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Zapatero contro la legge Beckham, presto la Spagna potrebbe perdere il suo status di paradiso fiscale per i calciatori

pubblicato da Skalka


Il faraonico mercato del Real Madrid di quest’estate potrebbe essere l’ultimo atto di strapotere finanziario delle società spagnole. Il paese iberico infatti a breve potrebbe perdere lo status di paradiso fiscale per i ricchissimi calciatori stranieri che militano nella Liga. Nella tarda serata di mercoledì il partito socialista di Zapatero ha raggiunto un accordo con altre forze politiche per arrivare all’abolizione di quella legge che ha poi preso il nome di Beckham per la quale gli stranieri che avessero un contratto di lavoro in Spagna potevano contare su sgravi fiscali notevoli.

Introdotta dal precedente governo di destra per attirare in Spagna soprattutto eccellenze straniere nel campo scientifico, la legge è stata subito sfruttata dalle società di calcio che, grazie ad essa, potevano offrire dei contratti al netto ai loro stranieri nettamente migliori rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea. Per questo in questi ultimi anni il Real Madrid e il Barcellona hanno potuto ingaggiare grandissimi campioni sbaragliando la concorrenza, non a caso Ronaldinho ha lasciato la Catalogna alla scadenza dei sei anni di contratto. Ma anche le società più piccole ne hanno beneficiato, evidente il caso del Villareal che è riuscito a sbaragliare la concorrenza e ad aggiudicarsi il nostro Giuseppe Rossi.

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Saltano le trattative per la modifica della "legge Beckham", la Spagna resta un paradiso fiscale per i calciatori

pubblicato da Skalka


Sembrava dovesse finire il periodo di vacche grasse per i calciatori stranieri che giocano nella Liga, visto il periodo di crisi generale i partiti della sinistra, compreso il PSOE di Zapatero, avevano chiesto di rivedere quella clausola denominata “Beckham” per la quale gli stranieri che lavorano in Spagna possono godere di aliquote fiscali agevolate per i primi sei anni. Purtroppo invece dopo lunghe consultazioni niente è cambiato, l’accordo è saltato all’ultimo momento e Cristiano Ronaldo e Kakà potranno continuare a godere di privilegi in genere riservati alla classe operaie.

Questa normativa, ribattezzata “legge Beckham“, è stata introdotta nel 2002 proprio per facilitare l’ingaggio dell’inglese da parte del Real Madrid. In pratica in questo modo i lavoratori stranieri in Spagna, con un preavviso di sei mesi prima dell’inizio della loro attività lavorativa, possono godere di un’aliquota fiscale pari al 24% annuo, la stessa di chi dichiara 17 mila euro all’anno. Per gli spagnoli milionari, come appunto i calciatori, l’aliquota prevista è invece pari al 43%. Facendo due conti quindi il Real, ad esempio, deve pagare la stessa somma lorda per gli ingaggi di Ronaldo e di Raul con la differenza che al netto il primo guadagnerà 9 milioni, il secondo ne percepisce invece “soltanto” 6. Allo stesso modo Perez è stato in grado di offrire a Kakà un ingaggio superiore a quello percepito al Milan spendendo meno.

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