
La Francia cerca l’erede di Zidane da ormai un decennio; oltralpe s’illudono che questo o quell’altro talentino sia quello giusto per poter ripercorrere le orme di Zizou, salvo poi scontrarsi con giocatori dall’andamento altalenante, svogliati, indisciplinati e, insomma, ben più di una spanna sotto l’immenso fantasista ex Juve e Real Madrid. E’ la nuova generazione di ragazzi francesi dai piedi finissimi, da Menez a Gourcuff, calciatori tanto bravi col pallone quanto poco propensi a diventare campioni a tutto tondo; il giornale transalpino L’Equipé, una istituzione non solo in Francia, oggi ha riportato una intervista di Paolo Maldini che ha detto la sua su Yoann Goucruff, due anni fa sugli scudi col Bordeaux ma poi appannato sia la scorsa stagione, sia nei mondiali sudafricani che in questo avvio al Lione.
La leggenda della fascia sinistra spiega, con parole per niente sibilline, come si comportò il 24enne di Ploemeur quando era di stanza a Milanello, due anni tra le fila del Diavolo con 52 presenze complessive e 3 gol in due anni meneghini: “Gourcuff, al Milan, sbagliò al cento per cento. Per quello che vidi, una buona parte dei torti veniva da lui. Il suo problema qui era il suo comportamento. Non si è dimostrato intelligente nel modo di gestirsi. È veramente un peccato, perché nessuno mette in discussione le qualità tecniche di Yoann“. Già questa pare una bordata niente male, soprattutto perché partorita da un personaggio come Maldini, uno dei giocatori italiani più famosi del globo. Ma il terzino non si ferma quì, e rincara la dose.
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La Juve continua a non perdere, ma di contro la Roma conferma i progressi mostrati negli ultimi tempi: all’Olimpico di Torino finisce 1-1 tra la quinta e la sesta forza del campionato, una partita spigolosa e non eccelsa in cui il pareggio probabilmente è risultato il punteggio più giusto. Dopo tre vittorie consecutive la truppa di Ranieri non va oltre il pari in terra piemontese, poche recriminazioni per i capitolini che hanno sì giocato un match a viso aperto ma che per via degli episodi potevano pure tornare nel Lazio con le pive nel sacco; più o meno lo stesso discorso può farsi per i padroni di casa, volenterosi ma mai realmente pericolosi. Succede tutto nel primo tempo: bianconeri avanti con Iaquinta, pareggia su rigore capitan Totti.
Avvio contratto, buone trame da ambo le parti ma fondamentalmente buon palleggio e tanta voglia di non farsi male; le occasioni non mancano, anche se alla spicciolata: per i padroni di casa è Iaquinta a sfiorare la marcatura con un Julio Sergio puntuale, ma anche Quagliarella con una deviazione di testa mancata e Melo, il cui tiro al volo risulta alto sopra la traversa; pericolosa anche la Roma, l’occasione migliore per Menez il cui tiro a giro e ben deviato da Storari. Poi i gol: il vantaggio juventino è firmato Iaquinta, bravissimo a girare al volo su cross di Aquilani. Poi un rigore dubbio di Mexes per intervento di Chiellini, Rizzoli compensa allo scadere per un fallo di mani di Pepe su punizione a tempo abbondantemente scaduto. Batte Totti ed è pareggio.
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La Francia di Laurent Blanc parte male, malissimo. Sconfitta in casa con la Bielorussia nella gara inaugurale del girone di qualificazione. Una sconfitta che farà felice solo l’antipaticissimo Raymond Domenech, ma lascia nello sconforto più assoluto tifosi e stampa francese. I giornali non sono stati teneri con nessuno dei protagonisti in campo, ma Jeremy Menez è stato additato come il più deludente, soprattutto guardando alle aspettative con le quali entrava nell’undici titolare di Blanc.
