
“Bravo artista, ti piace fregare i professionisti?“. Queste sarebbero state le parole rivolte da José Mourinho all’arbitro della partita di Coppa del Re Barcellona - Real Madrid 2-2 giocata ieri sera al Camp Nou. Un Mourinho sull’orlo di una crisi di nervi che non ce la fa più ad essere battuto ed eliminato dal Barcellona da quando siede sulla panchina delle merengues. L’allenatore portoghese in 10 confronti tra Liga, Champions League, Coppa del Re e Supercoppa di Spagna ha raccolto un solo successo nella finale dello scorso anno della coppa nazionale mentre ha perso 5 volte e ne ha pareggiate 4 venendo eliminato in semifinale di Champions anche in quel caso con una lunga coda di polemiche.
Mourinho nella conferenza stampa del post partita ha riferito di aver sentito i suoi giocatori dire che era impossibile riuscire a fare risultato sul campo del Barcellona, specificando però che non stava lanciando sospetti sulla prestazione dell’arbitro che in campo ha annullato un gol a Sergio Ramos, espulso poi nel finale, e non ha concesso tre calci di rigore reclamati dai giocatori del Real Madrid. Finita la conferenza stampa però lo Special One si è smentito da solo andando ad aspettare l’arbitro Teixeira nel parcheggio, come testimonia una foto pubblicata dal El Mundo Deportivo che lo immortalava appoggiato proprio alla macchina del direttore di gara.
Se questa versione dei fatti fosse confermata dallo stesso arbitro nel referto della partita, il lusitano rischierebbe l’ennesima squalifica da quando è in Spagna per aver messo in dubbio i successi del Barcellona. Negli ultimi due anni in Spagna si è visto un Mourinho più umano, che soffre a non essere più lui lo “Speciale” nel senso di vincente. Pep Guardiola gli ha tolto il palcoscenico con le vittorie, mentre lui, al momento, se l’è guadagnato solo con proteste esagerate, spesso fuori luogo, che hanno esasperato anche gli stessi tifosi del Real che preferirebbero vincere piuttosto che sentirsi le vittime di un complotto.
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Io non mi nascondo. Questa la frase netta, esplicita, se vogliamo coraggiosa ma forse un pelino banale di José Mourinho dopo l’ennesima batosta in un Clasico, l’1-2 interno contro il Barcellona in Coppa del Re. Lo Special One non si nasconde, ma urge fare qualcosa. Già, perché ultimamente non gli riesce più quello che prima poteva definirsi il suo marchio di fabbrica: fare quadrato attorno ai giocatori, difenderli, amare con bastone e carota e, di conseguenza, farsi amare. I suoi uomini si facevano in quattro per lui e insieme, lui e loro, vincevano. Ma con le stelle del Real Madrid pare il giochino non funzioni. E non funziona neanche il gioco, tanto che nella pancia del Bernabeu l’altra sera trapelarono frasi per niente morbide: “Così non andiamo da nessuna parte” e anche “Mourinho non sa utilizzare squadre di qualità e finisce per scegliere giocatori di lotta più che quelli tecnici. Se allenasse il Valencia vincerebbe più titoli“.
Lo riferisce il Pais e le attribuisce proprio a giocatori blancos di cui però non fa il nome. Marca invece oggi è implacabile e descrive il siparietto per niente edificante in seno alle merengues avvenuto nel centro sportivo di Valdebebas, venerdì mattina:
Mourinho: “Mi avete ucciso in zona mista”.
Ramos: “No Mister, lei ha letto solo quello che è uscito sui giornali, non tutto ciò che abbiamo detto”.
Mourinho: “Chiaro, visto che voi spagnoli avete vinto il Mondiale i vostri amici della stampa vi proteggono… Come al portiere per esempio”.
Casillas, da lontano: “Mister, qui le cose si dicono in faccia, ok?”.
Mourinho, glissando: “Dov’eri sul primo gol, Sergio (Ramos, ndr)?”.
Ramos: “Marcavo Piqué”.
