In Indonesia sono pazzi di Inter: lo si era capito già a fine gennaio quando era atterrato a Giacarta l’ad nerazzurro Ernesto Paolillo (si veda il video per farsi un’idea), i calorosi indonesiani lo hanno ribadito in questi giorni quando è arrivata la squadra per disputare una mini-tournée. L’Inter sarà impegnata nel sud-est asiatico domani contro una selezione All Star del campionato locale (mista ai migliori talenti Under 23) e sabato, quando invece affronterà la Nazionale del Paese. Questa esotica trasferta di fine campionato è stata organizzata sin dalla capatina di qualche mese fa di Paolillo (per l’occasione il dirigente interista guardò con l’Inter club locale anche Lecce - Inter, 1-0 per i salentini) e consentirà ad Andrea Stramaccioni di valutare alcuni giocatori rientrati dai prestiti (Dellafiore, Jonathan, Coutinho) e di far divertire l’appassionatissimo tifo locale. Oggi s’è tenuta la conferenza stampa di benvenuto a cui hanno preso parte proprio il giovane tecnico, il capitano Javier Zanetti e la vecchia conoscenza, da queste parti, Ernesto Paolillo.
Andrea Stramaccioni: “È stata una soddisfazione enorme vedere così tanti tifosi dell’Inter all’aeroporto, al nostro arrivo, è stato davvero incredibile, non finivano mai, erano migliaia: grazie Indonesia, da parte di tutta l’Inter. Noi tutti, e anche il nostro presidente che ora non è qui, ci tiene tantissimo a questo tour e noi vi portiamo il suo saluto. Qui in una terra dove l’Inter è veramente amata e la quantità di tifosi che ci sono qui ci onora. Proprio per questo siamo qui tutti, ad eccezione purtroppo degli infortunati e dei nazionali convocati. Coutinho? Non è questa tournée che gli serve per farsi conoscere, il suo valore è indiscutibile. Palacio? L’Inter ha le idee chiare sul mercato e sta lavorando bene, non mi sento però di commentare nessun arrivo, perché non mi è stato comunicato nulla di ufficiale. So che l’Inter sta comunque lavorando molto per un grande futuro e fare bene già da subito“.
Javier Zanetti: “Un’accoglienza straordinaria, siamo contenti, grazie davvero. Questi giorni qui in Indonesia saranno di sicuro una bellissima esperienza, è la prima volta che vengo in questo Paese ed è davvero un onore, grazie per l’immenso affetto. È stata una stagione difficile la nostra, ma ora siamo qui e speriamo di accontentare i nostri tifosi almeno in questi giorni… (sorride, ndr). E poi il pensiero sarà al prossimo anno, con rinnovata energia. Palacio? Lo conosco bene, stiamo parlando di un grande campione che non scopriamo certo adesso“.

Quella di domani sera sarà una partita molto importante: per il Milan, è vero, ma anche per Andrea Stramaccioni la cui riconferma sulla panchina dell’Inter passerà anche da un eventuale risultato positivo nella stracittadina di Milano. Sarà il 178esimo derby della Madonnina in campionato (65 vittorie nerazzurre, 60 rossonere e 52 pareggi), il numero 210 considerando tutte le competizioni ufficiali (il Milan conduce 75 a 73) e il 102esimo in generale con l’Inter quale padrone di casa (curiosamente si sono registrate 34 vittorie a testa e 33 pareggi con 143 gol interisti contro i 142 del Diavolo). Se il Milan si gioca lo scudetto, l’Inter non vuole comunque sfigurare; innanzitutto mancano due partite e matematicamente si può ancora raggiungere il terzo posto, in secondo luogo è pur sempre un derby e poco importa se tra le due squadre ci sono 22 punti (”Nella mia gestione, entrambe le squadre hanno fatto 14 punti” sottolinea Stramaccioni). Il giovane tecnico interista suona la carica nella conferenza stampa della vigilia:
“La voglia di giocare questo derby è tantissima così come di giocarlo bene e vincerlo. Per noi questa gara arriva in un momento in cui la colonnina della carica è al massimo. Ovvio che è una gara diversa, data l’importanza della posta in palio è una gara da vivere e noi non vediamo l’ora di entrare in campo. Eravamo carichi, dopo Parma c’è anche una componente di rabbia. Quello che vogliamo dimostrare lo vedrete domani dal 1′ all’ultimo minuto. Ci attendono due gare cruciali e vogliamo fare sei punti, alla fine vedremo che posizione di classifica ci sarà. Non c’è nessun calcolo, vogliamo fare più punti possibili e poi vedremo. Zanetti? Ci sarà al 100% ma anche con una gamba sola avrebbe giocato”.
