
Da questa sera a mezzanotte la Roma si ritroverà a Trigoria per dare il via ufficiale alla stagione sportiva 2010/2011: sarà il 17esimo ritiro dell’era Sensi, probabilmente l’ultimo, il primo per il tecnico testaccino Claudio Ranieri che l’anno scorso aveva preso la squadra in corsa, dopo 180 minuti. Tre giorni nel Lazio, con la presentazione delle maglie ufficiali martedì, quindi giovedì partenza per Riscone di Brunico dove si comincerà a fare davvero sul serio, sospinti da numeri tifosi giallorossi attesi in Trentino. Quattro i Nazionali che raggiungeranno i compagni a fine mese, più eventualmente Nicolas Burdisso che ad oggi è ancora un giocatore interista: si tratta di Alexander Doni, Juan, Julio Baptista e Daniele De Rossi.
C’è da dire che il centrocampista azzurro ha chiesto a Ranieri di potersi aggregare al gruppo sin da domani (due settimane e mezzo di vacanze fatte, in più è fresco di divorzio dalla moglie), ma l’allenatore gli ha consigliato di ricaricare ben bene le pile e di “farsi vedere” più in là. Ma vediamo nel dettaglio quali sono i convocati: per la porta quattro estremi difensori, dal titolare Julio Sergio ai rumeni Bogdan Lobont e Alex Daniel Pena, con Doni che come detto arriverà più tardi. Ad Arthur è scaduto il contratto e non gli è stato rinnovato. In difesa, oltre agli assenti giustificati Juan e (forse) Burdisso, otto calciatori, alcuni dei quali che potrebbero comunque cambiare maglia.
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Gruppo G, quello meno incerto degli otto: Brasile e Portogallo dopo le precedenti due uscite giocavano solo per definire la loro posizione, chi sarebbe arrivato primo e chi secondo; ai lusitani occorreva vincere per scavalcare i cugini sudamericani, alla fine ne esce fuori un pareggio senza gol che qualifica i verdeoro in vetta al raggruppamento con sette punti e gli europei dietro con punti cinque. Secondo pari per 0-0 per Cristiano Ronaldo e compagni che confermano di avere una difesa più che buona e un cinismo, marchio di fabbrica della gestione Queiroz, che non ricordavamo appartenere a questa selezione. Il Brasile si conferma squadra solida, poca samba e molto pragmatismo.
I due tecnici, a dire il vero, hanno messo in campo undici competitivi e le squadre sul terreno di gioco hanno cercato di vincere; la Seleçao con un possesso palla tanto arzigogolato quanto, in molte occasioni, sterile, il Portogallo affidandosi alla velocità di capitan Ronaldo e all’ottima verve dei vari Danny, Raul Meireles e Tiago, anche oggi positivo. Primo tempo nervoso, un sacco di cartellini gialli e occasioni vere alla spicciolata: è il Brasile la squadra più pericolosa con Nilmar (palo) e Dani Alves, mira poco precisa e comunque non tantissimo lavoro per Eduardo. Nella ripresa invece nettamente più Portogallo, con Meireles che ha avuto sui piedi la palla più ghiotta per segnare. Sul finale grande Eduardo su un tiro di Ramires deviato.
Va bene, tre punti, ma che il Brasile vincesse con un solo gol di scarto contro la Corea del Nord (e per di più subendo una rete) era pronostico difficilmente fattibile anche dal più audace degli scommettitori: nel freddo di Johannesburg, i cinque volte campioni del mondo faticano non poco a trovare gli spiragli giusti tra le fitte maglie messe su dal tecnico degli asiatici Kim Jong-Hun e nella prima frazione devono accontentarsi di una impietosa statistica che recitava zero tiri verso la porta difesa da Ry Myong-Guk. Nella ripresa piglio aggressivo e i pur volenterosi nordcoreani hanno dovuto abdicare: merito del gol bellissimo del primo giocatore militante in Serie A (ancora per quanto?) a segnare in questo Mondiale ossia Maicon, poi del raddoppio di Elano. Ma gloria per Ju-Yun Nam, in gol allo scadere.