Mourinho: “Beh, dovevi marcare Puyol (che poi ha segnato, ndr)”.
Ramos: “Si però loro stavano facendo un movimento con Piqué e allora abbiamo deciso di scambiarci gli uomini da marcare (con Pepe, ndr)”.
Mourinho: “Che succede, ora ti metti a fare l’allenatore?”.
Ramos: “No, però a seconda della situazione della gara a volte bisogna cambiare le marcature. E visto che lei non ha mai giocato non sa che a volte si generano questo tipo di situazioni”.
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Quando si tratta di disegnare una traiettoria delle sue, magari per effettuare un passaggio filtrante che gli avversari difficilmente riusciranno a leggere, Xavi spesso gioca d’anticipo, lanciando la palla nello spazio un secondo prima del previsto; sarà per questa sua attitudine a disorientare con la giusta scelta di tempo che nell’antivigilia del Clasico spagnolo contro il Real Madrid, il centrocampista del Barcellona anticipa Mourinho e se ne esce con delle dichiarazioni che di sicuro stupiscono, non fosse altro perché di solito a farle è il tecnico lusitano dei blancos. Dopo il successo di ieri per 4-2 contro il Betis (dove per altri Xavi ha segnato aprendo le marcature), l’eterno candidato al Pallone d’Oro rende pepata la sfida in Coppa del Re contro le merengues arringando contro gli arbitri, rei a suo avviso di danneggiare i blaugrana:
“Ci sono momenti in cui gli arbitri ci pregiudicano. Ho la precisa sensazione che in questa stagione ciò avvenga più di frequente. So che fare l’arbitro è difficile, ma ci tocca questa disgrazia. Non vogliamo lamentarci, è la semplice verità. A volte dagli arbitri ricevi favori, altre volte ti danneggiano. Il nostro caso è il secondo. Comunque a Madrid andremo per vincere”.
Fa specie leggere queste sue esternazioni, se è vero che negli ultimi anni i catalani sono sempre stati accusati di ricevere, al contrario, lauti favori arbitrali. I fatti non dimostrano né quest’ultima tesi né quella di Xavi, ma almeno a sentire Mourinho i Campioni del Mondo sono di solito trattati con un occhio di riguardo dai fischietti iberici. E allora il talentuoso mediano capovolge la situazione, facendo passare il Barça da carnefice a vittima. Ottimo modo per riscaldare i motori in vista della sfida del Bernabeu di dopodomani sera 18 gennaio (fischio d’inizio alle ore 22), gara di andata dei quarti di finale di Coppa del Re (il ritorno il 25 gennaio). Vedremo come andrà: il risultato, certo, ma anche la direzione di gara.

Il Real Madrid ha centrato il successo in rimonta nel primo impegno ufficiale di questo 2012, è successo ieri sera in casa contro il Malaga nella partita di Coppa del Re. Al fischio finale sulle gradinate del Santiago Bernabeu e in campo la soddisfazione per l’impresa, i bianchi hanno recuperato lo 0-2 del primo tempo con 3 gol nella ripresa, era palpabile, questo sentimento però era comunque a tutti tranne che a José Mourinho. L’allenatore portoghese a fine partite è apparso tutt’altro che felice, preferendo puntare il dito contro la prestazione dei primi 45 minuti di gioco che ha definito semplicemente “spazzatura”.
Mourinho a fine primo tempo ha operato tutte e tre le sostituzioni e ha spiegato che, se fosse stato possibile, avrebbe cambiato anche tutti e undici i giocatori in campo:
“Dovete chiederlo ai giocatori. Io dico che abbiamo cambiato a livello di velocità e ritmo. Ma la giusta domanda è: se sappiamo giocare in quel modo perché non l’abbiamo fatto fin dall’inizio? Lo chiederò ai miei e spero che mi rispondano. Io a loro ho detto che dovevano uscire sul campo e che avevano 45 minuti per ripulire la spazzatura che si era vista nel primo tempo e che era un peccato non poter fare undici cambi ma solo tre”.