Inevitabili le domande sul suo futuro, in molti asseriscono che una eventuale riconferma dello Strama passerà anche dal risultato di domani:
“Credo che sarò giudicato per quello che è stato e sarà il mio lavoro, questa è una delle gare che consentirà di dare un giudizio in più sull’allenatore. Chiaro che non è una gara come le altre, tutto vale doppio. Quanto desidero da uno a dieci restare su questa panchina? Undici. Sto dando tutto per questa avventura, però l’ho detto tante volte: il sogno è essere stato scelto, sono allenatore dell’Inter e voglio restare”.
Per dire, le motivazioni all’Inter non mancheranno. Almeno non al suo allenatore.
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Il campionato 2011/2012 è ormai agli sgoccioli. La sorprendente Juventus di Antonio Conte è prima in classifica ed ha tre punti di vantaggio sul Milan a quattro partite dal termine del campionato. Quando l’estate scorsa un giornalista chiese ad Andrea Agnelli se avesse avuto intenzione di far cucire la terza stella dorata sulla maglia dei bianconeri in caso di vittoria dello Scudetto, il presidente della Juventus preferì rimandare il “problema”, dicendo che avrebbe preso in esame la questione nel momento opportuno. Adesso però l’argomento è tornato ad essere di strettissima attualità perché i piemontesi hanno ottime probabilità di conquistare il titolo, ed i giornalisti sportivi hanno giustamente pensato bene di rispolverare il quesito chiedendo pareri a giocatori, allenatori e dirigenti di varie squadre.
La posizione della stragrande maggioranza dei tifosi della Juventus è chiarissima da anni; gli Scudetti vinti sono 29, anche se la giustizia sportiva ne ha revocato uno e riassegnato un altro nell’estate 2006. Di parere decisamente diverso sono ovviamente i tifosi delle altre squadre, interisti in testa. Ieri Javier Zanetti aveva preferito non commentare ed oggi il presidente Moratti ha definito una “provocazione” l’eventuale scelta di cucire sulla maglietta la terza stella dorata:
“Quelle che ha detto Zanetti sono parole sagge. Vediamo se la Figc accetta la provocazione, a quel punto liberi tutti, è questione di buon senso (della Juventus, ndr). E’ una cosa che ha poca logica, per il momento mi sembra solo una provocazione”.
Sempre ieri il presidente Abete ha garantito che la Federazione farà in modo che “vengano rispettate le regole”. Già le regole. Ma quali? In realtà le stelle sul petto di Juventus, Inter e Milan non sono un riconoscimento assegnato dalla Federazione Gioco Calcio o da altri, ma un semplice ornamento cucito autonomamente sulle maglie delle tre squadre di calcio. Il primo che ebbe questa idea fu proprio Umberto Agnelli, padre di Andrea, nel 1958 quando la Juventus vinse il suo decimo scudetto e ricevette dal Coni il premio ‘Stella d’Oro al merito sportivo’.

In giornata Giancarlo Abete ha mostrato segnali di apertura sulla questione della terza stella eventualmente da stampare sulle magliette della Juventus qualora i bianconeri dovessero vincere lo scudetto e in caso di richiesta formale della società piemontese. Sarà un nodo da sciogliere a cui una larga fetta della tifoseria bianconera tiene molto.
