
Tra le molte novità che riguarderanno la nuova stagione televisiva della Rai e di Mediaset c’è anche un importante avvicendamento per ciò che concerne le telecronache della nazionale italiana. Sarà infatti Bruno Gentili, che ha esordito alla radio nel ‘78 come spalla di Ameri e Ciotti, diventando poi vice-direttore responsabile di Raisport nel 2007, a commentare gli incontri della nazionale azzurra fin dal prossimo impegno. Dall’11 agosto 2010 prenderà il posto di Marco Civoli, diventerà voce ufficiale degli azzurri per la Rai, e narrerà le gare della nuova nazionale di Prandelli. Firenzeviola.it ha intervistato Gentili che si è detto onorato per questa nuova avventura:
Prima di tutto, ci permetta di farle i nostri complimenti.
“E’ una grande responsabilità, si tratta di un’eredità difficile ma credo sia nel mio destino. Prima con Ciotti, poi con Civoli e tutti colori che mi hanno preceduto. Sarà un onore raccontare l’Italia”.
Via, dunque. Che Nazionale si aspetta?
“Un’Italia coraggiosa, figlia della filosofia di Prandelli. Coraggio nelle scelte e nel gioco, freschezza, gioventù ed intraprendenza, così come ha dipinto negli anni la sua Fiorentina. Ha sempre anteposto il gioco al risultato; per questo forse non è riuscito a mettere niente in bacheca ma sono molto fiducioso”.
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L’Inter inizia benissimo il terribile ciclo di partite che l’attende ed elimina dalla Coppa Italia la Fiorentina. I nerazzurri bissano il successo dell’andata grazie ad un goal di Samuel Eto’o al 13esimo del secondo tempo. La squadra di Mourinho attenderà di conoscere il nome della prossima sfidante che uscirà dal confronto tra Udinese e Roma, in programma il 21 aprile allo stadio Friuli (i giallorossi hanno vinto l’andata per 2-0). La partita inizia con un omaggio a Stefano Borgonovo, al quale è stato consegnato il Fiorino d’oro, la massima onorificenza civica di Firenze. Alla Fiorentina non è bastato il predominio territoriale, manifestatosi soprattutto nel primo tempo. (Foto - Tabellino)
L’Inter ha saputo aspettare e controllare con ordine le infruttuose folate viola, fino a colpire l’avversario, chiudere definitivamente i conti della qualificazione e giocare con tranquillità la ripresa. Mourinho decide di lasciare in panchina uomini del calibro di Samuel, Cambiasso, Sneijder e Milito e affida le chiavi dell’attacco alla coppia Balotelli-Eto’o. Prandelli risponde riproponendo Gilardino al centro del fronte offensivo viola con Jovetic, Vargas e Marchionni. Nel primo tempo l’Inter, con Balotelli, non sfrutta in toto un indecisione di De Silvestri e manda a lato il pallone. Risponde Gilardino che arpiona un gran pallone, ma tira sulle gambe di Julio Cesar e consente il salvataggio sulla linea di Lucio. Nella ripresa (al 58′) i nerazzurri trovano il gol con Samuel Eto’o che, ben imbeccato da Motta, batte Frey in posizione regolare. E’ il ko per la Fiorentina che rinuncia psicologicamente al tentativo di segnare 3 goal all’Inter in mezz’ora.
Continua la marcia di riavvicinamento alle zone alte della Fiorentina che dopo aver battuto il Napoli a domicilio strapazza anche il Genoa davanti al proprio pubblico. I liguri confermano una certa insofferenza lontano dal proprio stadio e subiscono una meritata battuta d’arresto. Al 5′ Gilardino da terra serve Gobbi che dal fondo confeziona un assist per il tacco vincente di Santana. Al 28′ della ripresa Gilardino disobbedisce a Prandelli e calcia in rete il rigore procurato da Jovetic, rigorista designato. Chiude il match Babacar: all’86′ il senegalese di destro segna sul palo lontano il suo primo gol in campionato. (Foto) (Video)
Da annotare la marcatura del giovanissimo Babacar, 17 anni compiuti il 17 marzo, subentrato a Gilardino. Qualche aneddoto sul suo inserimento nel calcio italiano: Pantaleo Corvino lo ha portato a Firenze battendo la concorrenza di squadroni come Real Madrid e Manchester United e Babacar lo ha ripagato nel suo primo anno negli Allievi viola (2008/09), contribuendo con le sue reti alla vittoria dello scudetto di categoria.



