

E all’improvviso, nella giornata di ieri, compariva sul sito ufficiale dell’Hellas Verona, formazione militante in Prima Divisione della Lega Pro, un comunicato contro i “cugini” del Chievo Verona, storicamente meno blasonati ma da qualche anno molto più “sulla cresta dell’onda“: l’accusa dei campioni d’Italia (anno 1985), è molto “formale” e pungola i mussi volanti rei di essersi appropriati, pian pianino, dell’iconografia cittadina, marchio di fabbrica da molti decenni dell’Hellas. Questo il comunicato, quindi la risposta, sempre tramite web, della società di Luca Campedelli:
“Con grande rammarico e fermezza, Hellas Verona ritiene doveroso dar voce al proprio disappunto ed a quello dei proprio tifosi, manifestato con numerose segnalazioni, dovute all’evidente lento e progressivo tentativo di altra società sportiva cittadina di far propri negli anni i colori d’origine (giallo e blu) e simboli cittadini (v. Scala degli Scaligeri, ecc.), da sempre utilizzati dal club di Via Torricelli.
L’intervento, pur nel rispetto altrui e nell’orgoglio di essere presi ad esempio, è finalizzato a tutelare l’identità e la fede di tutti i sostenitori dell’Hellas: è infatti palese come tale discutibile e reiterato comportamento generi confusione e non sia, pertanto, accettabile.
Sarebbe ben più auspicabile che ogni sodalizio utilizzasse propri canoni identificativi senza strumentalizzare simboli da sempre utilizzati da Hellas Verona, per i quali questa società è storicamente riconosciuta.
L’augurio è quindi che nel presente e nel futuro immediato ogni realtà sportiva, locale e non, possa brillare di luce propria, non incanalandosi scientificamente nella scia di una fede unica ed inimitabile, quella verso l’Hellas, che risale, con orgoglio e passione gialloblù, al lontano 1903 e che è nostra intenzione tramandare immutata alle future generazioni”.
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Ora mancano solo tre pezzi e poi il mosaico sarà completo: dopo che anche il Chievo ha ufficializzato il nuovo allenatore per la prossima stagione, le uniche squadre di Serie A di cui ancora non si conosce il nome del tecnico sono il Milan (ma verosimilmente sarà Massimiliano Allegri), il Cagliari (Pierpaolo Bisoli al 99%) e il Cesena (???). Dopo l’addio di Domenico Di Carlo, la società clivense ha scandagliato il mercato degli allenatori e alla fine la premiata ditta Giovanni Sartori e Luca Campedelli hanno optato per un ritorno di fiamma, ossia Stefano Pioli. Quasi dieci anni fa, ormai, fu il tecnico della Primavera dei veneti, e nel 2003 salutò tutti per andare a Salerno nella prima avventura da allenatore di prima squadra.
Poi Parma, Modena, e ancora Grosseto e Piacenza, prima dell’esperienza di quest’anno a Sassuolo con tanto di quarto posto e miracolo sfiorato nella semifinale dei play-off, coi neroverdi eliminati dal Torino. “Sono molto contento di andare al Chievo, per me è una bella occasione e non me l’aspettavo, ma ci speravo. Il Sassuolo mi ha dato tanto, io ho fatto un buon lavoro, ma devo ringraziare sia la società che i giocatori. Grazie a loro sono riuscito ad arrivare fino qui” le prime parole da nuovo tecnico dei clivensi di Pioli, che poi ha aggiunto: “So come si lavora qui, conosco la competenza, la serietà e l’organizzazione che regna in questo ambiente. Ci sono le basi ideali per fare bene“.
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Uno la nemesi dell’altro? Può essere, o almeno così è sempre sembrato: se dicevi Moratti, l’onesto, non potevi dire anche Moggi, il truffaldino, e immaginare che i due prendessero in amicizia un caffè era troppo, anche per il più fantasioso dei romantici. E invece ecco che spunta la telefonata che non t’aspetti, all’indomani di un Chievo - Juve 0-1 del marzo 2005: a chiamare è l’allora direttore sportivo della Juve, ossia Luciano Moggi, a rispondere il presidentissimo dell’Inter Massimo Moratti. I due commentano, scherzano, il rapporto pare più che amichevole, la Juve si gioca lo scudetto col Milan, i nerazzurri sono distaccati.