E’ che la Corea del Nord ha impostato la partita con dieci, se non undici, giocatori dietro la linea della palla costringendo i ben più titolati brasiliani a trovare soluzioni alternative: ma se il fosforo del centrocampo sudamericano è affidato a un appannato Kakà e al solito evanescente Felipe Melo, allora tutto diventa più difficile. Gli asiatici sono anche veloci e nelle ripartenze mettono in affanno Lucio e soci, ma a dir la verità fin dal primo tempo Robinho sembra in palla, molto più di un Fabiano impalpabile. Insomma, primi quarantacinque minuti non bellissimi, anzi decisamente deludenti dal punto di vista brasileiro, con tanti applausi all’arcigna banda nordcoreana. Nella ripresa però Carlos Dunga striglia i suoi e quando tornano sul terreno di gioco la musica pare cambiare.

Dopo le ultime stagioni di mercati estivi sonnacchiosi, la Roma mette la freccia in grande anticipo e già ai principi di giugno risulta la compagine più attiva in quanto a calciomercato: è quasi già storia il passaggio di Adriano dal Flamengo alla squadra della Sensi, oggi un’altra transazione è andata in porto e anche questa volta a costi contenuti. Arriva nella capitale a parametro zero il centrocampista ormai ex del Palermo Fabio Simplicio, giocatore atipico capace di grandi exploit in alcune partite quanto di match clamorosamente giocati a nascondino. Tant’è, buon acquisto tutto sommato per i giallorossi che hanno fatto firmare al brasiliano un triennale da 1,1 milioni netti a stagione.
Non si vive di solo mercato in entrata, anche in uscita il ds Pradé è per forza di cose molto impegnato. In concerto col tecnico Claudio Ranieri, potare la rosa romanista non è compito facile a cominciare dai portieri. “Doni ha fatto il suo tempo a Roma” ha dichiarato di recente l’allenatore giallorosso, con Alexander Doni che da Johannesburg non ha particolarmente apprezzato ma che forte dell’ingaggio di 2,5 milioni a stagione non ha poi tanta fretta di fare le valigie. Quasi certi invece l’addio dell’altro portiere Artur (Germania o Spagna), con Taddei che invece è bloccato sulla questione rinnovo (lui vuole un quadriennale, la società non va oltre i tre anni) ed è tentato dalle sirene juventine.

Ecco una delle favorite dei prossimi mondiali di calcio, il Brasile del ct Carlos Dunga. N el parlare dei verdeoro non si può prescindere da alcune statistiche che collocano questa selezione sul trono più importante del mondo del calcio: il Brasile è l’unica squadra ad aver partecipato ad ogni edizione della fasi finali di un Mondiale e unica ad averlo vinto cinque volte in tutti i continenti dove si è giocato (nessun altra Nazionale è riuscita a trionfare fuori dai propri confini continentali). Ma la Seleçao detiene anche un record “negativo”: delle otto squadre ad aver alzato la Coppa del Mondo, il Brasile è l’unica a non esser riuscita a farlo tra le mura amiche.
La squadra è forte, la storia è leggenda, ma mai dare nulla per scontato e occhio alle stecche che sono sempre dietro l’angolo. Lo sa bene Dunga che non ha assecondato la volontà popolare e ha scelto i suoi 23 uomini più fidati, infischiandone della critiche: fuori Ronaldinho, Pato, Diego e Adriano, dentro giocatori che hanno giocato poco (Julio Baptista) o male (Felipe Melo), con i brasiliani che poco conoscono Grafite e gli avrebbero preferito l’astro nascente Neymar. Tant’è, Dunga ha le spalle larghe e ha asserito che i giocatori chiamati sono quelli che meglio ritiene opportuni per il suo progetto. Cioè meno calcio bailado e più pragmatismo.
