Difficile parlare di questo 3-3 casalingo della Juve, strepitosa nei primi dieci minuti e poi misteriosamente non pervenuta: protagonista di certo il Siena di Malesani, capace di non fasciarsi la testa dopo le sberle iniziali e abile a recuperare un match che pareva ampiamente compromesso. E’ il primo pari tra queste due squadre (aveva sempre vinto la Juve a parte un 1-0 ininfluente nel maggio 2008 firmato Kharja), un 3-3 casalingo che rimanda a quello della scorsa stagione dove a fare la voce grossa all’Olimpico fu il Chievo con l’incredibile tripletta di Pellissier; e sempre in tema di curiosità una rimonta del genere subita in casa i bianconeri non la subivano da quello storico derby contro il Torino in cui Ferrante riacciuffò i rivali che erano avanti di tre lunghezze. Insomma, il quarto posto per la squadra di Zaccheroni sarà estremamente difficile da raggiungere (Tabellino e pagelle Juve - Siena 3-3 - Foto di Juve - Siena 3-3).
La Juve è in emergenza, out anche Manninger il portiere titolare diventa Chimenti; turno di riposo a Diego, Legrottaglie stringe i denti e si piazza accanto a Cannavaro. Il Siena risponde con l’acciaccato Ekdal avanti alla difesa, Maccarone unica punta sebbene coadiuvato da giocatori offensivi come Reginaldo e Ghezzal. I primi minuti sono annichilenti per gli ospiti: è show di Candreva che scardina la difesa avversaria, irrompe Sissoko ma Curci è bravissimo a parare; sul tap-in, però, Del Piero è il più veloce di tutti. Trecentesimo gol in carriera. E poi diventano 301 quando batte ancora Curci con un bel tiro al volo di destro. Un altro paio di minuti ed arriva addirittura il tris: corona l’avvio super Antonio Candreva che scaglia un destro violentissimo dai 30 metri che si deposita sotto la traversa. Malesani si gratta la testa, subito dentro l’attaccante Larrondo per Ekdal. Obiettivo: crederci.
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La Juventus vince con un rassicurante 3-1 nei confronti del Fulham nell’andata degli ottavi di finale di Europa League e mette un piede e qualche cosa nei quarti di finale di coppa. Partita non male degli uomini di Zaccheroni, cinici e spietati nella prima frazione così come guardinghi e attenti nella ripresa, ad amministrare un doppio vantaggio abbastanza rassicurante; pressing e palleggio, sfruttando al meglio i momenti chiave della partita. Questi sono arrivati tutti nel primo tempo e i padroni di casa non si sono fatti trovare impreparati: in vantaggio con Legrottaglie, hanno arrotondato con una gemma dell’inconsueto Zebina. Gol dei londinesi inaspettato, quindi arrotondamento del vantaggio poco prima del riposo da parte di Trezeguet, l’attaccante juventino più prolifico in questa stramba stagione dei piemontesi. Ottimismo per la trasferta fra sette giorni (Tabellino e pagelle di Juve - Fulham 3-1).
Di nuovo albero di Natale per Zac che ci prova col turn-over ma che in fondo fa una mezza rivoluzione solo a causa di squalifiche e infortuni; Roy Hodgson si affida a Zamora per cercare di fare gol a Torino in vista del ritorno. Buon approccio alla gara della Juve che prende in mano il pallino del gioco e fin da subito si affaccia dalle parti di Schwarzer; e così al 9° è vantaggio Juve: corner grazie alla capocciata di Trezeguet deviata fuori dal portiere australiano, dalla bandierina Diego e incornata vincente di Legrottaglie. E’ una bella iniezione di fiducia per i bianconeri che continuano a fare la loro partita; il Fulham non è in gran serata e a parte un liscio di Davies la produzione offensiva dei londinesi è poca cosa. Così al 25° è raddoppio grazie al folle Zebina che se ne va in serpentina e scarica un bolide di destro che si deposita in rete. Del Fulham neanche le tracce, ma undici minuti dopo uno squillo che fa male.
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Il calcio in fondo è un delirio psicologico collettivo. Basta un tifoso, uno, che abbozza un fischio, ed ecco l’effetto domino di uno stadio che rumoreggia contro il primo errore di un onesto lavoratore del pallone. Basta un giornalista, uno, che insinua nelle orecchie dei lettori che quel giocatore è una “pippa“, ed ecco che la dirigenza della Juve, dopo le prese di posizione difensive di rito, vaglia l’ipotesi di sbarazzarsene. E’ andata così con Cristian Molinaro, ragazzo umile e faticatore instancabile, che nei due anni a Torino ha avuto ben pochi estimatori: qualche compagno, mister Claudio Ranieri e un centinaio di tifosi convinti. Il sottoscritto era ed è tra questi. Così ieri quando alla Mercedez-Benz Arena ha strabiliato con lo Stoccarda l’Europa intera con una partita a dir poco perfetta, la rivincita di questo giovanotto cilentano è stata completa.
“Volevo solo avere le stesse chance di Grosso di giocare, ma così non è stato perché lui doveva giocare sempre anche se in allenamento facevo meglio” aveva detto pochi giorni fa a un quotidiano tedesco. Poco male, la Bundesliga si è accorta di lui e ora Christian Gross, allenatore degli Schwaben, non riesce a privarsene. A discapito del povero Arthur Boka: terzino di fama internazionale, titolare inamovibile della corsia mancina, Coppa d’Africa con la Costa d’Avorio e posto perso al ritorno dall’Angola. Come se non bastasse meno di una settimana fa in allenamento si è lussato la spalla: fuori un mese. Molinaro ha il posto assicurato. E nessuno se ne dispiace perché l’approccio col nuovo campionato è stato fantastico: cinque vittorie e un ko (in casa, con l’Amburgo, doppietta annichilente di Van Nistelrooy). Corsa e cross, si proprio quelli: i cross.
Domenica scorsa nella vittoriosa trasferta di Colonia (1-5 per lo Stoccarda), il gol del vantaggio iniziale lo ha siglato Cacau: assist di Molinaro. Alla Juve aveva Nedved su cui scaricare palla prima di sgroppare sull’out, ora se la intende con Hleb: non due giocatori così, sicuramente gente che riesce a cacciare fuori il meglio dal terzino di Pellare. E infatti ieri ha bloccato Messi, ogni incursione mancina era una spina nel fianco per la difesa del Barcellona, lui e Gebhert sulle fasce hanno fatto venire mal di mare alla retroguardia blaugrana. Più un gol salvato sulla linea e tanto di maglietta scambiata con Puyol. Molinaro è uno che ha vinto al Bernabeu, nelle notti di Champions lui c’è. Anche se non ha giocato nemmeno un secondo con la Juve formato Europa quest’anno; e meno male, altrimenti non avrebbe potuto sfoderare la prestazione eccelsa di ieri.
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Il famoso “cul de Zac” colpisce ancora: non che la Juve non meritasse per niente i tre punti conquistati questo pomeriggio al Dall’Ara di Bologna, ma la realtà è che un pareggio sarebbe stato il risultato più giusto. I felsinei ci hanno messo grinta, intelligenza e cuore, gli ospiti cinismo e volontà, alla fine la gara è stata godibile, finita con un 1-2 molto significativo per vari motivi: la terza vittoria di fila per il nuovo allenatore dei bianconeri Zaccheroni, quarto posto in solitaria agganciato e ritorno al gol per Diego. Nella ripresa solite amnesie difensive già viste con Ranieri e Ferrara (cross dalla sinistra e difesa tagliata fuori dall’occorrente di turno), pareggio di Buscé e tutto da rifare; il gol vittoria lo realizza Antonio Candreva, al primo centro con la casacca juventina (Tabellino e pagelle di Bologna - Juve 1-2 - Foto di Bologna - Juve 1-2 - Video di Bologna - Juve 1-2).
Caceres non recupera, Grosso e Cannavaro riscaldano la panchina, l’impavido Zac ripropone la difesa mostrata ad Amsterdam nella ripresa, con Grygera a destra e De Ceglie a sinistra; riposo per Sissoko, ritorna Melo insieme a Marchisio e Salihamidzic nella zona nevralgica del campo, i soliti tre moschettieri a pungere Viviano. La squadra di Colomba risponde con un 4-4-1-1 molto elastico: assente Di Vaio, l’attacco è sulle spalle di Zalayeta e Adailton, sulle fasce gli ottimi Buscé e Casarini, Guana e Mudingayi in mediana. Pronti, partenza e gol: la Juve trova subito il vantaggio con Diego. Il brasiliano sfonda centralmente, il tiro (debole) è deviato da Viviano che non trattiene, s’avventa Amauri ma una carambola fa pervenire la sfera ancora a Diego che segna senza problemi.