José Mourinho ha mandato in campo Khedira, Ozil e Benzema al posto di Callejon, Arbeloa e Kakà, spiegando che i tre sostituiti non avevano comunque fatto peggio dei loro colleghi. Alla fine le sue scelte sono state premiate: Khedira ha segnato la rete del 2-1, Higuain ha pareggiato e il francese Benzema ha posto il sigillo sulla vittoria con un gol a poco più di dieci minuti dal termine. Ma cosa sarebbe accaduto se malauguratamente qualcuno si fosse infortunato e il Real sarebbe stato costretto a giocare in 10 visto che le sostituzioni erano esaurite? Mourinho sa che su di lui si sarebbe abbattuto un mare di polemiche ma non sembra scomporsi più di tanto:
“Meglio rischiare che sperare nella buona sorte. È una cosa che ho già fatto in passato con il Chelsea, eravamo sotto tre a zero e pareggiammo. Certo, se qualcuno dei miei si faceva male m’immagino già il titolo dei giornali spagnoli: Mourinho è un idiota. Però voglio precisare che i tre che ho cambiato non hanno fatto peggio degli altri nel primo tempo. Ho cambiato per cercare nuove soluzioni per la squadra”.
La Coppa del Re è sempre foriera di sorprese e di incredibili partite: anche questa sera la Coppa di Lega spagnola si è dimostrata pepata più che mai col campo principale, il Santiago Bernabeu, teatro di uno spettacolare 3-2 tra i padroni di casa del Real Madrid e il Malaga. José Mourinho, cannibale in quanto a trofei (o tituli che dir si voglia) da portare a casa, non lascia spazio a turn-over o robe varie, eppure le merengues nel primo tempo capitolano per ben due volte, e in entrambe le occasioni sugli sviluppi di un corner dalla sinistra battuto da Cazorla: Sergio Sanchez ci mette le testa per lo 0-1 degli andalusi, raddoppia nello stesso modo Demichelis al 29°. Poi, negli spogliatoi, la rivoluzione dello Special One: fuori Arbeloa, Callejon e Kakà, dentro Ozil, Khedira e Benzema, neanche a dirlo i blancos rimontano e vincono. Succede tutto tra il 24° e il 33° del secondo tempo: prima Khedira accorcia le distanze con un’insistita azione personale, quindi Higuain pareggia sfruttando uno sciagurato, quanto corto, retropassaggio di Sanchez, infine Benzema completa l’opera con un destro che non lascia scampo a Caballero. Nella gara di ritorno si saprà chi affronterà, nei quarti di finale, la vincente della doppia sfida tra Barcellona e Osasuna. Superclasico in vista, anzi due.

Riflettori accesi questa sera al Santiago Bernabeu di Madrid, di scena il SuperClasico del calcio spagnolo, il 164esimo in Liga (216esimo in totale), la sfida delle sfide tra le due eterne rivali iberiche: il Real di Mourinho contro il Barcellona di Guardiola. Partita imperdibile tra le due padroni del campionato, settimo faccia a faccia nel solo 2011, una gara fondamentale per entrambe le formazioni: per le merengues che vogliono allungare in classifica e dare un segnale incontrovertibile nella Liga (attualmente i blancos hanno tre punti di vantaggio e anche una partita in meno), per i blaugrana che invece vogliono mantenersi in scia per non perdere ulteriore contatto con la vetta. A rendere ancora più pepata la vigilia di questa partitissima ci ha pensato il solito José Mourinho che alla conferenza stampa della vigilia non s’è presentato facendo andare al suo posto il vice Aitor Karanka:
“È chiaro che non firmiamo per il pareggio. Qui si giocano tutte le partite per vincere e noi giocheremo per i tre punti. Perché io e non José? Ho già fatto 30 conferenze stampa e la risposta alla domanda perchè non c’è Mourinho l’ho già data la prima volta”.
