
In attesa della super semifinale di mercoledì prossimo tra Spagna e Germania, i tedeschi scrivono fiumi di parole a mezzo stampa e la trepidazione si commista a un ottimismo che pare possa servire, da solo, per arrivare all’agognato quarto titolo a venti anni di distanza. Si snocciolano statistiche come quella che vuole la Germania sempre tra le top-eight dal 1954 a oggi, o anche quella che invece recità così: teutonici in semifinale in 12 delle 17 edizioni dei Mondiali. Un record. Mancherà lo squalificato Thomas Muller, l’unica pecca per un undici che pare perfetto, in grado di infilare tre poker su cinque partite giocate, al suo posto molto probabile l’inserimento di Piotr Trochowski.
“Non sarà della partita l’anima del nuovo calcio tedesco, ma non è un problema perché sono tutti bravi come lui” scrive il Tegespiegel. La Bild sente direttamente l’allenatore Löw, preparatissimo tecnico che da giocatore faceva l’attaccante prevalentemente nel Friburgo e che invece da mister ha vinto qualcosina solo nel calcio austriaco: “La squadra ha dimostrato la volontà di diventare campione del mondo, adesso siamo tra i quattro più bravi del mondo, adesso abbiamo la possibilità di fare ancora qualcosa di grande. La nostra valutazione è chiara: possiamo diventare campioni del mondo soltanto se giochiamo un calcio offensivo e mettere in difficoltà i nostri avversari. Non si può più vincere giocando come l’Italia nel 2006 cioè in modo difensivo, aspettando soltanto un gol decisivo“.
E’ un video che gira già da un paio di giorni sul web e sui social network: il protagonista è l’allenatore della Germania, Joachim Löw, pizzicato delle telecamere mentre si infilava il dito nel naso. Trasmesso dall’emittente brasiliana “Rede Globo” ai suoi 25 milioni di telespettatori al termine della partita tra Argentina e Messico, è stato ripreso anche dalle tv inglesi. “Pensavamo che gli europei fossero ben educati“, hanno ironizzato i quattro commentatori da studio. “Il gioco sporco del tecnico della Germania“, sottolinea invece il portale brasiliano di Yahoo. Löw, non contento, completa l’opera di pulizia masticandosi a mo’ di chewing gum la preziosa materia. Una scenetta piuttosto disgustosa…
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Sono tempi duri per Joachim Löw, il commissario tecnico della Germania deve affrontare un caso dopo l’altro. La prima lite l’ha avuta con Kuranyi, il giocatore era stato spedito in tribuna in occasione della partita contro la Russia e aveva pensato bene di abbandonare lo stadio a fine primo tempo: a causa di questo comportamento non sarà convocato mai più. Poi è stata la volta di Frings, spedito in panchina in entrambe le partite di qualificazione ai mondiali sempre contro la Russia e poi contro il Galles. Adesso è il turno del capitano, Michael Ballack attraverso le pagine del quotidiano “Frankfurter Allgemeine Zeitung” rivolge parole molto dure al suo allenatore affrontando proprio la questione riguardante Frings.
Il centrocampista del Werder Brema non ha apprezzato particolarmente la decisione di Löw e sta meditando di abbandonare la nazionale, per questo Ballack è esploso: “Forse Torsten non è al meglio della forma in questo momento, ma rimane un giocatore di altissimo livello. Sarebbe un peccato se decidesse di lasciare la nazionale perché ha la sensazione che non lo si consideri più necessario“. Il capitano della Germania ha inoltre rimproverato all’allenatore di non essersi interessato alle sue condizioni fisiche dopo la doppia operazione al piede subita venerdì scorso.
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Non capita spesso che più o meno tutti, dagli addetti ai lavori agli appassionati di calcio, concordino nel dire che ha vinto la squadra migliore, quella che ha espresso il miglior calcio. La Spagna, dopo decenni di delusioni, si scrolla di dosso un enorme blocco mentale e riesce finalmente a coniugare possesso palla e belle manovre di gioco con cinismo e vittorie. Luis Aragonés, settantenne il 28 luglio e prossimo allenatore del Fenerbahce, si toglie una bella soddisfazione per sé e per il suo popolo:
“Questo è un gruppo che gioca molto bene, tocca bene il pallone, attacca gli spazi: è difficile da fermare. Il gruppo è la chiave di questo successo. Tutti i giocatori hanno remato nella stessa direzione, quelli che hanno giocato di più e quelli che hanno giocato meno. Questa coppa è per tutti gli spagnoli. Da adesso possiamo dire che anche la nostra è una squadra che sa vincere trofei. Sono felicissimo anche se non sono un tipo che esteriorizza. Credo che questa squadra sia la migliore.”
