Dopo la prematura eliminazione del Brasile agli scorsi Mondiali (fatali i quarti di finale contro l’Olanda), la Federazione di calcio carioca aveva la pesante responsabilità di sostituire Carlos Dunga per affidare i pentacampeao a colui che dovrà condurli ai Mondiali casalinghi, fra quattro anni. Tanti i nomi circolati nelle scorse ore, da Leonardo a Menezes, alla fine a spuntarla è stata Muricy Ramalho, 55enne allenatore della Fluminense che ora dovrà svincolarsi dal club di Rio de Janeiro per tuffarsi in questa nuova affascinante avventura.
Alle nostre latitudini non è molto conosciuto: da calciatore ha speso una vita dividendosi tra il San Paolo e i messicani del Puebla, da allenatore una sfilza di esperienze in patria sulle più svariate panchine, con una piccola parentesi anche in Cina. La più grande soddisfazione professionale, indubbiamente, la tripla vittoria consecutive alla guida del San Paolo, campione del Brasilerao nel 2006, 2007 e 2008. L’anno scorso mezzo flop al Palmeiras, ma quest’anno con la Fluminense era in testa alla classifica e aveva anche trovato un insolito buonumore (”E’ l’aria di Rio” scherzava, alla sua prima esperienza in questa città).
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In Via Turati si sta progettando il Milan del futuro, dopo l’addio di Leonardo la società rossonera è alla ricerca della persona più adatta a sostituirlo. In queste settimane si sono fatti tantissimi nomi, si è parlato della coppia composta da Filippo Galli e Mauro Tassotti, ma anche di Alessandro Costacurta. Oggi però potrebbe esserci una svolta decisiva, si sta tenendo infatti ad Arcore un vertice tra Silvio Berlusconi, Adriano Galliani e Ariedo Briaida. La novità significativa è però la presunta, non confermata, presenza di Massimiliano Allegri, invitato a pranzo dallo stesso premier desideroso di conoscerlo per capire se potrebbe essere l’uomo giusto per guidare la sua creatura.
Quando Galliani è arrivato a Villa San Martino i cronisti appostati non hanno potuto capire se l’ex Cagliari fosse in macchina del dirigente a causa dei vetri oscuranti della vettura. Ma a quanto pare questo è solo un dettaglio perché ormai il Milan ha quasi deciso in favore del livornese che tanto bene ha fatto a Cagliari. Berlusconi si sarebbe convinto delle doti di Allegri e apprezzerebbe molto il suo modo di far giocare le squadre, sempre capaci di esprimere un calcio spettacolare e offensivo, proprio come piace al patron milanista.
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Contestato e col dito indice puntato contro, Silvio Berlusconi non è tipo che si lascia intimorire dai malumori dei tifosi milanisti; al contempo il Premier sa benissimo che il Diavolo è materia da non sottovalutare e non ha nessuna intenzione di lasciare o di trascurare eccessivamente la squadra. All’epoca della “presunta” cessione di Kakà al Manchester City scese in campo in prima persona per trattenere il brasiliano in rossonero, abile mossa da uomo immagine qual è, così come la vendita dello stesso al Real Madrid gli fece perdere 4 punti percentuali alle Elezioni Europee (sue parole). Insomma, per la sua fama in campo politico e non solo, il “giocattolo Milan” serve eccome a Berlusconi che dunque ha deciso di intervenire per scegliere il prossimo allenatore.
Appurato l’addio di Leonardo, col quale il numero uno milanista non ha mai legato (e famosi anche gli screzi tra i due, con “Araujo” che non le ha mai mandate a dire), l’ad rossonero Adriano Galliani ha lavorato non poco nei giorni scorsi per fare una lista di nomi plausibili: il compito, affidare la panchina del Milan a una persona seria, brava e “milanista“. Ecco però l’intervento del Primo Ministro che ieri in una cena a Villa Gernetto ha dimostrato di gradire poco il duo, dato per super accreditato, formato da Filippo Galli e Mauro Tassotti. Non è convinto Berlusconi dall’inesperienza dei due, così come ha tenuto ad evidenziare lo scarso entusiasmo nei confronti di Massimiliano Allegri, un personaggio che il Premier non conosce di persona. Lui vuole gente fidata.
