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Manuel Neuer: il portiere fuoriclasse che lascerà (tra le lacrime) lo Schalke 04

pubblicato da vieni_127


Partiamo dalle dichiarazioni del ds dello Schalke, il signor Horst Heldt: “Con la semifinale della Champions League e la finale della Coppa di Germania riceveremo qualche euro. Non siamo più obbligati a muoverci. Intendiamo tenere ancora per un anno il miglior portiere del mondo. Chi pensa che tutto è già deciso sottovaluta lo Schalke 04“. A chi si riferisce? Ma è ovvio, a Manuel Neuer, portierone di 193 centimetri che ieri sera contro il Manchester United ha dimostrato, una volta di più, di essere davvero all’apice della forma e della carriera. Un grandissimo portiere, capace di interventi miracolosi come di uscite chirurgiche, bravo coi piedi e nei fondamentali, un estremo difensore completo. Che ha il blu dello Schalke 04 tatuato sul cuore. Ancora per poco.

Nato nel 1986, questo ragazzone di Gelsenkirchen ha sempre avuto un’ossessione: lo Schalke 04. Dalla cameretta vedeva i riflettori del Parkstadion (lo stadio dei Knappen, da dieci anni sostituito dall’adiacente Veltins Arena), tifava, sognava, non faceva altro che pensare al calcio e a quei colori: bianco e blu reale. Così prima in curva, poi a bordo campo a raccattar palloni (compresi quelli della finale di Champions del 2004, quando vinse il Porto di Mourinho), quindi tutta la trafila delle squadre giovanili. E a vent’anni il posto da titolare, in prima squadra: via il veterano Frank Rost, ora la curva se l’era messa alle spalle. Ha bruciato le tappe Neuer: in Champions a 21 anni, addirittura protagonista indiscusso nel 2008 al Dragao quando parò 2 dei 3 rigori del Porto mandando lo Schalke ai quarti di finali (ebbe poi la meglio il Barça).

Così, dopo la brillante parentesi in Under 21 (con un titolo europeo vinto), le porte della Nazionale tedesca: con la Germania Mondiale sudafricano da titolare, 3 gol subiti in 6 partite. Infine la consacrazione, totale, definitiva, quest’anno: lo Schalke 04 prima di ieri sera aveva sempre vinto a Gelsenkirchen nelle notti europee, e nei turni ad eliminazione diretta aveva fatto fuori Valencia e Inter. Inutile dirlo, grande protagonista in ogni singolo match, Manuel Neuer era ed è idolo indiscusso dei propri tifosi, uno di loro, col contratto in scadenza… nel 2012. Così le prime sirene tentatrici hanno fatto vacillare il ragazzo: ma diamine, c’è un Sir Alex Ferguson che ti consegna le chiavi della porta dello United, voi altri cosa avreste fatto? Neuer ha incassato, ma ha detto no, grazie.

Poi però bussa il Bayern Monaco, l’odiata squadra del sud, ricca, dominatrice, superba con tutti quei quattrini che mette sul banco, puntualmente. Offerta da sette milioni di euro l’anno, Neuer (fidanzato tra l’altro con una bavarese), dice sì. Putiferio a Gelsenkirchen: è un traditore, grande portiere ma piccolo uomo, peggio del Bayern c’è solo il Borussia Dortmund. Ed è esistito chi ha cambiato maglia, dal blu al giallo: Jens Lehmann che dopo la breve e sfortunata parentesi al Milan si accasò a Dortmund, lui che era cresciuto, e diventato famoso, nello Schalke. E Neuer, dunque, così commenta i fischi, gli striscioni, tutto quanto riservatogli sabato scorso alla Veltins Arena: “Pensavo peggio. Anch’io da tifoso avrei contestato, ma quando il mio idolo Lehmann andò a Dortmund, non lo fischiai“.

