
Dopo il roboante 7-0 del Real Madrid contro il Malaga, nella giornata di oggi l’emittente radiofonica Cadena Ser rivela un inquietante retroscena risalente a venerdì scorso: atterrata la squadra madrilena a La Coruña per l’impegno del 25esimo turno di Liga, l’allenatore dei blancos José Mourinho è sfuggito ad un vero è proprio attentato rivolto alla sua persona. La sua guardia personale del corpo, infatti, sarebbe rimasta ferita da una lama di circa 4 cm, a livello dell’ascella; riparato nel bus della squadra, si è scoperto che il destinatario della coltellata sarebbe dovuto essere proprio il tecnico lusitano (e le telecamere hanno individuato l’aggressore, un uomo di alta statura).
Episodio increscioso, forse è dir poco, che pone l’accento sul modo di porsi dello Special One e dell’isterismo imperante nella cultura calcistica spagnola, molto più che alle nostre latitudini; se è vero che Mou sta avendo vita molto più difficile che in Italia (dialetticamente parlando), è altrettanto vero che i media e i tifosi avversari gli stanno riservando un trattamento davvero infernale, nulla a che vedere con la genuina polemica verbale e da bar che ha imperato invece nel nostro Paese durante i suoi 24 mesi di permanenza in Lombardia. Atto deprecabile, quello emerso oggi, e non dovrebbero esserci “se” e “ma”; tuttavia è bene, per il suo di bene, che Mourinho si dia una calmata.
Dopo lo 0-0 contro il Depor, ieri le merengues hanno asfaltato il Malaga dell’ex allenatore madridista Manuel Pellegrini; manco a dirlo, il portoghese si è attirato l’antipatia di tutta Malaga. Per criticare il tecnico cileno degli andalusi, nella conferenza stampa della vigilia se n’era uscito con un “non allenerei mai il Malaga“. Ieri la precisazione:
“E’ ovvio che non ho nulla contro la città, contro il club o i suoi professionisti. Semplicemente ho risposto senza ipocrisia. Se chiedessero ai giocatori e allenatori migliori del mondo se andrebbero al Malaga, tutti risponderebbero ‘Perché no?’, eccetera, ma non sarebbe la verità. Chi può scegliere, sceglie sempre le soluzioni migliori. La verità è che, una volta di più, ho risposto senza ipocrisia. Ma in un mondo ipocrita, non esserlo è un grande difetto. Ed è un difetto che avrò sempre”.
Il discorso torna, torna poco per taluni esaltati. Che pure esistono, caro Mou.

Seppur Mourinho parli già da allenatore del Real Madrid, la fredda cronaca di informa che la trattativa per portare nella capitale spagnola lo Special One non è propriamente linearissima e le formalità sbandierate ieri da Florentino Perez sono, probabilmente, qualcosa di più (e ci mancherebbe, visto che si parla di milioni e milioni di euro). L’unica vera certezza è che Manuel Pellegrini non è più l’allenatore delle merengues; così oggi il tecnico cileno si è sfogato in una lunga intervista a Cadena Ser dove lancia frecciatine alla dirigenza madridista, con ovviamente Perez in testa, non lesinando anche qualche bordata al suo quasi certo successore, il già citato José Mourinho.
“Sono venuto qui con grandi speranze e con grande orgoglio per guidare questa squadra. Purtroppo, non sono riuscito a fare quello che volevo e ho avuto problemi sin dall’inizio della stagione. Ci sono state molte discussioni all’interno del club. Ho chiesto che Sneijder e Robben fossero trattenuti, perché li consideravo giocatori molto importanti. Ma non mi è stato consentito di dire la mia sulle istanze tecniche. Come ha detto Vicente Del Bosque (ex tecnico del Real, ndr) questo club non mostra rispetto per il ruolo dell’allenatore e non gli dà autorità né all’interno né all’esterno. Il progetto di Florentino Perez è straordinario ma io penso che stia facendo le mosse sbagliate” l’attacco frontale dell’ex Villarreal, che ha anche dichiarato di non vedere il suo Presidente da agosto.
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Continuano ad arrivare dalla Spagna, e in particolar modo dall’opulento Real Madrid di Florentino Perez, gli apprezzamenti per Josè Mourinho. Il tecnico nerazzurro si era già espresso nella giornata di ieri, confermando sobriamente l’ormai noto gradimento per un’eventuale destinazione sulla panchina madrilena, la prossima stagione. Ma c’è l’Inter di mezzo, c’è una stagione che potrebbe diventare trionfale per i milanesi e c’è anche Massimo Moratti che non ha alcuna intenzione di privarsi dello special one.
Quindi per Josè c’è da aspettare, riflettere e pazientare. Così, a pigiare ancora il tasto sull’acceleratore dell’aereo che potrebbe trasferire Mourinho sulla panchina del Santiago Bernabeu ci pensa Ricardo Kakà, ex rossonero che quest’anno con la maglia delle merengues, non ha reso come fece negli anni d’oro del Milan. Il brasiliano si è espresso a margine della presentazione di un prodotto di uno dei suoi sponsor: “Mourinho è un grande. I risultati parlano per lui. In tutte le squadre che ha allenato è riuscito a vincere. Lui al Real? Dipende dalla società…Pellegrini quest’anno ha fatto un grandissimo campionato…”
L’Inter e i suoi tifosi dovranno prendere in seria considerazione l’idea di dover rinunciare a José Mourinho nella prossima stagione. L’allenatore lusitano da qualche tempo preferisce glissare sulle domande riguardanti il suo futuro rimandando il discorso a dopo la finale di Champions. Sono ancora nella memoria le immagini del 2004 quando il portoghese, subito dopo la conquista della Champions con il Porto, decise di rinunciare alla festa, lasciandola ai suoi giocatori, avendo già in tasca il contratto firmato con il Chelsea.
Adesso la storia potrebbe ripetersi perché il Real molto probabilmente concluderà il proprio rapporto con l’allenatore Pellegrini e punta forte su Mou come sostituto del cileno. Ieri a Londra intervistato da As il portoghese ha confermato che allenare in Spagna è un suo obiettivo futuro, resta solo da capire quanto questo sia a breve termine: «È chiaro che rientra nei miei piani allenare in Spagna, così come diventare ct del Portogallo un giorno o l’altro».
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Il Real Madrid, seppur a fatica, non molla la presa. A sei giornate dal termine del campionato, i madrileni sono ora a 3 punti dal Barca, che, dopo averli sconfitti per 2-0 sabato scorso al Bernabeu, ha vinto mercoledi’ in casa per 3-0 contro il Deportivo la Coruna. Ad Almeria ha aperto le marcature, al 12′ pt, Crusat per gli andalusi. Tredici minuti più tardi, il Real ha pareggiato con una prodezza di Cristiano Ronaldo: il portoghese ha scartato tre difensori e messo in rete con un sinistro potente. I madrileni hanno poi chiuso la partita, al 24′ st, con un altro bel sinistro, stavolta di Van der Vaart.