Un parere è stato chiesto anche a Javier Zanetti, bandiera dell’Inter e quindi parte in causa dell’annosa contesa tra nerazzurri e bianconeri. All’Hotel Marriott di Milano, in occasione della XVII edizione del ‘Premio San Siro Gentleman’, riconoscimento che viene annualmente attribuito ai calciatori di Inter e Milan che si sono distinti per il fair play, il giocatore argentino ha risposto in questo modo (dichiarazioni riportate da inter.it):
“Lavoriamo per il terzo posto, ci crediamo, vogliamo arrivare in Champions, mancano quattro partite e ci proveremo fino alla fine. Le 800 presenze? Ormai l’anno prossimo, quest’anno non ce la faccio visto che ora mi sono dovuto fermare. Ma all’inizio dell’anno prossimo sì, perchè ho voglia di continuare ed essere utile a questa società. Dopo? Mi hanno chiesto se mi sarebbe piaciuto fare il dirigente o l’allenatore, ho detto il dirigente ma non ho mai detto di avere già la scrivania pronta. Stramaccioni? Stiamo lavorando bene con lui, ha portato entusiasmo, ha le capacità per continuare con noi, ha le idee chiare. Gasperini e Ranieri? Porto rispetto per loro, che hanno comunque cercato di fare del loro meglio. Il futuro dell’Inter? Un mix tra giovani e uomini di esperienza. Il derby? Mancano ancora due partite e noi saremo lì a lottare per il terzo posto. Sneijder e Alvarez? Sono stati fuori tanto per infortunio, ora sono tornati e con la loro qualità, ci aiutano molto. La Juventus vincendo lo scudetto vorrebbe mettere la terza stella? Se sono contenti loro che lo facciano, inutile commentare, noi pensiamo solo a noi stessi. Se ho sentito Mourinho? Ci siamo scambiati dei messaggi, ero molto dispiaciuto per lui. E molto dispiaciuto era ovviamente anche lui, ci teneva tantissimo, ma poi alla lotteria dei rigori è andata come è andata. Rendiamo comunque merito al Bayern. Come sto? Cercherò di tentare di esserci per domenica, ma poi vedremo col medico e l’allenatore. Tra Milan e Juventus chi preferisco vinca lo scudetto? Non so, noi pensiamo ad arrivare in Champions League e a fare una grande squadra per il prossimo anno, non agli altri”.
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Andrea Stramaccioni doveva essere l’uomo della svolta, scelto direttamente dal presidentissimo Moratti per dare una smossa alla vecchia Inter: in tre partite, lo Strama ha collezionato 7 punti contro le non irresistibili Genoa, Cagliari e Siena, ha fatto giocare i “giovani dentro” e ha subito sette gol, eppure la corsa impossibile verso il terzo posto è ancora viva e la vittoria contro il Siena, 2-1 grazie al sempiterno Diego Milito, da linfa vitale al gruppo nerazzurro. Il giovanissimo tecnico nerazzurro è imbattuto, non propone nulla di nuovo o di trascendentale eppure racimola punti e a fine partita può presentarsi di fronte ai taccuini dei giornalisti a testa alta:
“Io credo al terzo posto con tutte le mie forze. Il nostro secondo tempo penso sia stato il manifesto di questa Inter, che ci ha messo grinta e cuore e ha chiuso in maniera brillante la gara. Abbiamo tantissimo da lavorare, ma io vedo comunque un’Inter molto cresciuta in fase di possesso. Dalle corsie laterali è arrivata tanta qualità, e abbiamo avuto tante occasioni. Dobbiamo migliorare, chiaro, però mi prendo questa crescita. Milito? E’ in un ottimo momento, poi in una squadra che sviluppa qualità sulle corsie laterali può fare da terminale come costruire. Ma non dimentichiamoci Pazzini, che quando è entrato ha dato ai nostri la spinta giusta in avanti. Ma adesso scelgo Milito”.
Queste le sue parole a Mediaset Premium, così come a Sky dove l’ex allenatore della Primavera interista mantiene la linea e spiega perché punta sulla vecchia guardia:
“Sicuramente la partita s’era messa in salita, prendere gol dopo 5 minuti contro questo Siena è dura. Ma abbiamo fatto sempre la partita contro la squadra forse più in forma del campionato, ho visto la crescita collettiva della squadra. Non sono d’accordo nel dire che i giovani non sono pronti, c’erano Obi e Alvarez, poi guardo come si comportano i giocatori durante l’allenamento. Tutti hanno fatto una prestazione positiva, Stankovic, Cambiasso, Zanetti, che forse è il più giovane di tutti… (ride, ndr). mDopo 3 partite mi tengo stretta la crescita dell’Inter in fase di possesso e in mentalità, attaccando con tanti calciatori concediamo qualcosa, dobbiamo lavorare, ma mi tengo il progresso in fase di costruzione. Il Siena è una delle squadre più abili nel recuperare palla e ripartire”.
A sei partite dalla fine, Stramaccioni tiene alta la guardia:
“Con un campionato così, vedendo anche i risultati di oggi, ogni partita è decisiva. Ora siamo propositivi, facciamo la partita, abbiamo perso Samuel e Obi per infortunio, il nigeriano stava facendo bene, ma siamo stati brillanti, abbiamo cercando il secondo gol, e voglio vedere il bicchiere mezzo pieno. Pazzini e Milito insieme? Per come giochiamo il gioco passa da una punta centrale e due di supporto, siamo molto fortunati ad avere Giampaolo che fa benissimo quando entra, si fa trovare pronto. Per il momento ho deciso di fare giocare Diego…”.