Il giudizio di France Football è impietoso: “Menez al cuore del naufragio. In assenza di registi validi toccava a lui prendere le chiavi del centrocampo. Non è mai stato all’altezza, deve imparare a far male. Il francese di 23 anni ha perso un’altra occasione per marcare il suo territorio.”
Il giocatore della Roma accetta le critiche e guarda avanti, a cominciare dal prossimo impegno in Bosnia:
Sono desolato ho sentito un sacco di pressione. Mi dispiace solo che non ho mostrato quello che posso fare. Ma sono sicuro che pian piano mi scioglierò. Ho subito anche molti falli, eravamo troppo lenti in alcune occasioni. Tutti noi abbiamo le qualità per fare bene, non possiamo gettare via tutto. Martedì in Bosnia sarà dura. Ma nelle difficoltà può nascere un grande gruppo.

La Roma, ieri, ha battuto 2-1 l’Al Sadd, formazione del Qatar, in un’amichevole giocata a Bolzano. I giallorossi sono scesi in campo senza Adriano, rimasto a riposo a causa di un risentimento muscolare. Totti ha giocato i primi 45 minuti prima di essere sostituito. La squadra di Ranieri è passata in vantaggio al 21′ grazie a un guizzo di Menez, a segno con un gran destro che si è infilato sotto la traversa.
Ancora il francese protagonista al 36′ con un assist per Okaka che, scattato sul filo del fuorigioco, si è presentato a tu per tu con Al Shoebb e lo ha trafitto con un diagonale rasoterra. L’Al Sadd ha accorciato le distanze a inizio ripresa con Leandro Da Silva, bravo ad anticipare Lobont in uscita.
Il Francesco Totti che si è presentato ai microfoni quest’oggi è da copertina: da Riscone di Brunico il capitano della Roma risponde foriero di dettagli alle tante domande che gli rivolgono i giornalisti, dichiarazioni non banali che abbracciano quasi tutto lo scibile calcistico. Si parte da dove si era chiusa la scorsa stagione, finale di Coppa Italia con calcione a Mario Balotelli, gesto forte con annesse critiche al romano: “C’è stato un momento in cui ho pensato di smettere per quello che era successo però alla fine parlando con delle persone importanti mi hanno fatto cambiare idea perché quando c’è la passione è difficile andare su altre strade. Balotelli? Dopo quell’episodio non ci ho più parlato. Se gli stringerò la mano quando lo incontrerò? La mano gliel’ho già stretta dopo quella partita, prima della premiazione. Ma nessuno se n’è accorto. Quello che hanno detto lui e il suo procuratore non è vero. È lui che m’ha insultato parecchie volte. Mi sono innervosito quando ha messo in mezzo i romani. Quando metti in mezzo il popolo, quando insulti una città e gente che ama veramente questa maglia, a me dà fastidio. È una cosa che non tollero“.
E poi la delusione del campionato, un tricolore buttato al vento dopo una splendida rimonta e un secondo tempo sciagurato contro la Sampdoria: “Che cosa ci è mancato? Il rush finale, è mancato il secondo tempo con la Sampdoria. Lì abbiamo perso lo scudetto, perché se avessimo vinto dopo sarebbe stato tutto in discesa. Comunque altre squadre sono più forti e hanno anche dei piccoli privilegi. L’Inter è tutelata. Da tutti. Come ai tempi della Juve, penso sia uguale, non è cambiato tanto. I torti ci saranno sempre. Poi cerchi sempre di pensare che gli errori siano in buonafede. È difficile, però ci pensi. Ma quest’anno il campionato l’abbiamo perso noi. Anche perché poi, ripensando a quella partita con la Samp, potevamo chiuderla nel primo tempo. Poi ci sono stati due episodi che hanno cambiato la gara. Penso comunque che sia stato giusto così perché se una squadra vince tre competizioni su tre merita un plauso“.
