Javier Pastore è un ragazzo felice: questa sera l’argentino ha siglato il suo primo gol con la maglia del Paris Saint Germain, la rete che ha steso il Brest (in cui gioca, da titolare, Jonathan Zebina) arrivata a metà ripresa; poi, a fine partita, ha avuto la bella notizia della vittoria della sua vecchia squadra, il Palermo, ai danni dell’Inter. Inizia a girare come deve il Psg di Kombouare; la squadra parigina, assemblata abbastanza in fretta da Leonardo, fa progressi grazie ai suoi nuovi costosi acquisti: e così stasera la rete della vittoria è nata proprio sulla costosissima asse Menez - Pastore, col primo che è sgusciato in velocità sulla sinistra e il secondo che l’ha messa dentro raccogliendo un suo preciso passaggio. Terza vittoria di fila per il Psg e 10 punti in classifica, terzo posto a due lunghezze dalla capolista Montpellier.

Jonathan Zebina è rammaricato per la grande occasione sprecata dal suo Brescia contro l’Inter. Il rigore fallito da Caracciolo pesa, soprattutto perché arrivato al 90′ con i nerazzurri in 10 e il 99% delle possibilità di conquistare tre punti decisivi per la lotta salvezza. Il pareggio è comunque un buon risultato, ma lascia il Brescia a -2 dal treno delle dirette concorrenti per una permanenza in Serie A. Zebina ha però un altro rammarico: il cartellino giallo rifilatogli da Rocchi che fa scattare la squalifica per la prossima partita, proprio la sfida contro la sua ex squadra all’Olimpico di Torino.
Se mi chiedete quale era la partita che in tutto l’anno non avrei voluto saltare era quella contro la Juventus. Era una rivincita verso la mia ex società: mi hanno dato per morto, ma per essere morto cammino bene. Si è parlato un po’ troppo su di me, ma non sono il colpevole di tutti i problemi che mi hanno imputato. Peccato perché sono stato ammonito al primo fallo e non so se ne ho fatti altri, ma comunque il mio campionato non è contro la Juve, è la salvezza con il Brescia.
Quindi niente “vendetta”, soprattutto niente possibilità di affrontare proprio come ai “bei tempi” il pubblico juventino che non l’ha mai amato. A dire il vero stasera Zebina, anche se assolutamente da “vivo”m ne ha combinata un’altra delle sue sul gol subito da Eto’o consentendo a Ranocchia di saltare indisturbato per fornire l’assist e tenendo in gioco l’attaccante camerunese salendo con inspiegabile lentezza. Insieme a lui salterà la sfida proprio Caracciolo, anche lui ammonito quando era diffidato e addirittura espulso nel finale per una trattenuta da tergo ai danni di Sneijder.





Le novità più importanti dell’ultimo giorno di mercato della Juventus sono gli svincolati. Erano quattro gli uomini da sfoltire per Marotta (Camoranesi, Zebina, Grosso e Salihamidciz), missione completata solo al 50% con due “vecchi” che hanno rescisso il loro contratto: l’italoargentino e il francese.
Mauro Camoranesi si è accasato allo Stoccarda, che già può vantare un altro ex bianconero, il terzino Molinaro, dopo aver firmato un contratto da 2.5 milioni di euro per un anno con opzione sul secondo. Jonathan Zebina è riuscito a spuntare un biennale al presidente Corioni e sarà quindi un giocatore del Brescia.
C’è curiosità nel vedere quale sarà la tenuta fisica di due giocatori che alla Juventus hanno passato gli ultimi anni più in infermeria che in campo.
Dopo l’inatteso ko all’esordio contro il Bari, la Juventus non smette di scandagliare il mercato, sia in entrata che in uscita. Secondo Sky Sport il ds bianconero Giuseppe Marotta ha trovato l’accordo col Milan per l’acquisizione di Marco Borriello, che arriverebbe a Torino in prestito per 2 milioni di euro, più il diritto di riscatto fissato a quota 13 milioni (e ritorna il numero magico di questo mercato marottiano, ossia 15 milioni di euro). Se tra le due società si sono trovate d’accordo, tuttavia ancora non c’è il sì del giocatore che oggi ha avuto una giornata intera per pensarci ma che ha ancora non ha deciso: è tentato di rimanere a Milano, ma non sono da trascurare le altre pretendenti che hanno chiesto di lui, ossia Manchester City e Roma. Quest’ultimo, venduto Borriello e Huntelaar (destinazione Schalke), punterebbe forte su Robinho.
Ma il mercato folle della Juve non si ferma qua, perché oggi alla Malpensa è atterrato Yohan Benalouane, il difensore franco-tunisino del St.Etienne che domani effettuerà le visite mediche di rito prima della fatidica firma. Nonostante il suo arrivo quasi certo, non è tramontata la pista che porterebbe a un altro stopper, cioè Serdar Tasci dello Stoccarda. La società teutonica e quella di Corso Galileo Ferraris, dopo l’affare Molinaro, sono vicinissime a concluderne un’altra, cioè quella che porterà Camoranesi nella squadra allenata da Gross: “E’ quasi fatta. La trattativa con la Juve prosegue. Adesso l’obiettivo è che il giocatore possa arrivare a Stoccarda entro domani per sottoporsi alle visite mediche” parole di un portavoce del club tedesco. E proprio Molinaro ha chiamato il suo ex compagno di squadra, sponsorizzandogli la scelta. Proprio il trasferimento di Camo allo Stoccarda potrebbe essere la chiave per arrivare a Tasci.

