
Quando le cose vanno bene il capitano di una squadra è il simbolo del successo, ma lo stesso è quello che deve metterci la faccia quando invece ci si trova di fronte ad un fallimento. È quello che ha fatto Fabio Cannavaro questa mattina, l’azzurro si è presentato ai giornalisti per l’ultima conferenza stampa in terra sudafricana, prima della partenza per l’Italia. Sul volto del giocatore i segni di una nottata passata non proprio tranquillamente, agitata da una delusione che soltanto il tempo potrà in parte limare.
“Nessuno si sarebbe aspettato questo risultato e questa mancanza di gioco. Sapevamo tutti che rivincere il Mondiale sarebbe stato molto, ma molto difficile. La speranza, però, era quella di andare un po’ più avanti, quello sicuro. Soprattutto dopo la prima partita contro il Paraguay io ero fiducioso. Avevamo fatto un buon esordio, secondo me”, con queste parole Cannavaro ha iniziato la sua lunga chiacchierata con i giornalisti presenti. Il capitano azzurro ha analizzato questo insuccesso, ha cercato le cause che hanno portato ad una figuraccia così eclatante, ha indicato la via per la rinascita della nazionale italiana.
Il calcio è fatto di episodi, Cannavaro individua nel pareggio contro la Nuova Zelanda la causa principale dell’eliminazione e non solo per una questione di punti non conquistati:
“Non aver vinto contro di loro ci ha dato paura e troppa insicurezza. Ieri questo stato d’animo si è visto. Non eravamo sereni perché sapevamo che dovevamo vincere a tutti i costi. È stato un primo tempo bruttissimo, e nel secondo tempo abbiamo fatto poco di più. Nelle prime due partite abbiamo avuto difficoltà evidenti a far gioco ma ieri è stata di gran lunga la partita peggiore. È difficile spiegare cosa sia successo ieri, siamo passati dall’essere campioni del mondo all’essere eliminati al primo turno in un girone non insuperabile”.
Le Foto delle prime pagine dei giornali italiani



Campioni del Mondo a casa! I titoli della stampa straniera




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Tutti i giornali italiani, sportivi e generalisti, esclusa la Padania, hanno dedicato la prima pagina o buona parte di essa alla pessima figura fatta dall’Italia in Sudafrica. Qualche giornale ha approfittato del naufragio azzurro per fare un parallelismo tra calcio e politica, come nel caso de Il fatto quotidiano che ha titolato “Azzurri specchio del paese” o dell’Unità che ha pubblicato due foto affiancate di Lippi e Berlusconi titolando “Povera Italia”.
Giochi di parole per Il Giornale e Libero che hanno titolato rispettivamente “Campioni dell’altro mondo” e “Bidoni del Mondo”. “Disfatta” e “Vergogna” invece per Repubblica, Corriere della Sera e La Stampa. Anche sui giornali sportivi non c’è scampo per gli azzurri; Gazzetta dello sport titola “Tutto nero”, Corriere dello Sport “Vergogna” e Tuttosport “Mozzarelle Azzurre”.











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L’Italia è stata eliminata dalla Coppa del Mondo nel modo più umiliante della storia. Mai agli azzurri era capitato di abbandonare la più grande competizione calcistica senza vincere neanche una partita e la situazione è ancora più grave considerato il girone più che abbordabile degli azzurri. Al fischio finale grande sconforto per gli azzurri ed in particolare per Fabio Quagliarella che ha pianto dopo aver riacceso le speranze degli italiani nel finale della partita.
Questa scena ha ricordato molto quella vista ad Euro 2004 quando Antonio Cassano, escluso da Lippi in questo Mondiale, pianse alla fine di Italia - Bulgaria dopo aver segnato al 90′ il gol del definitivo 2-1. In quel caso ci condannò la differenza reti e lo studiato pareggio per 2-2 tra Svezia e Danimarca, mentre questa volta è stata solo l’Italia l’artefice del proprio nefasto destino.




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L’Italia è umiliata, sconfitta e ultima nel girone peggiore di questo Mondiale. Marcello Lippi si presenta in conferenza stampa esordendo con un laconico: “Mi prendo tutte le responsabilità“. Il tecnico viareggino fa mea culpa, anche se serve a poco: “Se uno si presenta ad una sfida così con la paura nelle gambe vuol dire che l’allenatore non l’ha preparata bene“. Non si nasconde Lippi, ma precisa: “Certo è che partendo con l’infortunio di Pirlo e perdendo poi anche Buffon…“; non pensava a vincere il Mondiale (”Magari non eravamo venuti qui per vincere, di certo per fare meglio e andare avanti il più possibile“), ma neanche di fare questa figuraccia.
Mi prendo tutte le responsabilità. Se in una partita così importante una squadra si presenta col terrore nelle gambe, nella testa e nel cuore, e non riesce a esprimersi per come era necessario significa che l’allenatore non l’ha preparata bene sul piano tecnico, tattico e psicologico. Mi spiace per gli sportivi italiani, per la federazione. Ho ritenuto che questa squadra potesse fare certe cose e non l’ho preparata bene. Tutto mi sarei aspettato tranne che ci esprimessimo in questo modo nel primo tempo, lasciamo perdere la reazione del secondo. Non pensavo di rivincere il Mondiale, ma chiudere il mio rapporto con la Nazionale in questo modo è bruttissimo. Grazie a tutti per questi quattro anni, in parte fantastici e in parte molto deludenti. La responsabilità è tutta mia, di chi ha costruito questo gruppo. Ero convinto e avevo voglia di rifare questa esperienza dopo aver vinto il Mondiale nel 2006. Mi dispiace enormemente.
Lippi, primo tecnico della Nazionale a rivincere il Mondiale nell’era moderna del calcio dopo Bearzot, era anche il primo a presentarsi ad una manifestazione del genere già dimissionato e con il successore, Cesare Prandelli, pronto a subentrare.




