
La Juventus ha vinto, ma per festeggiare c’è pochissimo tempo perché i ragazzi sotto la guida di Antonio Conte sono già tornati in campo per preparare la finale di Coppa Italia che andrà in scena domenica sera all’Olimpico di Roma, avversario il Napoli. Come per tutto il resto della stagione il ritornello non cambia nemmeno in questa occasione, la squadra è contenta ma è già concentrata per la prossima sfida. Lo sa bene Andrea Pirlo, intervistato da Sky Sport, che di questa squadra è stata una delle pedine fondamentali, l’ex rossonero si gode la gioia del trionfo ma guarda già al futuro e lo fa con ottimismo. Pensa al prossimo trofeo che si potrebbe conquistare ma anche a tutte le soddisfazioni che potranno arrivare nelle stagioni a venire:
“Ho provato una grande gioia per aver fatto qualcosa di importante, di indescrivibile. La festa con il pullman di domenica è stata davvero impressionante, c’era tanta gente ed è stato veramente bello. Oggi è iniziata una settimana di lavoro importante, arriveremo a domenica con la giusta voglia e con la giusta concentrazione per poter vincere questo trofeo. Il Napoli è una grande squadra e l’ha dimostrato in questi ultimi anni che ha fatto molto bene. Anche loro hanno l’obiettivo di vincere quindi sarà una partita difficile. Abbiamo messo le basi per poter fare qualcosa di importante perché quando inizi a vincere ti viene sempre più voglia di poterlo fare ancora. Adesso ti si aprono altri trofei, altre finali da giocare quindi si può iniziare a vincere veramente“.
Il centrocampista della Juventus e della nazionale è poi è stato interrogato sulla questione della maglia numero 10 di Del Piero, sull’argomento è già stato molto chiaro il capitano bianconero dicendo che non è giusto che venga ritirata, sulla stessa lunghezza d’onda anche il suo compagno che smentisce anche l’eventualità che tale maglia possa finire sulle sue spalle:
“Prendere la sua eredità è impensabile in questo momento. Sicuramente qualcuno vorrà prendere la sua maglia numero 10, però c’è da apprezzare il gesto di Alessandro di metterla ancora a disposizione. Ha detto una cosa giusta e cioè che tutti devono poter sognare di indossare la maglia numero dieci della Juventus, che è una bella cosa. Prenderla io? No, ho sempre portato il 21 e me la tengo”.
La pensano così anche i tifosi della Vecchia Signora, anche il sondaggio da noi proposto ha visto prevalere coloro i quali sono d’accordo con le parole del loro capitano. Non una maggioranza schiacciante, ma almeno i due terzi dei votanti hanno le idee chiare: la maglia numero 10 della Juventus non può essere ritirata perché è giusto che con quella maglia in futuro si continui a scrivere la storia del club. Tornando a Pirlo, al centrocampista è stato chiesto un giudizio su Marco Verratti, il giovane che tutti indicano come suo erede tanto in bianconero quanto in azzurro, complimenti a parte l’ex milanista chiarisce che è ancora presto per parlare della sua successione: “L’ho visto poco, ma ne parlano tutti bene. Dagli spezzoni è molto bravo. Mio erede? Ho 33 anni, finché mi diverto penso che non smetterò”.
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Violentissimi scontri si sono verificati al termine dell’incontro tra Fenerbahce e Galatasaray terminato 0-0. Già durante il match il nervosismo era piuttosto evidente tra i giocatori. Il risultato ha permesso ai giallorossi di Istanbul di vincere il titolo turco provocando l’incontrollata rabbia dei tifosi avversari. Un morto e 36 feriti è il tragico bilancio degli incidenti. Il morto è Kemal Ayci, 40 anni, che è stato ucciso da un colpo di pistola accidentale a Giresun (nel nord-ovest del Paese) sparato da un tifoso ancora non identificato.
A Istanbul al termine della partita e dei tafferugli 59 persone sono state arrestate, tre queste anche dodici minori, che sono stati poi riconsegnati ai genitori. Nove mezzi della polizia, sei ambulanze, un veicolo dei vigili del fuoco e 85 bus sono rimasti danneggiati. Danneggiato gravemente anche lo stadio dai supporter inferociti.