Chi pensava che l’arrivo di Andrea Agnelli sarebbe servito a risanare totalmente la frattura tra i tifosi juventini e il club si sbagliava. Certo rispetto ai mesi scorsi l’atmosfera è molto più tranquilla, ma il tifo organizzato della Vecchia Signora è ancora vigile sull’operato della società e sul futuro della squadra. In queste prime settimane della nuova stagione non è mancato il calore nei confronti di giocatori e staff tecnico, oggi però, seppur in un’atmosfera di festa, si è registrata la prima vera forma di contestazione.
L’obbiettivo principale dei tifosi sono quei giocatori che stanno ostacolando il processori rinnovamento in atto, tutti coloro che stanno rifiutando sistematicamente la cessione. Durante l’allenamento di ieri a Varese è stato esposto uno striscione duro ed eloquente firmato dai gruppi Viking, Tradizione e Bravi Ragazzi, il testo è chiaro e senza nessun giro di parole: “A chi se ne deve andare ma vuole restare, un anno d’inferno faremo passare”.
Continua a leggere: I tifosi della Juve contro chi non vuole partire, contestati Camoranesi e Grosso
Faccia a faccia ieri tra il vicepresidente del Milan, Adriano Galliani e il neo direttore generale della Juventus, Giuseppe Marotta. Motivo dell’incontro l’avvio della trattative per il passaggio di alcuni giocatori rossoneri in maglia bianconera e viceversa. Il piatto forte potrebbe essere un scambio alla pari tra l’attaccante italobrasiliano Amauri e il bomber milanista Borriello, anche se la dirigenza rossonera sarebbe più propensa ad inserire nell’affare l’olandese Huntelaar, protagonista di una stagione più deludente rispetto al napoletano.
La galleria fotografica di Amauri
Le più belle immagini di Marco Borriello
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La stagione per la Juve è ufficialmente terminata ma, a parte i giocatori convocati dalle Nazionali per il Mondiale, gran parte della truppa bianconera è ancora al lavoro in quel di Vinovo: alle porte una tournee in Nord America, la riproposizione di ciò che fu anche l’anno scorso (ma dodici mesi fa la metà fu l’Estremo Oriente) per racimolare un po’ di soldini. Venerdì prossimo, cioè fra due giorni, la partenza verso il JFK di New York, poi da domenica tutti in campo per la prima di due amichevoli.
Il 23 maggio infatti andrà in scena una inedita Juve - New York Red Bulls, poi trasferimento in Canada, nell’Ontario per la precisione, dove i bianconeri disputeranno la seconda e ultima partita di questa mini spedizione: avversaria la Fiorentina di Prandelli, teatro della gara lo stadio di Toronto. Oggi sono state diramate le convocazioni, come di consueto con alcuni elementi non juventini: quest’anno i fortunati sono Brandao del Siena, Padoin dell’Atalanta, Bardi e Bernardini del Livorno, oltre a Ekdal che comunque è a fine prestito dal Siena. Presenti anche gli epurati di Lippi, cioè Grosso e Candreva.
Continua a leggere: Juve, al via la tournee americana: tra i convocati anche Padoin e Brandao

