
Questa estate, quando fu data la benedizione all’esordiente Leonardo, i tifosi milanisti non avrebbero mai immaginato che al principio di ottobre il brasiliano fosse già sulla graticola: dallo 0-4 sonoro nel derby, allo 0-1 interno contro lo Zurigo, l’ex fuoriclasse verdeoro non immaginava che questo Milan fosse così brutto, capace di farsi schiaffeggiare in casa dal Bari o in trasferta in quel di Udine. La stagione, tuttavia, è appena cominciata e sia in Champions che in campionato nulla è perduto: bisogna cambiare rotta drasticamente e per farlo, forse, occorre partire dall’allenatore. Almeno così la pensa la maggior parte della tifoseria del Diavolo, che in fondo ancora crede nelle qualità di Pirlo e Pato, di Thiago Silva e Flamini.
La partita di Bergamo contro l’Atalanta sarà la cortina di tornasole: non dovessero arrivare i tre punti, il giù precario equilibrio di Leonardo potrebbe definitivamente andare a farsi benedire, checché ne dica Galliani, strenuo nel ribadire ogni giorno la fiducia incondizionata al giovane trainer. Ma chi al suo posto su una panchina che mai come in questo periodo appare cocente e tutto sommato scomoda? Sono voci e rumors, ma comunque importanti: come ovvio si predilige (che sia un vizio?) la soluzione interna, con vecchi idoli accostati sistematicamente sulla panca rossonera. C’è chi vedrebbe bene io duo Galli (attuale allenatore della Primavera) - Tassotti (vice di Leonardo), chi addirittura ha fatto il nome di Alessandro Costacurta.
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I rossoneri si preparano a quello che sarà uno dei week end più lunghi degli ultimi anni, la sciagurata sconfitta casalinga contro la Roma ha fatto crollare in un colpo solo tutte le certezze del Diavolo che ora si trova costretto a difendere il terzo posto sul campo della Fiorentina. Ma a Milanello si deve anche pensare al futuro, per questo lunedì, archiviata la stagione in corso, con buona probabilità sarà annunciato il nome di colui che erediterà la panchina da Carlo Ancelotti: è quasi sicuro che ormai si tratta di Leonardo.
Il brasiliano svestirà i panni da manager per scendere direttamente sul campo e guidare la squadra nella prossima stagione, gli effetti di questa scelta che si può anche definire una scommessa sono del tutto imprevedibili. Allo stesso modo non è ancora chiaro come sarà composto lo staff del nuovo tecnico. Ad affiancarlo ci sarà molto probabilmente Mauro Tassotti, mentre ancora da definire è la posizione di Filippo Galli, l’ex centrocampista potrebbe assumere un ruolo all’interno del settore giovanile ma non è detto che non segua Ancelotti nella sua avventura londinese.
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Sembravano strade destinate a separarsi, quella di Carlo Ancelotti e del Milan. L’allenatore, dopo tanti anni di lavoro a Milanello, fino a qualche mese fa sembrava reduce da un’annata che non gli sarebbe valsa la conferma e avrebbe fatto sfumare definitivamente il suo sogno di diventare il “Sir Alex Ferguson” dei rossoneri. Terzo in campionato, lontanissimo dall’Inter capolista, fuori prematuramente dalla Coppa Italia e dalla Coppa Uefa contro il Werder Brema, obiettivo europeo dopo il bruciante mancato ingresso in Champions.
La società teneva, e non poco, alla Coppa Uefa, unico trofeo internazionale che manca nella ricchissima bacheca di Via Turati. Così sembrava ovvio che per Carletto era giunto il momento di cambiare aria e la proposta è arrivata. Il Chelsea, che aveva appena esonerato Scolari e preso il mago Hiddink come sostituto “part-time“, ha pensato a lui e lo ha contattato. Accordo, pre-contratto firmato e Ancelotti sempre più misterioso nelle interviste a proposito del suo futuro al Milan.