Quella partita, stiamo parlando sempre della sfida tra clivensi e bianconeri, si concluse con una vittoria per i piemontesi, 0-1 rete di Olivera che quell’anno siglò quattro gol da 12 punti. Però ci fu una mezza polemica per un gol fantasma (mai chiarito se la palla fosse entrata o meno) negato a Pellissier, ovvio che parte della chiacchierata tra i due dirigenti verta anche su quell’episodio: la Gazzetta titolò “Ci dispiace ma è uno scandalo“, Candido Cannavò insinuava i soliti complotti, in realtà il giorno dopo i palazzi alti del pallone commentavano con sportività un episodio come tanti, di difficile valutazione per l’arbitro.
Insomma, tanta confidenza, d’altra parte all’epoca aleggiavano voci che volevano Moggi lontano dalla Juve, visto sia a Palazzo Grazioli da Berlusconi che nei pressi di Via Durini in sede interista. Di seguito la trascrizione, qui il link grazie a Tuttosport.
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Il Ceo dei miracoli ne ha fatta un’altra: salvarsi con tre giornate d’anticipo per non aver problemi sul rush finale, quando il calendario gli proponeva Napoli, Inter e Roma. Così, senza patemi di classifica, la truppa allenata da Mimmo Di Carlo si ritrova ad essere gran protagonista del rush finale verso il tricolore, senza assilli di classifica. Bella squadra quella messa su dal presidente Luca Campedelli, strano personaggio del calcio: insieme a Sartori ha costruito un Chievo solido, che trattiene i suoi giocatori negli anni, che guarda al settore giovanile e che azzecca pure un paio di colpi all’anno. Dunque domani gli scaligeri affrontano l’Inter, corazzata che all’andata un po’ scippò i veneti per un paio di rigori netti che avrebbero dovuti essere assegnati ai gialloblu.
Alla vigilia della delicata sfida, così parla il patron della Paluani e del Chievo, Campedelli: «lo sapete, sono interista, ma solo per 36 partite l’anno». Il numero uno clivense è orgoglioso più che mai della sua creatura, non scalfita neanche dalla retrocessione in B di tre anni fa, prontamente dimenticata con una subitanea promozione: «Siamo ancora in serie A e abbiamo un grande vivaio. Meglio di così. In questi giorni davvero sto pensando al grande lavoro fatto in questi anni. Al percorso che ci ha portato ad essere una società apprezzata in tutta Italia, una società che rappresenta una regione in serie A, che si è conquistata il diritto di giocare il nono campionato della storia in serie A. E che, dietro, ha un serbatoio di ragazzi che tante società ci invidiano“.

Mario Yepes al Milan? Praticamente cosa fatta. Nella giornata di oggi avverrà l’incontro decisivo tra le parti, ma niente lascia presagire un naufragio di una semplice trattativa: l’arcigno difensore colombiano è in scadenza di contratto col Chievo Verona (era arrivato nel 2008 dopo quattro anni al Paris Saint Germain e aveva posto la firma su un contratto biennale) e nonostante Campedelli, patron dei clivensi, gli abbia proposto un prolungamento, le disponibilità economiche dei rossoneri superano di gran lunga quelle dei veneti. Così al giocatore è stato offerto un contratto per due stagioni con l’opzione per la terza, il tutto per un milione di euro netto all’anno.
Un bel passo in avanti per questo stopper internazionale, che in seno ai Mussi Volanti percepisce 550 mila euro. Ma non è solo una questione economica, quanto anche affettiva: da quando Yepes si è trasferito in Italia, la moglie e i figli lo hanno seguito ma non a Verona, bensì a Milano per permettere ai piccoli di casa Yepes di frequentare una scuola madre lingua francese. Nel capoluogo lombardo prezioso e determinante l’aiuto di Ivan Ramiro Cordoba, connazionale e grande amico di Yepes che avrebbe molto piacere a vivere nella stessa città del collega. Ricordiamo che il difensore di Calì ha di recente spento 34 candeline, ma è fisicamente integro e in Italia ha sbagliato pochissimo.
Le migliori immagini di Mario Yepes




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Mario Balotelli si scusa, facendo una parziale marcia indietro, dopo l’uscita di ieri che ha provocato le consuete polemiche e la multa comminatagli oggi dal giudice sportivo per aver provocato il pubblico del Chievo con un applauso irridente. Il calciatore affida il suo pensiero ad un comunicato sul suo sito ufficiale e se la prende anche con i tifosi dell’Inter, anche loro multati per i “buu” razzisti nei confronti di Luciano, pur ribadendo di essere stato oggetto degli stessi cori pur non rilevati da altri osservatori.
