
Il calciomercato del Milan: ecco la rubrica del 21 giugno con tutte le notizie, notiziuole, voci, indiscrezioni e aggiornamenti sulle trattative di mercato del Milan. Tutte le notizie di oggi, con relativa fonte.
Marek Hamsik
Il tormentone di questo primo scorcio di mercato milanista, insieme alla difficile risoluzione della comproprietà di Astori col Cagliari, pare allontanarsi dalle mire rossonere; almeno a quanto dichiarato da De Laurentiis, numero uno del Napoli, che a Radio Marte ribadisce il concetto dell’incedibilità di Marekiaro: “Hamsik al Milan? Nemmeno se mi offrissero Pato“. Nonostante lo spiraglio possibilista di Braida e le ipotesi di fantamercato ventilate da tuttomercatoweb (Galliani vorrebbe arrivare a Lamela per girarlo ai partenopei per lo slovacco), il futuro del forte centrocampista azzurro pare saldamente ancorato al sodalizio partenopeo.
Antonio Cassano
Giuseppe Bozzo, storico agente di Fantantonio, cerca di fare il punto della situazione circa il suo assistito: “Cassano resterà al Milan fino a quando sarà utile al club rossonero. Il Napoli? In questo momento direi che è fantacalcio. Non ci sono possibilità di uno scambio per Hamsik” le parole di Bozzo ai microfoni di Sky Sport.
Alberto Paloschi
Il Diavolo pare aver fiducia nell’attaccante di Chiari, tuttavia la carta d’identità, appena 21 anni, richiede pazienza; così sembra possibile l’ennesimo cambio di casacca per Paloschi che, complice l’arrivo a Novara del nuovo ds Pederzoli, potrebbe accasarsi proprio ai piemontesi nella prossima stagione. E’ quanto riportato da Tuttosport.
Elia Legati
Non solo Astori, Galliani e Braida devono pensare anche alla comproprietà del forte difensore di Fidenza, protagonista quest’anno col Padova di Calori prima e Dal Canto poi. Proprio ieri dalle colonne di Tuttosport lo stopper spiegava le sue ambizioni: “Ho 25 anni, non 18. Ho fatto la mia gavetta (Legnano, Novara, Crotone e Padova, ndr) e credo di potermi giocare le mie carte in serie A. Ho disputato un buon campionato con il Padova, peccato per aver perso la finale con il Novara. Un altro anno per crescere e tornare poi alla base? La speranza è quella, sarebbe bello ritrovarsi con Astori in rossonero nel 2012“. Il suo agente Tiberio Cavalleri cerca di metter ordine rispondendo alle domande di PadovaGoal.it: “Bisogna prima capire come verrà risolta la comproprietà col Milan, e poi vedremo. Elia ha comunque richieste da diversi club di serie A“.
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Un altro mese scarso e poi sarà vacanza per calciatori ed allenatori; chi inizierà davvero a lavorare saranno invece direttori sportivi e presidenti, stampa specializzata e agenti sportivi: si entrerà nel vivo del calciomercato, collezione estate 2011. Pur tuttavia maggio è già mese tiepido e i primi sprazzi convinti di primavera coincidono con i primi movimenti, anche questi convinti, delle società per assicurarsi parametri zero, giovani promesse e sorprese dei campionati esteri minori. E poi c’è la Juve, che da qualche tempo ha preso il posto dell’Inter che fu: scandaglia il mercato con avidità, contatta questo e quel giocatore, propone scambi, chiede sconti, osserva le ultime partite rimaste in Europa per strappare qualche buon giocatore al Porto, o al Benfica.
Anche se dalla Francia sono convinti che il nome nuovo, e neanche tanto costoso, la Juve lo ha già individuato, e non gioca nel Lione (ogni riferimento a Bastos è puramente casuale): si tratta di Gabriel Heinze, esperto difensore argentino in forza al Marsiglia, che ha dato il placet affinché l’operazione vada in porto. Le sue parole sono abbastanza esplicative: “La Juve è un grandissimo club e la mia carriera sarebbe perfetta se potessi sperimentare anche la serie A. Sono stato vicino alla Juve due volte. Ma la prima, c’era in ballo l’offerta del Manchester United che non potevo rifiutare, la seconda poi arrivò la chiamata del Real. Vedremo se ho la fortuna di ricevere una terza offerta dalla Juve quest’anno“. E il suo compagno di squadra, il centrocampista Lucho Gonzalez è nel mirino di Milan e Roma.
