
Una notizia che non avremmo mai voluto dare: questa notte è morto il noto giornalista sportivo Maurizio Mosca. Ne ha dato annuncio la famiglia, confermando che il decesso è avvenuto all’Ospedale San Matteo di Pavia. Già quattro anni fa Mosca rischiò di morire quando fu colpito da un’emorragia interna che gli minò il fisico; indomito tornò a lavorare sia in televisione che sulla carta stampata, aggiornando anche il suo blog sul sito di Mediaset. Anzi è proprio di ieri l’ultimo post in cui affrontava la questione tra Mourinho e Balotelli, parteggiando per il bizzoso attaccante nerazzurro.
Oggi sarebbe stato ospite, come di consueto, di Guida al Campionato in compagnia di Mino Taveri e qualche altro ospite; nulla ieri lasciava presagire che ci avrebbe lasciato così all’improvviso, lasciandoci orfani delle sue macchiette rese celebri soprattutto negli ultimi anni. Da “Il Pendolino” alle sue “Bombe di Mercato“, fino ad arrivare al tormentone degli ultimi tempi, quel suo “Ah come gioca Del Piero” che faceva sempre sorridere. E’ davvero un peccato che un uomo di calcio così appassionato e professionale debba andarsene un sabato di aprile, alla vigilia di un mondiale e a stagione in corso. Aveva 70 anni, ci mancherà.

Dieci anni fa: la Seria A? Il campionato più bello del mondo. Cinque anni fa: la Serie A? Il campionato più difficile del mondo. Oggi: la Serie A? Il quarto (forse) campionato d’Europa. Dalle stelle alle stalle in poche abili mosse. Com’è che la squadra più titolata sul pianeta, il Milan stellare che quando sentiva la musichetta della Champions si trasformava in corazzata spettacolare, ora deve pescare nella memoria per ricordare un successo casalingo a livello continentale? Era il 6 novembre del 2008, Milan-Braga 1-0. E ancora: sette “pappine” in due partite al cospetto di un Manchester United “così e così”, uno 0-4 europeo che rimanda allo storico poker del Deportivo al Riazor di La Coruna sei anni fa. Un lento inesorabile declino del club ammiraglia delle notti infrasettimanali italiane, almeno nello scorso decennio dove il Diavolo ha raggiunto ben tre finali di Coppa Campioni.
I petrol-euro di Massimo Moratti: a centinaia tra stipendi e acquisti, l’Inter ha partecipato consecutivamente alle ultime cinque edizioni della Champions League. Piazzamenti? Quarti di finale, quarti di finale, ottavi di finale, ottavi di finale, ottavi di finale. Ce la farà quest’anno a portare alta la bandiera tricolore del nostro calcio uscendo indenne dallo Stamford Bridge al cospetto del Chelsea di Carlo Ancelotti? Speriamo, difficile. E’ che altrove si gioca diversamente, e meglio, a partire dal campionato al sabato o alla domenica: zero quotidiani sportivi e zero moviole per cominciare, e poi corsa, pressing, agonismo, divertimento, stress ridotto al lumicino. E’ il calcio di oggi, quello dei quattro posti in Champions, quelli che merita la Germania.

Quando lo dice prima Maurizio Mosca a Guida al Campionato e poi lo conferma Tuttosport, c’è quasi la certezza che la cosa non si farà: no, Fabio Capello bis alla Juve è la classica boutade su cui sarebbe difficile ricamare un post. Da verificare anche le voci che vogliono Adriano, sì proprio lui, l’Imperatore, obiettivo juventino per il dopo-Trezeguet: il valore del giocatore non si discute, ma quanto c’è di vero dietro questa indiscrezione? Chissà, forse di più di quanto non si immagini, ma sembra comunque qualcosa di inverosimile. L’accostamento invece di Kevin Kuranyi alla Vecchia Signora pare qualcosa di tangibile, per vari motivi: è un giocatore relativamente giovane (è un classe ‘82), che si libera a parametro zero dopo 4 stagioni a Gelsenkirchen e che guadagna al netto due milioni di euro.
In pianta stabile nella Germania di Joachim Low, è stato per tre anni il capocannoniere dello Schalke 04, ma anche allo Stoccarda fece un bel numero di gol. Padre tedesco-ungherese, madre panamense, è nato in Brasile e poteva “scegliere” fra ben 4 nazionali, avendo una miriade di passaporti; alla fine ha scelto per la selezione tedesca, risultando comunque un prolifico cannoniere. Abile nel gioco aereo, potente senza lesinare classe, potrebbe essere un affare; non un top-class ma comunque un giocatore dal gol facile che assomiglia per caratteristiche ad Amauri e Iaquinta, mixati (ma non per questo più forte dei due). E secondo più di una fonte, non solo italiana, la trattativa per vederlo col bianconero la prossima stagione sarebbe avviata, con l’indizio del contratto non rinnovato che pare quasi una prova (è stato accostato anche alla Roma).
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“Chiiiii?” direbbe Maurizio Mosca nel leggere la notizia: chi diavolo sono Mathias Cardacio e Tabaré Viudez? Ma si, i due uruguaiani meteore del Milan, due giovanotti che l’anno scorso aleggiavano su Milanello come incognite sempre in coppia. Uno vincolato all’altro, non si citava Cardacio senza nominare anche Viudez. Stessa nazionalità, stesso enigma: perché il Milan li ha comprati? E perché ieri ha rescisso il contratto di entrambi? Eppure la società di Via Turati un anno fa li aveva comprati, insieme come ovvio, per la bella cifra di 4,5 milioni di euro. Misteri, anche perché le referenze dei due erano buone.
Cardacio, il più grande dei due (ha 22 anni), centrocampista con un passato al Nacional, era richiesto da squadre come il Boca Juniors, il Villarreal e anche Juve e Lazio: per lui solo una manciata di minuti in campionato (14) in un Milan-Palermo del 26 aprile scorso, sostituendo David Beckham. E quasi tre quarti d’ora in Coppa Italia contro la Lazio, partita in cui il Milan perse 1-2 ai supplementari. Una presenza nella nazionale maggiore dell’Uruguay, ora è svincolato. Come Viudez, il suo gemello di due anni più piccolo: attaccante arrivato dal Defensor Sporting (scudettato).
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Giampiero Mughini, giornalista e “simbolo” dei tifosi Juventini, per anni ospite fisso a Controcampo chiede scusa ad Alessandro Del Piero. Soprattutto negli ultimi tre anni, da quando Del Piero offre prestazioni, gol e gesti tecnici superbi con una continuità impressionante, a molti sono rimbalzate in mente le tante critiche ricevute dal Capitano bianconero nel suo periodo nero, quello dal 98 al 2001, quando sembrava non poter recuperare dal brutto infortunio patito l’8 Novembre 1998 sul campo dell’Udinese.
Non era infrequente in quegli anni sentire pronunciare da stimati commentatori ed esperti una serie di commenti sulla falsariga del: “Del Piero è un giocatore finito, non tornerà più il campione di inizio carriera“. Fra questi c’era, anche se in un modo diverso, anche lo stesso Mughini che pronunciò un giudizio sul “suo” capitano che sembrava un’autentica sentenza:
Non è più in grado di fare l’attaccante, deve fare venti passi indietro come fecero Boniperti e Mazzola, per lui è iniziato l’autunno, la stagione del tramonto.
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Propongo una petizione per rifare questa trasmissione! Grande Maurizio….