
Tra Juventus ed Inter c’è grande tensione da molto prima di Calciopoli, ma negli ultimi 5 anni anche quel poco di diplomazia di facciata è andato a farsi benedire. Le continue accuse reciproche stanno avvelenando l’intero mondo del calcio che ancora non è riuscito a risollevarsi da Calciopoli, né sotto il profilo dei risultati, né sotto quello dell’armonia. Per il calcio italiano serve decisamente una rivoluzione che possa far tornare allo splendore il campionato di Serie A.
Per ricominciare da zero, il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, ha chiesto ed ottenuto che il presidente del Coni Gianni Petrucci si impegnasse per organizzare un tavolo “politico” in modo da trovare un punto di intesa con l’Inter. Petrucci ha accolto l’appello e fissato un incontro per il 14 dicembre prossimo, al quale, al momento, le parti si sono impegnate ad andare. L’idea che di punto in bianco Juventus ed Inter possano trovare una soluzione ai propri problemi è alquanto improbabile. Nonostante nessuno al momento sia disposto a fare un passo indietro su nessun fronte, tutti stanno spendendo belle parole di distensione, come oggi ha fatto anche Javier Zanetti:
“Credo che ci sia la volontà di fare pace. Il nostro presidente è una persona perbene, se andrà a questo tavolo della pace vuol dire che i presupposti ci sono”.
Al momento tutti sembrano fermi sulle proprie posizioni, dove sono questi questi “presupposti”? Staremo a vedere.

In principio fu Donadoni, quindi Pioli quando ancora il campionato doveva cominciare, poi Gasperini e infine Bisoli: fino a oggi dato che Igor Campedelli, uno che di pazienza ne ha fin troppa, non ha neanche accennato a digerire la sconfitta nel derby contro il Parma e ha esonerato Marco Giampaolo quale allenatore del Cesena. Ora al Manuzzi dovrebbe arrivare Ballardini, lo stesso che rifiutò Bologna per la felicità dei felsinei, dato che col suddetto Stefano Pioli i rossoblu hanno ottenuto nove punti su 12, vincendo ieri contro l’Atalanta al Dall’Ara (con ritorno al gol di Di Vaio e ritorno al successo in casa di Portanova e soci dopo mesi e mesi di astinenza). Dicevamo del Cesena: zero vittorie, l’unica squadra a non aver mai fatto bottino pieno, che oggi ha perso la sfida tra peggior attacco, il suo, e peggior difesa, quella del Parma.
Gli altri due zeri della classifica riguardano proprio i ducali che non hanno ancora pareggiato (e vanno bene le 5 sconfitte se poi arrivano 4 vittorie e 12 punti) e la Juve, unica squadra imbattuta ma un po’ troppo abbonata ai pareggi (ben 4, solo il Catania ha fatti di più): il trend è cambiato negli ultimi 5 giorni col doppio 2-1 col quale i bianconeri hanno battuto due arcirivali storiche come Fiorentina e Inter, lanciandosi dunque in testa alla classifica. Ci rimarranno lì in cima gli uomini di Conte? Domenica sera ci sarà il Napoli, che prima della Champions fa sempre disastri, e sapremo dall’esito della sfida del San Paolo di che pasta sia veramente fatta la Vecchia Signora; di sicuro dal turno di ieri abbiamo capito che la Lazio è spaventosamente solida, soprattutto in trasferta, e che l’Udinese è Di Natale-dipendente (guarda caso era assente a Napoli) ed è forse ben lieta di esserlo.
A proposito dei partenopei, la terza sconfitta stagionale fa male soprattutto perché arrivata ancora una volta contro una medio-piccola (Chievo, Parma e Catania): quanto potrà reggere la squadra di Mazzarri se continuerà a spendere così tante energie mentali nei confronti della ben più affascinante Champions? Certo è che il Catania è una realtà, col suo sesto risultato utile di fila, una sola sconfitta e un allenatore, Montella, che ha più punti di Luis Enrique: la Roma cambia, sbaglia e non convince, ne approfitta il Milan che fa poker di vittorie di fila e si rilancia, l’attacco dei rossoneri con 19 gol e di gran lunga il migliore del campionato. Menzione d’onore al Siena che gioca un calcio pragmatico e bello, con una difesa, la stessa della B, che è la seconda del torneo; tirata d’orecchi invece a Chievo, Inter e Atalanta. Le altre cinque non nominate? Niente da segnalare se non i marcatori di tre di loro, a cui va un plauso: Lazzari, Strasser e Rigoni.