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Alessandro Del Piero e gli juventini tutti difficilmente dimenticheranno il 13 maggio 2012, una data che entra di diritto tra quelle cerchiate in rosso sul calendario bianconero. Dopo 19 anni si chiude, a meno di clamorose sorprese, la storia del giocatore più importante di tutti i tempi, si chiude nel modo migliore e cioè con una vittoria. Il numero 10 scenderà in campo ancora una volta con quella che è stata la sua maglia, lo farà a Roma per provare a regalare alla sua squadra il secondo trofeo di questa stagione, l’ennesimo della sua carriera. Del Piero è uscito dal campo all’inizio della ripresa e la partita si è interrotta per consentirgli un’uscita trionfale, poi, chiamato a gran voce dal pubblico, ha percorso l’intero perimetro del campo mentre i suoi compagni continuavano a giocare.
Sugli spalti in molti si sono lasciati andare ad un pianto carico di tristezza ed emozione, lo stesso Del Piero a stento ha trattenuto le lacrime come ha confessato poi ai microfoni di Sky a fine partita:
“Per due volte sono rientrate all’ultimo, però di sicuro è stato commovente oggi. Il legame che c’è con questa gente va al di là di qualsiasi cosa, io lo porterò sempre con me, con orgoglio e non smetterò mai di ringraziarli perché comunque ricevere applausi e complimenti, non è semplice, quindi ne sono felice. Oggi è un giorno incredibilmente bello per certi aspetti. È chiaro che c’è un filo di tristezza in me e in tante persone, però ho festeggiato davanti ai miei tifosi, insieme ai miei compagni, in campo,con la cosa che mi piace fare di più, cioè vincere. Non posso aggiungere altro, se non essere fiero e orgoglioso di averlo fatto davanti alla mia famiglia, a mia mamma, oggi è la festa della mamma, all’altra mamma dei miei bambini, a mio fratello, a tutti quelli che con me hanno attraversato questi 37 anni”.
Il capitano della Juventus ringrazia la sua gente che mai gli ha fatto mancare l’affetto e il sostegno, anche nei momenti più difficili, lui ha ripagato tanto amore con le vittorie, con un attaccamento alla maglia che lo ha portato ad accettare anche la Serie B. È normale quindi che la giornata di oggi è caratterizzata anche dalla tristezza, nonostante il trionfo:
“Posso dire che quello che è successo oggi è qualcosa di incredibilmente bello per me, mi sforzo di pensare questo perché è altrettanto chiaro che c’è un forte velo di tristezza in me, ma rientrerà per preparare la finale di domenica. Quello che ho visto negli occhi della gente rimane, al di là di vittorie, sconfitte, rapporti più o meno tesi o particolari, quindi ci tengo, e non lo faccio con ipocrisia, a ringraziare ancora la gente, ho visto dal vivo quello che le persone quotidianamente hanno fatto per me”.
Le foto di Juventus - Atalanta 3-1




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Andrea Pirlo e la Juve: difficile immaginare un anno fa a quest’ora che il matrimonio tra loro due, dopo che il primo era stato sentimentalmente impegnato per 10 anni con il Milan, potesse essere da subito così intenso e amorevole. Nell’intervista apparsa oggi sulle colonne rosa della Gazzetta dello Sport, il fuoriclasse bresciano non lesina parole al miele per la sua nuova squadra, non nascondendosi quando le domande intenderebbero punzecchiarlo sul suo ex club. Insomma, per i tifosi bianconeri c’è un nuovo idolo che non solo ha giocato alla perfezione, ma ha giocato anche tanto e ha sfornato vagonate di assist condendoli con tre gol. Pirlo non ha assolutamente rimpianti, ci mancherebbe, per aver lasciato Milanello, anzi spiega i motivi che lo spinsero a Torino l’estate scorsa:
“Le cose sono andate così. Quando abbiamo parlato del mio contratto, mi hanno proposto il rinnovo per un anno. Io chiedevo un triennale perché ero più giovane degli altri giocatori in scadenza. Ma il vero motivo del mio trasferimento è stato un altro: Allegri voleva piazzare davanti alla difesa Ambrosini o Van Bommel e io avrei dovuto cambiare ruolo. Allora ho detto ‘no, grazie’ e ho scelto la Juve, che mi offriva motivazioni importanti. Ci tengo a dire che non è stata una questione economica. Il Milan ha deciso che non servivo più. L’ho capito subito durante quel colloquio. Nel mio ruolo Allegri preferiva altri giocatori. Infastidito dalla richiesta di prova tv pubblicata sul sito del Milan per una mia presunta gomitata a Van Bommel? Certo: ho giocato lì 10 anni, sanno che io non faccio certe cose. Qualcuno si sarà pentito di avermi lasciato andare? Non lo so. Ma durante la stagione molti miei ex compagni mi hanno detto che sentivano la mia mancanza. Io sono contento: ho vinto. Se è arrivato qualche sms di complimenti dal Milan? Sì, quasi tutti gli ex compagni mi hanno scritto. Berlusconi e Galliani? No”.
