito quartetto capitanato dal rientrante Stendardo. Manninger e Benussi i due estremi difensori.
Il primo tempo non è esaltante, un po’ rude per alcuni interventi non cattivi ma sicuramente “pesanti” da ambo le parti, condizionato da qualche lampo di Giovinco e da ottima organizzazione difensiva del Lecce. La Juve reclama un rigore per atterramento di Nedved da parte di Benussi, il Lecce contiene bene le rare folate bianconere; Amauri è abulico, Marchionni sempre in ritardo di un centesimo di secondo. Vere azioni da rete non se ne vedono, col finale che si tinge di giallo per una gomitata di Castillo a Grygera lontana dagli occhi dell’arbitro.
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