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Silvio Berlusconi è tornato a parlare del suo Milan dopo le dure contestazioni dei tifosi nel corso dell’ultima partita casalinga contro la Juve, lo ha fatto in occasione della cena con gli sponsor della società rossonera. Il patron ha dettato le linee guida per il futuro, spiegando come il l’attualità non permetta spese folli, allo stesso tempo ha allontanato le voci circa la vendita della società. Il presidente del consiglio si è anche sbilanciato svelando, di fatto, il nome dell’erede di Leonardo per la prossima stagione, la scelta dovrebbe ricadere sul direttore del settore giovanile Filippo Galli, ma a tal proposito non sono escluse sorprese.
L’argomento che più tocca la sensibilità di Berlusconi riguarda le finanze del mondo del calcio, sono finiti i tempi delle spese pazze, la crisi investe anche il pallone e tutte le società dovranno adattarsi a questo periodo di austerità. Per questo nel futuro del Milan non sembrano esserci grandi campioni, la società piuttosto si affiderà ai giovani della primavera da integrare con i giocatori più esperti della rosa. Tale strategia è frutto di questi tempi ma anche del suo ruolo di presidente del consiglio che gli impone di non dare il cattivo esempio. Nonostante ciò Silvio esclude l’ipotesi di una vendita della società: in primo luogo non ci sarebbero acquirenti, inoltre non bisogna sottovalutare quanto gli costerebbe in termini di popolarità una mossa del genere. Il cavaliere ricorda come la cessione di Kakà gli sia costata almeno tre punti percentuali nei sondaggi di gradimento, un errore che chiaramente non vorrebbe più rifare.



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“Dopo tutto quello che ho fatto non lo merito. Sono stato io a portare questa squadra sul tetto del mondo“, avrebbe confidato ad alcuni suoi collaboratori politici Silvio Berlusconi, due giorni dopo la pesante contestazione del pubblico rossonero nei confronti della dirigenza. Sulle mosse future del Milan si sapranno maggiori dettagli martedì, quando Berlusconi riceverà a Villa Germetto i giocatori del Milan per il saluto di fine stagione. “Li ho fatti sognare e vengo ripagato cosi’. Non c’è riconoscenza, non c’è nel mondo della politica, figurarsi a quello dello sport…“, ha detto il presidente del consiglio. E poi conclude:
“Sono il presidente che ha vinto più di tutti, il Milan nei primi dieci anni del nuovo Millennio è arrivata a fare tre finali di Champions League. Tutte le squadre europee dovranno avere gestioni austere e anche noi andremo avanti in questo modo. Il mio Milan ha fatto la storia e nessuno lo deve dimenticare“. Berlusconi, tuttavia, si starebbe occupando più direttamente del futuro del Milan per il dopo Leonardo: la preferenza è al duo Galli-Tassotti per la panchina e non sarebbe esclusa l’idea di affidare a Paolo Maldini, bandiera rossonera, un ruolo dirigenziale di alto livello.






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Si spengono i riflettori a San Siro: ultima partita stagionale nell’impianto milanese, il Milan ha battuto la Juve con lo stesso risultato dell’andata e cioè un implacabile 3-0. Nella sera degli addii, il pubblico di fede rossonera ha omaggiato il partente Leonardo con cori, striscioni e applausi, ma tributo anche per Favalli e Dida, entrambi sostituiti nella ripresa tra l’ovazione dei supporters. Per la Juve, invece, ultima apparizione in maglia bianconera per molti, ma nessuno (a parte Zaccheroni) in maniera ufficiale: Buffon, Grosso, Cannavaro, Camoranesi, tutti giocatori che probabilmente salutano stasera la Vecchia Signora. Per la mera cronaca, gol di Antonini nel primo tempo e doppietta di Ronaldinho, un gol per tempo per il brasiliano (Tabellino di Milan - Juve 3-0 - Video di Milan-Juve 3-0).
