
In questo periodo al Manchester City e al suo manager, l’italiano Roberto Mancini, non ne va una bene. In campionato la squadra appare leggermente in affanno e deve ancora lottare molto per conquistare il quarto posto, in settimana è arrivata anche l’eliminazione dalla FA Cup, lo spogliatoio lascia intuire malumori che suggeriscono come ancora non sia stato digerito l’esonero di Mark Hughes. A tutte queste difficoltà oggi se n’è aggiunta un’altra: la squalifica per quattro giornate dell’attaccante Emmanuel Adebayor.
Il togolese era stato espulso nel finale della partita di coppa contro lo Stoke City, reo di aver colpito al volto Ryan Shawcross. Alle normali tre giornate di stop previste in caso di rosso diretto il giudice sportivo ne ha aggiunta una quarta per la recidività del calciatore in episodi violenti. Sebbene sia la prima espulsione di questa stagione, Adebayor aveva già scontato tre giornate di squalifica in seguito all’esultanza provocatoria in occasione di un gol contro la sua ex squadra, l’Arsenal. È stato proprio questo episodio a orientare il giudice verso un inasprimento della pena.

Evviva, avranno esultato in Inghilterra dove i quotidiani hanno potuto scrivere di tutto e di più all’indomani della presentazione di Roberto Mancini quale nuovo allenatore del Manchester City. Innanzitutto il passato recente del club, con l’esonerato Mark Hughes che sta pensando di ricorrere agli avvocati: “Vista la velocità con la quale si sono affrettati ad annunciare il mio successore, è chiaro che il club aveva preso questa decisione tanto tempo fa. All’inizio della stagione, i proprietari avevano accettato il fatto che il sesto posto, o i 70 punti, sarebbe stato un obiettivo realistico ed è questo che abbiamo detto anche ai giocatori. Ed eravamo perfettamente in linea con il progetto quando sono stato licenziato” le parole del gallese. Che critica l’atteggiamento della società.
Garry Cook aveva in mente di esonerarlo già da settimane, ma non gli era ancora stato comunicato niente perché al nuovo allenatore, Mancini per l’appunto, gli si voleva affidare il team partendo con match più soft (esordio con lo Stoke City). Cook ha smentito, non Mancini che con un imperdonabile gaffe ieri nel corso della presentazione ha ammesso i contatti a inizio mese. Il trainer jesino, povero, si trova a fronteggiare uno spogliatoio caldo con alcuni giocatori rimasti legati a Hughes e che male hanno preso la notizia del cambio di tecnico: “Chi non gioca per me se ne può anche andare” ha tuonato il nuovo allenatore dei Citizens, a cui è stato dato un budget di 100 milioni di sterline per aggiustare la squadra. Che secondo Mancini potrà arrivare al quarto posto, in Champions League.





Roberto Mancini torna al lavoro, come abbiamo raccontato ieri l’allenatore jesino ha firmato un contratto di tre anni e mezzo per 3,5 milioni a stagione più eventuali premi con il Manchester City. Sostituirà Mark Hughes che ha pagato la striscia negativa di risultati che ha visto la sua squadra vincere soltanto due partite nelle ultime undici giocate. Nonostante ciò i giocatori erano tutti dalla sua parte, l’allenatore era rispettato e amato tanto dal punto di vista professionale quanto da quello umano, e la notizia del suo esonero ha scosso notevolmente l’ambiente, la dirigenza è stata contestata per questa decisione che ha colto di sorpresa la squadra, un po’ meno il tecnico.
Una delegazione di sei calciatori, capeggiata da Craig Bellamy e Shay Given, ha chiesto e ottenuto un incontro con l’uomo additato come unico responsabile dell’allontanamento del loro amato allenatore: Gary Cook. La notizia la riporta il domenicale News of the World che raccoglie la testimonianza di un infiltrato nello spogliatoio dei Citizens. I sei, parlando a nome di tutti, si sono detti disgustati dopo aver appreso che le sorti di Hughes erano già state decise dopo la vittoria contro l’Arsenal del 2 dicembre. Secondo la spia poi il tecnico, dopo la vittoria di ieri contro il Sunderland, avrebbe salutato i giocatori dicendo che quella era stata la sua ultima partita e di prepararsi all’arrivo di Roberto Mancini.
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Voleva tornare ad assaporare lo spogliatoio, era stufo di stare ai box dopo un anno di “disoccupazione” (dorata) e così oggi può dirsi ufficialmente in pista: Roberto Mancini è il nuovo allenatore del Manchester City. L’ambizioso allenatore jesino, nei giorni scorsi addirittura accostato alla Juventus, inizia così un’affascinante avventura in Inghilterra, l’ennesima “mente” del calcio nostrano ad emigrare: il nostro campionato, che pure ha due soli tecnici stranieri, perde dunque anche lui dopo i vari Ancelotti, Capello, Spalletti e, perché no, Trapattoni. Prende le redini di una squadra che vuole vincere e che potenzialmente ha i soldi per farlo.
Subentra al posto di Mark Hughes, allenatore ben voluto dallo spogliatoio e difeso strenuamente da Tevez fino all’ultimo, ma che quest’anno dopo un avvio promettente non ha saputo fare meglio dell’attuale sesto posto. Lo sceicco Mansour vuole vincere e pensa che Mancini sia l’uomo giusto per farlo, a nulla è servita la vittoria di oggi dei Citizens, pirotecnico 4-3 ai danni del Sunderland (determinante Santa Cruz autore di una doppietta). All’ex interista contratto di tre anni e mezzo fino al 2013, percepirà 3,5 milioni di euro netti a stagione e avrà gran peso sulle decisioni societarie in merito al mercato.





