
Un punto a testa, tutto sommato giusto così: finisce a reti bianche il posticipo della prima giornata di ritorno, una gara non bellissima ma comunque godibile tra il Napoli della super striscia positiva (con stasera sono 13 le partite senza sconfitte per i partenopei in campionato) e il Palermo rinvigorito dalla cura Delio Rossi. Due squadre vive, che stanno bene fisicamente, con elementi di gran pregio e che di certo se la giocheranno fino alla fine per un posto in Europa; i migliori in campo i due portieri, con De Sanctis finalmente decisivo come i tempi belli di Udine, e Sirigu che conferma splendide qualità intuite da Zenga e non messe in discussione dal nuovo allenatore (Tabellino di Napoli-Palermo 0-0 - Foto di Napoli-Palermo 0-0).
Lavezzi e Liverani, due assenze di peso per le due formazioni: l’argentino è l’uomo delle ripartenze, peperino che si intrufola nello spazio e scardina le difesa con la velocità, il regista romano è invece il metronomo dei rosanero, fosforo e piedi buoni in mezzo al campo al servizio dei corridori siciliani. Nocerino e Migliaccio, a onor del vero, hanno offerto una buona prova anche sul piano tecnico per il centrocampo degli ospiti, così come può dirsi positiva la prestazione di Denis che nel primo tempo ha spesso messo in difficoltà la retroguardia avversaria. Buono il ritmo sin dall’inizio, il Napoli è più pericoloso con Hamsik, Gargano e Denis, ma Sirigu è spettacolare soprattutto sulla punizione dell’uruguaiano. Ma l’episodio clou della prima frazione è il rigore.




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Sette vittorie e cinque pareggi (per un totale di 26 punti) nelle ultime dodici partite (quelle con Mazzarri in panchina, ancora imbattuto), il Napoli chiude il girone d’andata con un prestigioso quarto posto che, se fossimo a maggio, vorrebbe dire incredibile Champions League. Oggi altri tre punti pesantissimi, firmati da quel German Denis spesso poco considerato dall’ambiente napoletano ma non di rado decisivo coi suoi gol; certo, la rete dell’argentino è stata viziata da un’uscita sciagurata di Fiorillo, entrato al posto dell’infortunato Castellazzi e sicuramente negativo nel suo esordio stagionale (la Samp sta per cederlo, in ogni modo, alla Reggina fino a giugno). Ma a parte l’episodio la vittoria dei campani è stata meritata, con una domanda che sorge spontanea: dov’è finita la Sampdoria? (Tabellino di Napoli-Samp 1-0 - Foto di Napoli-Samp 1-0 - Video di Napoli-Samp 1-0)
Sesta sconfitta consecutiva lontana dal Ferraris, la squadra blucerchiata è in chiara crisi di risultati e di identità; pochi si salvano come ad esempio l’immenso capitano Angelo Palombo, ma il 4-4-2 di Delneri non funziona più, Cassano è un latitante e se il genio di Bari Vecchia gira a vuoto Pazzini e Mannini, grandi protagonisti nelle prime giornate, ne risentono, negativamente. Eppure i liguri erano partiti bene, intensità e palleggio, seppur a fatica nei pressi di De Sanctis cercavano di fare la partita; il Napoli controllava un po’ in affanno, non riusciva a fare gioco e perdeva anche Lavezzi per un infortunio muscolare. Primo tempo, tutto sommato, non bellissimo, occasioni alla spicciolata: la più ghiotta delle palle gol è capitata a Maggio, superbo Castellazzi.




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Noia e sbadigli nel pur caloroso San Paolo di Napoli: partita densa di significati alla vigilia, al fischio finale di Saccani l’impressione è che Napoli-Lazio non passerà alla storia del nostro campionato. Dopo il ritiro imposto da Claudio Lotito, i biancocelesti volevano smuovere morale e classifica nella trasferta napoletana, i padroni di casa invece cercavano i tre punti per agganciare la Fiorentina, sentire profumo d’Europa e sfatare un paio di tabù (da 13 anni il Napoli non batte la Lazio in casa e Mazzarri, in carriera, non ha mai battuto Ballardini). Finisce 0-0, un tempo per parte ma occasioni da gol ridotte al lumicino; pareggio giusto, punto che smuove la classifica delle due squadre ma che lascia l’amaro in bocca ai 50mila presenti a Fuorigrotta (Tabellino - Le foto di Napoli - Lazio 0-0 - Il Video di Napoli - Lazio 0-0).