Ci si aspetterebbe un briciolo di orgoglio dagli ospiti, che effettivamente partono bene e molto volenterosi; Candreva al centro del campo appare ispirato, Iaquinta è affamato di gol e Salihamidizic una spina nel fianco non di poco conto. Ma vige l’imprecisione, quindi a un palleggio sufficiente non corrisponde una concretizzazione adeguata, con Iaquinta che si divora un gol a tu per tu con Dida e i suoi compagni, incluso Del Piero, che arrivano al tiro anche con facilità, ma non inquadrando mai lo specchio. E il Milan? I padroni di casa ci sono, sanno che la retroguardia avversaria ha limiti notevoli (a proposito 56 gol subiti, record negativo come nella disastrosa stagione del 61/62) e quando mettono il naso nella tre quarti bianconera sono più che temibili.

Alla vigilia dell’ultima partita di campionato arriva l’ufficialità dell’addio di Leonardo al Milan. L’allenatore brasiliano ha scelto l’ultima conferenza stampa della stagione per annunciare la fine della sua esperienza sulla panchina rossonera, al suo fianco c’era Adriano Galliani. La separazione è stata consensuale e segna anche la fine dei rapporti tra il tecnico e la società di Via Turati, Leonardo ha infatti dichiarato che non lavorerà mai più per la società meneghina. Anche le parole del dirigente sono state di tristezza per la decisione presa dal brasiliano, ha comunque colto l’occasione per ringraziarlo per quanto fatto in tredici anni in rossonero.
Leonardo ha spiegato che si è arrivati a questa decisione con serenità, si è detto felChampions Leagueice per il traguardo Champions League raggiunto e per quanto fatto a Milano nel corso della sua carriera che lo ha visto, prima di sedersi in panchina, prima giocatore e poi dirigente. L’allenatore poi, rispondendo alle domande dei molti giornalisti presenti, ha provato a spiegare meglio le ragioni che hanno portato a questo addio:
“Non posso vivere con tristezza. Non posso non considerare tredici anni della mia vita. Il periodo più difficile per uno sportivo è il post carriera. È stato Adriano Galliani a darmi tutte le opportunità. Io sono un prodotto del Milan, non sapevo cosa significasse fare l’allenatore. È stata una cosa straordinaria, ma non so se lo farò in futuro. Sicuramente, non nei prossimi anni. Non ho nessuna paura del futuro, non ho nessun pensiero e non ho nessuna offerta. A me quello che piace è la gestione. Qui vivevamo una determinata situazione e abbiamo deciso di provare. Per me è stato un arricchimento straordinario.
Adesso è arrivato il momento di chiudere con tranquillità, come abbiamo sempre fatto ogni cosa. Staccarmi dal Milan non è semplice, perché il Milan mi ha dato l’opportunità di fare qualsiasi cosa: tutto quello che ho imparato l’ho imparato da Adriano Galliani e qui al Milan”.
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Anche se Leonardo ha preferito rimandare i chiarimenti a proposito del proprio futuro, preferendo concentrarsi sull’ultima partita di campionato contro la Juventus, appare molto improbabile una sua permanenza sulla panchina del Milan nella prossima stagione. In Via Turati sono alla ricerca del nuovo allenatore ma il compito di Adriano Galliani non sarà affatto facile, serve un uomo esperto, che abbia il potere di affascinare i tifosi e di accontentare l’esigente Silvio Berlusconi, un requisito in più sarebbe un passato importante da milanista.