Non mi scuso con chi mi ha insultato, ma con quella parte di pubblico che non c’entrava niente e che ho offeso esprimendomi male perché esasperato dai “buu” durante la partita e mentre uscivo dal campo.
Avrei dovuto precisare che quei tifosi che mi hanno fatto i “buu” a Verona, così come in altri stadi d’Italia, mi fanno schifo. Perché invece di godersi sportivamente una partita non pensano ad altro che a insultarmi. Sono stanco di sentire slogan e “buu” razzisti anche quando in campo mi comporto bene. E non accade solo a me. A Verona mi sono vergognato dei miei tifosi quando ho sentito i “buu” contro Luciano del Chievo. Mi ha dato molto dispiacere, è una vergogna che deve finire.
Mario Balotelli
P.S. Non ce l’ho con Verona, che invece mi piace molto, tant’è vero che con un mio compagno di squadra siamo andati a vedere la casa di Giulietta che non avevamo mai visto.

Update: Il giudice sportivo ha multato per 15 mila euro anche l’Inter per i buu razzisti dei suoi tifosi contro Luciano, proprio quei cori segnalati dal Presidente del Chievo Luca Campedelli.
Il giudice sportivo Gianpaolo Tosel ha comminato un’ammenda da 7 mila euro a Mario Balotelli. Il giocatore dell’Inter è reo di aver applaudito provocatoriamente il pubblico dello Stadio Bentegodi al momento dell’uscita dal campo al 43esimo del secondo tempo. Balotelli si era lamentato proprio del comportamento di quel pubblico con dichiarazioni pesanti (”il pubblico di Verona mi fa schifo“) ricevendo come risposta la reprimenda del Sindaco Flavio Tosi e quella del Presidente del Chievo Campedelli.
Proprio Campedelli aveva fatto notare che contro Balotelli non c’era stato alcun “buu” razzista (precisando di aver sentiti, al limite, solo all’indirizzo di Luciano da parte dei supporters interisti in trasferta) e che il ragazzo dovrebbe imparare ad accettare “i fischi” così come li accetta qualsiasi professionista del mondo del calcio.
Questa multa è la sostanziale conferma che il pubblico del Chievo non meritava di essere trascinato nella diatriba sui cori razzisti (visto che non si trattava di questo). Al contrario c’è la prima sanzione al calciatore per i suoi atteggiamenti provocatori e irridenti che sono spesso causa dell’antipatia dei tifosi avversari per Balotelli. Siamo certi che la diatriba non si chiuda qui.

E dopo il meglio degli ultimi dieci anni di calcio internazionale, dedichiamo la giusta attenzione al pallone nostrano: dalla delusione per la finale persa agli Europei del 2000 all’ultimo secondo contro la Francia alle speranze per i prossimi Mondiali sudafricani, gli Anni Zero del calcio tricolore sono stati densi di avvenimenti e di sorprese, di storie da raccontare e di protagonisti di assoluto valore. Come abbiamo fatto nel precedente articolo, proseguiremo per categorie e ci scusiamo sin da subito se tralasceremo qualche cosa; d’altra parte non è facile condensare in un post un decennio di calcio e passione. Allora buona lettura… e votate nel Sondaggio in fondo!
L’anno: nessun dubbio, il 2006. Ma come potrebbe essere altrimenti? E’ stato forse l’anno zero del calcio italiano, ricchissimo di colpi di scena e di immagini indelebili. Calciopoli è stato il terremoto, dall’inferno al paradiso dei Mondali tedeschi con l’Italia addirittura sul tetto del Mondo dopo memorabili notti che ognuno di noi è destinato a portarsi nel cuore per sempre. E poi la Juve in Serie B per la prima volta nella sua storia, mercato al veleno, penalizzazioni e diaspora all’estero di alcuni campioni. Come l’11 settembre per il mondo occidentale, da quell’estate del 2006 nulla è stato più lo stesso per l’italiano appassionato di calcio…
La squadra di club: sbeffeggiata per anni, incapace di dare soddisfazioni ai propri tifosi, regina del mercato in estate, aveva iniziato il millennio nei peggiori dei modi; prima le Coppe Italia per riassaporare il gusto della vittoria, quindi l’agognato scudetto. Fa niente se il primo della serie è giunto a tavolino e se il secondo senza la rivale di sempre, la Juve; quel che conta è che al giorno d’oggi se c’è una squadra da battere nei confini italiani, quella è l’Inter. Muscolare e cinica, non sempre bella ma sempre rigorosamente internazionale, con Mancini o con Mourinho, con Ibrahimovic o senza lo svedese, cambia poco: si avvia al quinto scudetto di fila, scusate se è poco!