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Torna a vincere in campionato la Juventus dopo più di un mese, primo successo per Zaccheroni e tre punti che rilanciano i bianconeri nella corsa al quarto posto; tanti spunti positivi la partita di oggi, domato un Genoa ordinato ma comunque abbastanza sbiadito (molte le defezioni in casa ligure), si è rivisto un certo gioco e una discreta condizione fisica. In vantaggio con Marco Rossi, gli ospiti hanno fatto rivivere alla Vecchia Signora i consueti incubi domenicali, ma il gol di Amauri prima del riposo ha cambiato l’equilibrio della partita. Nella ripresa gemma di Del Piero (su assist delizioso di Diego), ma ancora pari col capitano rossoblu dopo una papera inusuale di Buffon. Gol vittoria ancora di Alex, su calcio di rigore dubbio (Tabellino e pagelle di Juve - Genoa 3-2 - Foto di Juve - Genoa 3-2 - Video di Juve - Genoa 3-2).
La difesa a tre voluta da Zac fa capire che il progetto “Juve succursale della Nazionale” col tecnico romagnolo non funziona più: fuori Cannavaro e Grosso, il trittico difensivo è formato da Zebina, Legrottaglie e Chiellini. Caceres e De Ceglie a stantuffare sulle fasce, per il resto l’apparato finalizzatore è quello visto a Livorno. Il Genoa si affida ad Acquafresca e Suazo, ma Gasperini punta sull’aggressività e inserisce pure Sculli, affidandosi ad un equilibrato 4-4-2. Sin dalle prime battute la partita è vivace, sintomo che almeno la Juve vuole giocare a calcio. Un paio di tiri dalla lunga, un palo clamoroso di Rossi per gli ospiti, poi la doccia fredda: Acquafresca serve Marco Rossi che di destro infila Buffon sul primo palo. I vecchi fantasmi di sempre, una reazione timida ma comunque bussola salda in mano. E così Caceres, anche oggi uno dei migliori, fa lo spunto decisivo: se ne va sulla destra e piazza un cross su cui arriva Amauri, salito letteralmente in cielo.