Parlare della rosa brasileira è forse inutile, ma brevemente facciamolo lo stesso. In porta un esausto Julio Cesar cercherà di coronare questa fantastica stagione disputando un mondiale degno della sua bravura, insieme a lui i compagni interisti Maicon e Lucio, entrambi sicuri di un posto da titolare in difesa; Luisao e Alves gli altri due del quartetto. Per il centrocampo c’è più bagarre, anche se difficilmente Dunga rinuncerà al suo pupillo Felipe Melo che l’anno scorso in Sudafrica si esaltò e giocò benissimo. Poi Kakà, Elano, Robinho, tutti grandi giocatori che tenteranno di mettere in condizione di far gol Luis Fabiano: è lui l’attaccante principe della Seleçao.
Le Foto di Tutte le Maglie del Mondiale 2010 in Sudafrica





E’ normale, quasi matematico, che le convocazioni dei commissari tecnici, siano esse destinate ad un’amichevole, a uno stage, a una competizione continentale o intercontinentale, a qualsiasi cosa, facciano scaturire polemiche: se viene chiamato un giocatore per una partita inutile, ecco le critiche a salvaguardia del club; se viceversa per un prestigioso torneo viene omesso il nome dell’idolo della folla, sotto ancora con feroci messe alla gogna per il ct di turno, come se non fosse normale che ognuno ha le sue preferenze, che piacciano o meno alla gente. Il nostro Marcello Lippi almeno è stato coerente: nessuna “uscita splendida” dell’ultima ora, costante nelle sue convinzioni, alla fine il suo listone non ha destato stupore (I pre convocati di Argentina, Inghilterra e Brasile).
E’ andata diversamente in altri Paesi dove le decisioni dei vari Maradona, Capello e Dunga, rispettivamente ct di Argentina, Inghilterra e Brasile, hanno destato non poche perplessità. Il Pibe de Oro, a capo della Seleccion, se n’è infischiato: fuori Cambiasso, Gago e Zanetti, dentro gente sconosciuta come Pozo, Garcé e Insarrualde, ha avuto anche la sfacciataggine di tagliare corto svelando già la formazione. “Un 4-4-2 con Romero; Otamendi, Demichelis, Samuel e Heinze; Mascherano, Gutierrez, Veron e Di Maria; Messi e Higuain” ha detto l’ex napoletano, affidando il compito di leader indiscusso a Veron. Più chiaro di così. In Inghilterra invece è calato di colpo l’appeal verso il sergente di ferro Fabio Capello, accusato di aver chiamato gente rotta o comunque non abbastanza esperta.

I convocati del Brasile per i Mondiali in Sud Africa sono già pronti. Niente stage, niente 30 nomi stile italiano, direttamente i 23 giocatori che, fatti salvi gli infortuni, si giocheranno la massima competizione calcistica mondiale fra qualche settimana. Il Ct Dunga aveva l’imbarazzo della scelta e, si può tranquillamente affermare, non ha guardato in faccia a nessuno proponendo esclusioni eccellenti: i milanisti Ronaldinho e Pato, il deludente juventino Diego, gli astri nascenti Neymar e Paulo Henrique del Santos, ma soprattutto l’Imperatore Adriano che rimane a casa viste le turbolenze nel suo comportamento anche al Flamengo.
Sono 8 gli “italiani”, compreso quel Felipe Melo colonna della nazionale nella Confederations Cup dello scorso anno, ma decisamente sottotono nella Juventus di questa stagione. Fatta eccezione per il blaugrana Daniel Alves sarà una difesa composta da brasiliani che militano nel nostro campionato con i tre interisti, Julio Cesar, Maicon e Lucio, insieme al romanista Juan o all’alternativa rappresentata dal rossonero Thiago Silva.