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Il Real Madrid, seppur a fatica, non molla la presa. A sei giornate dal termine del campionato, i madrileni sono ora a 3 punti dal Barca, che, dopo averli sconfitti per 2-0 sabato scorso al Bernabeu, ha vinto mercoledi’ in casa per 3-0 contro il Deportivo la Coruna. Ad Almeria ha aperto le marcature, al 12′ pt, Crusat per gli andalusi. Tredici minuti più tardi, il Real ha pareggiato con una prodezza di Cristiano Ronaldo: il portoghese ha scartato tre difensori e messo in rete con un sinistro potente. I madrileni hanno poi chiuso la partita, al 24′ st, con un altro bel sinistro, stavolta di Van der Vaart. (Foto - Video)
Nel secondo posticipo della serata, il Valencia ha consolidato il suo 3/o posto, ben lontano pero’ dalle due pretendenti al titolo, battendo l’Athletic Bilbao per 2-0, con una doppietta del suo nazionale David Silva (un gol per tempo, al 35′ e al 17′), da cui il Real dovra’ guardarsi, nella prossima di campionato. Risultati della 32/a giornata della Liga: (giocate martedì): Valladolid-Siviglia 2-1 Sporting Gijon-Tenerife 0-2 Getafe-Villarreal 3-0 Mercoledi’: Atletico Madrid-Xerez 1-2 Santander-Espanyol Barcellona 3-1 Osasuna-Malaga 2-2 Real Saragozza-Maiorca 1-1 Barcellona-Deportivo la Coruna 3-0 Ieri: Almeria-Real Madrid 1-2 Valencia-Athletic Bilbao 2-0. Classifica: Barcellona punti 83; Real Madrid 80; Valencia 59; Maiorca 52; Siviglia 51; Athletic Bilbao 48; Getafe 47; Villarreal 46; Deportivo la Coruna 43; Atletico Madrid 40; Osasuna 38; Sporting Gijon, Almeria e Espanyol Barcellona 37; Santander 35; Real Saragozza 33; Malaga 32; Tenerife 29; Valladolid 28; Xerez 26.



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Florentino Perez ha aperto ufficialmente la caccia al nuovo tecnico che il prossimo anno allenerà il Real Madrid. La precoce e traumatizzante eliminazione dalla Champions League ha accelerato i tempi per il nuovo corso madrileno e la fiducia per l’attuale tecnico, Pellegrini, è ai minimi storici. A nulla servirà riuscire a vincere la Liga perché Perez vuole un allenatore di grido e i nomi sono sempre gli stessi: Capello, Mourinho, Ancelotti, Benitez. In pole sembrano esserci proprio Don Fabio e Josè Mourinho. Per il tecnico friulano si tratterebbe di un ritorno di fiamma nella “sua” Madrid e i ricordi indelebili lasciati nella capitale spagnola rappresentano un invidibile bigliettino da visita.
Più difficile l’ipotesi Mourinho. Al curriculum del portoghese manca solamente una importante partecipazione nel campionato spagnolo, dopo aver vinto in quello inglese e nella serie A. “Il mio futuro consiste nel fare del mio meglio fino al termine della stagione, poi si vedrà. Il mio contratto è semplice, ho altri tre anni con una clausola che mi consente di andare via quando voglio“, ha rivelato il portoghese al termine di Chelsea-Inter. Una sorta di avviso a Florentino Perez: Mourinho affermò, qualche mese fa, che chi allena il Real Madrid è l’uomo più felice del mondo.