Il finale di stagione ha cambiato le carte in tavola. Un ottimo rendimento, secondo posto riconquistato complice il crollo dei bianconeri, e distacco dai cugini nerazzurri dimezzato a “soli” 7 punti. Galliani, che qualche mese fa era probabilmente sollevato dal poter lasciare andare Ancelotti via in maniera indolore, ha ricominciato a porsi il problema, stavolta quello inverso. Non come “mandare via” Carletto, ma come trattenerlo.

“Ti piacerebbe allenare un giorno?” “Sì, ma solo il Brasile o il Milan” ha risposto Leonardo, l’ex fantasista verdeoro negli ultimi anni consulente di calciomercato e direttore delle operazioni dell’area tecnica del Milan, artefice dell’arrivo in via Turati di giocatori come Kakà o Pato, fino all’ultimo giunto e cioè il difensore Thiago Silva. Brillante sul rettangolo verde, spigliato con le scarpette appese al chiodo, parla sei lingue (anche il giapponese) ed è notoriamente un uomo Milan; benché Ancelotti abbia un contratto che scade nel 2010 l’ipotesi di un avvicendamento tra i due non è cosa fantascientifica.
La batosta di ieri ha lasciato più di qualche ferita dalle parti di Milanello; i vertici del club (cioè Galliani) hanno cercato di analizzare lucidamente la situazione: in fondo è solo una sconfitta e già nella prossima partita contro l’Udinese a San Siro l’opportunità di riscatto è a portata di mano; aggiungasi l’infermeria piena (ma Milan Lab?), l’avvio ad handicap e l’età media troppo poco verde, ed ecco che forse il tecnico di Reggiolo non ha tutte queste colpe. Ma è risaputo che dopo anni di successi (in Europa più che in Italia, solo uno scudetto in 8 anni) le motivazioni possono venire meno, la soluzione Leonardo è quella che stuzzica di più.
Milan-Napoli (sondaggio) con le due formazioni nelle prime posizioni della classifica non può che evocare degli amarcord nostalgici, non solo nei tifosi del Diavolo e del Ciuccio, ma anche in tutti gli appassionati di calcio che hanno vissuto in maniera neutrale gli Anni 80 e 90. Il Milan di Sacchi, e del trio olandese, comandato da Franco Baresi e con una serie di giocatori straordinari, dall’attuale mister Carlo Ancelotti a Roberto Donadoni, da un giovane e straripante Paolo Maldini ad un Mauro Tassotti, padrone della fascia destra.
Dall’altra parte, l’unico Napoli della storia capace di vincere in Italia e in Europa. Era il Napoli di Diego Armando Maradona ovviamente, ma anche quello di uno straordinario Careca, nonchè di tanti grandissimi gregari, da Renica a Nando De Napoli, l’antesignano di Rino Gattuso. L’alternativo Claudio Garella tra i pali, e vari Giordano, Carnevale, Crippa e via dicendo.
Milan-Napoli è spesso valsa lo scudetto in quegli anni. Si ricorda un 4-1 per i rossoneri, con il Napoli scudettato e al comando della classifica come oggi, che andò per primo in vantaggio, prima di subire la spaventosa rimonta di un Milan che da quel momento in poi, prese la rincorsa per diventare la squadra più forte del Mondo e, qualcuno azzarda, di tutti i tempi.
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La vittoria azzurra sulla Francia, con conseguente insperata qualificazione ai quarti di finale, ha messo in agitazione i giornali spagnoli che temono fortemente l’Italia. Le statistiche sono dalla nostra parte: la Spagna ha battuto una sola volta la nostra nazionale, 88 anni fa, era il 2 settembre 1920, Giochi Olimpici di Anversa. Finì 2 a 0 con doppietta di Sesumaga e non si trattava nemmeno di una competizione vera e propria ma di un curioso “torneo di consolazione” che si tenne dopo la conquista della medaglia d’oro da parte dei padroni di casa del Belgio.