Il girone non era di quelli da far tremare le gambe, ma di certo il Milan fino ad ora non si è complicato la vita: dopo l’ottimo pari al Camp Nou contro il Barcellona, nell’esordio casalingo contro i cechi del Viktoria Plzen i rossoneri sfoderano una prestazione convincente, confezionano il più classico dei 2-0 e mettono un marchio importante sul passaggio del turno. Vittoria doveva essere e vittoria è stata, ma per l’allenatore milanista Massimiliano Allegri più importanti dei tre punti c’è l’iniziale recupero di pedine fondamentali per la rosa del Diavolo: questa sera è tornato Zlatan Ibrahimovic, non uno a caso, e si è visto. Lo svedese ha giocato da 7 in pagella:
“E’ normale che con lui in campo sia diverso. Ibra ti dà fisicità e tecnica. Il suo rientro è importante, come lo sarà quello di tutti gli altri”.
Ma il tecnico livornese non è tipo che ama parlare dei singoli, e seppur in cuor suo vorrebbe spendere ancora più parole d’elogio per il suo bomber, preferisce analizzare la prestazione della squadra in generale, sottolineando anche qualche sbavatura:
“Era importante vincere per i tre punti e per dare seguito al pareggio di Barcellona: ci siamo riusciti, alternando cose buone a cose meno buone. Quando si vince si fa prima a recuperare le energie, fisiche e mentali. E’ un mese che stiamo giocando con gli stessi, affiora un po’ di stanchezza e anche stasera potevamo gestire meglio la palla. La qualificazione passava da stasera e poi dalle prossime due partite, per affrontare il Barcellona a pari punti e cercare di arrivare al primo posto”.
Milan - Viktoria Plzen 2-0: Le foto della partita




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Andrea Pirlo è ufficialmente un giocatore della Juventus. Questa mattina il centrocampista ha svolto le visite mediche alla Clinica Fornaca, al centro Isokinetic ed al Centro di Medicina dello Sport di Torino che hanno dato il via libera alla società per siglare il contratto che legherà il bresciano alla Juventus per le prossime 3 stagioni. Non è stato ancora reso noto dalla società a quanto ammonti il compenso dell’ex regista del Milan, ma secondo vari rumors la cifra dovrebbe essere compresa tra i 2.8 ed i 3mln di euro a stagione. Da oggi pomeriggio Pirlo è diventato anche il primo rinforzo della Juve targata Antonio Conte per la prossima stagione e domani alle 12:00 è prevista la presentazione del giocatore a Vinovo. Questo il comunicato apparso su Juventus.com:
Andrea Pirlo è ufficialmente un giocatore della Juventus. La società bianconera ha raggiunto l’accordo con il centrocampista bresciano. Il contratto firmato varrà dal 1° luglio 2011 al 30 giugno 2014.
Pirlo ha trascorso la giornata a Torino e al mattino è stato sottoposto alle rituali visite mediche presso la Clinica Fornaca di Sessant, il centro Isokinetic e il Centro di Medicina dello Sport di Torino.
juventus.com
Mentre l’ex rossonero Andrea Pirlo, si avvicina sempre di più alla Juventus, il manager del Liverpool, Kenny Dalglish, avverte di non essere disposto a fare sconti su Alberto Aquilani e che quindi, nel caso in cui i torinesi insistessero, come stanno facendo, per avere uno sconto sui sedici milioni di euro previsti dal diritto di riscatto del giocatore preso in prestito la scorsa estate, i Reds potrebbero decidere di far tornare l’ex romanista in Inghilterra. Queste le parole delle scozzese:
“C’è una concreta possibilità che Alberto torni qui da noi. È un giocatore di qualità, la sua avventura al Liverpool iniziò male a causa degli infortuni e di fatto non è mai cominciata visto che aveva perso il ritiro precampionato. Lo abbiamo ceduto in prestito e ha fatto molto bene alla Juve, se dovesse tornare per me sarebbe come un ottimo nuovo acquisto.”