Pirlo poi traccia un profilo di Antonio Conte che in pochi si sarebbero aspettati. Sì, insomma, ha avuto tecnici importanti e lui di tattica se ne intende, ma a sentire le sue parole l’allenatore juventino è davvero una spanna sopra gli altri:
“Se ricordo le prime parole di Conte? Ero in Nazionale, lui aveva appena firmato. Mi chiamò per presentarsi e mi sorprese: dovevamo ancora fare le vacanze e lui era già carico. Fu una bella telefonata. È un grandissimo allenatore. Io ne ho avuti tanti, ma nessuno così meticoloso nel lavoro e bravo a spiegare le cose. Dal punto di vista tattico e didattico è perfino più bravo di Ancelotti e Lippi, che pure hanno tante qualità. Prepara benissimo le partite, studiamo i video degli avversari 3-4 volte alla settimana e quando scendiamo in campo è difficile che qualcosa ci sorprenda. Conte è un talento della panchina. Se ha un chiodo fisso? Vuole i centrocampisti stretti per evitare passaggi tra le linee. Se il 4-2-4 iniziale mi sembrava un azzardo? Per me non cambiava molto, comunque quel modulo mi divertiva. Poi Conte ha scelto altre strade: è segno di grandezza saper modificare le proprie idee. Il modulo con tre centrocampisti centrali è il più adatto alla squadra, ci ha reso più aggressivi. Conte parla molto con noi, si confronta”.

La Juventus ha già scelto e lo ha gridato e scritto alla stampa e ai suoi tifosi che chiedevano a gran voce questa mossa. Gli scudetti per la dirigenza bianconera sono 30 e non 28. Una grande scritta compare sullo Juventus Stadium e una bandiera balcone della sede societaria di Corso Galileo Ferraris, come a voler rimarcare ancora una volta la propria posizione. Non potevano mancare le voci discordanti, una su tutte quella di Zdneck Zeman, l’allenatore boemo che non ha mai avuto rapporti idilliaci con il club juventino. Zeman, in conferenza stampa, punge e risponde con sarcasmo alla domanda sugli scudetti della Juventus:
“Gli scudetti della Juve? Io ne conto 22 o 23…Ognuno si può mettere quello che vuole - ha aggiunto -, anch’io potrei mettermi due stelline. Gli juventini si sentono così, io di scudetti ne scriverei magari ventidue, ventitre…”. Zeman ha poi escluso un suo possibile passaggio alla Roma: “Non credo che la Roma sia interessata al sottoscritto, i tifosi forse sì, alla gente piace il mio modo di fare calcio”.
Le foto dello stadio e della sede della Juve con scudetto n.30 e 3 stelle




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Chissà se era questa la “sorpresina” che aveva annunciato il presidente della Juve Andrea Agnelli per i tifosi bianconeri: questa mattina di buon’ora è stato installato sull’esterno dello Juventus Stadium un adesivo con lo scudetto appena conquistato dalla Vecchia Signora. Fin qui nulla di particolare, se non fosse che all’interno del tricolore campeggia in bella mostra un numero 30, mentre sul bordo superiore brillano tre stelle d’oro. Inutile dire che la cosa ha provocato le ennesime polemiche sulla vicenda (per la Juve è il 28esimo scudetto o il 30esimo, da cui la terza stella?), corroborate dalla scelta, sempre da parte della società, di far garrire sulla sede di Corso Galileo Ferraris a Torino una bandiera recante la stessa simbologia: scudetto, numero 30 e tre stelle. E le discussioni in merito continuano.
