
Nell’incantevole scenario del Castello di Monteriggioni, alle porte di Siena, ieri si è tenuta una cena per ricordare Alessio Neri e Riccardo Ferramosca, i due giovanissimi giocatori juventini morti tragicamente a Vinovo quattro anni fa. Dovevano esserci anche Blanc, Pessotto, Krasic e Storari, ma la delegazione bianconera partita nel pomeriggio da Caselle con un charter è dovuta tornare presto indietro a causa del forte vento. Per fortuna però che non è mancato Luciano Spalletti da Certaldo, scarsa mezz’ora d’auto dal luogo dell’evento commemorativo, che ha così potuto rispondere ad alcune domande circa il campionato italiano, la sua esperienza in Russia e i problemi legati ai mille infortuni dei giocatori.
Problema che almeno al suo Zenit non s’è presentato, nonostante le temperature rigide e i lunghi viaggi per le trasferte, il tutto abbinato anche agli impegni europei della squadra di San Pietroburgo: “Sì, c’era meno 20: adesso lì la temperatura è quella. Eppure i giocatori non si fanno male: qui si litiga sugli orari delle partite e non ci si cura di campi come quello di Verona. In Russia su 24 giocatori ho avuto due infortuni muscolari. Perché? Col mio preparatore Bartoli la risposta ce la siamo data: è la testa, la pressione sette giorni su sette. In Francia, Spagna, Inghilterra, Germania e anche in Russia a meno 20 non ci si fa male come qui. Il torso nudo? Visto che tutti dall’Italia mi chiedevano se faceva freddo, ho fatto vedere che ci si può stare“.




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Dopo il pareggio per 0-0 contro il Krylya Sovietov Samara, giocatori e tifosi dello Zenit San Pietroburgo hanno festeggiato la conquista dello scudetto, ormai sicuro già da due settimane. Un fuori programma ha coinvolto il tecnico della squadra, Luciano Spalletti, letteralmente su di giri per la conquista del titolo: l’allenatore di Certaldo, dopo esser stato lanciato più volte in aria dai giocatori, ha poi improvvisato un mezzo spogliarello, rimanendo a torso nudo sul campo innevato, con il termometro a meno 10 gradi.




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Nonostante la lieve flessione degli ultimi tempi, alla fine lo Zenit San Pietroburgo di Luciano Spalletti ha fatto sua la Premier League russa, un risultato per certi versi scontato vista la cavalcata inarrestabile degli azzurri griffati Gazprom. Il verdetto ufficiale oggi, domenica 14 novembre 2010, alla terz’ultima giornata di campionato: in un gremitissimo Petrovsky Stadium, lo Zenit ha strapazzato il Rostov, anche se alla fine la squadra di casa ha dilagato solo nel finale. In vantaggio con Lazovic al 40° del primo tempo su calcio di rigore, è nella ripresa (e alla fine anche con un uomo in più) che la squadra di San Pietroburgo ha legittimato il successo coi gol di Semak, Kerzhakov e due volte Bukhravov.
Per Spalletti è il quinto trofeo personale da allenatore dopo due Coppe Italia con la Roma e una Supercoppa Italiana; in Russia aveva già ottenuto un successo a inizio stagione, vincendo la Coppa nazionale. Poi corsa irreprensibile in campionato con l’epilogo di oggi, quando il CSKA Mosca (avversario del Palermo in Europa League) nella lontanissima Nalchik non è andato oltre l’1-1: 66 punti per lo Zenit, 58 per il CSKA e a 180 minuti dalla fine questo vuol dire scudetto che ritorna sulle rive della Neva. Per la squadra di San Pietroburgo è il terzo titolo dopo quelli dell’84 e del 2007 (con Advocaat in panchina), per Spalletti il primo di una carriera ora impreziosita da questo successo niente male.
Eliminazione inaspettata per lo Zenit San Pietroburgo di Luciano Spalletti, che sul terreno dell’Auxerre incappa in una serata no, chiudendo l’incontro in nove uomini e cedendo per 2-0, vanificando così il successo di misura dell’andata. Tutto facile per il Tottenham, vittorioso con un sonoro 4-0 (tripletta di uno scatenato Crouch) sugli svizzeri dello Young Boys Berna. Passa anche l’Ajax: i Lancieri piegano 2-1 la Dinamo Kiev alla quale non basta il rigore nel finale di Shevchenko dopo i gol di Suarez e El Hamdaoui. Nella fase a gironi anche Zilina e il Copenhagen, che eliminano rispettivamente Sparta Praga e Rosenborg.