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Hai voglia a smentire, Oltremanica ormai ne sono convinti: se le rivelazioni del Times di qualche giorno fa furono prontamente rispedite al mittente, il Daily Mail oggi rilancia. Secondo i sudditi di Sua Maestà José Mourinho, il Paperone degli allenatori a libro paga di Massimo Moratti, ne avrebbe le tasche piene dell’Italia, della sua prostituzione giornalistica, del calcio catenacciaro e delle continue polemiche che si creano a ogni suo battito di ciglia. Probabilmente rinnegherà per la seconda volta, la sua permanenza a Milano, sponda Inter, a rigor di contratto dovrebbe prolungarsi per altri due anni e mezzo, di sicuro non è difficile immaginare il lusitano dire (anzi ridire, perché in questo caso i virgolettati esistono): “La Premier è il mio calcio“.
Ha allenato in Portogallo, vincendo, in Inghilterra, vincendo, in Italia, vincendo; nel suo curriculum anche l’esperienza, non proprio in prima fila, in Spagna (vincendo): improbabile vederlo al Marsiglia o allo Schalke, per le sue ambizioni è ora di accettare una nuova sfida. Nazionali? Non fanno per lui che vuole il contatto diretto e quotidiano coi giocatori, per tornare ad essere felice e sciorinare teorie di tattica all’avanguardia il calcio inglese è quello che fa per lui (al massimo lo vedremmo bene al Real Madrid…). Così i tabloid britannici insistono: erede di Ferguson sulla panchina del Manchester United. Il più decano degli allenatori dovrà pure andare in pensione prima o poi, il Sir scozzese vuole lasciare la sua creatura in buone mani: lo Special One da Setubal.




E’ finita l’avventura di Gennaro Gattuso al Milan? E’ una domanda forse prematura, anche un po’ antipatica, sicuramente non proprio fuori luogo. La situazione appare chiara, il Campione del Mondo sta scaldando la panchina, il futuro negli schemi rossoneri non è dei più rosei e l’età, fattore da non sottovalutare, gli consente ancora di affrontare nuove sfide e abbracciare rinnovati stimoli. A 32 anni c’è ancora tempo e modo per togliersi egregie soddisfazioni. Ma come si è arrivati a questo clima quanto meno incerto tra il Ringhio nazionale e la gloriosa società di Via Turati, Milano? Si dice che tre indizi spesso fanno una prova, infatti diversi episodi hanno incrinato un rapporto che solo qualche stagione fa lasciava pensare che il calabrese avesse chiuso la carriera in rossonero.
Primo indizio: la delusione di Istanbul. Quella finale incredibile di Champions persa contro il Liverpool, una ferita che pareva non riuscisse a rimarginarsi, dopo più di un lustro di vittorie e soddisfazioni con la maglia del Diavolo il primo vero ostacolo che lo lasciò pensare a nuovi orizzonti professionali. Ma durò poco: un Mondiale vinto, la rivincita di Atene, il Milan sul tetto del Mondo sei mesi dopo, insomma la scelta di rimanere in Lombardia fu azzeccata. Secondo indizio: la voglia di rimettersi alla prova. Consumate le rivincite contro Liverpool e Coppa del Mondo per Club, trovare la forza per combattere e sudare ancora per quella maglia sembrava molto difficile. Stimoli nuovi, ecco cosa voleva Gattuso, Toni chiamava da Monaco di Baviera, lui pareva davvero in procinto di andare, un anno e mezzo fa.