Di solito lo Special One diserta gli appuntamenti coi giornalisti quando è in evidente polemica: anche questa volta il lusitano ha voluto così rispondere alle illazioni dei media che dopo la partita con l’Ajax avevano giudicato l’impiego del giovane portoghese Pedro Mendes (di solito riserva del Real B) come un favore fatto al suo agente Jorge Mendes che ha la procura proprio del promettente giocatore. Polemiche a parte, al fischio di inizio di questa sera esisteranno solo il campo e i 22 giocatori che prenderanno parte all’evento, Guardiola a tal proposito è conscio della forza dei suoi ragazzi e della posta in palio:
“Per battere questo Real ci serve di fare una partita perfetta. Spero che loro non si chiudano e provino a metterci sotto pressione, ma dobbiamo essere pronti a tutto. Il fatto che il Madrid sia avanti a noi non ci condizionerà al momento di preparare questa partita. I punti in meno non ci fanno effetto, ciò che conta è conoscere noi stessi, i nostri avversari e cosa hanno fatto ultimamente. Noi siamo indietro perché abbiamo fatto peggio di loro, dobbiamo quindi trovare la situazione giusta per affrontarli ed anche superarli. Di sicuro c’è che loro scenderanno in campo per vincere, senza fare troppi calcoli, e noi faremo altrettanto”.
Ajax - Real Madrid 0-3 | Video Gol Champions League - 7 Dicembre 2011
7 Dicembre 2011 - Clamorosa quanto sospetta eliminazione per l’Ajax. Prima di questa partita i lancieri erano secondi in classifica con tre punti di vantaggio sul Lione, con il quale avevano ottenuto due pareggi per 0-0 negli scontri diretti, con un bel +7 di differenza reti generale che gli consentiva anche di perdere contro il Real Madrid contenendo il passivo. In modo incredibile, ed anche un bel po’ sospetto, il Lione ha vinto 7-1 contro la Dinamo Zagabria ed approfittando anche della sconfitta per 3-0 dell’Ajax, ha strappato il biglietto per gli ottavi di finale.
Va bene che il calcio è uno sport imprevedibile e va bene anche che la Dinamo Zagabria è una squadra scarsa come poche, ma certamente si tratta di una situazione piuttosto strana. Il Real è passato in vantaggio al 14′ minuto con il giovane José Callejon e successivamente sono stati annullati due gol per fuorigioco, in realtà regolarissimi, all’Ajax che avrebbe così potuto almeno pareggiare i conti. Nella ripresa il Real ha segnato altri due gol prima ancora con Callejon e poi con Gonzalo Higuain allungando così a 15 la serie di vittorie consecutive della quadra di Mourinho in questa stagione, e terminando il girone di Champions a punteggio pieno.
Real Madrid - Dinamo Zagabria 6-2 | Video Gol Champions League
22 Novembre 2011 - Spettacolo a Madrid. La partita della squadra di Mourinho, già qualificata matematicamente come prima nel suo girone, diventa pura esibizione. La Dinamo Zagabria, seguendo il canovaccio della più classica delle beffe, segna due gol (i suoi primi due gol in questa Champions League) proprio al Santiago Bernabeu: peccato che ne avesse presi 6 prima e ben 4 nei 20 minuti iniziali. Lo Special One aveva anche scelto una formazione rimaneggiata, mantenendo le sue abitudini quando raggiunge in anticipo una qualificazione, ma la panchina per giocatori come Cristiano Ronaldo, Casillas e Pepe non si rivela dannosa e finisce per essere l’ennesima dimostrazione di forza dei madridisti.
In 9 minuti le merengues sono già in vantaggio di tre gol: una raffica di mitra. Al secondo segna Benzema (che si ripeterà per il 6 a 0 dopo un’ora di gioco), al sesto Callejon e al nono Gonzalo Higuain. Tutto troppo facile, quasi imbarazzante quando Ozil al 20′ completa un poker imprevedibile, almeno con questa tempistica. Fra primo e secondo tempo Mourinho sorprende tutti ordinando tutti e tre i cambi, esce Sergio Ramos e la fascia di capitano finisce a Higuain. Le sostituzioni non cambiano il canovaccio della gara e Callejon segna la sua doppietta prima che Benzema faccia “vincere il set” ai suoi dopo 66 minuti di gioco. Nel finale diventa puro allenamento e la Dinamo segna con Beqiraj e Tomecak due gol buoni soltanto per le statistiche.