Le foto dello stadio e della sede della Juve con scudetto n.30 e 3 stelle





Inizia a salire la febbre per gli Europei che cominceranno il prossimo 8 giugno, la stagione calcistica è quasi archiviata e per Cesare Prandelli è tempo di cominciare a pensare alla lista dei convocati. Domenica sera saranno resi noti i nomi dei 30 calciatori preconvocati, ovviamente prima dell’inizio del torneo questo gruppo verrà sfoltito. Il ct della nazionale sembra avere le idee abbastanza chiare, si rende conto che alcuni infortuni, su tutti quello di Giuseppe Rossi, hanno indebolito il potenziale della sua squadra ma si dice fiducioso circa le possibilità di fare bene. Come ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera l’arma della sua nazionale dovrà essere l’entusiasmo, la voglia di stupire:
“Il fatto che Barcellona e Real non siano in finale di Champions rende la Spagna ancora più pericolosa. E prima del Trap c’è la Croazia, una squadra tosta con centrocampo e attacco molto competitivi. Un ostacolo duro da superare. Le potenzialità della rosa sono diminuite del 50% ma non sono preoccupato e non devo improvvisare. E la voglia di stupire dovrà essere più forte di tutte le difficoltà. Senza dimenticare che, proprio nelle difficoltà, puoi anche incontrare qualche piacevole sorpresa”.
L’Italia esordirà il 10 giugno contro i campioni in carica della Spagna, per poi affrontare nell’ordine la Croazia e l’Irlanda del Trap, un girone sicuramente non facile. Il reparto che sembra creare più problemi a Prandelli è quello offensivo, Cassano è tornato da poco a giocare, Balotelli ha avuto più guai fuori dal campo che soddisfazioni in campo e come detto manca Giuseppe Rossi. Nonostante questo sembra che nella testa del ct sia tutto definito, non ci sarà spazio per sorprese, semmai per qualche gradita riconferma come quella di Di Natale che manca dal giro azzurro da un po’:
“Cassano la maglia azzurra ha dimostrato di amarla e sin dal primo giorno ha fatto di tutto per recuperare il più velocemente possibile. Posso soltanto dire che lo vedo consapevole di quello che ha passato, ha pressato lui i medici per tornare e ci darà una mano. Ho percepito in Mario la consapevolezza del rischio che poteva correre di perdere posizioni importanti, in nazionale ma anche nel City. Ai giocatori di talento dobbiamo dare una possibilità in più. E a lui il talento non manca. Si concilia con il codice etico, ma non deve sbagliare più nulla e sono convinto che non sbaglierà. Totti e Del Piero? In emergenza gravissima li avrei presi in considerazione, ma preferisco affidarmi ai Borini. Di Natale? Sfido chiunque a dire che Totò non si merita la Nazionale, ha segnato quasi cento gol in tre anni e ci può aiutare”.
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Con lo scudetto vinto ieri sera Alessandro Del Piero ha aggiunto l’ennesimo trofeo alla sua già prestigiosa bacheca, nella sua carriera è l’ottavo titolo tricolore, sei se si escludono i due revocati, ma in fondo poco conta il numero nella storia di un giocatore che nella sua carriera i numeri, parliamo di record, li ha polverizzati uno a uno. Da capitano ha conosciuto le sofferenze della Serie B, finisce la stagione da capocannoniere del torneo, riporta la sua Juve in A e bissa la stagione precedente andandosi a guadagnare anche il titolo di re dei bomber nella massima serie. Questa stagione potrebbe essere la sua ultima in bianconero, di sicuro il tormentone sul suo futuro tornerà a far versare fiumi di inchiostro, o di bit che dir si voglia, ma per ora c’è solo la voglia di godersi questo momento.
Il capitano, il simbolo della storia bianconera e della juventinità stessa, ha voluto suggellare il trionfo di ieri sera con una lettera ai tifosi, ai compagni, nuovi e vecchi, per celebrare insieme questa vittoria inaspettata, forse, ma sicuramente meritatissima. Non ha dimenticato nessuno in quelle righe che sicuramente faranno commuovere i suoi sostenitori che hanno passato una vita con lui al suo fianco, ci sono tutti, compresi i singoli compagni, elencati a uno a uno, di quella stagione in cadetteria:
“Questa è la nostra festa, conquistata fino all’ultima goccia di sudore. È la festa di tutti quelli che ci hanno sempre creduto. È la festa di tutti voi tifosi juventini che al posto di abbandonarci avete fatto sentire ancora più forte la vostra voce. È la festa di quelli che hanno esultato per un gol in serie B come per quello che è valso lo scudetto. È la festa, perché no, degli avversari (non tutti) che ci hanno sempre rispettato. È la festa di Balzaretti, Belardi, Bianco, Birindelli, Bojinov, Boumsong, Buffon, Camoranesi, Chiellini, De Ceglie, Giannichedda, Giovinco, Guzman, Kovac, Lanzafame, Legrottaglie, Marchionni, Marchisio, Mirante, Nedved, Palladino, Paro, Piccolo, Trezeguet, Venitucci, Zalayeta, Zanetti, Zebina. All. Deschamps.”.