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A Rieti gli azzurrini di Pierluigi Casiraghi vincono una partita cruciale del Gruppo 3 di qualificazione per i prossimi Europei di categoria che si svolgeranno in Danimarca l’anno venturo; battuta l’Ungheria, ora terza ma con una partita in meno, 2-0 il risultato finale della prima nazionale italiana con in campo, e da titolari, tre ragazzi di colore (più l’italo-argentino Schelotto): Angelo Ogbonna in difesa, Mario Balotelli e Stefano Okaka duo offensivo, nomi italianissimi per tre giovanotti che rappresentano con onore i colori del nostro Paese. E proprio Okaka ha siglato il gol del vantaggio con un buon guizzo al 25° della prima frazione; raddoppio poi dello juventino Marrone nella ripresa, per altro entrato pochi minuti prima al posto di Borini.
Classico 4-4-2 per un Casiraghi certamente poco sereno; di contro la squadra magiara, tosta e ordinata, sapientemente messa in campo da Egervari e che il 13 novembre scorso ci castigò con Nemeth e Koman. Pazienza e orgoglio, l’Italia non si è scomposta, agendo alla grande soprattutto in difesa dove Ariaudo e Ogbonna hanno controllato senza eccessivi patemi Futacs e Lencs; anche avanti, tuttavia, la coppia gol azzurra pare ispirata e alla prima disattenzione degli ospiti Gulacs è battuto: bravo e lesto Okaka che approfitta di un malinteso in seno alla difesa ungherese, sfonda centralmente e trova l’angolino più lontano. Il tempo finisce con l’impressione che i padroni di casa stiano giocando tutti insieme, aiutandosi a vicenda e producendo un calcio piacevole.
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Il Palermo non si ferma più: rifila tre sberle alla miglior difesa del campionato e conferma un momento più che positivo, sette partite senza sconfitte e quarta vittoria consecutiva al Barbera. Oggi la vittima sacrificale si è chiamata Fiorentina, mai con un passivo così pesante contro i rosanero, squadra che in campionato dimostra andamento altalenante e che in Sicilia, oggi, non ha mai davvero impensierito gli avversari. Almeno non nel primo tempo, quando i padroni di casa hanno costruito la vittoria grazie alla doppietta di Abel Hernandez, classe ‘90 dall’Uruguay, che già quest’anno aveva segnato a San Siro contro l’Inter. Sostituito da Igor Budan nella ripresa, è stato proprio il croato ad arrotondare il punteggio che fa gongolare Delio Rossi, ora quinto in solitaria con i suoi ragazzi (Tabellino di Palermo-Fiorentina 3-0 - Foto di Palermo-Fiorentina 3-0 - Video di Palermo-Fiorentina 3-0).
Senza Cavani e Simplicio, il Palermo si affida ad Hernandez, supportato dal genio di Miccoli e Pastore; i viola hanno gli uomini di maggior importanza in campo, da Mutu a Gilardino, ma nonostante la buona volontà, soprattutto nella prima frazione non ne azzeccano una. Merito, c’è da dirlo, degli avversari, pimpanti e in buona condizione fisica, supportati dalla freschezza atletica dei tre attaccanti e da un Liverani, ex di turno, solito geometra di centrocampo. Dopo un avvio di studio in cui però i rosanero guadagnano inesorabilmente metri, arriva il gol che spezza l’equilibrio: tiro da cineteca di Miccoli dal limite, traversa e tuffo di testa di Hernandez sulla ribattuta. Gol. E ne arriva un altro a ridosso del riposo: stavolta è Pastore ad accendere la lampadina, lancio filtrante e ancora rete del giovane uruguaiano con Frey in uscita.




Alla fine l’ha spuntata la Fiorentina, ma ancora una volta il Bari ha dimostrato di essere una delle sorprese più belle di questa serie A. La squadra di Ventura ha messo sotto i viola per lunghi tratti della partita, Sebastian Frey ha dovuto fare gli straordinari anche oggi. I padroni di casa, passati in svantaggio grazie ad un gol di Barreto, sono stati bravi a rimontare con Adrian Mutu e capitalizzare la superiorità numerica in seguito all’espulsione di Sergio Almiron. Prandelli lancia nella mischia José Ignacio Castillo e l’argentino lo ricompensa con il gol vittoria, poi arriva anche per lui l’espulsione ma il risultato non cambia (Il Tabellino di Fiorentina - Bari 2-1 - Il Video di Fiorentina - Bari 2-1).
La Fiorentina parte bene, manovra con ordine e amministra il gioco, il Bari si preoccupa di respingere gli assalti e prova a far male in contropiede. La partita è vivace e divertente, il primo sussulto arriva dopo 11 minuti quando Gillet è strepitoso su un tocco di Felipe da pochi metri. Bonucci per poco non regala il vantaggio ai padroni di casa con un’autorete e Gilardino da pochi metri manda alto, sull’altro fronte una conclusione di Rivas non trova la porta di pochissimo. A passare per primi sono però gli ospiti su azione di calcio d’angolo, Ranocchia trova Barreto sul secondo palo che non ha difficoltà a spingerla dentro. La squadra di Prandelli non si perde d’animo e prova a reagire, la palla buona per il pareggio capita sui piedi di Mutu che però sbaglia clamorosamente. Il rumeno si fa perdonare qualche attimo dopo mettendo alle spalle di Gillet una palla che Pasqual dalla sinistra aveva messo bene in area.