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Lei si chiama Maria Radaelli ed è una grande tifosa dell’Inter. Fin qui nulla di insolito se non fosse per la carta d’identità di questa signora che vive con la famiglia a Novate, in provincia di Milano: nata il 3 aprile del 1899. Nella prossima primavera, quindi, la signora Radaelli compirà 113 anni di cui una buona parte di essi passati a tifare Inter con la sciarpa al collo. “Non pensavo mai di arrivare fin qui“, racconta in un’intervista riportata da “Il Giorno”, sorridendo mentre mangia una fetta di panettone e brinda con un bicchiere di spumante.
Maria Redaelli ha un debole per la pasta: “A volte mi vogliono far mangiare la pastina, ma non mi è mai piaciuta. I miei dicevano che faceva crescere i capelli, ma non ne ho bisogno“, assicura la tifosa nerazzurra più longeva d’Italia. In casa, quando gioca la sua squadra del cuore, tiene sempre vicini sciarpa e cuscino nerazzurro che le hanno regalato gli amici dell’Inter Club di Novate, dove è tesserata: “Speriamo che il 2012 oltre che la salute e la serenità per tutti, ci porti anche lo scudetto“, si augura la nonnina.
I suoi idoli del passato sono stati Giacinto Facchetti e Sandro Mazzola, ma il suo sogno era quello di incontrare Bobo Vieri che ancora non si è fatto vivo in casa Radaelli. Ramiro Cordoba, invece, non si fece pregare due volte e si recò a casa della signora accompagnato dalla moglie e dai dirigenti dell’Inter Club di Novate, al quale la nonnina donò parte della pensione per sostenere la fondazione «Te queire ver» di cui il calciatore è fondatore. Ma la visita più prestigiosa la ricevette per il 107esimo compleanno quando Javer Zanetti gli ha regalò la maglia autografata.
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Molte squadre di Serie A hanno augurato Buon Natale ed un felice anno nuovo tramite semplici videomessaggi in cui comparivano alcuni giocatori. E’ il caso del Milan: Ibrahimovic, Pato, Cassano, Nocerino e Van Bommel sono solo alcuni dei protagonisti che si sono divertiti con gag e scherzi nel video di auguri del club rossonero. Per la Juventus è già entrata nel cuore dei tifosi la perfetta interpretazione di Babbo Natale fatta da Alex Del Piero per le strade di Torino. Ma non solo perché i bianconeri hanno sfornato molti altri video di auguri.
Javier Zanetti si è fatto portavoce degli auguri dell’Inter, mentre in casa Lazio un timido Klose, insieme ai compagni di squadra, ha indossato il cappello di Babbo Natale. Infine il Napoli. Marek Hamsik, Edinson Cavani, Ezequiel Lavezzi, Walter Gargano, Hugo Campagnaro, Paolo Cannavaro, l’allenatore Walter Mazzarri e altri ancora si sono susseguiti nel video di auguri montato dalla società partenopea.
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Inter - Udinese 0-1 | Video Gol e Highlights Serie A
3 Dicembre 2011 - Continua ad affondare l’Inter di Claudio Ranieri. Da quando è iniziato il campionato, ogniqualvolta i nerazzurri dovevano dimostrare di essere finalmente riusciti a superare il momento buio sono inesorabilmente caduti nuovamente. Piccola Inter, ma grandissima Udinese che grazie a questa vittoria ha ritrovato il primo posto momentaneo in classifica in coabitazione con il Milan; i friulani sono forse stati sottovalutati eccessivamente dall’opinione pubblica perché nonostante le cessioni di giocatori del calibro di Sanchez o Inler sono riusciti a ripartire anche meglio di come avevano terminato la scorsa stagione.
Le emozioni principali sono arrivate negli ultimi venti minuti di partita. Al 28′ minuto Isla ha segnato il gol del vantaggio friulano con un bel destro ad incrociare sul secondo palo sul quale non ci è potuto arrivare Julio Cesar. Al 40′ Zanetti ha atterrato in area Asamoah vedendosi mostrare subito dopo il primo cartellino rosso della sua carriera in Serie A. Dal dischetto Di Natale si è lasciato ipnotizzare da Julio Cesar sciupando la grandissima occasione di chiudere la partita. Dopo appena tre minuti Ferronetti è entrato con eccessiva foga su Milito nell’altra area e Gervasoni ha fischiato il secondo rigore ed ha estratto anche il secondo cartellino rosso.