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Berlino, nove luglio duemilasei: l’Italia allenata da Marcello Lippi è campione del mondo 24 anni dopo il trionfo di Madrid. Il tecnico viareggino è sul tetto del mondo, la gioia dei suoi 23 gladiatori si trasferisce sulle smorfie gioiose di 56 milioni di italiani, è l’apoteosi del calcio italiano. Quattro anno fa all’Olympiastadion nella capitale tedesca fu il canto del cigno di un nugolo di giocatori sagacemente plasmati dal tecnico viareggino, fortunato all’occorrenza ma anche abile scacchista quando si trattava di aggiustare l’alchimia di squadra a partita in corsa. Sì, fu bello, siamo stati per quattro anni i più forti, fosse solo perché gli ultimi ad alzare la Coppa del Mondo.
Johannesburg, ventiquattro giugno duemiladieci: stesso allenatore, molti degli stessi giocatori, il fallimento è totale. Senza gioco e senza idee, senza orgoglio e senza fiato, l’Italia esce mestamente al primo turno dei mondiali africani arrivando ultima nel girone più facile degli otto. Ultimi! Prima di noi il Paraguay, e poi la Slovacchia, finanche la Nuova Zelanda. Il naufragio di un calcio che in Italia è dominata dalla squadra più internazionale del mondo, uno scempio immondo le cui radici sono disseminate qua e là, dall’immediato post-mondiale 2006, passando per l’Europeo austro-elvetico, e ancora la scorsa Confederations Cup e le amichevoli di qualche mese fa.




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L’Italia è fuori dal Mondiale. In una gara in cui bastava un pari contro la squadra, oggettivamente più scarsa vista in questa manifestazione, per passare il turno, arriva una sconfitta con tre reti subite.
Andiamo a casa, da ultimi, senza onore. Una doppietta di Vittek e un gol dello sconosciuto Kopunek in un finale non per deboli di cuore. Per gli azzurri rete di Di Natale e di Quagliarella, entrato nel secondo tempo e dimostratosi incredibilmente efficace. Nel primo tempo l’Italia è immobile, paralizzata, con un De Rossi (semplicemente drammatica la sua prestazione) e un Montolivo (lo ripeto, “l’emblema di questa Italia che vuole, ma non può“) che non sanno cosa fare.
Il tridente Di Natale, Iaquinta (imbarazzante), Pepe (complimenti a Marotta) è ridicolo. Mai un dribbling, mai una giocata, mai un uomo saltato, mai un tiro nello specchio. La Slovacchia è la stessa vista contro Paraguay e Nuova Zelanda, poca, pochissima roba, con il capitano Hamsik lo stesso coniglio bagnato delle prime due partite. Eppure su un clamoroso errore di De Rossi, che regala palla agli avversari cercando di servire il collega di sventure Montolivo, Vittek si ritrova a tu per tu con Marchetti e lo batte.




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Possibilità remota, ma esiste. Nel caso in cui Italia e Nuova Zelanda dovessero pareggiare con lo stesso risultato i rispettivi ultimi incontri contro Slovacchia e Paraguay, per stabilire quale delle due formazioni passerà alla fase ad eliminazione diretta si ricorrerà al sorteggio. Le due nazionali sono appaiate a pari punti in classifica e hanno il medesimo numero di goal segnati e subiti avendo pareggiato per 1-1 entrambe le partite. Esiste un precedente favorevole: la semifinale del Campionato Europeo 1968, quando il 5 giugno, negli spogliatoi del San Paolo di Napoli, l’arbitro tedesco Tschenscher chiama i capitani dell’Italia, Facchetti, e dell’Urss, Scesternev, al termine dalla gara finita 0-0 dopo i supplementari. In quel caso la sorte arrise ai nostri.
I 6 criteri in caso di arrivo a pari punti - Scarica il Calendario del Mondiale
E’ senz’altro una situazione e un girone “da Italia” che ha qualche analogia con il mondiale del 1994, quando gli azzurri di Sacchi si qualificarono solamente come sedicesima squadra agli ottavi (migliore terza per goal segnati: tutte e 4 le squadre chiusero alla pari con quattro punti) in un gruppo abbordabile composto da Norvegia, Messico ed Eire. Con le regole del mondiale attualmente in corso quell’Italia che arrivò in finale non si sarebbe qualificata. Ma si trattava sicuramente di un’altra nazionale a cui i campioni non mancavano, a cominciare da Roberto Baggio. Oppure, tornando indietro nel tempo, come non ricordare i famigerati e contestatissimi tre pareggi del 1982 prima del trionfo: anche in quell’occasione gli azzurri di Bearzot si qualificarono solo grazie alla differenza reti. Altri tempi e soprattutto…altre Italie.





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