Dieci anni dopo l’impresa di Wembley contro l’Arsenal (0-1 della Fiorentina, gol di Batistuta), i viola si ripetono in terra d’Albione: tra fallimenti, Serie C2 e una lenta risalita, in due lustri sono cambiate tante cose. Tante, non tutte: è rimasta la passione dei tifosi fiorentini, calorosissimi nel Merseyside, la grinta della viola, la presenza di un bomber assoluto. A fine millennio c’era Gabriel Omar Batistuta, dopo un anno e mezzo in Toscana Alberto Gilardino ha già raggiunto l’argentino in quanto a gol europei con la maglia della Fiorentina. Dieci centri, stasera assist per la rete del pari di Jorgensen e poi piattone del definitivo 1-2 al 92°, il centravanti di Biella è maturo più che mai. E con lui la Fiorentina, capace di fare la propria partita a Liverpool e di rimontare il gol di Benayoun.
Eppure nella prima frazione i ragazzi di Cesare Prandelli, un nugolo di giocatori spesso relegati in panchina ma che stasera hanno giocato una partita commovente, non meritavano di andare sotto: De Silvestri e Montolivo mettono più di un brivido a Cavalieri (qui le foto della bella moglie Daniela), portiere brasiliano da due anni in Inghilterra dopo tanti anni al Palmeiras.; ma in generale tutta la Fiorentina gira bene, nonostante Benitez non avesse risparmiato nessuno mandando al diavolo il turn-over. Anche Aquilani in campo, titolare in una partita ufficiale dopo un anno, ma tutte le belle cose fatte vedere dagli ospiti nel primo tempo non portano a niente. Anzi, Benayoun gela Frey: punizione di Gerrard, cross e spizzata di testa dell’israeliano su cui nulla può il portiere francese.




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La Lazio non vince in campionato dalla fine di agosto e naviga in acque pericolosissime in classifica. L’illusoria vittoria casalinga di metà ottobre, contro il Villareal, non ha dato la scossa sperata nemmeno nel girone di Europa League: i biancocelesti sono crollati due settimane più tardi in casa degli spagnoli, rendendo complicatissima la qualificazione. Un bilancio finora deprimente per una squadra che tra maggio e agosto è riuscita ad alzare due trofei. Non è sbagliato considerare come una delle cause di questo tracollo la deficitaria campagna acquisti intrapresa da Lotito che ha sicuramente contribuito all’indebolimento della rosa.
Tralasciando le particolarità e le diversità dei singoli casi, è indubbio che perdere in un sol colpo Pandev, Ledesma, Rozenhal e De Silvestri impone, quantomeno, operazioni oculate e sensate di mercato per la loro sostituzione. Nulla di tutto ciò è successo e Lotito, meritevole per aver fatto quadrare in questi anni i disastratissimi conti della società, riuscendo ad ottenere un mix di austerità e buoni risultati sportivi, ma ormai sempre più schiavo del suo personaggio, ha pensato bene di azzardare nozze con i fichi secchi, riabilitando in toto Baronio, Dabo e Cribari (più un ormai logoro Siviglia, un impacciato Diakitè e un Cruz a corto di fiato perché privo di preparazione estiva nelle gambe).
La Fiorentina torna al successo dopo due battute a vuoto, e lo fa grazie alle grandi prestazioni di Marchionni e Vargas che hanno trascinato i viola. Altro protagonista del match, ma questa volta in negativo, è stato l’arbitro Tagliavento di Terni che si è distinto per le sua mediocre direzione arbitrale. Sempre più in crisi invece il Catania che colleziona la terza sconfitta consecutiva in appena una settimana, e ha ben 11 punti in meno rispetto alla stessa giornata del campionato scorso. Gli elefanti vanno subito sotto al quarto minuto di gioco, quando Marchionni addomestica un cross potente e preciso di Vargas, si accentra e con un tiro in diagonale di sinistro batte Andujar. (Le Foto della partita - Il Video)
A metà del primo tempo il Catania avrebbe l’occasione buona per pareggiare i conti ma Plasmati, ben servito da Llama, non inquadra lo specchio della porta da buona posizione. Prima della fine primo tempo, Tagliavento espelle Dainelli per un fallo sull’argentino Llama e si prende una bordata di fischi dagli spalti che contestano questa e anche altre decisioni prese dall’arbitro durante il match. Inizia la ripresa e il pubblico viola si arrabbia ancora di più con il direttore di gara che non estrae il secondo cartellino giallo per Carboni, autore di un fallo di mano piuttosto plateale. Il Catania raccoglie i frutti della superiorità numerica e al terzo minuto va in gol con il capitano Mascara, che batte Frey con un bel tiro potente all’incrocio dei pali.
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