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Rocky Ferrara prende un altro gancio in pieno muso, è a terra e l’arbitro conta fino a dieci: si rialzerà anche questa volta? Lo sa il factotum Jean Claude Blanc, che di certo starà passando nottate inquiete. Il Chievo vince contro la Juve, 1-0 secco per il gol nella prima frazione di Gennaro Sardo (curiosità: il laterale clivense era stato l’ultimo marcatore della sua squadra, contro la Fiorentina, prima di un lungo digiuno): a Di Carlo l’onore di battere per la prima volta nella storia degli scaligeri la Vecchia Signora del calcio italiano. Nel giorno dell’esordio in bianconero di Michele Paolucci, solito film visto e rivisto: la Juve praticamente non tira in porta, perde meritatamente, ma in fondo non fa più notizia. E’ il momento più delicato negli ultimi venti anni di questa squadra, ora quinta in classifica (Tabellino e pagelle di Chievo-Juve 1-0 - Le Foto di Chievo-Juve 1-0 - Il Video di Chievo-Juve 1-0).
Inizio shock del Chievo che dopo neanche un minuto chiama subito il rientrante Buffon a un super intervento; la Juve cerca di reagire, il tiraccio di Grosso dalla lunga (larghissimo) è quanto prodotto. Dopo un avvio promettente (circa la qualità del match), le emozioni iniziano a diradarsi e al pressing del Chievo non corrisponde una buona circolazione di palla degli avversari bianconeri, così pian pianino i clivensi prendono possesso della partita. Sulle fasce Grosso e Grygera, poi sostituito per infortunio da Zebina, soffrono la verve dei veneti che richiedono un rigore per fallo su Sardo e si vedono annullare un gol (autorete di Chiellini) per fallo di Abbruscato sul centrale della Nazionale. Poi il gol: Sardo dalla lunga, senza subire particolari pressioni dagli avversari, scaglia il destro che si insacca alle spalle di Buffon.




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E ora? Che, Hiddink dovrà prenotare per altri quatto giorni l’albergo che lo ospita a Torino? O Ferrara con questo 3-0 della “sua” Juve contro il Napoli salva la panchina e risana la situazione? Se prima non ci si raccapezzava niente, dopo questa netta vittoria della Vecchia Signora ci si capisce ancora meno. La Juve vince meritatamente: va bene che i partenopei avevano una formazione rimaneggiata, però la prestazione dei bianconeri è stata convincente. Fondamentale il “fattore D“: gol di Diego nel primo tempo, nella ripresa doppietta di Del Piero, il secondo gol su rigore per fallo proprio sul compagno brasiliano ex Werder; l’altra D napoletano non si vede praticamente mai: esordio in naftalina per Dossena (Tabellino Juve - Napoli 3-0 - Il Video della Partita).
A onor del vero anche i padroni di casa avevano una formazione con le toppe: va bene i vari Hoffer, Zuniga e Rinaudo per gli azzurri (giocatori comunque rispettabili), ma anche la Juve con Salihamidzic a centrocampo e De Ceglie ala (e se vogliamo Felipe Melo titolare) non appariva come un undici al top e con tutti gli effettivi al loro posto. Bianconeri timidi in avvio, ospiti intraprendenti, alla lunga esce la squadra di Ciro Ferrara: Amauri sfiora il gol dopo una decina di minuti (salvataggio sulla linea e poi gol di Del Piero, annullato per fuorigioco del capitano), il Napoli è vivo e Hoffer impaurisce tutti con un diagonale deviato dalla scivolata generosa di Grosso. La prima frazione si scuote per il gol del vantaggio bianconero: cross di Brazzo e tiro di Diego che si spegne in rete.