Poi, nonostante i quarti di finale siano ormai un ricordo, trova anche il modo di nominare rispettosamente l’Italia:
Dopo 44 anni la Spagna si laurea campione d’Europa al termine di una finale in cui la compagine iberica ha tenuto il pallino del gioco bene o male per tutti e 90 i minuti. La Germania e il suo capitano Ballack (recuperato e in campo per tutto il match) perdono l’ennesima finale, mancando l’appuntamento con una vittoria in una competizione di rilievo da ormai 12 anni, nonostante due finali e un terzo posto. Match-winner il giocatore forse più atteso, quel Fernando Torres che puntualmente sostituito da Aragonés ha firmato la zampata vincente nel corso del primo tempo, marcatura che i tedeschi non sono stati in grado di recuperare. Ma vediamo com’è andata nel dettaglio (Fotogallery - Video).
La Germania inizia meglio: non si lascia impressionare dal perenne palleggio spagnolo e fin dalle prime battute si ha come l’impressione che la tensione attanagli più gli iberici che i tedeschi. Così i primi brividi li vivono le Furie Rosse: Klose dopo 180 secondi per poco non calcia a rete dopo un pacchiano errore di Puyol, quindi Ballack e Lahm tentanto di involarsi sulla sinistra dove Sergio Ramos non risulta impeccabile; la prima vera conclusione a rete la effettua Hitzlsperger su suggerimento di capitan Ballack, il suo tiro non impensierisce Casillas. La Spagna non ci sta e viene fuori grazie soprattutto al suo centrocampo ordinato e a quel peperino di Torres, vero spauracchio per la difesa teutonica.
La prima occasione per gli uomini di Aragonés scaturisce da uno scambio blaugrana tra Xavi e Iniesta, con cross di quest’ultimo e deviazione di Metzelder che chiama Lehmann a una parata d’istinto; gli spagnoli alzano il baricentro e iniziano un fraseggio che spesso si conclude con lanci per El Niño. Proprio il giocatore del Liverpool al 23° rischia seriamente di portare i suoi avanti: cross di Ramos e stacco imperioso di Torres, palla sul palo e tiro ci Capdevila che si spegne sul fondo. Ora la partita sorride alla Spagna ma la Germania è sempre in agguato e pochi minuti dopo Ballack risponde con un tiro potente deviato dalla difesa iberica.
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Ormai è una certezza, Michael Ballack è perseguitato da una maledizione che sembra volerlo tenere lontano dal suo primo successo in carriera se escludiamo i vari titoli nazionali. Il capitano tedesco non si allena da tre giorni per colpa di un’infiammazione del muscolo del polpaccio destro comparsa all’improvviso senza un particolare evento scatenante, forse è colpa di una botta rimediata contro la Turchia, ma in realtà il fatto sembra alquanto inspiegabile.
Ora il suo immediato futuro è nelle mani magiche di Hans-Wilhelm Muller, fisioterapista della nazionale e del Bayern, un vero stregone, definito capace di rimettere in piedi gli zoppi. La guarigione più famosa è quella del capitano della stessa nazionale tedesca nel 1996, Jurgen Klinsmann, che riuscì a scendere in campo per la finalissima contro la Repubblica Ceca guarendo da uno stiramento in una sola settimana; miracolato anche Michael Owen spedito in tempi record all’europeo del 2002. Sportivi di tutte le discipline si affidano alle sue cure e si racconta che anche il capitano del Liverpool, Steven Gerrard, in caso di necessità scappi in Baviera per curarsi.
I tifosi tedeschi sperano sinceramente che la storia di dodici anni fa possa ripetersi con il capitano regolarmente in campo (anche se infortunato) e pronto ad alzare al cielo la coppa. Evento che lo stesso Ballack si augura vivamente per poter così spezzare la maledizione delle finali perse. Nel mondiale nippocoreano del 2002 il giocatore del Chelsea non era in campo nella finale persa contro il Brasile a causa di una squalifica. Ma nella sua brillante e sfortunata carriera si ricordando anche altri episodi, ultimo in ordine cronologico quello relativo all’ultima finale di Champions League nella quale il Manchester si è imposto sul suo Chelsea.