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Carlos Dunga perde la pazienza. Ce l’ha con la Roma e attacca la società giallorossa invocando l’intervento della Fifa. Motivo del contendere il difensore brasiliano Juan: il c.t. della nazionale verdeoro ha convocato il calciatore nonostante l’infortunio (praticamente senza soluzione di continuità, bisogna dirlo) e la società di Rosella Sensi non gli ha permesso di partire per il ritiro in Qatar. I brasiliani si stanno allenando in attesa dell’amichevole contro l’Inghilterra di Fabio Capello. Fra l’altro proprio al centro di quel viaggio verso il medio oriente e del conseguente infortunio di Frank Lampard si è aperto un contenzioso con il Chelsea.
Insomma, questa partita non è certamente destinata a distendere i rapporti fra nazionali e squadre di club. Dunga avrebbe preteso che la Roma lasciasse partire ugualmente Juan perché fosse lo staff medico brasiliano a valutare le condizioni del difensore, di fronte al diniego chiede l’intervento della Fifa:
Il caso di Juan verrà sottoposto all’attenzione della Fifa, perché la Roma non ce lo ha messo a disposizione. C’è scritto nello statuto della federazione internazionale che in casi del genere un giocatore deve venire, ma la Roma ce lo ha negato. Ora chiediamo che vengano presi i provvedimenti del caso.
Continua a leggere: Dunga scatenato attacca sul Caso Juan: "La Fifa punisca la Roma"

Non basta essere la squadra campione d’Europa per spingere i giocatori a restare, così anche il Barcellona deve lavorare molto per essere convincente, i risultati a volte sono positivi altre volte meno. E’ di oggi la notizia del raggiungimento di un accordo per il rinnovo di Carles Puyol, storico capitano dei blaugrana, il cui contratto sarebbe scaduto nel giugno 2010. C’è però da registrare anche una possibile partenza importante, il francese Thierry Henry (La Fotogallery di Thierry Henry) potrebbe svestire la maglia del Barça a fine stagione per volare negli Stati Uniti, sarebbe New York la sua destinazione.
Ma procediamo con ordine, Puyol ha tenuto in apprensione i tifosi catalani, il suo contratto era in scadenza e il giocatore si è preso più di qualche mese per riflettere sul proprio futuro. La lunga attesa aveva spinto a credere che l’addio fosse imminente, invece oggi è arrivata la bella notizia. A darla è stato Xavi Hernandez, il centrocampista spagnolo l’ha comunicata in anteprima durante la sua conferenza stampa manifestando tutta la soddisfazione per la permanenza del capitano, ha raccontato che i giocatori l’hanno appreso durante l’allenamento e hanno deciso di tributare un lungo applauso al loro compagno di squadra. Il nuovo contratto legherà il difensore al Barcellona fino al 2013, Puyol è in blaugrana dal 1995 e ha fatto il suo esordio in prima squadra a Valladolid nel 1999.
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Sta per scatenarsi il derby di Manchester per accaparrarsi il brasiliano dell’Inter Maicon. Dopo pochi giorni dalle voci trapelate circa l’interessamento dello United nei confronti del terzino, ecco che anche il City si fa avanti. Secondo quanto riportato oggi dal tabloid britannico Sun, Mark Hughes avrebbe pronta un’offerta di oltre 20 milioni di euro per convincere la dirigenza nerazzurra a cedere il forte giocatore. La società ha messo a disposizione del tecnico 100 milioni di sterline per la campagna di rafforzamento invernale e una buona parte di queste potrebbero essere usate per arrivare a Maicon.
Sicuramente la cifra iniziale non soddisfa le richieste di Massimo Moratti, ma in queste circostanze si sa che i numeri possono lievitare facilmente. Per battere la concorrenza dello United il City è pronto ad offrire molto di più al giocatore in termini d’ingaggio. Nei giorni scorsi il procuratore del giocatore Caliendo aveva confermato l’interessamento dei Red Devils da tempo sulle tracce del brasiliano e si era parlato di 3.5 milioni di euro come stipendio. I Citizens forti della loro ricchezza farebbero uno sforzo in più arrivando ad offrire una somma superiore ai 5 milioni di euro. Quest’estate l’Inter aveva respinto le avance del Real Madrid ma da allora nessun ritocco è stato apportato al contratto di un Maicon che molti dicono insoddisfatto, sono quindi prevedibili nuovi assalti in futuro.
Aria tesa in Premier League, in particolare tra i giocatori del Manchester City. Dopo la performance di Adebayor in Manchester City - Arsenal (tre giornate di squalifica per il calcio rifilato all’ex compagno di squadra Van Persie), ora è il turno di Craig Bellamy. L’attaccante gallese dei Citizens, probabilmente innervositosi dopo il 3-4 subito in eztremis, ha rifilato uno schiaffone ad un tifoso del Manchester United, entrato in campo nei minuti finali del derby per festeggiare la rocambolesca vittoria dei Red Devils arrivata grazie al goal di Michael Owen. (Guarda il Video)
Bellamy rischia una pesante squalifica che decimerebbe l’attacco del City dopo i tre turni di stop inflitti ad Adebayor. La decisione della F.A. dovrebbe arrivare a giorni, in seguito ad un consulto con le forze dell’ordine presenti nell’impianto di gioco, che si starebbe svolgendo proprio in queste ore. Per ora nessuna denuncia è stata inoltrata nei confronti di Craig Bellamy. “Sono sicuro che la gente proverà sdegno nel guardare le immagini del ceffone, ma il tifoso non avrebbe dovuto essere in campo. Questo non è accettabile”, ha dichiarato Hughes, il tecnico del M. City.