Luis Aragonés, tecnico spagnolo, non si fida dell’Italia e la voci che parlano di un suo prossimo incarico sulla panchina della squadra turca del Fenerbahce (al posto del brasiliano Zico) vanno immediatamente in secondo piano. Marca, e non è sola, non può far a meno di richiamare l’ultimo precedente di una certa importanza fra Italia e Spagna, si tratta dei quarti di finale di USA 94, 9 Luglio, Foxboro Stadium di Boston. (Video)
Per gli azzurri di Arrigo Sacchi fu una partita memorabile, soffertissima e da sempre ragione di grandi proteste e lamentele da parte degli iberici. L’episodio chiave, ricordato anche oggi con una certa enfasi dalle parti di Madrid, è la famosa gomitata di Mauro Tassotti a Luis Enrique, all’epoca giovane centrocampista offensivo del Barcellona. Sul risultato di 2 a 1 per l’Italia, nel terzo minuto di recupero, il difensore del Milan rifilò un colpo in pieno volto allo spagnolo che l’arbitro Sandor Puhl non vide. L’immagine di un Luis Enrique imbestialito mentre viene trascinato fuori dal campo con il naso rotto fece il giro del mondo.

Gli spagnoli, nonostante siano i favoriti contro l’Italia, almeno per quanto visto sino a questo momento, non l’hanno presa molto bene. Avrebbero preferito incontrare la Romania ai quarti. O forse mettono solamente le mani avanti nell’attesa di cancellare in un solo colpo la tradizione negativa contro gli azzurri. Marca, in un articolo tra il preoccupato e il sarcastico, titola “La stella dell’Italia non ha fine“, mentre As ricorda i dolorosi precedenti per le furie rosse (uno su tutti, il mondiale americano del 1994, quarti di finale, 2-1 per l’Italia con gomitata di Tassotti a Luis Enrique non vista dall’arbitro).
Complessivamente i precedenti sono 27: il bilancio e’ di 9 vittorie azzurre, 10 pareggi e 8 successi spagnoli. La Spagna non ha mai battuto l’Italia in una competizione ufficiale, se si eccettuano le Olimpiadi del 1920. As indica l’Italia come una vera e propria bestia nera e spera che il maleficio verrà spezzato anche per vendicare le lacrime di Luis Enrique, sanguinante dopo la gomitata di Tassotti. Il ct spagnolo Aragones non si fida degli azzurri:
“E’ campione del mondo e sappiamo tutti. E’ una rivale molto complicata da affrontare, ma in questa fase, chiunque è difficile. L’Italia è un team che sa fare grandi cose in cattivi momenti. E’ un accoppiamento che alla maggior parte degli spagnoli non è piaciuto, ma da adesso in poi chiunque può battere chiunque. Li abbiamo battuti in amichevole 3 mesi fa? Io non faccio riferimento alla partita di Elche. In questo Europeo, sembravano ormai morti, ma alla fine si sono qualificati”

Luca Antonini, nato a Milano il 4 agosto del 1982, 11 anni passati nelle giovanili rossonere e un Viareggio vinto con la primavera di Mauro Tassotti, a 19 anni e proprio lui, nella finale, siglò il gol del 2-1 ai brasiliani del Vitoria, rete d’oro per raggiungere lo scopo, infatti la partita finì 3-1. Nella stagione 2000/01 è in prima squadra alla corte di Cesare Maldini ma non riesce a trovare spazio, da qui iniziano 7 anni da nomade nei quali cambia ben nove maglie collezionando tre stagioni splendide: Arezzo in B, Siena e Empoli in A.
Malesani e Berretta su tutti hanno creduto in lui facendolo crescere tanto e proprio il mister dell’Empoli, durante l’ultimo campionato ha cambiato la sua carriera, era la diciassettesima giornata e i toscani volano ad Udine, Malesani senza Tosto, porta Luca a terzino, da quel match in poi non verrà mai più spostato. Adriano Galliani, nel post partita di Milan-Empoli, era stupito dalla prestazione dell’esterno:“un altro rossonero ci ha fatto male”.