A centrocampo c’è anche Julio Baptista, un fantasma o poco più nella Roma di Claudio Ranieri, e l’ex milanista Kakà (anche lui a dir poco appannato nella prima stagione a Madrid). Sono ben due i brasiliani provenienti dal Wolfsburg, Josué in mezzo al campo e Grafite in attacco mentre le altre tre punte di ruolo sono Luis Fabiano, Nilmar e Robinho.
Cosa ne pensate? Dunga, che è costretto a recitare il ruolo di grande favorito, ha fatto le scelte giuste?
Dopo il continua la lista completa.
Dopo le mille polemiche che hanno travolto Francesco Totti in seguito al fallo su Balotelli, l’Olimpico si è stretto intorno al suo capitano. La risposta del giocatore è stata da campione, il numero 10 ha infatti siglato una doppietta risolvendo la sfida contro il Cagliari che si era messa davvero male per i giallorossi. I sardi sono infatti riusciti a passare in vantaggio grazie ad un calcio di punizione di Lazzari, ma Totti, su azione prima e su rigore poi, ha ribaltato il risultato permettendo alla Roma di continuare a sperare fino all’ultima giornata (Tabellino - Video).
Il primo tempo è tutto all’insegna della squadra allenata da Claudio Ranieri, alla fine dei primi 45 minuti si conteranno una decina di conclusioni in porta ma i giallorossi non riescono a trovare il colpo del vantaggio, mentre dal San Siro non arrivano notizie confortanti. A superare Marchetti ci provano un po’ tutti, da Totti a Toni, da De Rossi a Menez, ma la sfortuna sembra essere la protagonista di giornata, la Roma sbatte due volte sul palo, in apertura con il capitano e nel finale di tempo con Motta. Luca Toni lamenta la mancata assegnazione di un calcio di rigore, mentre Totti chiede l’intervento dell’arbitro per un tocco di mano.
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Grande soddisfazione di De Rossi per la vittoria sul Parma, domani sera lui per una volta tiferà la Lazio contro l’Inter: «Abbiamo fatto una grande prestazione su un campo difficile. Il Parma non aveva niente da perdere, ma nessuno ti regala niente e ha fatto una grande prestazione. La Lazio? Non vedo perché non dovrebbe fare lo stesso, anche perché ha più stimoli del Parma perché è in una situazione più complicata. In Inghilterra nemmeno se li pongono questi problemi, non capisco perché in Italia c’è sempre questa girandola nelle ultime tre partite. Com’è giocare con l’obbligo dei 3 punti? È un po’ peggio perché sai che devi vincere per forza. È antipatico, è scomodo ma l’Inter andava a giocare la partita per vincere comunque. Se domani tifo Lazio? Sì, certo, alla grande».
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La Roma torna a vincere a Parma dopo la sconfitta di domenica scorsa contro la Sampdoria e risorpassa l’Inter in vetta alla classifica. Alla vigilia della gara la Roma aveva un solo risultato a disposizione per tentare di strappare questo scudetto all’Inter e Ranieri, nonostante le voci della vigilia che lo davano in panchina, si è affidato al capitano Francesco Totti che non ha deluso le aspettative del suo tecnico. Il Parma in barba alla malelingue della vigilia che ipotizzavano uno scarso impegno contro i giallorossi, ha venduto carissima la pelle.
Dopo appena 4 minuti dall’inizio del match infatti sono proprio i padroni di casa a rendersi estremamente pericolosi con Boijnov che ai dieci metri riceve il pallone da Dzemaili e incrocia tirando sul secondo palo. Conclusione di poco a lato. Passa un solo minuto e la Roma va in vantaggio grazie a Francesco Totti che addomestica un pallone in verticale di De Rossi e con un pallonetto scavalca Mirante. Qualche dubbio sul controllo di Totti per un presunto fallo di mano. Il Parma prova a rispondere prima con una conclusione di Biabiany con la palla che termina sul fondo, e poi con una di Valiani che da fuori area impegna Julio Sergio in una deviazione non semplicissima in calcio d’angolo.
Le Foto dei 6000 tifosi della Roma
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