Dopo il deludente esordio contro la Corea Del Nord, il Brasile vince e convince nella temuta sfida con la Costa D’Avorio. A Johannesburg, gli uomini di Dunga si impongono 3-1 con una doppietta di Luis Fabiano (il secondo gol viziato da un netto fallo di mano nello stop) e una rete di Elano; solo a dieci minuti dal termine arriva il punto della bandiera messo a segno dalla stella degli africani, Didier Drogba. Nel finale di gara brutta rissa in campo con l’espulsione di Kakà, reo di aver colpito con una manata un giocatore avversario, episodio che macchia la prova dell’ex Pallone d’Oro, fino a quel momento uno dei migliori in campo. Seleção qualificata agli ottavi di finale con un turno d’anticipo, per gli ivoriani, nonostante tutto la più dotata di talento tra le squadre africane viste in campo, ora si fa durissima.
Le foto delle tifose brasiliane
Le foto della rissa e dell’espulsione di Kakà
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Va bene, tre punti, ma che il Brasile vincesse con un solo gol di scarto contro la Corea del Nord (e per di più subendo una rete) era pronostico difficilmente fattibile anche dal più audace degli scommettitori: nel freddo di Johannesburg, i cinque volte campioni del mondo faticano non poco a trovare gli spiragli giusti tra le fitte maglie messe su dal tecnico degli asiatici Kim Jong-Hun e nella prima frazione devono accontentarsi di una impietosa statistica che recitava zero tiri verso la porta difesa da Ry Myong-Guk. Nella ripresa piglio aggressivo e i pur volenterosi nordcoreani hanno dovuto abdicare: merito del gol bellissimo del primo giocatore militante in Serie A (ancora per quanto?) a segnare in questo Mondiale ossia Maicon, poi del raddoppio di Elano. Ma gloria per Ju-Yun Nam, in gol allo scadere.
E’ che la Corea del Nord ha impostato la partita con dieci, se non undici, giocatori dietro la linea della palla costringendo i ben più titolati brasiliani a trovare soluzioni alternative: ma se il fosforo del centrocampo sudamericano è affidato a un appannato Kakà e al solito evanescente Felipe Melo, allora tutto diventa più difficile. Gli asiatici sono anche veloci e nelle ripartenze mettono in affanno Lucio e soci, ma a dir la verità fin dal primo tempo Robinho sembra in palla, molto più di un Fabiano impalpabile. Insomma, primi quarantacinque minuti non bellissimi, anzi decisamente deludenti dal punto di vista brasileiro, con tanti applausi all’arcigna banda nordcoreana. Nella ripresa però Carlos Dunga striglia i suoi e quando tornano sul terreno di gioco la musica pare cambiare.

Alexandre Pato è in Sudafrica, ma non per disputare gli ormai imminentissimi Mondiali, quanto per promuovere opere benefiche della Nike a Soweto. Il Papero rossonero ieri ha parlato di questa iniziativa a favore dei bambini poveri, ma a margine dell’evento qualche giornalista gli ha chiesto lumi circa il suo futuro e il giovane attaccante verdeoro si è lasciato sfuggire queste dichiarazioni: “Adesso è presto per dire se resto al Milan. Di queste cose voglio parlare solo dopo il 20 luglio (data del raduno a Milanello, ndr), della mia squadra non sto seguendo neppure il mercato. L’importante è che rimanga Ronaldinho. Ora, però, non è il momento di parlare di acquisti e cessioni. Sono venuto un Sudafrica per questo progetto benefico della Nike e per tifare Brasile suonando la mia vuvuzela“. Le poche parole da lui pronunciate.
Queste hanno scatenato una valanga di insinuazioni, con Adriano Galliani e il procuratore del giocatore abili pompiere per spegnere sul nascere ogni tipo di dubbio o sospetto circa un suo addio al Milan. “Pato ha un contratto con il Milan fino al 2014 e intende rispettarlo. Alexandre ha solo detto che non è il momento di parlare di mercato visto che si trova in Sudafrica per un’iniziativa di beneficenza” ha detto Gilmar Veloz, suo agente. E Galliani ha rincarato la dose: “Io non giudico le parole dei calciatori. Che ha detto? Io non lo so neppure. Pato ha un contratto fino al 2014 e resterà con noi. È incedibile“. A chiudere definitivamente la faccenda lo stesso Pato che in serata ha rettificato: “Un messaggio minaccioso? No. Nessun problema. Resterò al Milan. Voglio vincere Champions e scudetto. Ho fame di successi“.