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Elogio di Cristian Molinaro: ennesima leggerezza di Blanc e soci?

pubblicato da vieni_127


Il calcio in fondo è un delirio psicologico collettivo. Basta un tifoso, uno, che abbozza un fischio, ed ecco l’effetto domino di uno stadio che rumoreggia contro il primo errore di un onesto lavoratore del pallone. Basta un giornalista, uno, che insinua nelle orecchie dei lettori che quel giocatore è una “pippa“, ed ecco che la dirigenza della Juve, dopo le prese di posizione difensive di rito, vaglia l’ipotesi di sbarazzarsene. E’ andata così con Cristian Molinaro, ragazzo umile e faticatore instancabile, che nei due anni a Torino ha avuto ben pochi estimatori: qualche compagno, mister Claudio Ranieri e un centinaio di tifosi convinti. Il sottoscritto era ed è tra questi. Così ieri quando alla Mercedez-Benz Arena ha strabiliato con lo Stoccarda l’Europa intera con una partita a dir poco perfetta, la rivincita di questo giovanotto cilentano è stata completa.

Volevo solo avere le stesse chance di Grosso di giocare, ma così non è stato perché lui doveva giocare sempre anche se in allenamento facevo meglio” aveva detto pochi giorni fa a un quotidiano tedesco. Poco male, la Bundesliga si è accorta di lui e ora Christian Gross, allenatore degli Schwaben, non riesce a privarsene. A discapito del povero Arthur Boka: terzino di fama internazionale, titolare inamovibile della corsia mancina, Coppa d’Africa con la Costa d’Avorio e posto perso al ritorno dall’Angola. Come se non bastasse meno di una settimana fa in allenamento si è lussato la spalla: fuori un mese. Molinaro ha il posto assicurato. E nessuno se ne dispiace perché l’approccio col nuovo campionato è stato fantastico: cinque vittorie e un ko (in casa, con l’Amburgo, doppietta annichilente di Van Nistelrooy). Corsa e cross, si proprio quelli: i cross.

Domenica scorsa nella vittoriosa trasferta di Colonia (1-5 per lo Stoccarda), il gol del vantaggio iniziale lo ha siglato Cacau: assist di Molinaro. Alla Juve aveva Nedved su cui scaricare palla prima di sgroppare sull’out, ora se la intende con Hleb: non due giocatori così, sicuramente gente che riesce a cacciare fuori il meglio dal terzino di Pellare. E infatti ieri ha bloccato Messi, ogni incursione mancina era una spina nel fianco per la difesa del Barcellona, lui e Gebhert sulle fasce hanno fatto venire mal di mare alla retroguardia blaugrana. Più un gol salvato sulla linea e tanto di maglietta scambiata con Puyol. Molinaro è uno che ha vinto al Bernabeu, nelle notti di Champions lui c’è. Anche se non ha giocato nemmeno un secondo con la Juve formato Europa quest’anno; e meno male, altrimenti non avrebbe potuto sfoderare la prestazione eccelsa di ieri.

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Lehmann: "Ho fatto la pipì in campo perché ero nervoso, la Tv non doveva mandare in onda il video"

pubblicato da Panda


Il fatto di essere stato pizzicato a farla fuori dal vaso non è proprio sceso giù a Jens Lehmann. La necessità di soddisfare i proprio bisogni fisiologici durante la partita contro l’Unirea in Champions League, ha scatenato l’ironia dei giornali e delle Tv tedesche. L’estremo difensore dello Stoccarda intervistato da Bild se l’è presa con le telecamere che a suo modo di vedere sono state troppo invadenti: “Quello che è successo è affar mio. Sarebbe bene che gli operatori televisivi evitassero di mostrare proprio tutto quello che succede. Mi succede raramente di essere nervoso in partita, ma l’altra sera lo ero“.

Il Video di Jens Lehmann che fa pipì in campo


Le Foto di Jens Lehmann che fa pipì

Le Foto di Jens Lehmann che fa pipìLe Foto di Jens Lehmann che fa pipìLe Foto di Jens Lehmann che fa pipìLe Foto di Jens Lehmann che fa pipì

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Lehmann: 40 anni e non sentirli, rinnovato il contratto con lo Stoccarda

pubblicato da vieni_127


Carriera niente male quella di Jens Lehmann, portiere tedesco di Essen che l’estate scorsa aveva firmato un contratto annuale con lo Stoccarda per chiudere così nel migliore dei modi la carriera: proprio oggi ha allungato di un altro anno il sodalizio con la formazione allenata da Markus Babbel, niente male per un giovanotto che il prossimo 10 novembre compirà 40 anni. Esploso nello Schalke 04 col quale vinse una Coppa Uefa nel 1997, sbarcò in Italia nel luglio del ‘98 quando il Milan decise di affidarsi a lui: qualche prestazione non eccellente, un paio di papere e l’esplosione di Abbiati non consentirono al tedesco di dimostrare il suo valore in rossonero, pur mettendo in cascina uno scudetto italiano. Quindi di nuovo la Germania, Borussia Dortmund, in cui si riconfermò ottimo estremo difensore, vincendo la Bundesliga nel 2002.