Lo abbiamo detto, ci sarà tempo per tornare a parlare del suo futuro, a discutere sulle scelte che saranno fatte a bocce ferme, ma ora è il momento di godersi i frutti di un lavoro iniziato l’estate scorso e che ancora non è finito. Questo è anche l’augurio di Alessandro Del Piero che adesso pensa solo a gioire, a divertirsi, insieme a tutti quelli che sono sempre stati con lui e con la sua Juve in questi anni, perché come dice il numero 10 bianconero la Vecchia Signora è finalmente tornata:
“E doveva finire così, non ho mai smesso di crederci. Grazie a tutti, ragazzi. Godiamocela, ce la siamo meritata. Io c’ero, voi c’eravate. Noi c’eravamo. E ci siamo, finalmente. Siamo tornati.”.
A margine la sua firma, semplicemente Alessandro. A prescindere da come andrà a finire, da quale maglia indosserà la prossima stagione, Del Piero ha scritto un’altra pagina meravigliosa della sua già scintillante carriera e della storia della Juventus, che poi le due cose da venti anni a questa parte coincidono e sono assolutamente inscindibili.
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Diamo i voti come a scuola: lo scudetto della Juve è da più parti stato definito come quello “del gruppo”. Il goleador ha fatto “solo” 10 reti sintomo di un gioco corale che ha portato in rete quasi tutti i giocatori della rosa (solo Barzagli è mancato all’appello), la difesa ermetica, il centrocampo super, il ricco ventaglio di scelte in attacco. Tutti ampiamente sopra la sufficienza, ma vediamo nel dettaglio chi potrà fregiarsi del titolo di più bravo della classe.
Buffon - 9 - Garanzia assoluta, la topica contro il Lecce l’eccezione che conferma la regola: è ancora il numero uno.
Lichtsteiner - 8,5 - Ha lasciato un polmone sull’out di destra e ha pure timbrato due volte il cartellino. Troppo nervoso.
Barzagli - 9,5 - Elegante e preciso, sempre sul pezzo con la puntualità dei campionissimi. Mai squalificato.
Chiellini - 9,5 - Quando c’è stato da randellare non ha mai lesinato carica agonistica. Non solo, duttile nel passare a sinistra all’occorrenza.
Bonucci - 9 - Cresciuto alla distanza, la sua è stata una stagione pressappoco perfetta. Bravo a prendersi le sue rivincite con stile.
De Ceglie - 8,5 - Ha perso il posto e se l’è riconquistato. Come? Correndo come un matto e sbagliando pochissimo. Sorpresa.
Caceres - 8,5 - Voleva la Vecchia Signora che alla fine ha riaccolto il figlio suo: ha ripagato con gol, presenza e disponibilità.
Vidal - 9,5 - Il Guerriero che non t’aspetti: corre per tre e riesce a rimanere lucido, le gambe della mediana bianconera.
Pirlo - 10 - Lui invece è stata la mente del centrocampo: ha dettato i tempi da maestro e ha vinto pure la scommessa della vita. Un alieno.
Juve campione d’Italia: le foto da Trieste




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Basta tatticismi verbali, dichiarazioni di rito e scaramanzie di sorta: la Juve è campione d’Italia e i protagonisti dell’esaltante cavalcata possono dare libero sfogo a parole e pensieri. Tutti ebbri di gioia, riportiamo di seguito i virgolettati degli eroi juventini presi dalle loro esternazioni a Sky Sport.
Antonio Conte: “Che scudetto è? Per me il numero uno, il primo che vinco da allenatore. Sono sensazioni fantastiche siamo veramente contenti, merito dei ragazzi ma onore anche ai vinti: il Milan e’ stato un avversario fortissimo. A -1 ho capito che la mia squadra aveva ancora birra, mentre loro erano un po’ stanchi. Finire il campionato imbattuti sarebbe qualcosa di storico“.