A proposito di Milan, ormai è tutto pronto per la grande festa, ma nella stanza dei bottoni rossonera si pensa già al futuro, e non solo a quello più prossimo; interpellato più che un anno fa, il buon Massimiliano Allegri suggerisce e avalla, alla fine sembra proprio che la squadra meneghina abbia messo le basi per l’acquisto di un attaccante di peso, un vero vice Ibra (di fatto quest’anno non c’è stato): è stato individuato Hulk del Porto, non sarà impossibile arrivare al giocatore che tuttavia ha passaporto da extracomunitario. E per la mediana si continua con l’usato sicuro: dopo Van Bommel, che pure è stato un acquisto azzeccato, ecco Essien. Infine il Napoli, ancora alle prese col dilemma allenatore (Mazzarri resta o va via?), con giocatori che sicuramente lasceranno (Pazienza via a parametro zero) e con la voglia di piazzare il primo colpo: Jeffren del Barça.
E sono 25! Il Porto infila l’ennesima vittoria del suo entusiasmante campionato e a ben cinque giornate dal termine della Sagres Liga si laurea campione di Portogallo per 25esima volta, un’autentica cavalcata culminata con la vittoria più bella, espugnando il Da Luz di Lisbona e andando a trionfare proprio di fronte ai rivali del Benfica, l’anno scorso campioni e attualmente secondi a 16 lunghezze di distanza. Un perentorio 1-2 con reti di Fredy Guarin e Hulk, la ciliegina più gustosa su una torta che il Porto, mai come quest’anno, merita di mangiare: 23 vittorie e solo 2 pareggi (unica squadra europea dei maggiori campionati ad essere ancora imbattuta), 58 reti segnate e appena 9 quelle subite, Hulk capocannoniere con 20 centri.
E la squadra di Oporto non vuole fermarsi neanche in Europa League: 5 vittorie e un pari nel Gruppo L, poi eliminati Anderlecht e CSKA Mosca, ora sarà la volta di un altro team moscovita, lo Spartak. L’ennesima sfida per André Villas-Boas, da più parti indicato come l’erede di José Mourinho e a ben vedere, checché lui stesso non ammette paragoni con nessuno, le cose in comune sono tante, a partire dalla sua storia. Il 33enne di Oporto già a 16 anni lavorava per i Dragões, come osservatore: gli bastò inserire nella casella postale di Bobby Robson una lettera con consigli tattici, da far incuriosire il tecnico britannico e volerlo nel suo team.
Lì conobbe anche il giovanissimo José Mourinho, col quale lavorò sin da subito: sempre al Porto, ma anche al Chelsea e all’Inter, per lo più come supervisionatore degli avversari. A 22 anni già allenava la nazionale delle Isole Vergini, poi nell’ottobre del 2009 (a 32!) la sua prima esperienza in panchina (nel frattempo si era laureato all’ISEF e aveva preso il patentino da allenatore); viene chiamato al derelitto Coimbra (ultimo dopo 7 giornate), lui lo porta fino all’undicesimo posto. Così l’estate scorsa il Porto decide di scommetterci, e ad oggi ha fatto benissimo: subito vittoria in Supercoppa contro il Benfica (2-0), poi successi a raffica. E il suo carattere è di quelli forti: polemico, ironico, motivatore, esigente. Il Porto sogna di nuovo, a 33 anni Villas-Boas si gode il suo radioso futuro.