Dopo quattro anni in Westfalia sponda Dortmund, facendo tra l’altro imbufalire i tifosi dello Schalke in cui Lehmann era cresciuto giocandovi 10 anni, decise che era l’ora di provare l’esperienza inglese e anche Oltremanica, nell’Arsenal di Wenger, si distinse come uno dei migliori portieri della Premier. Scudetto anche in terra d’Albione e Champions solo sfiorata nel 2006 quando in finale col Barcellona fu espulso dopo soli 19 minuti: nonostante questo coi Gunners detiene il record di imbattibilità nella competizione (1039 minuti con tanto di rigore parato a Riquelme nella importante partita di ritorno delle semifinali, contro il Villarreal). Quindi lo Stoccarda, il secondo e definitivo ritorno in patria: quest’anno era per provare, ma lui s’è trovato bene, i tifosi pure, il matrimonio può continuare.

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Buffon miglior portiere degli ultimi 20 anni secondo la Fed. Internaz. di Storia e Statistica del Calcio (IFFHS)

pubblicato da Antonio D'Avanzo

Il migliore al mondo delle ultime due decadi, davanti al danese Peter Schmeichel e allo spagnolo Iker Casillas. L’IFFHS ha dato il suo verdetto collocando in cima alla lista Gianluigi Buffon, estremo difensore della Juventus e della nazionale. E’ una classifica che considera un limitato arco temporale e non tiene perciò conto di altri mostri sacri della porta, come Lev Yashin, Gordon Banks o del nostro Dino Zoff. Al quarto posto si piazza il tedesco Oliver Kahn con 62 punti, al quinto il paraguayano Josè Luis Felix Chilavert con 58. Al sesto posto un altro portiere italiano, l’attuale tecnico del Catania, Walter Zenga con 55 punti. (clicca per la graduatoria completa)

L’olandese Edwin van der Sar (53 punti) si colloca al settimo posto, il ceco Petr Cech (44) all’ottavo. Chiudono la top ten della speciale classifica il belga Michel Preud’homme (43) e il brasiliano Claudio Andrè Taffarel (40). Altri italiani in lista: Francesco Toldo al 20esimo posto, Gianluca Pagliuca al 22esimo, Angelo Peruzzi al 33esimo, Sebastiano Rossi al 43esimo e Luca Marchegiani al 69esimo posto. La sorpresa più grande? Il brasiliano del Milan, Nelson Dida, al tredicesimo posto.

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Germania-Spagna 0-1: Fernando Torres manda gli iberici sul tetto d'Europa

pubblicato da vieni_127


Dopo 44 anni la Spagna si laurea campione d’Europa al termine di una finale in cui la compagine iberica ha tenuto il pallino del gioco bene o male per tutti e 90 i minuti. La Germania e il suo capitano Ballack (recuperato e in campo per tutto il match) perdono l’ennesima finale, mancando l’appuntamento con una vittoria in una competizione di rilievo da ormai 12 anni, nonostante due finali e un terzo posto. Match-winner il giocatore forse più atteso, quel Fernando Torres che puntualmente sostituito da Aragonés ha firmato la zampata vincente nel corso del primo tempo, marcatura che i tedeschi non sono stati in grado di recuperare. Ma vediamo com’è andata nel dettaglio (Fotogallery - Video).

La Germania inizia meglio: non si lascia impressionare dal perenne palleggio spagnolo e fin dalle prime battute si ha come l’impressione che la tensione attanagli più gli iberici che i tedeschi. Così i primi brividi li vivono le Furie Rosse: Klose dopo 180 secondi per poco non calcia a rete dopo un pacchiano errore di Puyol, quindi Ballack e Lahm tentanto di involarsi sulla sinistra dove Sergio Ramos non risulta impeccabile; la prima vera conclusione a rete la effettua Hitzlsperger su suggerimento di capitan Ballack, il suo tiro non impensierisce Casillas. La Spagna non ci sta e viene fuori grazie soprattutto al suo centrocampo ordinato e a quel peperino di Torres, vero spauracchio per la difesa teutonica.