Tutto in un baleno: domenica scorsa Giampaolo Pazzini faceva paura alla Juve sfiorando il gol del vantaggio della Sampdoria e il quotidiano sportivo Tuttosport quel giorno aveva pure titolato che per il Pazzo sarebbe stata l’ultima partita da avversario della Vecchia Signora. Infortunio alla caviglia, poi lunedì la chiamata dell’Inter, in un giorno il centravanti della Nazionale ha dovuto decidere cosa fare, insieme alla storica fidanzata Silvia Slitti. Il mare di Genova e la loro casa a Nervi, l’affetto della curva, le emozioni, i gol, i tanti momenti vissuti da protagonista in blucerchiato, alla fine le sirene nerazzurre hanno prevalso sulle emozioni, sulla routine genovese, si pensa alla carriera: 3 milioni di euro netti all’anno, la possibilità di vincere e di giocare in una delle squadre più importanti del mondo.
Così in fretta e furia ha organizzato una cena con tutti i compagni di squadra, poi si è recato a Milano, ha messo tutto nero su bianco e ieri era già lì, alla Pinetina, ad allenarsi coi suoi nuovi compagni. Una brutta botta per le pretendenti del Pazzo, Juve in testa, ma anche per i suoi ormai ex tifosi, che dopo Cassano si sono visti strappar via un altro asso. Riccardo Garrone, proprietario del club, non usa parole morbide: “Da tempo c’erano troppe sirene per Pazzini e lui ne è rimasto affascinato, influenzato anche dalla volontà di salire di grado. Non siamo stati noi a liberarcene. Io speravo che le sirene non si ripresentassero ma è successo. Il dg lo faccio io, ho collaboratori capaci e fedeli, sono tranquillo e vi dico che con Pazzini non si poteva andare avanti. La corda è molto tesa, questa non è una minaccia ma se la corda si rompesse sono pronto a lasciare“.
Direttamente da Milano, a meno di una settimana dalla rottura, replica Pazzini: “Ho letto le frasi di Garrone, su alcune ci sono rimaste male, ma preferisco non rispondere. Perché ha detto certe cose dovete chiederlo a lui, a proposito del mio presunto scarso impegno in campo. Io avevo dei problemi, giocavo con infiltrazioni, se il presidente fosse venuto prima delle partite lo avrebbe saputo. Per me la Sampdoria è stato un periodo bellissimo. Resterò grato per sempre a quell’ambiente. Anche se si era perso l’entusiasmo dell’anno scorso“. Ora però l’attaccante toscano è già tutto proiettato sulla sua nuova avventura a tinte nerazzurre:
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Città: Alicante. Squadra: Hercules. Stadio: José Rico Perez. Allenatore: Benitez Esteban Vigo. Prima partita: sconfitta casalinga contro l’Athletic Bilbao, 0-1. Eh già, è questa la nuova vita di David Trezeguet, 10 anni di Juve, 171 gol segnati, un posto d’onore nella storia del club bianconero. Ma ora a 33 anni, dopo varie “minacce” di addio susseguitesi negli anni, la sua avventura sotto la Mole è arrivata davvero al capolinea: Roi David, Trezegol o semplicemente Trezeguet non è più un giocatore della Vecchia Signora, il suo presente e il suo futuro si chiama Hercules Alicante. Club neopromosso nella Liga, obiettivo la salvezza, ultimi giorni di mercato col botto: non solo il transalpino, ma anche Royston Drenthe.
“Mi hanno parlato di salvezza, ma io punto a qualcosa di più. Sono arrivato qui molto motivato, sappiamo che sarà una stagione dura ma siamo carichi e pronti a tutto” le prime parole di Trezeguet con la maglia biancoblu della sua nuova squadra. La società, per la sua presentazione, aveva allestito un palco tutto per lui; e i tifosi sono accorsi a fiotti, esaltati dall’arrivo di uno dei centravanti più forti dell’ultimo decennio. Ancora: “Ho le stesse motivazioni di quando ero nella Juventus. Sono molto felice di essere qui, è un passo importante per la mia carriera: dopo 10 anni in Italia, desideravo provare un’esperienza in Spagna. Sono consapevole che vengo in un club modesto ma voglio dimostrare quanto valgo, segnare tanti gol e aiutare la squadra a restare nella massima serie di Spagna“.