Solita difesa a tre per il Napoli di Mazzarri, due cursori rispondenti al nome di Maggio e Zuniga, Hamsik dietro Quagliarella e Lavezzi; risponde Ballardini reinserendo Stendardo in difesa (risolti i suoi problemi con la società), dentro Cruz al posto di Rocchi che nella sfida dell’anno passato siglò la doppietta decisiva. Dopo le prime, inevitabili fasi di studio, la prima opportunità, più o meno ghiotta, capita sui piedi di Maggio che a tu per tu con Muslera si fa respingere il tiro dall’estremo difensore uruguaiano; poi crescono gli ospiti che tuttavia non riescono a impensierire più di tanto De Sanctis, sicuro anche in occasione della punizione di Kolarov dalla lunghissima distanza.




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Finisce 0-0 tra Catania e Napoli una partita alla vigilia dalle motivazioni molto differenti. I partenopei da quando è arrivato Walter Mazzarri hanno incassato 10 punti nelle ultime quattro gare, mentre i siciliani venivano da tre sconfitte consecutive e avevano il compito di muovere la classifica per evitare un esonero all’allenatore Gianluca Atzori. Ad avere i maggiori dubbi di formazione è il giovane allenatore dei siciliani che ha dovuto fare a meno degli squalificati Silvestre e Capuano e degli infortunati Martinez, Sciacca, Campagnolo e Delvecchio. Il Napoli è invece al completo, unico dubbio alla vigilia era se far giocare dall’inizio Quagliarella o Denis con la scelta che è ricaduta sul numero 27 ex-Udinese. (Le Foto della Partita)
Il primo tempo si chiude sullo 0-0 e sono gli etnei a fare la partita. Nonostante una buona aggressività, i padroni di casa sono però poco concreti sotto porta e non riescono a sfruttare le occasioni costruite. La migliore capita sui piedi di Morimoto al 42′ minuto quando, da solo a tu per tu contro il portiere partenopeo De Sanctis, si fa ipnotizzare calciandogli la palla addosso e sprecando così una limpida opportunità da gol. Il Napoli invece è veramente poco incisivo in attacco dove Quagliarella non rispetta le aspettative del suo allenatore e di tutti i tifosi biancazzurri non rendendosi mai pericoloso. Gli allenatori sono costretti ad effettuare due cambi forzati, il Napoli sostituisce Gargano con Pazienza per dei problemi al ginocchio, mentre nel Catania Bellusci, acciaccato, lascia il campo per Augustyn.
Da quando è arrivato Claudio Ranieri, in campionato la Roma non ha più perso: due vittorie e due pareggi prima di oggi, importante 2-1 questo pomeriggio all’Olimpico ai danni di un Napoli ormai cronicamente in crisi di risultati e di identità. E’ Francesco Totti l’uomo copertina, è stato lui a realizzare la doppietta da tre punti e a rimanere in campo nonostante un dolore al ginocchio (con i tre cambi già effettuati), guadagnandosi la standing ovation del suo pubblico. Per i partenopei l’illusione del vantaggio con Lavezzi, quindi il ritorno dei capitolini e i gol numero 183 e 184 nella massima serie per il Pupone, tanti quanti ne ha segnati Batistuta sempre in Serie A (Le Foto di Roma - Napoli 2-1 - Il Video di Roma - Napoli 2-1).
Assetti tattici d’ordinanza, Ranieri non molla il suo 4-4-2, il Napoli opera col 3-5-2 che ormai utilizza da una vita; partono meglio i padroni di casa che dopo quattro minuti rischiano subito di andare avanti con Perrotta (bravo De Sanctis). I giallorossi hanno un gioco vivace e arioso, frastornati gli azzurri che piano piano prendono le misure e alzano il baricentro; così prima Quagliarella sfiora il gol, poi è Lavezzi a trovarlo con un tiro su cui Lobont (subentrato al posto di Julio Sergio, così come pochi minuti prima Cassetti aveva rilevato Motta) si mostra abbastanza insicuro. Questo Napoli, però, non sa gestire il vantaggio è al 37° subisce il pari: Vucinic mette dentro, sfiora Perrotta, insacca Totti.