Primi cinque incontri per l’andata degli spareggi di Champions League, ai quali domani parteciperà anche la Sampdoria. Nel tardo pomeriggio, successo di misura per lo Zenit San Pietroburgo di Luciano Spalletti, che piega 1-0 in casa i francesi dell’Auxerre con un gol di Kerzhakov. Rischia grosso il Tottenham, sotto di tre gol contro lo Young Boys Berna e poi capace di rimontare fino al 3-2 con il quale riapre il discorso qualificazione. Riaperta nel finale anche la sfida tra Rosenborg e Copenhagen, vinta per 2-1 dai norvegesi. Vicino al colpaccio l’Ajax, che deve però accontentarsi dell’1-1 sul terreno della Dinamo Kiev. Lo Zilina si aggiudica per 2-0 il derby ceco-slovacco contro lo Sparta Praga.
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Ritorno del terzo turno preliminare di Champions League ricco di sorprese, tra le quali la più clamorosa è probabilmente l’eliminazione dei vicecampioni di Turchia del Fenerbahce, battuti di misura in casa dagli svizzeri dello Young Boys Berna dopo il pari di una settimana fa in terra elvetica. Fuori anche la Dinamo Zagabria, eliminata dai sorprendenti moldavi dello Sheriff Tiraspol, vittoriosi al termine di una lunghissima sequenza di tiri dal dischetto. Più prevedibile l’uscita di scena dei Celtic Glasgow: gli scozzesi non sono infatti riusciti nell’impresa di ribaltare il pesante passivo subito nel’lincontro di andata dallo Sporting Braga.
Tutto facile per la Dinamo Kiev di Andriy Shevchenko, che come sette giorni fa rifila tre reti ai disastrosi belgi del Gent. Rischia invece l’Ajax, passato solo grazie al maggior numero di reti messe a segno in trasferta contro i greci dell’Paok Salonicco. Basta una vittoria di misura allo Zenit San Pietroburgo di Luciano Spalletti per sbarazzarsi dei rumeni dell’Unirea Urziceni. Avanti anche Rosenborg, Salisburgo, Sparta Praga, Anderlecht, Partizan Belgrado, Zilina, Hapoel Tel Aviv, Copenhagen e Basilea. Ora prima della fase a gironi restano solo gli spareggi, nei quali entrerà in gioco anche la Sampdoria.
Non conosce sosta la marcia dello Zenit San Pietroburgo che sta letteralmente divorando la Premier League russa: ieri al Petrovsky Stadium la squadra di Spalletti ha vinto lo scontro diretto contro il Rubin Kazan, un 2-0 senza appello che ha lanciato definitivamente in vetta gli azzurri della Gazprom. I due gol decisivi per la vittoria sono stati siglati da Aleksandr Kerzhakov, l’ex Siviglia che con la doppietta di ieri ha raggiunto quota 4 gol in stagione; al primo posto nella speciale classifica marcatori interna della squadra il portoghese Danny, con 5 marcature.
Ora la squadra del tecnico di Certaldo è a quota 39 punti, praticamente in quindici partite ne ha vinte 12 e pareggiate tre, senza perdere mai; col successo di ieri sono 9 le vittorie consecutive, mentre 10 i punti di vantaggio sulla più diretta inseguitrice, proprio il Rubin ieri mandato al tappeto (ma una vittoria del CSKA contro lo Spartak manderebbe i primi a -9, comunque un margine rassicurante). Venticinque le marcature in 15 turni di campionato, appena 6 i gol subiti da Vyacheslav Malafeev, praticamente lo Zenit sta schiacciando i sassi.