La Galleria Fotografica di Alexandre Pato




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Ecco una delle favorite dei prossimi mondiali di calcio, il Brasile del ct Carlos Dunga. N el parlare dei verdeoro non si può prescindere da alcune statistiche che collocano questa selezione sul trono più importante del mondo del calcio: il Brasile è l’unica squadra ad aver partecipato ad ogni edizione della fasi finali di un Mondiale e unica ad averlo vinto cinque volte in tutti i continenti dove si è giocato (nessun altra Nazionale è riuscita a trionfare fuori dai propri confini continentali). Ma la Seleçao detiene anche un record “negativo”: delle otto squadre ad aver alzato la Coppa del Mondo, il Brasile è l’unica a non esser riuscita a farlo tra le mura amiche.
La squadra è forte, la storia è leggenda, ma mai dare nulla per scontato e occhio alle stecche che sono sempre dietro l’angolo. Lo sa bene Dunga che non ha assecondato la volontà popolare e ha scelto i suoi 23 uomini più fidati, infischiandone della critiche: fuori Ronaldinho, Pato, Diego e Adriano, dentro giocatori che hanno giocato poco (Julio Baptista) o male (Felipe Melo), con i brasiliani che poco conoscono Grafite e gli avrebbero preferito l’astro nascente Neymar. Tant’è, Dunga ha le spalle larghe e ha asserito che i giocatori chiamati sono quelli che meglio ritiene opportuni per il suo progetto. Cioè meno calcio bailado e più pragmatismo.
Parlare della rosa brasileira è forse inutile, ma brevemente facciamolo lo stesso. In porta un esausto Julio Cesar cercherà di coronare questa fantastica stagione disputando un mondiale degno della sua bravura, insieme a lui i compagni interisti Maicon e Lucio, entrambi sicuri di un posto da titolare in difesa; Luisao e Alves gli altri due del quartetto. Per il centrocampo c’è più bagarre, anche se difficilmente Dunga rinuncerà al suo pupillo Felipe Melo che l’anno scorso in Sudafrica si esaltò e giocò benissimo. Poi Kakà, Elano, Robinho, tutti grandi giocatori che tenteranno di mettere in condizione di far gol Luis Fabiano: è lui l’attaccante principe della Seleçao.
Le Foto di Tutte le Maglie del Mondiale 2010 in Sudafrica





I convocati del Brasile per i Mondiali in Sud Africa sono già pronti. Niente stage, niente 30 nomi stile italiano, direttamente i 23 giocatori che, fatti salvi gli infortuni, si giocheranno la massima competizione calcistica mondiale fra qualche settimana. Il Ct Dunga aveva l’imbarazzo della scelta e, si può tranquillamente affermare, non ha guardato in faccia a nessuno proponendo esclusioni eccellenti: i milanisti Ronaldinho e Pato, il deludente juventino Diego, gli astri nascenti Neymar e Paulo Henrique del Santos, ma soprattutto l’Imperatore Adriano che rimane a casa viste le turbolenze nel suo comportamento anche al Flamengo.
Sono 8 gli “italiani”, compreso quel Felipe Melo colonna della nazionale nella Confederations Cup dello scorso anno, ma decisamente sottotono nella Juventus di questa stagione. Fatta eccezione per il blaugrana Daniel Alves sarà una difesa composta da brasiliani che militano nel nostro campionato con i tre interisti, Julio Cesar, Maicon e Lucio, insieme al romanista Juan o all’alternativa rappresentata dal rossonero Thiago Silva.
A centrocampo c’è anche Julio Baptista, un fantasma o poco più nella Roma di Claudio Ranieri, e l’ex milanista Kakà (anche lui a dir poco appannato nella prima stagione a Madrid). Sono ben due i brasiliani provenienti dal Wolfsburg, Josué in mezzo al campo e Grafite in attacco mentre le altre tre punte di ruolo sono Luis Fabiano, Nilmar e Robinho.
Cosa ne pensate? Dunga, che è costretto a recitare il ruolo di grande favorito, ha fatto le scelte giuste?
Dopo il continua la lista completa.
Lionel Messi ha vinto l’edizione del pallone d’oro 2009 staccando con un ampio margine tutti i suoi avversari. L’esito della votazione è stato comunicato nella notte da France Football, la rivista francese fondatrice del riconoscimento calcistico. L’argentino del Barcellona ha raccolto 473 punti contro i 233 di Cristiano Ronaldo, vincitore della scorsa edizione. Xavi, con 170 punti, e l’altro spagnolo Iniesta, con 149 punti, sono rispettivamente terzo e quarto. Quinta posizione per l’interista Samuel Eto’o che totalizza 75 punti.
(Graduatoria Completa - Albo d’Oro)
Nella classifica dei 30 candidati (solo il francese Benzema non ha ricevuto neanche un voto), non ci sono italiani. Solo quattro giocatori: Eto’o, Julio Cesar, Maicon e Diego giocano in squadre del nostro campionato: i primi tre nell’Inter, il quarto nella Juventus.