Si spengono i riflettori a San Siro: ultima partita stagionale nell’impianto milanese, il Milan ha battuto la Juve con lo stesso risultato dell’andata e cioè un implacabile 3-0. Nella sera degli addii, il pubblico di fede rossonera ha omaggiato il partente Leonardo con cori, striscioni e applausi, ma tributo anche per Favalli e Dida, entrambi sostituiti nella ripresa tra l’ovazione dei supporters. Per la Juve, invece, ultima apparizione in maglia bianconera per molti, ma nessuno (a parte Zaccheroni) in maniera ufficiale: Buffon, Grosso, Cannavaro, Camoranesi, tutti giocatori che probabilmente salutano stasera la Vecchia Signora. Per la mera cronaca, gol di Antonini nel primo tempo e doppietta di Ronaldinho, un gol per tempo per il brasiliano (Tabellino di Milan - Juve 3-0 - Video di Milan-Juve 3-0).
Ci si aspetterebbe un briciolo di orgoglio dagli ospiti, che effettivamente partono bene e molto volenterosi; Candreva al centro del campo appare ispirato, Iaquinta è affamato di gol e Salihamidizic una spina nel fianco non di poco conto. Ma vige l’imprecisione, quindi a un palleggio sufficiente non corrisponde una concretizzazione adeguata, con Iaquinta che si divora un gol a tu per tu con Dida e i suoi compagni, incluso Del Piero, che arrivano al tiro anche con facilità, ma non inquadrando mai lo specchio. E il Milan? I padroni di casa ci sono, sanno che la retroguardia avversaria ha limiti notevoli (a proposito 56 gol subiti, record negativo come nella disastrosa stagione del 61/62) e quando mettono il naso nella tre quarti bianconera sono più che temibili.

Calcolatrice in mano, telefoni roventi, dubbi (tanti) e certezze (poche), l’ultimo obiettivo stagionale andato in fumo, l’incubo settimo posto e la prima partita ufficiale che si giocherebbe a fine luglio (e neanche la possibilità, ormai, di arrivare ottavi): non c’è mai fine al peggio e la stagione della Juve si chiude con un manipolo di paure e incertezze, da fugare al più presto con almeno il nome del prossimo allenatore. Il sesto condottiero bianconero in quattro anni ha da più giorni generalità spagnole, ma Rafa Benitez pare non scomporsi e ritualmente ripete che ha ancora un contratto col Liverpool e intende rispettarlo; 22 milioni in tre anni più bonus, assistenti al seguito e voce importante sul capitolo mercato, le lusinghe delle sirene bianconere fanno vacillare l’esperto allenatore che però prende tempo, facendo spazientire la proprietà bianconera. E allora ecco l’ennesimo ultimatum: o dentro o fuori, con Prandelli e Spalletti difficili, ma valide, alternative.
“La trattativa va avanti, ma ora stiamo valutando anche altre ipotesi” ha detto a un tabloid inglese un anonimo dirigente juventino, con lo spogliatoio del Liverpool che da più parti presenta crepe e sembra ormai rassegnato all’addio del proprio capo dello spogliatoio. Il nome del nuovo allenatore bianconero sarà la base di cemento armato per programmare il futuro, con Beppe Marotta, attuale ds della Sampdoria, già in rampa di lancio per assumere il comando delle operazioni di mercato. Dicevamo delle calcolatrici in mano: già, sono giorni di calcoli e conti vari per aggiungere al tesoretto stanziato dalla proprietà altri liquidi da investire sul mercato. Una plus-valenza tira l’altra, cessioni mirate, ingaggi onerosi di cui liberarsi e l’agenda degli osservatori zeppa di nomi e appunti. A partire dal portiere, il lifting della Vecchia Signora sarà radicale.
La Juve vince e convince, forse però inutilmente: un buon 3-0 ai danni del Bari, gara interessante e, a differenza delle ultime uscite dei bianconeri, a tratti avvincente. Non subisce gol e ne rifila ben tre agli avversari, insomma un buon pomeriggio all’Olimpico ma che probabilmente non sarà abbastanza dopo aver dilapidato una miriade di punti in tutto il campionato; le quattro sconfitte di fila fuori casa sono forse troppe per poter ambire a un posto in Champions, ora la quarta piazza è in mano al Palermo che dista quattro lunghezze dall’undici di Zaccheroni. A segno Vincenzo Iaquinta, una doppietta per il lungagnone calabro, tra le due marcature sigillo di Del Piero su calcio di rigore, buona la partita del duo di centrocampo Marchisio - Poulsen (Tabellino e pagelle Juve - Bari 3-0).
Nella prima frazione il risultato non si schioda dallo 0-0 con le occasioni più nitide che capitano al Bari e più in particolare a Vladimir Koman: il giovane ungherese prima impegna Buffon su colpo di testa, poi chiama il portierone della Nazionale a una vera prodezza su un suo tiro a tu per tu. I padroni di casa manovrano bene e arrivano anche spesso negli ultimi trenta metri, ma i cross, anche precisi, non riescono a trovare svettate vincenti; Marchisio ci prova con tiri da lontano che finiscono tutti in curva, Del Piero colpisce una traversa ma il gioco era fermo per un fuorigioco che non c’era. E infine Diego, volontà e qualche sprazzo di buon calcio, di fatto inconcludenza con a taccuino anche un paio di conclusioni da fuori, come di consueto al rallentatore.
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