Si è incaricato della battuta Giampaolo Pazzini che incredibilmente è scivolato nel momento del tiro, mandando il pallone alle stelle come capitò a John Terry nella finale di Champions League del 2008 tra Manchester United e Chelsea. Certamente con Gasperini l’Inter giocava un calcio pessimo, ma dopo quasi due mesi e mezzo di gestione Ranieri la situazione non è migliorata sensibilmente come i tifosi e la dirigenza nerazzurra si aspettavano che facesse.
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Tra Juventus ed Inter c’è grande tensione da molto prima di Calciopoli, ma negli ultimi 5 anni anche quel poco di diplomazia di facciata è andato a farsi benedire. Le continue accuse reciproche stanno avvelenando l’intero mondo del calcio che ancora non è riuscito a risollevarsi da Calciopoli, né sotto il profilo dei risultati, né sotto quello dell’armonia. Per il calcio italiano serve decisamente una rivoluzione che possa far tornare allo splendore il campionato di Serie A.
Per ricominciare da zero, il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, ha chiesto ed ottenuto che il presidente del Coni Gianni Petrucci si impegnasse per organizzare un tavolo “politico” in modo da trovare un punto di intesa con l’Inter. Petrucci ha accolto l’appello e fissato un incontro per il 14 dicembre prossimo, al quale, al momento, le parti si sono impegnate ad andare. L’idea che di punto in bianco Juventus ed Inter possano trovare una soluzione ai propri problemi è alquanto improbabile. Nonostante nessuno al momento sia disposto a fare un passo indietro su nessun fronte, tutti stanno spendendo belle parole di distensione, come oggi ha fatto anche Javier Zanetti:
“Credo che ci sia la volontà di fare pace. Il nostro presidente è una persona perbene, se andrà a questo tavolo della pace vuol dire che i presupposti ci sono”.
Al momento tutti sembrano fermi sulle proprie posizioni, dove sono questi questi “presupposti”? Staremo a vedere.
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Toh chi si rivede, Maicon: il terzino dell’Inter contro il Napoli sabato scorso ha debuttato ufficialmente in questa stagione, partita sicuramente male per lui visti i problemi al menisco del ginocchio e relativa operazione in Brasile. Ora che però Maicon è di nuovo a posto fisicamente, il brasiliano ha potuto riappropriarsi della fascia destra nerazzurra oltre che dell’affetto dei tifosi, numerosissimi ieri quando hanno fatto le più svariate domande al loro idolo tramite Inter Channel. Tante le risposte interessanti, tra cui spicca la promessa di amore senza riserve all’Inter:
“Ieri c’è stato chi ha detto che andrò via ed è stato un agente che non è il mio procuratore (Antonio Caliendo, ndr). L’unica persona che può parlare di me è Roberto Calenda, soltanto lui può rappresentarmi. Io verso il Real dopo il triplete? Non è assolutamente vero. Ho giocato il Mondiale, sono andato in vacanza per poi tornare a fare il mio lavoro all’Inter. È la mia squadra, quella in cui sono felice. Ogni volta escono cose che non vanno bene, lontane dalla realtà. Non c’è nulla di vero che mi riguardi in chiave mercato, sto lavorando per tornare a dare il mio contributo e niente di più. Sto bene a Milano, gioco in una grande squadra. Faccio i complimenti a Mourinho per quello che ha fatto qui, però io faccio la mia carriera, ognuno fa la sua”.
È un Maicon ottimista nonostante il suo debutto stagionale sia coinciso con una caporetto sportiva e arbitrale, lo 0-3 interno contro il Napoli:
“Non vedevo l’ora di tornare dopo l’infortunio. In campo io mi diverto sempre, non poter giocare è una sofferenza. Cerco sempre di dare il mio contributo, per il bene della squadra. Tutto quello che fa parte del mondo del calcio mi piace tantissimo: stare in ritiro con i compagni, scherzare, conoscerci, sono momenti unici. Siamo una rosa con tante qualità, in tutti i sensi. Il nuovo mister Ranieri? È un grande allenatore, lo pensavo già quando allenava le altre squadre. Christian Damiano come tattico? Sì, mi piace”.
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