Alessandro Del Piero: “Oggi festeggiamo uno scudetto che tutti abbiamo meritato e io sono felice di aver dato il mio contributo. Io comincio ogni anno per vincere, a volte non capita, ma quello che è successo oggi mi ripaga di tanti anni, a cominciare dal 2006. Fra 15 giorni abbiamo un’altra partita che vogliamo vincere (la finale di Coppa Italia ndr). La mia storia l’ho vissuta benissimo con grande entusiasmo e felicità ed e’ un epilogo strano. Da parte mia c’è la volontà di sorridere e basta. Per il resto ci sarà modo e tempo di parlarne. E’ anche per l’anno vissuto in B che questo scudetto ha ancora più valore. Esulterò in maniera totale perché ogni vittoria ha un sapore speciale“.
Gianluigi Buffon: “Dopo il Mondiale vinto nel 2006, questa è la gioia più bella. Per tre giorni ho convissuto con il senso di colpa per l’errore col Lecce. Non posso nascondere che mi ha pesato, ho temuto che qualcuno nella squadra si lasciasse intimidire. Dediche? Alla mia famiglia, ma anche a Del Piero, a Camoranesi, a Trezeguet, a Nedved. E un grazie ai ragazzi dell’Inter. Conosco Javier Zanetti, ogni tanto gli mando dei messaggi e stavolta gli avevo chiesto aiuto dicendogli di non fare scherzi“.
Andrea Pirlo: “E’ uno scudetto meritato e voluto fin dall’inizio. Nessuna rivincita. Credo che sia un risultato che tutto il gruppo ha guadagnato sul campo. Ho sempre fatto il mio, sono sempre stato bene e avevo voglia di vincere e ci sono riuscito. Io sono andato via dal Milan perché avevo bisogno di altre motivazioni e ho scelto la Juve e il suo progetto per poter vincere e ci sono riuscito subito. Ero convinto di essere il numero uno e credo di averlo dimostrato. Eredi? Spero di poter giocare ancora tanti anni, perché mi diverto e ho ancora tanta voglia“.
Mirko Vucinic: “Ci sono andato vicino con la Roma, ma arrivare qui e vincere lo scudetto è una sensazione indescrivibile. È un sogno, una cosa unica, manco mi sono reso conto di aver segnato oggi. È il primo anno che sono qui e abbiamo vinto subito lo scudetto è questa è una cosa bellissima. Siamo stati bravi a mascherare di crederci fin dall’inizio e anche nei momenti difficili. Il mister mi ha dato grande fiducia e io ho provato sempre a dare il massimo per ripagarlo, anche se a volte non ci sono riuscito. Quando la Juve mi ha contattato è stato fondamentale il mister assieme a Paratici che mi hanno convinto a venire qui. A Roma ho fatto più gol rispetto alla Juve, ma l’importante è che abbiamo vinto lo scudetto“.
Giorgio Chiellini: “Tutta la squadra ha fatto bene. Se la difesa prende pochi gol è merito di tutti. Dopo tanti anni di sacrifici questa vittoria ci ripaga di tutti gli sforzi. Festeggeremo stasera, poi un paio di giorni liberi. Vogliamo finire imbattuti, poi vincere la Coppa Italia e gli Europei“.
Leonardo Bonucci: “Abbiamo conquistato lo scudetto nelle partite che contavano e abbiamo dimostrato che questo 30° titolo è meritato e che la Juventus è tornata. E’ bellissimo, sono sensazioni bellissime. E’ qualcosa di stupendo e meraviglioso. E’ uno scudetto da veri juventini. Quando tutti ci davano per sconfitti abbiamo lottato e vinto anche per i tifosi. La Juve sul campo ne ha conquistati 30, poi lasciamo stare tutto il resto perché a me interessa solo quello che succede sul campo e non altrove. Festeggiamenti? Stiamo festeggiando nello spogliatoio con lo champagne. Vincere a 25 anni uno scudetto con la Juve è bellissimo. Sono cresciuto tantissimo e devo ringraziare Conte per l’aiuto che mi ha dato nella crescita come giocatore“.
Giuseppe Marotta: “E’ lo scudetto numero 30, assolutamente. Lo abbiamo scritto anche sull’etichetta delle bottiglie, perché 30 sono quelli che abbiamo vinto“.
Juve campione d’Italia: le foto da Trieste




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