Cristiano Ronaldo e Robinho lo difendono, il Santiago Bernabeu lo fischia, Galliani assicura non fosse rotto, Pellegrini lo sostituisce, la stampa spagnola gli appiccica addosso maglie diverse da quella “blanca” per la prossima stagione: stiamo parlando di Ricardo Kakà, stella del Real Madrid giunto nella capitale spagnola per 65 milioni di euro. Stagione non propriamente da incorniciare, rendimento ben al di sotto le aspettative e una fastidiosa pubalgia a mettergli il bastone tra le ruote: come successo a Shevchenko che aveva abbandonato la “famiglia rossonera” per un acclamato trasferimento a Londra, sponda Chelsea, anche per il fuoriclasse brasiliano lasciare Milanello non ha portato per niente bene.
La punta dell’iceberg di questo momento no di Kakà? La settimana scorsa durante Real Madrid - Lione, ritorno degli ottavi di Champions: il giocatore è stato ingenerosamente fischiato e sull’1-1 Pellegrini lo ha cambiato. Il suo addetto stampa su twitter si è lasciato andare in commenti inopportuni, definendo un codardo il tecnico cileno. Sebbene Kakà abbia preso le distanze da queste esternazioni, al momento del cambio non era affatto contento: “Ero arrabbiato per come andava la partita, è stato un colpo molto duro, un momento molto difficile per il Real Madrid e per i tifosi. Possiamo solo chiedere scusa agli aficionados“. Già, ma la faccenda si fa seria e oggi è tornato a parlare, tramite il quotidiano As.
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Duecentocinquantaquattro (254) milioni di euro spesi parevano una garanzia certa per non steccare per la sesta stagione di fila l’ingresso ai quarti di finale (i quarti, mica la finale!!!) di Champions League: Florentino Perez aveva predisposto tutto per far sì che il suo Real Madrid si giocasse la finale di maggio di Champions League dopo tanti anni di assenza dalle partite primaverili in Europa. Per di più quest’anno la coppa dalle grandi orecchie verrà assegnata proprio al Bernabeu, per la prima volta di sabato: i tifosi delle merengues pregustavano già quella serata calda per inneggiare ai loro nuovi idoli. Che in una serata di inizio marzo sono già diventati flop. Ancora un’eliminazione, un qualcosa che brucia tantissimo viste le premesse e l’epilogo sperato.
Passa il modesto Lione, in Ligue 1 addirittura dietro a una neopromossa come il Montpellier (va bene che la squadra del sud della Francia è prima insieme al Bordeaux); i francesi avevano ceduto Karim Benzema ai blancos quest’estate, uno dei tanti colpi messi a segno dalla società reale. E proprio l’attaccante è uno dei deludenti: appena 5 gol in Liga, per lui si parla già di cambiare aria con Milan e Inter che assistono interessate all’affondamento della corazzata. E poi c’è Kakà: altro flop di cui si è parlato tanto, ieri sostituito e polemico tramite twitter (anche se poi il messaggio scritto dalla moglie contro Pellegrini è stato subito rimosso). L’allenatore di questa accozzaglia si chiama, per l’appunto, Manuel Pellegrini: nella capitale iberica lo danno già per spacciato, Jorge Valdano lo difende.




Cristiano Ronaldo è ormai lontano dai campi di gioco da quasi un mese e mezzo a causa dell’infortunio occorsogli il 30 settembre scorso durante la partita di Champions contro il Marsiglia, e la successiva ricaduta il 10 ottobre in nazionale contro l’Ungheria. I tifosi del Real Madrid scalpitano per riaverlo a disposizione, così come anche Manuel Pellegrini che ha bisogno della sua classe per riuscire a risollevare l’umore dei tifosi dopo l’umiliante eliminazione in coppa del Re subita dall’Alcorcon (Foto). I tempi non sono comunque brevissimi perché il portoghese spera di riuscire a recuperare uno stato di forma sufficiente tra 15 giorni per scendere in campo contro il Barcellona nella partita prevista per il 29 ottobre. (La Fotogallery del portoghese)
«Ho ricominciato a correre e dalla settimana prossima spero di allenarmi con la squadra. Ovviamente vorrei esserci contro il Barcellona, ma prima dovrei rigiocare». Il suo è un ritorno attesissimo anche perché il gioco della squadra non decolla e la sua personalità potrebbe permettere quel cambio di ritmo necessario a tenere il passo del Barça. Nonostante tutti riconoscano la sua importanza, Ronaldo ha deciso di smarcarsi un po’ dalle pressioni dell’opinione pubblica: «Tutta la gente parla del mio rientro, ma io non sono il salvatore di niente. Non sono il salvatore della patria come scrivete. Sono solo un giocatore che vuole aiutare la propria squadra a vincere».