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In fondo in molti se lo aspettavano: la granitica formazione tedesca contro la scintillante selezione portoghese, una sfida tra la concretezza teutonica e il narcisismo lusitano, insomma non ci si scandalizza se alla fine dei 90 minuti a vincere è stata la Germania, capace di superare per 3-2 il Portogallo di Cristiano Ronaldo. Assoluto protagonista Bastian Schweinsteiger, autore del gol dell’1-0 e di due assist su punizione per le marcature di Klose e Ballack, ma brava tutta la Germania, soprattutto Podolski, quantità, qualità e giovinezza. La squadra di Scolari invece cerca di rimanere in corsa col cuore, ma indubbiamente stecca la partita, soprattutto in difesa: Nuno Gomes e Postiga hanno accorciato due volte le distanze, invano. Ma vediamo nel dettaglio come è andata. (Fotogallery - Video)
Il match parte un po’ in sordina con le due formazioni che si studiano a centrocampo aspettando i guizzi dei campioni; le prime occasioni capitano ai portoghesi che con Ronaldo e Simao scaldano i guantoni all’attento Lehmann, quindi Moutinho non riesce ad indirizzare verso la porta un cross delizioso di Bosingwa. La squadra di Scolari pare più in palla ma bastano un paio di triangoli perfetti per trovarsi in seria difficoltà: è quanto accade al 22° quando Podolski scambia bene il pallone con due suoi compagni e se ne va sulla sinistra, per poi crossare basso per l’accorrente Schweinsteiger. Il biondo 23enne del Bayern non sbaglia, punendo il Portogallo esattamente come due anni fa, durante la finale per il terzo posto, quando siglò una doppietta.
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Un tedesco di origini polacche stende la Polonia e trascina la Germania al primo posto del girone B. La partita è stata preceduta dalle solite frecciate lanciate dalla stampa dei due paesi (stavolta sono stati i polacchi a cominciare) ma in campo, se si eccettua un paio di fallacci, non si sono viste scaramucce poco lecite. Stesso discorso per le due tifoserie, divise equamente a livello numerico, che allo stadio sono state corrette, colorate e solo rumorose. A vigilare l’ordine pubblico della città di Klagenfurt, capoluogo della Carinzia, c’erano circa 2000 agenti che prima della partita hanno dovuto sedare un paio di risse tra sostenitori tedeschi e polacchi fermando 17 persone e hanno arrestato oltre 100 tifosi tedeschi per cori nazisti e offese razziste verso i polacchi.
Il match: dopo 4 minuti l’attaccante tedesco di origini spagnole Mario Gomez non arriva per un soffio a depositare il pallone in rete dopo l’assist di Klose. I polacchi, allenati dal vecchio volpone Leo Beenhakker non demeritano per organizzazione di gioco e fraseggi ma dimostrano carenze in fatto di tattica del fuorigioco. Ed è proprio un’avanzata della difesa venuta male al 19esimo minuto (ad onor del vero sembra fuorigioco millimetrico) a liberare Klose che serve un liberissimo Podolski che a porta vuota insacca. (Fotogallery - Video)
La Polonia non sembra affranta a prova a riorganizzarsi. Al 35esimo Zurawski, servito al al limite dell’area di rigore mette i brividi ai tedeschi spedendo un rasoterra di poco a lato della porta difesa da Lehmann. Risponde la Germania con Gomez imbeccato da Fritz che spara fuori. E’ ancora la Polonia a farsi vedere dalle parti di Lehmann con un tiro da fuori di Lewandowski. Al 39esimo viene ammonito Smolarek per fallo da dietro, non succede più nulla e si va al riposo.
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Joachim “Jogi” Löw è molto apprezzato in patria: da vice di Klinsmann a selezionatore della nazionale tedesca, il passo è sembrato naturale a Theo Zwanziger, numero 1 della Federcalcio teutonica, che lo ha già confermato anche per i mondiali sudafricani. Fervente credente nel 4-4-2 e nei giovani, in realtà non ha apportato sostanziali modifiche alla squadra che dunque cercherà, pochi chilometri più a sud da casa, di ripetere il buon Mondiale casalingo. Il terzo posto di due anni fa, tuttavia, brucia ancora, e l’obiettivo imprescindibile è vincere la competizione, un torneo già fatto proprio nel ‘72, nell’80 e nel ‘96, l’unico da Germania unita. In Inghilterra, la Germania eliminò l’Italia nel girone, quindi la Croazia, i padroni di casa e la Repubblica Ceca in finale, 2-1 con doppietta di Bierhoff.
Nelle ultime due edizioni, però, la squadra è sempre stata eliminata al primo turno, non vincendo una partita proprio da quella finale londinese. In Portogallo, 4 anni fa, Olanda e Lettonia la costrinsero al pari, mentre i cechi addirittura li batterono per 2-1. A maggior ragione la voglia di riscatto è grande, dimostrata anche dal fatto che la Germania è stata la prima Nazionale a qualificarsi per questi Europei: memorabile lo 0-13 a San Marino, ma ottima anche la vittoria a Praga grazie alla doppietta di Kuranyi. Tre volte campioni del Mondo, anche grazie a un sorteggio abbastanza fortunato la Germania è sbarcata in Austria da gran favorita: vediamo chi saranno i 23 calciatori che tenteranno di portare a casa il titolo (Fotogallery).