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Dopo l’ufficialità, in una conferenza stampa a Castelvolturno, arrivano anche i saluti dell’ormai ex direttore generale del Napoli Pierpaolo Marino: «Sono arrivato a Napoli quando non avevamo nulla, nemmeno un ufficio. Ricordo che ci fu messo a disposizione dal Coppola un locale piccolissimo dove adesso sorge un negozio di abbigliamento. Lascio oggi dopo 5 anni rispettando in pieno il mandato conferitomi da Aurelio De Laurentiis. Lascio una società solida con uno dei migliori bilanci della Serie A, bilancio in attivo». A sorpresa Marino ha parlato di una squadra che non lo seguiva più come un tempo: «Dopo 4 anni e mezzo l’anno scorso mi ero reso contro che ormai nessuno mi seguiva più, neanche i calciatori. Non esercitavo più il mio carisma su di loro, forse anche perchè i miei argomenti si erano esauriti».
Davvero molto sorprendente che Marino non si sentisse più l’elemento carismatico di questo Napoli. La società sembrava fosse diretta in prima persona da lui e che De Laurentiis si affidasse ciecamente al suo direttore generale. Marino coglie anche l’occasione per fare il mea culpa che il presidente gli aveva chiesto di fare prima della rottura: «A maggio volevo andare già via perché avevo offerte importanti dall’estero e soprattutto perchè pensavo che il mio ciclo a Napoli dopo 5 anni si fosse concluso. Ho commesso degli errori com’è normale che faccia chi lavora tanto come me in questi 5 anni, ho però la coscienza a posto, sono sereno e orgoglioso di quanto fatto. De Laurentiis è e resterà per sempre un amico e lo ringrazio per la fiducia che mi ha dato in questi anni. Abbiamo rescisso consesualmente il nostro legame, ho rinunciato a 5 anni di contratto».
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C’è Aurelio De Laurentiis che non ha peli sulla lingua e non si tira indietro quando si tratta di bacchettare i suoi giocatori o situazioni che non gli vanno giù, c’è Pierpaolo Marino che fa il suo lavoro di direttore sportivo con la giusta dose di conferme e smentite per disorientare le concorrenti di mercato, poi c’è Roberto Donadoni che del trio napoletano è il più misurato: il tecnico dei partenopei è tipo diplomatico, pacato nelle dichiarazioni, ambizioso ma senza ostentazioni, capace di parlare ai giocatori e alla stampa con un self control invidiabile. Inevitabile dunque che nella prima conferenza stampa della stagione, l’ex ct azzurro non si sbilanci, anche se non riesce a rimanere del tutto abbottonato.
“Sapete che io non amo fissare obiettivi, diciamo però che non mi voglio neppure nascondere. So che c’è la concreta possibilità di ottenere buoni risultati e guardiamo all’inizio del campionato con grande convinzione” ha detto Donadoni da Lindabrunn, Austria, dove la truppa azzurra s’è riunita per dare il là a questa nuova annata. “Non mi piace mai dichiarare obiettivi ma questa squadra può davvero far bene. Stato d’animo? Lo stesso che ci ha animato quando ci siamo salutati. Sarà una stagione importante, ma quale anno non è importante nel calcio? Sicuramente ci sarà tanto da lavorare e per questo abbiamo scelto un centro sportivo qui in Austria di ottimo spessore e siamo fiduciosi sulla preparazione che andremo ad affrontare” ha continuato il mister.

Davvero niente male il colpo di mercato messo a segno dall’Atalanta, squadra che l’anno venturo sarà allenata da Angelo Adamo Gregucci: il club bergamasco oggi ha praticamente chiuso col Genoa per il prestito oneroso di Robert Acquafresca. Il giovane attaccante piemontese ha ormai terminato la sua esperienza a Cagliari: deluso dall’Inter che lo ha aspettato senza convinzione fino a che lo ha usato per arrivare a Milito e Motta, ha dato picche a Ghirardi del Parma e alla fine ha scelto l’Atalanta, squadra che gli consentirà di giocare titolare dopo la dipartita di Floccari.
Già l’anno passato Acquafresca era stato vicinissimo ad indossare il nerazzurro degli orobici, poi però non se ne fece più niente per l’opposizione dell’Inter che preferì tenerlo per “parcheggiarlo” un altro anno al Cagliari; in quei giorni il ragazzo ebbe modo di respirare un po’ l’aria di Bergamo e di conoscere Carlo Osti, ds della Dea. Così, complici anche le ottime referenze fornitegli dal compagno di camera in Nazionale Under 21, il portiere atalantino Andrea Consigli, non ha avuto molti dubbi, l’Atalanta sarà la sua prossima squadra (con la remota possibilità che si inserisca la Juve che lo preleverebbe dal Genoa per poi comunque girarlo ai lombardi).
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