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Alla prima uscita stagionale Roma e Napoli travolgono con 13 gol gli avversari, rispettivamente una selezione locale di Riscone e Brunico e la selezione Altipiani. Segnali incoraggianti per Claudio Ranieri e Walter Mazzarri dopo solo una settimana di lavoro le cose sembrano girare bene anche se ovviamente è presto per ogni tipo di valutazione visto il livello basso degli avversari. Il primo gol stagionale giallorosso lo ha messo a segno, come accadde l’anno scorso, il capitano Francesco Totti su punizione, prima soddisfazione anche per il neo acquisto Adriano.
Moderatamente soddisfatto l’allenatore di Testaccio che ieri ha sperimentato una Roma iperoffensiva con in campo contemporaneamente Totti, Vucinic, Adriano e Menez, con quest’ultimo spostato sulla linea di centrocampo. Il montenegrino è apparso in grande forma ed è stato autore di una tripletta. Stesso numero di centri anche per John Arne Riise, migliore in campo, oltre ai già citati Totti e Adriano, entrambi autori di un gol, sono andati a segno anche Okaka, due volte, Brighi, Greco, splendido pallonetto dalla distanza, e Loria. Ranieri ha esaltato le doti di Jeremy Menez, giocatore a lungo incompreso a Roma ma ora sul punto di esplodere, la stagione che è appena iniziata potrebbe essere quella della sua consacrazione.
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Da questa sera a mezzanotte la Roma si ritroverà a Trigoria per dare il via ufficiale alla stagione sportiva 2010/2011: sarà il 17esimo ritiro dell’era Sensi, probabilmente l’ultimo, il primo per il tecnico testaccino Claudio Ranieri che l’anno scorso aveva preso la squadra in corsa, dopo 180 minuti. Tre giorni nel Lazio, con la presentazione delle maglie ufficiali martedì, quindi giovedì partenza per Riscone di Brunico dove si comincerà a fare davvero sul serio, sospinti da numeri tifosi giallorossi attesi in Trentino. Quattro i Nazionali che raggiungeranno i compagni a fine mese, più eventualmente Nicolas Burdisso che ad oggi è ancora un giocatore interista: si tratta di Alexander Doni, Juan, Julio Baptista e Daniele De Rossi.
C’è da dire che il centrocampista azzurro ha chiesto a Ranieri di potersi aggregare al gruppo sin da domani (due settimane e mezzo di vacanze fatte, in più è fresco di divorzio dalla moglie), ma l’allenatore gli ha consigliato di ricaricare ben bene le pile e di “farsi vedere” più in là. Ma vediamo nel dettaglio quali sono i convocati: per la porta quattro estremi difensori, dal titolare Julio Sergio ai rumeni Bogdan Lobont e Alex Daniel Pena, con Doni che come detto arriverà più tardi. Ad Arthur è scaduto il contratto e non gli è stato rinnovato. In difesa, oltre agli assenti giustificati Juan e (forse) Burdisso, otto calciatori, alcuni dei quali che potrebbero comunque cambiare maglia.
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Dopo le mille polemiche che hanno travolto Francesco Totti in seguito al fallo su Balotelli, l’Olimpico si è stretto intorno al suo capitano. La risposta del giocatore è stata da campione, il numero 10 ha infatti siglato una doppietta risolvendo la sfida contro il Cagliari che si era messa davvero male per i giallorossi. I sardi sono infatti riusciti a passare in vantaggio grazie ad un calcio di punizione di Lazzari, ma Totti, su azione prima e su rigore poi, ha ribaltato il risultato permettendo alla Roma di continuare a sperare fino all’ultima giornata (Tabellino - Video).
Il primo tempo è tutto all’insegna della squadra allenata da Claudio Ranieri, alla fine dei primi 45 minuti si conteranno una decina di conclusioni in porta ma i giallorossi non riescono a trovare il colpo del vantaggio, mentre dal San Siro non arrivano notizie confortanti. A superare Marchetti ci provano un po’ tutti, da Totti a Toni, da De Rossi a Menez, ma la sfortuna sembra essere la protagonista di giornata, la Roma sbatte due volte sul palo, in apertura con il capitano e nel finale di tempo con Motta. Luca Toni lamenta la mancata assegnazione di un calcio di rigore, mentre Totti chiede l’intervento dell’arbitro per un tocco di mano.