Le foto della presentazione di Trezeguet all’Hercules




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Il Milan da segni di vita. Niente di spettacolare, ma comunque sussulti che non dispiacciono ai tifosi: dal Genoa arriva con la formula del prestito (con diritto di riscatto dell’intero cartellino) Kevin Prince Boateng. Giocatore dinamico che piace ad Allegri, lo abbiamo visto con la maglia della Nazionale ghaniana negli scorsi mondiali, balzato agli onori della cronaca la scorsa stagione per aver infortunato con un brutto fallo Micheal Ballack nella finale di Fa Cup tra il suo Portsmouth e il Chelsea di Carlo Ancelotti.
Doveva arrivare a Milanello nella giornata di domani, il giocatore però non ha saputo aspettare e già ieri sera era alla Malpensa. Oggi visite mediche e subito aggregazione alla squadra, andando a rinfoltire un centrocampo che appare comunque ancora da puntellare. Ritornando a Boateng, con molta probabilità lo vedremo all’opera già domenica prossima quando a San Siro si disputerà il consueto Trofeo Luigi Berlusconi. Allegri punta sull’ottimismo: “E’ una buona mezz’ala, molto dinamica, ha un buon piede e buona tecnica“. E anche quando gli si fa notare il calo di vendite di abbonamenti…
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L’Inter ha vinto il suo sesto Trofeo Tim nell’anniversario della decima edizione, superando abbastanza facilmente la concorrenza di Milan e Juventus. Nella prima partita con in campo Inter e Juve, i nerazzurri si sono imposti 1-0 grazie ad un gol splendido di Sneijder. Nel secondo match tra Milan e Juventus i tempi regolamentari si sono chiusi sul punteggio di 1-1 con i gol di Ronaldinho e Diego. Decisivi gli errori di Pepe ed Amauri dal dischetto che hanno così consegnato la vittoria ai rossoneri. Nel terzo e decisivo match tra Milan ed Inter, i nerazzurri hanno vinto il derby 3-2 ai rigori. La Classifica finale recita Inter 5 punti, Milan 3 e Juventus 1.
- Prima Partita: INTER - JUVE 1-0 (Video)
Rete: 26′ Sneijder
Inter (4-2-3-1): Julio Cesar; Maicon, Materazzi, Lucio, Chivu; Cambiasso, Nwankwo; Pandev, Sneijder, Obinna; Eto’o. A disp: Castellazzi, Orlandoni, Cordoba, Samuel, Benedetti, Natalino, Biraghi, Stankovic, Mancini, Milito, Obi, Biabiany, Coutinho.
Juventus (4-4-2): Manninger; Grygera (37′ Motta), Bonucci, Chiellini, De Ceglie; Pepe, Sissoko, Felipe Melo, Lanzafame; Del Piero, Trezeguet. A disp: Storari, Motta, Legrottaglie, Martinez, Marchisio, Diego, Amauri, Costantino, Ferrero.




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Chi l’avrebbe mai detto che Peppino Sculli sarebbe diventato uomo mercato: il 29enne di Locri dopo una decina di anni in bilico tra la Juve e una marea di altre società (dal Modena al Chievo, dal Brescia al Crotone, senza dimenticare Messina), alla fine nel 2007 è diventato per intero un giocatore del Genoa. Già, solo il Grifone ha saputo credere realmente in lui: non solo come calciatore, anche come uomo, visto che la società rossoblu lo ha aspettato dopo 8 mesi di squalifica per una presunta combine quando militava nel Crotone (in una gara contro un’altra sua ex squadra, il Messina). Dal 2007 Enrico Preziosi lo ha voluto tutto per sé, il centrocampista ha ripagato la fiducia.
Così dopo tre stagioni in massima serie ad altissimo livello (più di 100 partite e 18 gol, ma reti anche in Coppa), ora il nome di Sculli inizia a circolare sulle agende dei direttori sportivi: ma sì, è un giocatore duttile che non lesina l’utilizzo del terzo e quarto polmone, ha un buon fiuto del gol, piedi niente male e generosità a iosa. Insomma, ad avercene interpreti del genere nel calcio di oggi, fatto di corsa e coralità. Così la scorsa settimana, sentito l’interesse genoano per Giovinco, la Juve l’ha buttata lì: la Formica Atomica sotto la Lanterna, va bene, ma in cambio proprio Sculli. Preziosi laconico: “Se lo accettassi avrei qualcosa da farmi registrare. Invece credo che il cervello mi funzioni ancora bene. Se Sculli andrà via, di certo non andrà via per Giovinco, questo scambio è una baggianata“.
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