Contro il Milan zero tiri in porta, zero gioco, zero tutto: da dove ripartire per essere ottimisti di un successo, casalingo, contro il Napoli in Coppa Italia? Per ognuno degli altri cento e più anni di storia juventina una domanda del genere sarebbe suonata strana. Ma come, la Juve è già spacciata contro i partenopei, pur giocando tra le mura amiche e in una competizione a cui i rivali non tengono poi chissà quanto (con una qualificazione in Champions possibile)? Ebbene si, nel 2010, quando i futuristi romanzieri di quaranta anni fa immaginavano viaggi intergalattici dell’uomo, quando il mondo pareva dovesse essere popolato da autostrade volanti, in quest’epoca la vera cosa “strana” è sapere la Juve più scarsa del Napoli, scesa per di più in B non più di tre anni fa e senza prospettive (tangibili) di futuro.
Il condottiero frastornato, ingarbugliatosi tra schemi appiccicatigli addosso (il famigerato rambo, ehm rombo, di cui s’è fatto fautore non gli è stato forse imposto?), al secolo Ciro Ferrara, è un pugile ferito, suonato, alle corde eppure non ko. Avrebbe perso ai punti, ma di fatto non è ancora stramazzato al suolo: colpa, o merito, di arbitri indulgenti (i suoi datori di lavoro), non certo di avversari che non lesinano ganci precisi, sul setto nasale, lì dove fa più male. Lui sputa sangue, ma si rialza, con la faccia (e la capo) tosta degna del miglior scugnizzo napoletano: “Ieri un mio amico mi ha fatto notare che sono come Rocky. Prendo cazzotti. Sono pieno di sangue, ma continuo a dire che non mi fa male. Non c’è niente che mi può buttare giù, bisogna colpirmi più forte. Mia mamma me le dava più forte“.

Aggancio riuscito: quello del Napoli, che dopo la sconfitta sonora e bruciante della Juve raggiunge i bianconeri al terzo posto in classifica. Eh sì, perché lo 0-3 di questa sera del Milan all’Olimpico di Torino è un punteggio importante per vari motivi, risultando chissà uno spartiacque nel campionato delle due squadre proprio al giro di boa: i rossoneri tengono vive le speranze per raggiungere Inter e primo posto in classifca (8 punti in meno ma anche una gara da recuperare e fra due giornate c’è il derby), la Vecchia Signora probabilmente saluterà Ciro Ferrara, ennesimo allenatore della nuova gestione che va via anzitempo. Si dimetterà? Verrà esonerato? Rimarrà al suo posto? Il tenace napoletano avrà di che pensare nelle prossime ore, tutt’altra storia per Leonardo che si gode la vittoria del gruppo (Tabellino e pagelle di Juve-Milan 0-3 - Foto di Juve-Milan 0-3 - Video di Juve-Milan 0-3).
Non che abbia giocato benissimo il Milan, anzi. Ma gli avversari questa sera (e non è una novità) sono risultati nettamente inferiori: corsa a vuoto, pressing sterile, non un’azione degna di nota, zero fraseggio e i soliti brasiliani sottotono. Dopo un avvio promettente (tiro a giro di Diego fuori di poco) e nel corso, tutto sommato, di un primo tempo non bellissimo, ecco all’improvviso il vantaggio degli ospiti: angolo di Pirlo dalla sinistra, sul primo palo cicca Felipe Melo (chi, se no?) e Nesta tutto solo buca l’incolpevole Manninger. Reazione Juve che si concretizza con un tiro in scivolata di Chiellini, bravo Dida a fare buona guardia. E dopo due minuti di recupero Damato manda tutti negli spogliatoi.




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Video Youtube: Sintesi e Gol di Parma - Juventus 1-2 del 6 Gennaio 2010 Serie A

La Galleria Fotografica di Parma - Juventus 1-2




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