La prima occasione per gli uomini di Aragonés scaturisce da uno scambio blaugrana tra Xavi e Iniesta, con cross di quest’ultimo e deviazione di Metzelder che chiama Lehmann a una parata d’istinto; gli spagnoli alzano il baricentro e iniziano un fraseggio che spesso si conclude con lanci per El Niño. Proprio il giocatore del Liverpool al 23° rischia seriamente di portare i suoi avanti: cross di Ramos e stacco imperioso di Torres, palla sul palo e tiro ci Capdevila che si spegne sul fondo. Ora la partita sorride alla Spagna ma la Germania è sempre in agguato e pochi minuti dopo Ballack risponde con un tiro potente deviato dalla difesa iberica.

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Portogallo-Germania 2-3: Ballack e soci mandano a casa Cristiano Ronaldo

pubblicato da vieni_127


In fondo in molti se lo aspettavano: la granitica formazione tedesca contro la scintillante selezione portoghese, una sfida tra la concretezza teutonica e il narcisismo lusitano, insomma non ci si scandalizza se alla fine dei 90 minuti a vincere è stata la Germania, capace di superare per 3-2 il Portogallo di Cristiano Ronaldo. Assoluto protagonista Bastian Schweinsteiger, autore del gol dell’1-0 e di due assist su punizione per le marcature di Klose e Ballack, ma brava tutta la Germania, soprattutto Podolski, quantità, qualità e giovinezza. La squadra di Scolari invece cerca di rimanere in corsa col cuore, ma indubbiamente stecca la partita, soprattutto in difesa: Nuno Gomes e Postiga hanno accorciato due volte le distanze, invano. Ma vediamo nel dettaglio come è andata. (Fotogallery - Video)

Il match parte un po’ in sordina con le due formazioni che si studiano a centrocampo aspettando i guizzi dei campioni; le prime occasioni capitano ai portoghesi che con Ronaldo e Simao scaldano i guantoni all’attento Lehmann, quindi Moutinho non riesce ad indirizzare verso la porta un cross delizioso di Bosingwa. La squadra di Scolari pare più in palla ma bastano un paio di triangoli perfetti per trovarsi in seria difficoltà: è quanto accade al 22° quando Podolski scambia bene il pallone con due suoi compagni e se ne va sulla sinistra, per poi crossare basso per l’accorrente Schweinsteiger. Il biondo 23enne del Bayern non sbaglia, punendo il Portogallo esattamente come due anni fa, durante la finale per il terzo posto, quando siglò una doppietta.

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Speciale Euro2008: la Germania si affida a Löw per riscattare la delusione mondiale

pubblicato da vieni_127

JoachimJogiLöw è molto apprezzato in patria: da vice di Klinsmann a selezionatore della nazionale tedesca, il passo è sembrato naturale a Theo Zwanziger, numero 1 della Federcalcio teutonica, che lo ha già confermato anche per i mondiali sudafricani. Fervente credente nel 4-4-2 e nei giovani, in realtà non ha apportato sostanziali modifiche alla squadra che dunque cercherà, pochi chilometri più a sud da casa, di ripetere il buon Mondiale casalingo. Il terzo posto di due anni fa, tuttavia, brucia ancora, e l’obiettivo imprescindibile è vincere la competizione, un torneo già fatto proprio nel ‘72, nell’80 e nel ‘96, l’unico da Germania unita. In Inghilterra, la Germania eliminò l’Italia nel girone, quindi la Croazia, i padroni di casa e la Repubblica Ceca in finale, 2-1 con doppietta di Bierhoff.

Nelle ultime due edizioni, però, la squadra è sempre stata eliminata al primo turno, non vincendo una partita proprio da quella finale londinese. In Portogallo, 4 anni fa, Olanda e Lettonia la costrinsero al pari, mentre i cechi addirittura li batterono per 2-1. A maggior ragione la voglia di riscatto è grande, dimostrata anche dal fatto che la Germania è stata la prima Nazionale a qualificarsi per questi Europei: memorabile lo 0-13 a San Marino, ma ottima anche la vittoria a Praga grazie alla doppietta di Kuranyi. Tre volte campioni del Mondo, anche grazie a un sorteggio abbastanza fortunato la Germania è sbarcata in Austria da gran favorita: vediamo chi saranno i 23 calciatori che tenteranno di portare a casa il titolo (Fotogallery).

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