Il primo, Cristiano Ronaldo, è un campionissimo affermato all’apice della forma fisica; il secondo, Ciro Immobile, ha 21 anni, è cresciuto nella Juve e quest’anno sta facendo faville col Pescara. Per José Mourinho e Zdenek Zeman entrambi sono inamovibili, d’altra parte il Real Madrid è primo nella Liga con 31 punti e il lusitano ha siglato già 14 gol; per l’attaccante di Torre Annunziata, invece, 9 centri grazie ai quali gli abruzzesi sono secondi in Serie B a sole 3 lunghezze dal Torino capolista. Insomma, cosa accomuna questi due giocatori così diversi a parte la loro propensione a fare gol, molto spesso di pregevole fattura? Ebbene, il 19 novembre scorso in molti hanno prima ammirato il gol col quale Immobile ha steso il Gubbio all’Adriatico, poi poche ore dopo hanno pensato a un replay dell’azione del pescarese quando Ronaldo ha segnato il gol del momentaneo 1-3 al Mestalla di Valencia: per entrambi tiro quasi dalla linea di fondo. Vi proponiamo gli highlights di entrambi i match (da segnalare le grandi reti anche di Benzema e Soldado) e vi facciamo una domanda: quale delle due realizzazioni vi è piaciuta di più?
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Pep Guardiola senza freni ieri al Palau de la Musica di Valencia: durante una conversazione pubblica il pluricampione allenatore del Barcellona ne ha approfittato per elogiare senza mezzi termini la sua creatura blaugrana, incensandone i protagonisti, arrivando a dichiarare addirittura che talvolta nel vederli giocare rischia di soffrire della Sindrome di Stendhal. Un Guardiola insolitamente chiacchierone e orgoglioso di quanto fatto in Catalogna, che gioca a stupire tutti anche quando gli viene chiesto chi fosse ad oggi il miglior allenatore del mondo: “Senza dubbio, José Mourinho“. Poche spiegazioni, risposta netta, pubblico attonito; quando invece si parla del “suo” Barcellona allora diventa un fiume in piena:
“Dove li trovo giocatori così? Gente che va in visibilio quando è sul campo. A Hospitalet, un paese piccolino, Xavi, Iniesta, Fabregas e Villa hanno corso all’ultimo respiro. Adesso quando un atleta mi dirà che è stanco, gli farò notare: ‘Guarda quelli. Hanno tutto… soldi, donne, titoli… eppure vanno a mille’. Ho inserito cinque ragazzi della seconda squadra perché vedessero cosa significa competere”.
Per la cronaca, proprio Iniesta ha siglato con un tiro da fuori l’unico gol nell’andata dei sedicesimi di Coppa del Re di due giorni fa, partita vinta appunto per 0-1 dal Barça contro l’Hospitalet. Ma tornando al nostro Pep, sentite cosa aggiunge quando si parla del suo lavoro:
“Da allenatore si soffre molto: ansia, pressione, perfino la sindrome di Stendhal e le vertigini di fronte alla tua stessa creazione. Dove troverò un posto come questo e giocatori come questi? E poi, la felicità non te la danno i titoli. A 25 anni volevo fare l’allenatore, mentre adesso non vedo l’ora di andarmene a casa… So che un giorno mi stancherò di fare questo mestiere. Il massimo è poter essere io a stabilire quando andarmene, e al giorno d’oggi sono io che lo decido”.
Il giocatore più forte del mondo? “Che domande, Messi“, mentre per il suo futuro sa solo che non rimarrà al Camp Nou a vita e non andrà neanche in un’altra squadra spagnola. I campionati più interessanti? “Premier, Bundesliga e Ligue 1“, povera Serie A, nonostante corteggiamenti nerazzurri e un passato da giocatore con Brescia e Roma, il nostro campionato pare non interessargli.