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Calcio che cambia: un tempo, neanche tanto lontano, ci vantavamo di essere i più bravi a giocare a pallone. In barba agli inglesi che, seppur orgogliosi e tronfi, alla fine bastonavamo. E agli spagnoli, tutto fumo e niente arrosto. I sudamericani per consacrarsi venivano a giocare in Italia, idem i tedeschi, i francesi neanche li consideravamo (ad eccezione del mitico Platini), gli olandesi facevano colonia al Milan. Se 20, ma anche 10, anni fa ci avrebbero detto che nel 2009 era tutto cambiato non ci avremmo creduto. Forse neanche nell’estate del 2006 quando, sebbene Calciopoli, andammo a vincere un inatteso Campionato del Mondo in casa teutonica, ai danni dei galletti.
Ieri France Football ha stilato la lista dei 30 candidati che si contenderanno il prossimo Pallone d’Oro, un elenco impietoso per i nostri colori: appena 4 giocatori della nostra Serie A, zero (zero!) calciatori italiani. Per la serie: il calcio “accade” altrove. Ci impelaghiamo nella dialettica di Mourinho, nei bar si parla di Felipe Melo e di Diego, i milanisti si deprimono, la Roma tiene il fiato sospeso per le condizioni di Totti, a Napoli si coccolano Hamsik e Lavezzi: il calcio rimane una passione portante nel Bel Paese, ma nessuno più si importa di noi. L’Inter è rappresentata da Julio Cesar, Maicon ed Eto’o, la Juve da Diego, più i due “ex milanesi” Kakà e Ibrahimovic. Stop.
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Lezione di calcio del Brasile che strappa il biglietto per il Sudafrica con ben tre turni di anticipo: vittima eccellente quella di ieri, ossia l’Argentina che a Rosario incassa una scoppola sonora e ora dovrà sudare non poco per raggiungere i cugini al Mondiale. Poche idee e per altro confuse quelle del ct dell’albiceleste Diego Armando Maradona che a fine gara ammetterà: “Ero arrabbiato con i miei giocatori dopo il 6-1 preso in Bolivia, stavolta c’è poco da dire, hanno vinto i migliori. In Paraguay sarà dura, ci andremo con lo spirito che riusciremo a ricostruire nei prossimi due giorni“. Di contro è la maschera della felicità Carlos Dunga, selezionatore brasiliano: “E’ stata la vittoria della qualità. Avevo raccomandato ai miei la calma, perché ero certo che restando in undici contro undici l’avremmo portata a casa. Fantastico qualificarsi con un anticipo così grande” (Le foto di Argentina - Brasile 1-3).
Sul tabellino ci finisce il difensore Luisao, autore del gol del vantaggio, e due volte Luis Fabiano; tra i due gol del sivigliano la rete della speranza di Jesus Datolo, autore del tiro della domenica che ha illuso gli argentini per appena due minuti. I verdeoro, infatti, sul 2-1 hanno pensato bene di chiudere la partita con un pallonetto delizioso del già citato Luis Fabiano, assistito magistralmente da un ispirato Kakà; ma bravo anche Felipe Melo a frangere i flutti argentini e a smorzare sul nascere l’inventiva di Leo Messi, che nella propria città natale sperava in un’altra serata. Ma da Tevez ad Aguero, da Zanetti a Veron, la selezione argentina ieri ha proprio sbagliato la partita in blocco.
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Oltre agli Azzurri, protagonisti di un deludente 0-0 contro la Svizzera, sono scese in campo ieri quasi tutte le altre big del calcio mondiale. L’incontro più appassionante è stato quello disputato a Mosca tra l’Argentina e la temibile Russia, guidata in panchina da Guus Hiddink. I sudamericani hanno prevalso 3-2, al termine di un match combattuto: decisive le reti del nuovo acquisto del Lione, Lisandro Lopez e del “napoletano” Datolo, subito a segno all’esordio in maglia albiceleste. Tante reti anche ad Amsterdam dove l’Inghilterra di Fabio Capello, è riuscita a riacciuffare sul 2-2 (doppietta di Defoe) i padroni di casa delll’Olanda dopo essere stata sotto di due reti (Kuyt e il probabile neo-interista Van Der Vaart).
Deludente invece il Brasile, vittorioso solo per 1-0 contro la modesta Estonia, grazie ad una rete del sogno proibito del Milan, Luis Fabiano. Vittoria più difficile del previsto per la Spagna, che è stata costretta a sfoderare una grande prestazione nella ripresa per piegare (3-2) la Macedonia, guidata da uno scatenato Goran Pandev. Pessima prova per l’Irlanda di Trapattoni, travolta in casa dall’Australia; male anche la selezione del paese ospitante dei prossimi Mondiali, il Sudafrica, battuta nettamente dalla Serbia. Vincono anche Repubblica Ceca, Turchia, Svezia, Portogallo, Romania e Polonia; niente da fare per la Bosnia, nonostante uno Dzeko in grande spolvero.