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Luca Toni non ci sta e, anche se con toni molto pacati, se la prende con l’arbitro Rizzoli per la direzione di Inter - Roma, finale di Coppa Italia. La partita si è conclusa con l’espulsione di Totti per il calcione a Balotelli, ma l’attaccante giallorosso pensa che l’arbitro abbia sbagliato a sfavore della Roma, soprattutto nel valutare gli episodi in area.
Gli episodi in area sono stati dubbi, l’arbitro non ci ha fischiato niente. Anche il contatto su Jeremy (ndr Menez) c’era. Contro squadre più quotate questi falli non ce li fischiano. Ci stiamo giocando il campionato, stiamo rincorrendo una squadra forte, speriamo in un loro passo falso. La vedo dura ma cerchiamo di fare il massimo. Nel campionato tedesco le grandi squadre sono meno aiutate. In Italia succede il contrario. A me piace l’Inter, ma mi piacerebbe almeno una volta poter venire qui e dire “con l’Inter abbiamo avuto un errore a favore”, non succede mai.
Se la recriminazione sul presunto fallo in area di Chivu su Menez sono un po’ deboli certamente Toni ha ragione nel non riuscire a togliersi dalla testa la trattenuta di Samuel ai suoi danni allo scadere del primo tempo sulla quale Rizzoli, senza apparente ragione, ha fischiato fallo all’attaccante. C’è anche da dire che qualche “episodio a favore” la Roma l’ha avuto: prima dell’espulsione di Totti per il cartellino rosso si erano già messi in fila Burdisso e Mexes nel primo tempo, Perrotta nel secondo e lo stesso Capitano almeno una ventina di minuti prima del fischio finale. In quelle occasioni il direttore di gara bolognese ha sempre deciso di sorvolare dimostrando eccessiva tenerezza.












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Dopo 24 risultati utili consecutivi si blocca nel momento meno opportuno il cammino verso lo Scudetto della Roma targata Claudio Ranieri, una doccia ghiacciata quella rifilatagli dalla mai doma Sampdoria, che espugna l’Olimpico e che continua ad accarezzare il sogno Champions League. Partita intensissima quella andata in scena all’Olimpico con i giallorossi che nel primo tempo hanno dominato in lungo e in largo, trovando il vantaggio con Francesco Totti; troppo poco vista la mole di azioni da gol creata, e infatti il calcio ha dato la sua ennesima lezione agli ingordi di occasioni. Nella ripresa Delneri effettua un paio di cambi decisivi e subito trova il pari con Gianpaolo Pazzini; forcing disperato e a tratti disordinato della Roma, a cinque minuti dal termine la seconda rete del Pazzo. Ride l’Inter e la Samp, piangono Roma, Palermo e Juve.
L’avvio di gara riserva una breve fase di studio fra le due formazioni, poi i padroni di casa azionano il turbo e per l’undici blucerchiato è notte fonda; le occasioni si sprecano con Storari che deve fare gli straordinari. Nei primi minuti Menez e Juan illudono il numeroso pubblico di fede romanista presente sugli spalti, poi tocca a Vucinic e Perrotta ma la palla non ne vuole sapere di entrare. Fino a quando il montenegrino pesca Totti in area, il capitano di prima intenzione scarica verso la porta e infila Storari alla sua sinistra. Non si placa l’onda giallorossa che sfiora il raddoppio ancora con Totti in due occasioni (girata fuori, palo), poi è Vucinic a provare un paio di conclusioni, una delle quali è miracolosamente deviata fuori (ma Damato non concede il corner) dall’imbattibile portiere ospite. La Samp si vede col fischiatissimo Cassano, para Julio Sergio, e con Pazzini, salva Burdisso.
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