Ben detto, rossonero, perchè Antonini non solo è cresciuto calcisticamente nel Milan ma è sempre stato un grande tifoso tanto da essere un ragazzo della sud, quindi non c’è altro che entusiasmo nelle sue parole:
“Sono felice di tornare al Milan, sono contentissimo e soddisfatto di far parte della rosa dei rossoneri. Per me è un sogno che si avvera. Sono stato undici anni nel settore giovanile rossonero ma soprattutto sono tifoso del Milan da tutta la vita, per questo sono ancora più orgoglioso di tornare milanista”
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Questa sera sulla piattaforma del digitale terrestre Mediaset Premium andrà in onda l’incontro di calcio Athletic Bilbao-Milan, amichevole che darà la possibilità di rivedere sul campo Paolo Maldini e soprattutto il neoacquisto brasiliano Alexandre Pato.
L’amichevole sarà l’occasione per il ritorno dopo il lungo infortunio del capitano Paolo Maldini che ha dichiarato:
Oltre a lui, potremo assistere alla seconda partita disputata del talento brasiliano neoacquisto rossonero Alexandre Pato, da poco 18enne che da gennaio entrerà a tutti gli effetti nella rosa della squadra e che abbiamo potuto ammirare nella trasferta di Kiev.
La formazione iniziale che scenderà in campo allo Stadio San Mames è la seguente:
Kalac; Cafu, Nesta, Maldini, Favalli; Brocchi, Emerson, Serginho; Gourcuff; Gilardino, Alexandre Pato.
Inauguriamo da oggi una nuova rubrica su CalcioBlog tutta dedicata all’Amarcord: nel corso dell’anno vi proporremo, insieme alle ultime notizie sul calcio mondiale, qualche piccola suggestione, qualche ricordo dei precedenti e delle sfide del passato (vicino e lontano) che hanno segnato la memoria dei tifosi e la storia del calcio.
La sfida di questa sera fra Milan e Benfica riporta alla memoria tanti ricordi di sfide del passato di grande fascino e contrassegnati da successi storici dei rossoneri, sempre vittoriosi nel confronto con la squadra più importante del calcio portoghese nelle partite che contavano.
Prima di questa sera fra Coppa Campioni e Champions League sono 4 le sfide fra Milan e Benfica dal 1963 ad oggi, ma due quelle di grande rilevanza. La prima risale al 22 maggio 1963, stadio di Wembley, quando il Milan del paròn Nereo Rocco e Josè Altafini sconfigge le Aquile di Lisbona già 2 volte vincitrici del trofeo e guidate dal fenomeno del calcio mondiale Eusébio Da Silva Ferreira, per 2 a 1. Al gol della Pantera Nera nel primo tempo rispondeva proprio Altafini, in attacco in coppia con un giovanissimo Gianni Rivera, con una doppietta che valeva la prima vittoria di una squadra italiana nel massimo trofeo continentale. La partita, giocata nel pomeriggio, non andò in diretta sulla Rai ma in differita, quando ancora era pensabile che un intero paese non conoscesse il risultato di un match giocato diverse ore prima.
Dopo 27 anni, il 23 Maggio del ‘90 alla vigilia dei Mondiali Italiani, il Milan di Sacchi (già campione l’anno prima) ritrova il Benfica di Sven Goran Eriksson al Prater di Vienna ed è un’altra vittoria, per 1 a 0, firmata al 68esimo da Frankie Rijkaard su assist di Marco Van Basten. Per il Milan è la quarta Coppa, la seconda dell’era berlusconi, per i portoghesi un’altra delusione. Nella serata viennese Sacchi poteva schierare quattro uomini di calcio che fanno ancora oggi parte del Milan, anche se non tutti nello stesso ruolo di un tempo: Carlo Ancelotti, Mauro Tassotti, Alessandro Costacurta e Paolo Maldini.
Dopo il salto il video del gol decisivo di Rijkaard con il commento di Bruno Pizzul e i tabellini delle due finali…
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