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Nessuna sorpresa nei primi sei incontri di andata del terzo turno preliminare di Champions League, l’ultimo prima degli spareggi ai quali parteciperà anche la Sampdoria e che decideranno le ultime dieci partecipanti alla fase a gironi. In campo alcune squadre piuttosto blasonate come Dinamo Kiev, Anderlecht e Zenit San Pietroburgo. Per Shevchenko e compagni pratica quasi archiviata contro gli insidiosi belgi del Gent, battuti con un perentorio 3-0 nel quale l’ex giocatore di Milan e Chelsea ha messo a segno la seconda rete. Larga anche la vittoria del team di Bruxelles nella trasferta gallese contro i The New Saints. Finisce invece a reti bianche invece il big match della serata, quello tra i temibili rumeni dell’Unirea Urziceni e gli uomini di Spalletti, che si giocheranno dunque il passaggio del turno tra una settimana in Russia.

Dopo Carlo Ancelotti, ecco altri allenatori italiani che vincono all’estero nel week-end: stiamo parlando di Andrea Mandorlini e Luciano Spalletti, due vecchie (ma neanche tanto) conoscenze del nostro calcio che si sono messi alla prova in terre lontane, rispettivamente a Cluj (Transilvania) e San Pietroburgo (la Russia di Dostojevski). Partiamo col primo che sabato si è laureato campione di Romania dopo aver rilevato la squadra a metà del novembre scorso: successore del portoghese Antonio Oliveira, il tecnico ex Siena e Atalanta aveva comunque preso in mano una squadra prima in classifica (il suo predecessore aveva rescisso per divergenze con la società), ma è stato abile a non abbassare la guardia e a laurearsi campione con due giornate di anticipo.
Ieri la vittoria contro l’Internaţional Curtea de Argeş, un 2-1 comunque sofferto: in vantaggio con Bud, pareggio al 18° della ripresa degli ospiti con Apostu; gol vittoria di Ciprian Deac e Unirea Urziceni distaccata di sei punti. Ora per il Cluj la possibilità di vincere anche la Coppa di Romania, con la sfida del 26 maggio all’SC Vaslui, un double che bisserebbe quello del 2008 quando la società conquistò entrambi i titoli e partecipò poi alla Champions. Ottimo connubio per la società transilvana quello con gli italiani (ricordiamo Bergodi e Trombetta e la vittoria all’Olimpico di Roma contro i giallorossi in Coppa Campioni): oltre a Mandorlini e al suo staff, anche se non titolari giocano nei granata il difensore Felice Piccolo e i centrocampisti Roberto De Zerbi e Davide Bottone.

Calcolatrice in mano, telefoni roventi, dubbi (tanti) e certezze (poche), l’ultimo obiettivo stagionale andato in fumo, l’incubo settimo posto e la prima partita ufficiale che si giocherebbe a fine luglio (e neanche la possibilità, ormai, di arrivare ottavi): non c’è mai fine al peggio e la stagione della Juve si chiude con un manipolo di paure e incertezze, da fugare al più presto con almeno il nome del prossimo allenatore. Il sesto condottiero bianconero in quattro anni ha da più giorni generalità spagnole, ma Rafa Benitez pare non scomporsi e ritualmente ripete che ha ancora un contratto col Liverpool e intende rispettarlo; 22 milioni in tre anni più bonus, assistenti al seguito e voce importante sul capitolo mercato, le lusinghe delle sirene bianconere fanno vacillare l’esperto allenatore che però prende tempo, facendo spazientire la proprietà bianconera. E allora ecco l’ennesimo ultimatum: o dentro o fuori, con Prandelli e Spalletti difficili, ma valide, alternative.
“La trattativa va avanti, ma ora stiamo valutando anche altre ipotesi” ha detto a un tabloid inglese un anonimo dirigente juventino, con lo spogliatoio del Liverpool che da più parti presenta crepe e sembra ormai rassegnato all’addio del proprio capo dello spogliatoio. Il nome del nuovo allenatore bianconero sarà la base di cemento armato per programmare il futuro, con Beppe Marotta, attuale ds della Sampdoria, già in rampa di lancio per assumere il comando delle operazioni di mercato. Dicevamo delle calcolatrici in mano: già, sono giorni di calcoli e conti vari per aggiungere al tesoretto stanziato dalla proprietà altri liquidi da investire sul mercato. Una plus-valenza tira l’altra, cessioni mirate, ingaggi onerosi di cui liberarsi e l’agenda degli osservatori zeppa di nomi e appunti. A partire dal portiere, il lifting della Vecchia Signora sarà radicale.