Il calciatore: dopo 24 benedetti anni, rialzare la Coppa del Mondo al cielo di Berlino è stata un’emozione per 56 milioni di italiani. Vi immaginate allora cosa ha provato colui che per primo, fisicamente e da capitano, l’ha sollevata in nome di tutti noi appassionati cronici di una sfera e un rettangolo verde? E’ Fabio Cannavaro il giocatore simbolo di questo decennio verde-bianco-e-rosso, difensore arcigno che ha cambiato quattro maglie e che ha vinto il Pallone d’Oro: dopo Baggio e la sua classe, la grinta del napoletano stopper di fiducia. Inter e Juve, Parma e Real Madrid, una carriera consacratasi negli Anni Zero e che solo ora si accinge a tramontare.




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Anche il Chievo Verona è tornato al lavoro in vista della nuova stagione e anche quest’anno l’obiettivo dichiarato è quello di centrare la salvezza. Naturalmente alla guida tecnica della squadra ci sarà ancora Mimmo Di Carlo, che il 4 novembre dello scorso anno è subentrato a Beppe Iachini, autore di un avvio di campionato disastroso, ed è riuscito a conquistare una salvezza che sembrava ormai insperata per i gialloblu. Quest’anno l’allenatore ex Mantova avrà quindi il tempo d’impostare il lavoro necessario fin dalla preparazione estiva per migliorare il quintultimo posto della passata stagione, ma comunque sceglie saggiamente di “volare basso“:
“La nostra forza sarà il lavoro di campo. Il sudore, la fatica, l’ organizzazione, l’intensità. Rimaniamo così e centreremo il nostro scudetto. Il nostro obiettivo rimane la salvezza, siamo convinti di potercela fare. Quello che mi auguro è migliorare il buon lavoro fatto lo scorso anno. La base dei giocatori c’è, se dovessero arrivare dei rinforzi… ancora meglio.”
Alla conferenza stampa di Inizio stagione era presente naturalmente anche il presidente Luca Campedelli che ha convenuto con l’allenatore sull’obiettivo stagionale e ha ringraziato le autorità comunali presenti per presenziare all’inizio stagione della squadra, tra i quali il sindaco di Verona Flavio Tosi, che è stato addirittura aspettato pazientemente prima di iniziare, e gli assessori comunali Federico Sboarina e Pier Luigi Paloschi. Il sindaco ha giustificato l’attesa spendendo qualche parola a sostegno della squadra, e riconoscendo come meritati tutti i complimenti rivolti alla società, a Di Carlo e a tutto il suo staff.
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Ieri Domenico Di Carlo, per gli amici Mimmo, ha concluso il suo personale “girone d’andata“: subentrato a Iachini all’indomani della sconfitta del Chievo Verona sul campo del Palermo, alla vigilia del suo 45esimo compleanno ha affrontato l’ultima squadra che ancora non aveva avuto modo di incrociare, regalando a sé, ai suoi ragazzi e al presidente Campedelli gli ennesimi tre punti pesantissimi in chiave salvezza. Esordì in questa nuova avventura veronese contro la Juve, gli inizi non furono felici (6 sconfitte e una sola vittoria, a Udine, nelle prime 7 partite) e le critiche fioccavano da più parti, tanto che ha passato le vacanze natalizie con l’ombra di un possibile esonero. Nel 2009 però è cambiata musica, il miracolo Chievo s’è rinnovato.
Dodici partite nel nuovo anno e la bellezza di 21 punti: dai 9 della 17esima giornata (a -6 dalla quart’ultima) ai 30 della 29esima (a +6 dalla terz’ultima), un bottino invidiabile che si rende ancora più incredibile se si stilasse una classifica del solo girone di ritorno in cui il Chievo sarebbe quarto dietro soltanto a Inter, Juve e Milan. In 12 incontri ha perso solo a Firenze, per di più al 90° e con mille polemiche, per il resto 5 vittorie e 6 pareggi: chi lo accusava di difensivismo, di non schierare Italiano e di non aver saputo creare un gruppo in questi giorni s’è dovuto ricredere. Ma lui rimane umile, atteggiamento indispensabile per non mollare la presa.