E sono 24: il Porto ieri sera ha vinto 1-0 in casa contro il Nacional e si è così assicurato il sesto titolo portoghese nelle ultime sette stagioni, un bottino niente male per quella che nel nuovo millennio può senza dubbi definirsi la squadra di club lusitana più forte. Il gol-scudetto lo ha realizzato il difensore Bruno Alves al 48° minuto di gioco, proprio lui che con lo svarione incredibile all’Old Trafford di fatto complicò non poco i piani di Jesualdo Ferreira, tecnico del Porto che puntava ad eliminare il Manchester United dalla Champions; in ogni modo ora è acqua passata e dalle parti del Dragao possono festeggiare l’ennesimo titolo degli ultimi anni.
I punti di vantaggio nei confronti dello Sporting Lisbona sono ora 6, abbastanza per avere il supporto della matematica a due giornate dal termine visto che negli scontri diretti sono in vantaggio i biancoblu; campionato non facile quello vinto da Lisandro Lopez e compagni, costretti ad inseguire nella prima parte di stagione: Nacional, Leixoes e Benfica s’erano alternate al comando nel girone d’andata, poi dalla quindicesima giornata in poi il Porto ha preso in mano le redini della classifica e non s’è più smossa dalla prima piazza. Il tutto senza un bomber principe.
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E così il Manchester United raggiunge la terza semifinale di fila in Champions League: due anni fa poi soccombette al Milan, la scorsa stagione ebbe la meglio del Barcellona, questa volta tenterà di battere l’Arsenal per dare l’assalto alla Coppa dalle grandi orecchie, e sarebbe la seconda consecutiva. Doveva sfoderare una grande prestazione la squadra inglese, memore dei 18 tiri subiti all’andata da un Porto mai domo, frizzante, dato addirittura per favorito alla vigilia dopo il 2-2 dell’Old Trafford: alla fine i Red Devils fanno il compitino, passano subito in vantaggio con Cristiano Ronaldo e amministrano l’esiguo vantaggio, trovando una squadra, quella lusitana, confusa e disorganizzata, mai veramente in grado di mettere apprensione a Van der Sar (Fotogallery).
Ferguson cala il solito tris d’assi pesante, tattica spregiudicata che ben si combina con la paura con la quale inizia la gara il Porto; Anderson, ex di turno, inizia a cento all’ora a centrocampo, Rooney attiva sin da subito il terzo polmone e dopo 7 minuti è vantaggio Manchester: se lo inventa il Pallone d’Oro Cristiano Ronaldo, portoghese ma scuola Sporting, che spara una mina perfetta da 30 metri lasciando di sasso il portiere brasilano del Porto, al secolo Helton. Bruno Alves, fascinoso difensore dei campioni di Portogallo, cerca di dare la carica: fu lui a regalare il gol del pareggio a Rooney all’andata, è lui a trascinare i suoi.
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Un Manchester United distratto in difesa, impreciso nei passaggi e pressato a tutto campo da un Porto messo benissimo in campo, non va oltre un pericolosissimo pareggio con goal nella gara di andata dei quarti di finale. I portoghesi si presentano all’Old Trafford senza timori reverenziali, impaurendo gli uomini di Ferguson sin dal primo minuto: facendo un rapido resoconto delle azioni più importanti, a fine gara, si scopre che la squadra più meritevole della vittoria è sicuramente il Porto e non il Manchester United. Senza dimenticare la rabbiosa reazione dei bianco blu nei minuti finali, da grande squadra, con l’ex di Inter e Palermo Mariano Gonzales che insacca alle spalle di Van Der Sar pareggiando pochi minuti dopo il goal di Tevez. (Fotogallery) (Video)
Il Porto parte a tutta birra e dopo un tiro di Lisandro dalla distanza passa in vantaggio con Rodriguez al quarto minuto di gioco, grazie alla complicità della difesa inglese, non proprio impeccabile. Ci pensano gli stessi lusitani a riequilibrare l’incontro, al quarto d’ora, con un folle retropassaggio di Bruno Alves che innesca Rooney solo davanti all’estremo difensore per il pallonetto che vale l’1-1. Il Porto non si demoralizza e i Red Devils appaiono confusi sul piano della manovra. I lusitani mettono ancora paura ai tifosi inglesi e Van Der Sar deve fare gli straordinari.
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