Nelle scorse settimane a questo identikit era stato accostato il nome di Marco Van Basten, l’olandese è in possesso di tutte le qualità richieste e sicuramente godrebbe di tutto l’appoggio da parte del mondo rossonero, pare che sia stato proprio Berlusconi a fare il suo nome. Proprio oggi però lo stesso Van Basten ha fatto un passo indietro, la sua tristemente famosa caviglia continua a non lasciarlo in pace e non gli permette di accettare un lavoro pesante come quello dell’allenatore:
“Non sono pronto, ho ancora un problema alla caviglia e lo devo risolvere. Non posso fare un lavoro pesante come quello dell’allenatore, per il quale devi essere libero nella testa. Sono qui e mi diverto con il golf, poi dopo vediamo quello che succederà. Ho sempre avuto un buon rapporto con Berlusconi ma questi sono altri discorsi. Certo, ho letto dell’ipotesi Milan, bella idea. Il Milan e la gente del Milan mi sono simpatici, ma ora ho questo problema con la caviglia e non mi sembra giusto vedere un allenatore che zoppica in campo. Ora penso alla caviglia, poi tutto è possibile”.
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Silvio Berlusconi negli ultimi anni ha dovuto occuparsi di mille faccende, quasi normale che il Milan si trovasse molto in basso nella sua personale lista di priorità a cui badare; lasciato il giocattolino in mano ad Adriano Galliani, il premier si è ricordato di essere il numero uno rossonero solo quando si è trattato di criticare, visto che negli ultimi tre anni il Diavolo ha lasciato per strada 40 punti rispetto ai cugini interisti e in Europa ha subito sberle in Germania e Inghilterra. Con un budget non proprio consono al “club più titolato al mondo“, il buon Galliani ha dovuto barcamenarsi tra le onde di un mercato sempre più globale in cui non ha mai potuto fare la voce grossa; ha così puntato su alcuni giovani sudamericani, si è messo al tavolino per riassestare il settore giovanile e ha puntato, quando possibile, su gente di esperienza un po’ in là con gli anni.
Senza infamia e senza lode, il Milan ha vivacchiato per tre stagioni senza aggiungere nulla alla sua gloriosa bacheca. La stagione che sta per andare in archivio ha visto un allenatore che ad agosto accettò non proprio col furore dell’entusiasmo il ruolo di condottiero rossonero, un Leonardo che ha fatto quel che ha potuto per far rimanere la squadra in lizza per un paio di obiettivi fino ai principi della primavera, ma che poi ha gettato definitivamente la spugna: strapazzato dal Manchester United negli ottavi di Champions, capace di infilare una serie di pareggi casalinghi nel momento clou della corsa al tricolore, criticato da Berlusconi, attratto da sirene carioca (e del Flamengo e della Nazionale). Domani contro il Genoa, a terzo posto ufficialmente agguantato, potrebbe avvenire il suo addio, con passaggio di consegne annesso.

Aria di divorzio tra Leonardo e il Milan. Il tecnico brasiliano, in una concitata conferenza stampa del venerdì, non ha nascosto le diversità di vedute con Silvio Berlusconi. Quest’ultimo avrebbe confidato ai senatori della PDL, nel corso di una cena, la volontà di cambiare tecnico. Riportiamo il testo integrale della conferenza stampa (fonte acmilan.com):
SULLA GARA CONTRO LA FIORENTINA
“Quella di domani sarà una partita diversa rispetto all’ultima gara dell’anno scorso contro i viola che ci ha permesso di conquistare l’accesso diretto in Champions League perché mentre l’anno scorso si trattava dell’ultima partita della stagione, oggi mancano tre partite alla fine del campionato e giochiamo a San Siro. Certamente il valore della gara è lo stesso rispetto alla scorsa stagione perché anche in questa occasione ci giochiamo l’accesso diretto alla prossima Champions League. Domani contro la Fiorentina sarà una sfida molto importante: la Fiorentina credo che scenderà in campo senza pensare alle vicende che hanno coinvolto negli ultimi giorni la società. A San Siro mi aspetto che arrivi una squadra, quella di Prandelli, con grandi giocatori. I viola hanno un modo di giocare molto chiaro, hanno fatto bene per un lungo periodo di questa stagione e poi, come è successo a tutte le squadre, hanno avuto un momento di calo. Sarà una partita difficile e per noi importantissima. Vargas in dubbio? Se il giocatore non è disponibile la Fiorentina possiede alternative valide.
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